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XXV Anniversario del Repliegue a Masaya

Publie le lunedì 28 giugno 2004 par Open-Publishing

di Giorgio Trucchi

Sono passati 25 anni da quel lontano 27 giugno 1979, quando la memorabile impresa militare del Frente Sandinista sorprese i feroci assassini della Guardia genocida di Somoza. Una massa di circa sette mila uomini, donne e bambini fuggirono da Managua senza che i carri armati e le mitragliatrici della Guardia Nacional se ne rendessero conto.

Ancora una volta decine di migliaia di persone ripercorreranno le strade di quei giorni (circa 30 chilometri) e arriveranno a Masaya per festeggiare, al grido di Patria Libre o Morir, un’impresa storica che diede il via agli ultimi giorni della tirannia somozista.

Quel giorno lo Stato Maggiore del Frente Interno, capeggiato dal Comandante Carlos Nuñez Tellez, fece sapere che ci sarebbe stata una ritirata strategica verso Masaya per la mancanza di munizioni e armi e soprattutto, per rafforzare il Frente Oriental "Carlos Roberto Huembes" che aveva l’obiettivo di liberare Jinotepe, Diriamba, Granada e tutti i Pueblos Blancos. Da lì sarebbe poi partita l’offensiva finale per conquistare Managua.

Molti erano contrari a quella che veniva vista come una fuga dalla città e per il fatto che l’ordine era solo per i combattenti, cosa che avrebbe lasciato la popolazione inerme di fronte alla rappresaglia dei militari.
Quando entrò la notte, grosse colonne cominciarono a muoversi dai quartieri orientali di Managua come Bello Horizonte, Santa Rosa, Costa Rica, Primero de Mayo, Ducualì, El Dorado, Larreymaga, El Edén.

Il silenzio era assoluto e l’intera operazione era rallentata dalla presenza di più di 50 feriti che venivano trasportati su barelle improvvisate.
Al comando delle tre colonne si misero Nacho Cabrales, Carlos Nuñez e nell’ultima, Joaquìn Cuadra, William Ramirez e Monica Baltodano.
Mano a mano che i combattenti si spostavano verso sud la gente cominciò ad unirsi fino ad abbandonare interi quartieri. Alla fine erano più di sette mila le persone in marcia.

Quando la Guardia Nacional si accorse della ritirata si lanciò all’inseguimento e cominciarono a bombardare con aerei Push and Pull che lanciavano bombe da 500 libbre e con mortai.
Nei pressi di Piedra Quemada iniziò l’inferno contro migliaia di persone disarmate che si lanciavano a cercare rifugio sotto alberi e cespugli e venivano raggiunti dalle schegge dei mortai. Le colonne si separarono. Erano circa le 10.30 della mattina del 28 giugno e il bombardamento si prolungò fino alle 15.

Raggiungemmo finalmente Nindirì verso le 17 e lì ricominciò il bombardamento aereo e con i mortai dalla Fortezza del Coyotepe.
Le colonne di Carlos Nuñez e Nacho Cabrales erano già arrivate a Masaya metre noi, sorpresi dagli attacchi, arrivavamo con almeno cento persone in meno, morte lungo il tragitto e molti feriti gravi.

Giunta la notte riorganizzammo la colonna a Nindirì e ci dirigemmo lungo le falde della Laguna de Masaya.
Da lontano vedevamo i bagliori dei bombardamenti su Masaya che era già in mano del Frente Sandinista dall’8 giugno.
Verso l’una di mattina del 29 giugno arrivammo finalmente a Masaya dove una moltitudine di cittadini e combattenti ci stava aspettando con caffé, fagioli e tortilla.
Non fu mai possibile stabilire con esattezza quanta gente morì in quei giorni in cui riuscimmo a sfuggire alla Guardia Nacional e in cui si misero le basi per l’offensiva finale che avrebbe visto il popolo come principale artefice della vittoria.
(Pablo Emilio Barreto)

BARRICADA

Fue una tarea de todos.
Los que se fueron sin besar a su mamá
para que no supiera que se iban.
El que besó por última vez a su novia.
Y la que dejó los brazos de él para abrazar un Fal.
El que besó a la abuelita que hacía las veces de madre
y dijo que ya volvía, cogió la gorra, y no volvió.

Los que estuvieron años en la montaña. Años
en la clandestinidad, en ciudades más peligrosas que la montaña.
Los que servían de correos en los senderos sombríos del norte,
o choferes en Managua, choferes de guerrilleros cada anochecer.

Los que compraban armas en el extranjero tratando con gángsters.
Los que montaban mítines en el extranjero con banderas y gritos
o pisaban la alfombra de la sala de audiencias de un presidente.
Los que asaltaban cuarteles al grito de Patria Libre o Morir.

El muchacho vigilante en la esquina de la calle liberada
con un pañuelo roji-negro en el rostro.
Los niños acarreando adoquines,
arrancando los adoquines de las calles
 que fueron un negocio de Somoza -
y acarreando adoquines y adoquines
para las barricadas del pueblo.

Las que llevaban café a los muchachos que estaban en las barricadas.
Los que hicieron las tareas importantes,
y los que hacían las menos importantes:

Esto fue una tarea de todos.
La verdad es que todos pusimos adoquines en la gran barricada.
Fue una tarea de todos. Fue el pueblo unido.
Y lo hicimos.


Fu opera di tutti,

Quelli che se ne andarono senza dare un bacio alla propria madre
affinché non sapesse che se ne andavano.
Quello che baciò per l’ultima volta la fidanzata
e quella che lasciò l’abbraccio di lui per abbracciare un FAL.
Quello che baciò la nonna che gli faceva da madre
dicendo che sarebbe tornato, ha preso il cappello e non é più tornato.

Quelli che sono rimasti anni tra le montagne. Anni
in clandestinità in città più pericolose della montagna.
Quelli che facevano i messaggeri tra i sentieri scuri del nord,
o autisti a Managua, autisti per i guerriglieri ogni volta che veniva notte.

Quelli che compravano armi all’estero trattando con gangster.
Queli che organizzavano manifestazioni all’estero con bandiere e grida
o calpestavano i tappeti nelle sale di ricevimento di un presidente.
Quelli che assaltavano le caserme al grido di Patria Libre o Morir.

Il ragazzo che vigilava all’angolo di una strada liberata
con un fazzoletto rossonero sul viso.
I bambini trasportando adoquines,
sollevando gli adoquines dalla strada
 che furono un affare per Somoza-
e trasportando adoquines e adoquines
per le barricate del popolo.

Quelle che portavano caffé caldo ai ragazzi dietro le barricate
Quelli che svolgevano compiti importanti
e quelli che svolgevano compiti meno importanti.

Fu opera di tutti.
La verità é che tutti abbiamo messo adoquines per le grandi barricate.
Fu opera di tutti. Fu il popolo unito.
E l’abbiamo fatto.

(adoquines: grosse mattonelle con cui Somoza lastricò Managua e molte strade del Nicaragua facendo ottimi affari essendo il proprietario dell’unica impresa che li produceva. Questa misura gli si sarebbe rivoltata contro quando il popolo li utilizzò per costruire barricate in tutto il paese. Ancora oggi, come durante gli ultimi scontri del 6%, la popolazione li utilizza per le barricate)