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Da My Lai (Vietnam) a Haditha (Irak)

di : giustiniano rossi
giovedì 15 marzo 2007 - 22h28
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di Giustiniano Rossi

Chi si ricorda più delle eroiche gesta del tenente dell’esercito americano William Calley, uscito dalla scuola ufficiali di Fort Benning, Georgia, gesta che nel 1968, alla giovane età di 24 anni, gli avevano già fruttato ben due decorazioni ?

Chi si ricorda del remoto villaggio di My Lai, nel distretto di Son My, Vietnam del Sud, dove il 16 marzo 1968 la valorosa compagnia Charlie dell’11.ma brigata americana, guidata dall’impavido tenente, massacrava 347 persone, per la maggior parte vecchi, donne, bambini. Vietcong, insomma. Terroristi.

Non se ne sarebbe mai saputo nulla, come delle innumerevoli altre stragi perpetrate, secondo il momento e il luogo, in nome della "lotta al comunismo" del "ristabilimento della democrazia", della "diffusione della religione", della "ragion di stato", della "ricerca di armi di distruzione di massa" o della "lotta al terrorismo".

Ma un ex GI, Ronald Ridenhour, scrive una lettera ad alcuni parlamentari americani, riferendo le voci che aveva raccolto fra i suoi commilitoni, lettera che dà l’avvio all’inchiesta che valse al giornalista Seymour Hersh il Premio Pulitzer.

L’11.ma Brigata USA era nota come la « Brigata dei macellai » ed in seguito ad una lettera del soldato Tom Glen, una fra tante lettere ignorate, di tanti altri soldati, che denunciava le brutalità nei confronti dei civili vitnamiti, viene aperta un’inchiesta.

Dell’inchiesta sul massacro viene incaricato un giovane maggiore dell’esercito, tale Colin Powell, che sostiene che « le relazioni fra i soldati americani e la popolazione vietnamita erano eccellenti », un’operazione di « white washing » che sarebbe andata felicemente in porto, come tante altre, prima e dopo, senza l’inchiesta di Hersh.

Evidentemente questo fiasco non danneggia oltre misura la carriera dell’ottimo Powell, che raggiungerà il grado di generale ed entrerà alla Casa Bianca nel 1972 -come assistente di quel Frank Carlucci che abbiamo trovato in Congo, all’epoca dell’assassinio di Patrice Lumumba (vedi il mio articolo Patrice Lumumba e Thomas Sankara : due grandi Africani, venerdì 12 Gennaio 2007) - per farvi una lunga e brillante carriera politica. Fra il 1989 e il 1993, Powell gestirà, come Capo degli Stati maggiori, 28 “crisi”, fra cui l’invasione di Panama per liberarsi, nel 1989, dell’ex amico Noriega, ormai diventato ingombrante, e l’operazione Desert Storm nella I guerra del Golfo, 1991. Diventerà il 65° Segretario di Stato nel 2001, con George Bush. Pluridecorato in USA, gli sarà conferita la Legion d’onore in Francia e un Cavalierato onorario da Sua Maestà la Regina Elisabetta II d’Inghilterra. Lo ricordiamo al G8 di Genova.... Ma riprendiamo il filo del discorso: come tanti altri militari di altri eserciti prima di lui, più o meno gloriosi di quello americano, Calley si difende e pubblica perfino un libro « Il tenente Calley », con l’aiuto del giornalista John Sack, ricorrendo all’inossidabile, eterno argomento : ha eseguito gli ordini del suo superiore, il capitano Ernest Medina.

Calley viene incriminato per omicidio nel 1969 e nel 1970 14 ufficiali americani vengono accusati dall’esercito di aver tenuto nascoste informazioni legate “all’incidente di My Lai”. Calley viene condannato all’ergastolo per omicidio premeditato nel 1971, ma due giorni dopo la sua condanna il presidente americano Richard Nixon ordina il suo rilascio.

Il massacro di My Lai sarà costato all’ineffabile tenente Calley 3 anni e mezzo di arresti domiciliari nella caserma di Fort Benning; oggi egli esercita il rispettabile quanto lucroso mestiere di gioielliere a Columbus, Georgia.

Altri militari americani si comportano diversamente: Hugh Thompson, 24 anni, pilota di un elicottero che stava sorvolando My Lai con Lawrence Colburn e Glenn Andreotta, vedendo un ufficiale americano che calpesta il corpo di una giovane a terra e la uccide con un colpo alla nuca ed i corpi di donne, vecchi e bambini ammassati in una fossa, atterra ed ordina a Colburn di proteggere i civili facendo fuoco, se necessario, sugli americani. Riusciranno a salvare tredici persone.

Trent’anni dopo, nel 1998, questi i due soldati sopravvissuti sono stati decorati, dopo una campagna dovuta all’iniziativa del professor David Eagan, della Clemson University, perché il loro gesto fosse conosciuto e riconosciuto.

Molti anni dopo, il 19 novembre 2005, nella cittadina irakena di Haditha, situata nella provincia sunnita di Anbar, dodici soldati del 3° battaglione di una squadriglia del US Marine Corps uccidono per rappresaglia ventiquattro civili irakeni e ne feriscono chissà quanti altri.

Secondo il verbale ufficiale del battaglione, la morte dei civili era dovuta ad una bomba esplosa nelle vicinanze, ma la “sfortuna” vuole che una bambina irakena di dieci anni, Iman, sfugga alla strage, nella quale racconterà di aver perso i nonni, i genitori, due zii e un cuginetto di quattro anni.

In 37 anni, per giustificare la loro dominazione economica, politica e militare del mondo, gli USA sono passati dalla guerra al comunismo a quella al terrorismo – fra i suoi protagonisti troviamo, guarda caso, l’ex amico Bin Laden, armato, addestrato e finanziato a suo tempo dalla CIA – ma i morti sono sempre e soprattutto civili, vecchi, donne e bambini, a My Lai come ad Haditha.

Per difendere la libertà, sostenevano i governi americani ed i loro alleati negli anni 60 sui giornali, alla radio, al cinema ed alla TV, mentre quelli attuali, quasi quarant’anni dopo, sostengono che tanto valore viene dispiegato per esportare la democrazia.

La guerra continua.

Parigi, 15 marzo 2007



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