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Sono cento racconti brevi o brevissimi che nell’insieme ricostruiscono, in un’unica vicenda, la Milano dal 1968 al 1977 di un ragazzo della nuova sinistra. Un compagno di base, non un dirigente, né un pentito. Non si parla di analisi politiche o dispute ideologiche, ma di amore, amicizie, famiglia, lotte e scontri concreti. Si legge un “clima”, un’umanità. Sono storie anche vere ma che trascendono, con la scrittura, l’autoreferenzialità. (...)
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Valanga di no travolge la destra. Costituzione salva, Berlusconi no

di : Stefano Bocconetti
martedì 27 giugno 2006 - 15h33
3 commenti
JPEG - 13.7 Kb

di Stefano Bocconetti

Così tanti, come non se l’aspettava nessuno. Nemmeno a sinistra. Così netti, così schierati, lontani da qualsiasi previsione. Neanche la più ottimista. Insomma, hanno votato in tanti, tantissimi e quasi tutti allo stesso modo. Cancellando una delle peggiori leggi del governo delle destre. Cancellando - forse di più ma non esiste un accrescitivo del verbo cancellare - col sessantun per cento di no quella riforma della Costituzione voluta da Bossi e Berlusconi, che l’avrebbe stravolta.

L’ultimo appuntamento di questa infinita primavera-estate elettorale, il referendum, ci consegna, insomma, un paese ancora un po’ diverso da come se lo immaginavano in tanti. Da ieri, ancora un po’ meno berlusconiano. Perché il primo dato che balza agli occhi è che la vittoria del «no» è stata omogenea. Non proprio con le stesse percentuali in tutto il paese ma è diffusa più di quanto si pensasse.

O si sperasse. Vediamo. Il rifiuto dello stravolgimento della Costituzione antifascista è stato plebiscitario al Sud. Forse anche di più ma pure in questo caso non esiste un superlativo. Comunque il record spetta alla Calabria, che ha detto di «no» alle destre con l’ottantadue e rotti per cento delle schede scrutinate. Sopra il settanta per cento anche la Campania, la Puglia, la Basilicata. Anche la Sicilia. Ovunque, insomma.

Ci sono poi le regioni centrali. Che come sempre hanno risposto come solo loro sanno fare quando ci sono in ballo i valori antifascisti della Carta costituzionale. Qui il «no» ha vinto col sessantasette per cento ma con una percentuale altissima di partecipazione. E qui dentro, c’è il dato di Roma. Dove il «no» è al settanta per cento, con una partecipazione di due punti superiore alla media nazionale.

Infine, c’è il Nord. Il temuto Nord. A ben vedere, Bossi e Berlusconi prevalgono solo in Veneto e in Lombardia (cosa che consente loro comunque di perdere meno, quarantotto contro cinquantadue in un ipotetico riepilogo della regioni settentrionali). Meglio: i due prevalgono in Veneto e solo nelle province lombarde. Perché a Milano - dato rilevantissimo, con un sindaco che s’era schierato in difesa della controriforma - vince il «no».

Esattamente come in Piemonte, Trentino, Liguria, Friuli. Vince, insomma, anche laddove - appena un mese e mezzo fa - s’erano affermate le destre.

Risultato netto, allora. Netto ed esteso. E forse questo secondo elemento è ancora più rilevante. Nessuno, insomma, pensava ad una partecipazione così vasta: è andato alle urne il 54,6 per cento degli aventi diritti. Si sarebbe raggiunto il quorum, se fosse stato necessario. Ed è il dato di affluenza alle urne referendarie più alto degli ultimi sedici anni (dieci anni fa, nella consultazione sul maggioritario, com’è noto, partecipò il 49,9 per cento degli elettori).

Cifre e numeri che nessuno neanche immaginava, s’è detto. Cifre e numeri che hanno concluso una campagna elettorale, giocata spesso con toni bassi. Una campagna elettorale che qualcuno, anche a sinistra, ha voluto impostare sulla «tecnica»: cosa ci avrebbe rimesso il paese con l’attuazione di questo o quel punto della riforma Bossi-Berlusconi. Una campagna elettorale - perché non dirlo ora? - che non è stata in grado di suscitare grandi entusiasmi. Il voto di domenica e lunedì ora ci racconta qualcos’altro: ci parla di un elettorato che - un po’ a sorpresa, vale la pena ricordarlo di nuovo - ha colto il senso del quesito. Il «senso politico». Anche più di qualche esponente del comitato per il no.

E ora? Ora, trascorso il pomeriggio elettorale - un po’ elettorale, tanto calcistico - si fanno altri conti. Si fanno i conti con la politica. E si scopre che in un mese di governo dell’Unione - segnato da polemiche, da alcune lacerazioni e da forti discussioni -; in un mese di governo, si diceva, già due degli atti più rilevanti del quinquennio berlusconiano sono stati cancellati. Non ci sono più. Spariti, tolti di mezzo. L’Italia non avrà più le truppe di occupazione in Iraq e l’Italia non avrà più una controriforma che avrebbe cancellato la filosofia della Costituzione: quella per cui i diritti sono universalistici. Uguali per tutti.

E così resterà, la Costituzione. Che magari ora «andrà attuata in tutte le sue parti, anziché cambiata», come ha detto Franco Giordano, nel suo primo commento al voto. Così resterà, visto che adesso - magari per qualcuno solo adesso, ad urne aperte, ma fa lo stesso - si parla di rispetto dell’articolo 138, per le eventuali nuove modifiche alla Costituzione. Articolo che prevede la maggioranza di due terzi delle Camere per cambiare le norme. Ipotesi lontana, lontanissima.

Allora la rivincita invocata da Berlusconi (ma significativamente negata, in tv, dai suoi alleati di An: «Mai parlato di una spallata a Prodi»), in appena un pomeriggio si risolve nel suo contrario. Sì, perché questo risultato elettorale segna, di fatto, l’apertura della crisi nel centrodestra. Crisi disgregativa, dice già qualcuno. Con le seconde fila della Lega, Speroni per esempio, che insultano gli elettori («Mi fanno schifo») ma con i leader che tacciono. Con un Bossi che va a cena da Berlusconi, ad Arcore, senza però uno straccio di idea e progetto su cosa fare da oggi. E con una Udc che, esattamente come in campagna elettorale, preferisce tacere. Qualche parola di circostanza, dovuta, ma Casini si guarda bene dal fare qualsiasi commento. La disgregazione della Casa delle Libertà non c’è stata ad aprile, sono riusciti a rinviarla alle amministrative. Col successo di Milano e di qualche altro piccolo comune. Ma è cominciata ieri, quando è stato reso noto il primo exit poll sul referendum. Quaranta minuti prima di Italia Australia.

http://www.liberazione.it



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> Valanga di no travolge la destra. Costituzione salva, Berlusconi no
27 giugno 2006 - 16h42 - Di 55241a4155442acb3b273b15b38459e3...

ringrazio chi ha votato no, spero si possa dialogare anche con gli elettori che han votato si un giorno saluti camalli

by guido arci camalli arci guernica arci fuori orario arci cervo arci peppino impastato arci ceriana arci bergamo



> Valanga di no travolge la destra. Costituzione salva, Berlusconi no
28 giugno 2006 - 20h04 - Di 4308d1b27b2e1f1c3de051192206ceab...

Che immensa soddisfazione!



> Valanga di no travolge la destra. Costituzione salva, Berlusconi no
29 giugno 2006 - 17h33 - Di db76052c05475635d793938d16915655...

Leggete la Costituzione

Leggetela con calma, assaporandola! Guardate come e’ bella, limpida, cristallina, semplice, universale.
Giustamente le e’ stato dato quest’anno il premio Strega come miglior libro italiano, la motivazione dice “come un testo capace di parlare a tutti”.

Quelli che la attribuiscono a un partito, a una fazione o a un passato morto e sepolto, sbagliano perche’ non la conoscono. Sbagliano, perche’ non hanno cultura democratica.

Io vedo nella Costituzione bellezza, valori universali, ideali, vigore, diritti inderogabili..
Vedo anche che questi principi e diritti non sono realizzati,non sono applicati, non sono diventati vita reale.

Vedo che la Costituzione e’ stata tradita, viene anzi tradita ogni giorno, e da chiunque, da qualunque parte stia, da tutti i partiti, assisto sgomenta al tradimento continuo perpetrato dai politici sulla nostra Costituzione.
Sento con fastidio e amarezza anche da sinistra che e’ ricominciato quel lavorio costante di smantellamento, di devianza, che ne vorrebbe fare da organo che pone limiti al potere uno mezzo per permettere nuovi abusi di potere. Sento di nuovo da sinistra le tentazioni diaboliche del premierato forte, della subalternita’ della magistratura, del bavaglio agli organi di controllo.

Se anche uno solo dei principi fondamentali della Costituzione fosse cambiato, ne verrebbe una menomazione nel riconoscimento di noi come cittadini, di noi tutti come persone, del nostro paese come democrazia, del valore intangibile della Repubblica, e perderemmo tutti, tutti.. sul piano della liberta’.
Dalla storia dell’uomo il diavolo continua a tentare: servimi, e io ti daro’ piu’ potere.

Leggete piano ogni articolo e vedete come esso viene insultato ogni giorno, offeso, ferito, dagli scandali, dalla corruzione, dalla mercificazione dell’uomo e della donna, dallo svilimento di ogni cosa, dagli abusi che non finiscono mai. Leggetela e giudicate con mente ferma e senza pregiudizi cosa fa ognuno che comanda e se cammina sulla via dei diritti o degli abusi, del rispetto delle liberta’ o sulla strada del predominio.

La Costituzione e’ un patrimonio di valori che trascende le fazioni e i partiti e i singoli arrivisti della storia. Io voglio che questo patrimonio di valori sia salvato. Chiedo che si vada molto piano in qualunque miglioramento e che esso sia meditato con cura, perche’ questi principi sono come la salute di una persona che e’ mantenuta con grande sforzo ma che puo’ andare a pezzi in un solo momento se insidiata dal virus mortale della disattenzione e dell’ignoranza.
La liberta’ e’ una grandissima conquista. Non si mantiene se non con grande sforzo e vigilanza.
Voglio questa cosa come mio diritto di cittadina e la voglio non per me sola ma per tutti, anche i leghisti o i fascisti o i berlusconiani, che agiscono con troppa spregiudicatezza e superficialita’, e anche i cittadini di sinistra spesso ciechi e benevoli con chi li guida e di cui si fidano a volte a torto.

Il problema non e’ cambiare questo testo perfetto ma applicarlo, rendere i suoi precetti vivi e operanti e con essi migliorare la vita di questo povero paese e renderlo piu’ civile.
Abbiamo salvato la Costituzione. Ora applichiamola!
viviana





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