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Sognavamo cavalli selvaggi
giovedì 1 Febbraio
de Luca Visentini via FR
Sono cento racconti brevi o brevissimi che nell’insieme ricostruiscono, in un’unica vicenda, la Milano dal 1968 al 1977 di un ragazzo della nuova sinistra. Un compagno di base, non un dirigente, né un pentito. Non si parla di analisi politiche o dispute ideologiche, ma di amore, amicizie, famiglia, lotte e scontri concreti. Si legge un “clima”, un’umanità. Sono storie anche vere ma che trascendono, con la scrittura, l’autoreferenzialità. (...)
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IL PARTITO SOCIALE COME TRACCIA CONDIVISA

di : giordano
giovedì 12 giugno 2008 - 12h53

IL PARTITO SOCIALE COME TRACCIA CONDIVISA

E’ con un certa soddisfazione che apriamo questo percorso sul Partito Sociale mettendo insieme esperienze reali e ricercatori, politici e sindacalisti. Abbiamo iniziato a interessarci delle forme dell’agire politico quando ancora le elezioni erano lontane, in un certo senso registrando già da allora una pesante sconfitta per la sinistra, vedendola scomparire nel vissuto quotidiano delle persone, ancora prima che nel parlamento. Queste pagine sono il condensato di una serie di articoli, e sono una traccia per una possibile ricerca condivisa nella costruzione del partito sociale come risposta da sinistra alla crisi della politica. In questi anni abbiamo visto crescere lo scarto tra sociale e politico, che ha investito le forme della rappresentanza e della militanza, che ha destrutturato i corpi intermedi diventando più intenso quanto più la società si frammentava.

Un doppio movimento che si è maturato in maniera progressiva in decenni di trend negativo, dovuto alla restaurazione capitalista. Le implicazioni di questo fenomeno vanno ricercate nel primato dell’economia sulla società, nella sconfitta storica del movimento operaio, nelle impressionanti trasformazioni sociali che sono arrivate alla piena maturazione in questo inizio di secolo. Ognuno di questi argomenti andrebbe approfondito, ma oggi vogliamo concentrarci, invece, in un percorso di ricerca per capire su quale forma, e con quali strumenti rispondere a tutto questo. In Europa alcune forze della sinistra sono state sconfitte pesantemente da questo processo, altre invece lo hanno attraversato trovandone addirittura giovamento, guardare con attenzione a queste esperienze per noi diventa pertanto necessario come del resto in altre parti del mondo. Quella che definiamo crisi della politica quindi ha per noi un retroterra sociale profondo, che diventa vera e propria crisi della rappresentanza in secondo ordine. La forma che hanno assunto i grandi partiti, con la supplenza plebiscitaria, ne è un prodotto e, nel contempo, ne rappresenta un’accelerazione alla quale la sinistra deve saper rispondere evitando il rischio di risolvere questo scarto solo sul livello della rappresentanza politica.

Tanto più la crisi sociale aumenta, tanto più aumenta la guerra tra poveri che legittima così una forte torsione autoritaria da parte delle classi dominanti, è una torsione giustizialista, securitaria, che diventa simbiotica con forme di rappresentanza mediatiche, producendo al tempo stesso una semplificazione così brutale della rappresentanza da configurare un passaggio dalla democrazia autoritaria alla democrazia dispotica. Il tema del partito sociale, per come lo abbiamo pensato si pone all’estremo di questa deriva, esso intreccia la ricostruzione di un’opposizione sociale alle destre con la capacità di poter definire il coordinamento di un sistema a rete, che esalti l’orizzontalità (contro la verticalizzazione), l’autonomia, il metodo della condivisione, la pratica del consenso nei processi decisionali. Non si tratta, ormai più, di dividersi tra “partitisti” e “movimentisti”. Anche perché dalla società non emergono solo “movimenti” o “partiti”; diffusa (nei territori) e matura (nei filoni di impegno) è la rete del nuovo associazionismo.

Sono strutture tra loro molto diverse (dai Centri sociali, alle leghe antirazziste, ai gruppi del commercio equo e solidale, al contratto mondiale dell’acqua, ad Attac, ecc.) che coniugano conflitto e mutualità, cooperazione, socialità politica alternativa ed hanno sviluppato dinamiche che coniugano identità e differenze. Il nostro sforzo va pertanto nella direzione di rendere possibile questa articolazione, di sedimentarla attraverso il metodo della pratica dell’obbiettivo. Immaginiamo tutto questo come un complesso lavorio, lento, all’interno del quale le accellerazioni politiciste hanno un effetto deleterio. E’ un lavoro estremamente “politico”, la rete diffusa del “saper fare” sociale, che ha bisogno di democrazia effettiva. “Assieme al conflitto, dopo lunga eclissi, riemergono le solidarietà positive, il far da sé cooperativo. In questo percorso non abbiamo bisogno di modelli, ma di sperimentazioni (e di riflessioni collettive sulle sperimentazioni), la complessità sociale oggi è talmente avanzata che ogni processo calato dall’alto è insufficiente.

Viviamo un presente ansioso che ha spiazzato la sinistra storica, sconfitta e lasciata senza parole dopo decenni di lotta, senza più le pratiche per intervenire nello spazio della quotidianità in una società trasformata, scomparsa di fatto nel vissuto di lavoratori e dalle condizioni di vita dei nuovi ceti popolari.

Partire dalla costruzione delle “Case della Sinistra”, in cui si riduce lo scarto tra la nostra proposta politica e le pratiche quotidiane ci sembra il primo passo su cui investire. Ci siamo chiesti, anche valutando l’esperienza della costruzione del movimento di Genova, perché le strutture di rete, di acquisto solidale, di mobilitazione, riescono in questa fase storica, in maniera più incisiva dei partiti e dei soggetti intermedi, ad incidere e legittimarsi socialmente. La risposta che ci siamo dati è più semplice di quanto si pensi, gli appartenenti alle reti, vivono una condizione di similitudine, ed insieme cooperano e scambiano saperi come in poche volte era successo nella storia delle organizzazioni sociali moderne, pensiamo alla pratica del peer to peer. Perché allora non concepire i nostri luoghi come “risorsa aperta” per questo tipo di cooperazione sociale.

Che sia un gruppo di acquisto, un corso di alfabetizzazione, o un mercatino per lo scambio dei libri usati, che sia un luogo per incontrarsi e ricostruire il legame sociale, una palestra a prezzi popolari o una mensa, una banca del tempo, poco importa, quello che ci sembra significativo in questa fase, è iniziare a ragionare concretamente con quali pratiche vogliamo riempire i nostri luoghi, e soprattutto come con essi ricostruiamo una nostra differenza nella percezione comune. Il nostro blocco sociale di riferimento, dai precari ai lavoratori autonomi di seconda generazione, fatto di pensionati e lavoratori intellettuali, di donne, migranti e giovani delle periferie, per avere una speranza nella sinistra, deve trovare in essa una risorsa nel territorio. Non è la rivoluzione, ma è vero che per costruire un altro mondo possibile, occorre sopravvivere socialmente e materialmente nel mondo grande e terribile nel quale viviamo tutti i giorni.

Far crescere l’autorganizzazione, creare legame sociale, acquisire nel concreto la fiducia del “popolo” sono i punti principali su cui si dovrebbe investire. Oggi rischiamo che la retorica del “tornare ai territori”, a “radicarsi nelle masse” sia esercizio vacuo e ripetitivo, di per se insufficiente quando bisogna ritrovare una connessione concreta con il popolo. Una connessione appunto che non può più essere puramente ideologica o puramente politica: la connessione deve essere pratica, deve costruire esempi alternativi visibili. Si tratta di intrecciare le pratiche del militante politico e quelle del “volontario” e si tratta, soprattutto, di costruire un rapporto tra pari che si sviluppa in nuove forme mutialistiche: al gruppo d’acquisto partecipi anche tu, perché anche tu vivi la stessa condizione di precarietà e di povertà crescente.

Al rapporto verticale va sostituito un rapporto simbiotico. Lo scollamento fra politica e società (che peraltro sembra riguardare soprattutto noi) può essere ridotto solo se l’organizzazione politica lo riduce, immediatamente, nel suo funzionamento elementare. Non sarebbe un’ esperienza inedita. I movimenti di emancipazione si radicano non solo organizzando conflitti, ma anche (o addirittura soprattutto) organizzando quei servizi che lo Stato non garantisce ancora o, come nel nostro caso, non garantisce più. Il partito sociale di oggi in questo senso potrebbe essere una risposta concreta (anche se insufficiente) alla crisi del welfare, sarebbe in grado di mobilitare attitudini positive sia nel popolo che nei propri aderenti perché costringe questi ultimi a diventare competenti, ad essere esperti non più solo in retorica politica, ma anche in lavoro sociale.

E può attrarre, proprio per questo, anche molti di quei lavoratori (e soprattutto lavoratrici) sociali che sono parte crescente – e priva di rappresentanza – del nuovo proletariato. Favorendo un rapporto effettivo col popolo ed anche con nuove leve di lavoratori e lavoratrici il partito sociale può finalmente consentire anche a noi quell’apertura alla società che finora – bisogna riconoscerlo – è riuscita solo ai partiti di destra.

Ma la questione del partito sociale ha anche un altro aspetto, che riguarda la relazione che il partito “classico” costruisce coi movimenti e le associazioni. I due aspetti non devono essere confusi. Sarebbe infatti un grave errore credere che risolvendo il rapporto coi movimenti si risolverebbe anche il rapporto col popolo. Così come commetterebbero un grave errore quei movimenti (o quei ceti di movimento) che col popolo ritenessero di identificarsi. La necessaria “riconversione sociale” riguarda soprattutto il partito, ma anche i movimenti possono soffrire di chiusure (fatte di linguaggi e stili di vita separati) che ne riducono l’enorme potenziale di diffusione. Pratica sociale per tutti, quindi, anche come costruzione di un terreno d’incontro.

Un terreno d’incontro che va costruito anche su un altro punto. La “rete di relazioni di resistenza e di democrazia diffusa” deve trovare “il modo di autorappresentarsi, di negoziare in proprio e di contendere ai poteri costituiti spazi pubblici e decisioni politiche”. Se il partito ha infatti dimostrato la sua (momentanea?) impotenza ad incidere sulla decisione politica (e senz’altro l’impotenza a riuscirci da solo), i movimenti e le esperienze di democrazia diffusa non hanno ancora fatto il salto in avanti. Non hanno ancora costruito appieno le reti orizzontali, ma non hanno nemmeno trovato i canali “verticali” – se non, a volte, in forme lobbistiche e concertative. Questo è il punto non risolto, la domanda, inevasa, di Genova. Una domanda che, in realtà, serpeggia dal ’68: è possibile una politica efficace, capace di incidere sulle grandi decisioni pubbliche, che eviti le insidie della formapartito?

Finché la società sembrava evolversi “naturalmente” verso un qualche “progresso” ci si poteva forse accontentare di costruire “gruppi di pressione pubblici”, di codificare stili di vita alternativi, di depositare valori. Oggi che questo non accade più, oggi che non basta agire di rimessa per correggere le politiche altrui, ma bisogna imporre (e con urgenza) politiche differenti, i movimenti cercano vie ulteriori. E le soluzioni possibili ci sembrano almeno tre: fine del partito, partito di movimento, sistema d’azione plurale. La prima prende atto della scomparsa della sinistra politica e si affida alla sola sinistra sociale ed alla sua capacità di pressione: ma così si rischierebbe, a nostro avviso, di assecondare l’americanizzazione. La seconda conduce ad un nuovo partito sulla scorta dello spesso evocato “modello francese”: ma quel modello non era esente da difetti che oggi potrebbero essere moltiplicati da quella tendenza ad associare frammentazione decisionale e ricomposizione leaderistica che oggi attraversa tutti i partiti.

La terza assume invece l’attuale compresenza di partiti, movimenti ed associazioni come un fatto che aumenta il repertorio delle nostre iniziative e delle nostre relazioni con la società, e la valorizza attraverso patti politici che ottimizzino le possibilità insite in un sistema d’azione plurale. Questa ci sembra, qui ed ora, la risposta migliore. Ed il partito sociale, nella sua doppia accezione di rete di esperienze molteplici e di rapporto pratico-simbiotico col popolo, può muoversi in questa direzione. Può situarsi al punto d’incrocio tra movimenti che si “politicizzano” e partiti che si “socializzano”, superando l’illusione dell’autosufficienza che sarebbe nociva agli uni ed agli altri.

ESPERIENZE CONCRETE DI POSSIBILI PERCORSI DI PARTITO SOCIALE

“militanti sociali pari” la peer education è un concetto che molti di noi hanno appreso dal lavoro di strada, è una strategia educativa flessibile e “rivoluzionaria”. In quanto sposta la centralità del ruolo pedagogico (e la quota di potere a esso associato) dall’esperto tradizionale, adulto e professionalizzato, al giovane opportunamente formato. Essa si dimostra vincente rispetto agli approcci pedagogici classici, soprattutto quando il messaggio veicolato ha per oggetto il “non fare”, come nel caso della prevenzione di un comportamento a rischio.

È dimostrato che, in tali contesti, la prescrizione autoritaria può rivelarsi ininfluente o persino controproducente. La peer education, al contrario, mette in gioco anche emozioni e competenze relazionali che consentono al messaggio in/formativo di pervenire al suo scopo. Noi pensiamo che in qualche modo questo concetto oggi ci sia di una certa utilità nel fare politica riflettendo su quale modello di militanza delineare, i pari presuppngono una orizzontalità del modello organizzativo, una condizione di similitudine frutto di un insieme valoriale e simbolico di riferimento. Concepire una forma di militanza socialmente competente, che genera intellettualità diffusa oggi è secondo noi la chiave per intendere il partito sociale, per questo riteniamo che vadano create le condizioni per generare competenze sociali in termini autorganizzati.

Pensiamo ad esempio a gruppi di pari che preludono a forme di mutuo aiuto per singoli temi ( sicurezza sul lavoro, dipendenze, mobbing, processi di stigma, mediazione culturale) e pensiamo a militanti che siano in grado di essere competenti formando a loro volta competenti. Da questo punto di vista pensiamo che occorre riflettere su come poter concepire oggi una formazione di “militanti sociali pari” per il partito sociale. Da questo punto di vista l’agire sociale dei “pari” si contrappone a quello delle “caste” , una schematizzazione banale ma comprensibile sul livello di massa che non investe più, solamente i rapporti materiali nella società, ma investe le forme organizzate e in particolar modo i partiti, ed in maniera più profonda quelli della sinistra.

Essi vivono oggi una doppia crisi, in termini di efficacia, e rispetto alla loro forma organizzativa. Senza sciogliere queste due contraddizioni insieme anche la proposta del partito sociale in se, rischia di trasaformarsi in una grande associazione di buoni sentimenti. Per una forma organizzativa, federata, mutualistica che permette di identificarsi in essa, diventa fondamentale definire un’insieme di norme e prassi che permettono processi di identificazione con il blocco sociale di riferimento che la compone, per questo la questione morale e una nuova “diversità” devono essere investimenti senza mediazioni, come elementi centrali nel processo di riforma.

Non solo quindi concepire un’organizzazione sempre più paritaria che disperde il potere al suo interno, ma anche quello di concepire un’organizzazione in cui ci siano scarti minimi tra vertice e base, perché è in questa separazione che l’antipolitica trova terreno fertile. Per questo pensiamo che sia necessario affrontare il tema degli stipendi degli eletti ( che non possono essere distanti da quelli di chi vogliamo rappresentare), dei doppi incarichi, fino alla questione della revoca del mandato.

DALLA PIAZZA ALLA STRADA, GENERALIZZARE LA CONTRATTAZIONE SOCIALE OGNI GIORNO

Riteniamo che lo spazio dei piani di zona sia un possibile luogo di conflitto, cosi come la circoscrizione, occorre secondo noi costruire non solo sportelli che diano risposte nell’immediato ma fare in modo che questi determinino forme di inchiesta dei bisogni sociali , dei bilanci sociali di territorio che denuncino l’assenza di partecipazione nelle scelte del welfare, che intervengano nei processi di valutazione dei servizi, e che organizzino nel territorio forme di contrattazione sociale, un pò le pratiche che furono fatte proprie da alcune camere del lavoro negli anni 70 quando lanciarono la contrattazione territoriale.

Da questo punto di vista avere sportelli sociali gestiti da “militanti sociali ” appositamente formati può essere un utile strumento di lotta su temi come la non autusufficienza, la casa, che legittima il nostro agire sociale nel quotidiano e supporta quello politico nel medio lungo termine. Occorrerebe capire se sia possibile creare un pronto intervento sociale, ovvero un gruppo di allerta rapido in grado di poter in poche ore bloccare i sfratti.

In qualche modo potremmo pensare il nostro agire nei territori come un sindacato sociale. Il tema della casa inoltre potrebbe essere affrontato, oltre che vertenzialmente chiedendo il blocco degli sfratti e l’espansione dell’edilizia pubblica, anche in termini mutualistici attraverso il terreno dell’autocostruzione. Segnaliamo come esempio questo sito che descrive alcuni interventi in questo.

I GRUPPI DI ACQUISTO SOLIDALI CONTRO IL CARO VITA.

In realtà si tratta di aggiornare in “chiave popolare” i GAS, i gruppi di acquisto solidali che si sono sviluppati negli ultimi anni. Le Acli di Venezia ad esempio sono riuscite a lavorare su questo terreno, riuscendo a riidurre di circa il 20 % i prezzi dei generi di prima necessità. Hanno messo insieme circa 150 consumatori e sono andati direttamente a contrattare il prezzo dei prodotti dal produttore saltando la distribuzione. Questa esperienza se praticabile all’interno di una battaglia sul caro vita sarebbe estremamente significativa, riuscire infatti a costruire vertenze nazionali contemporaneamente a pratiche mutulistiche è uno degli elementi d’innovazione necessari per attraversare da sinistra la crescente insicurezza sociale.

LE MENSE POPOLARI

Ci sono delle esperienze consolidate se si considerano le mense dei centri sociali. Occorrerebbe capire però se ci sono esperienze di questo tipo in grado di proiettarsi su di un versante ancora più sociale ed in grado di allargarsi a settori popolari del territorio. Mense con le quali possono collaborare in qualche modo le reti sociali per intervenire sul tema del caro vita, cercando ad esempio di fornire agli anziani con pensioni minime pasti a prezzi ridotti o gratuiti.

Uno degli elementi su cui si potrebbe lavorare con le catene alimentari e grandi mercati è quello di avere gratuitamente il non venduto a scadenza breve, sul modello delle voedselbanken olandesi così come lavora il partito del pomodoro, organismi che raccolgono nei supermercati prodotti a breve scadenza destinati al macero per distribuirli ai poveri. Abbiamo molte sezioni di partito che hanno al loro interno cucine improvvisate, o anche ben strutturate che organizzano cene, a volte anche pranzi e feste.

Parliamo comunque quasi esclusivamente di luoghi informali e “fuorinorma” si tratterebbe di capire fino a che punto ogni singola realtà può lavorare in questo senso. Occorre inoltre cercare di volgere lo sguardo anche fuori dal nostro paese, soprattutto in Sud America dove ci sono esperienze di mutualismo che dovremmo prendere come spunto per il nostro lavoro. Segnaliamo a titolo di esempio esperienza progetto alimentario

ASILI NIDO POPOLARI

Spesso le rette degli asili nido, anche pubblici sono alte, altre volte gli asili non ci sono proprio. Potremmo pensare di destinare alcune delle nostre strutture per creare asili popolari dove magari riusciamo a dare anche forme di autoreddito per chi lavora. Possiamo in questa prospettiva pensare che i nostri asili dovrebbero avere una retta nettamente inferiore sia agli asili pubblici sia agli asili privati, e pensiamo che questo lavoro debba inserirsi in una forma rivendicativa nel territorio per pretendere asili pubblici. Non neghiamo che sia un percorso difficile e contraddittorio, più compagn* hanno sollevato obiezioni sulla difficoltà normativa che si incontrano. Certo è che se ci riescono i privati potremmo in qualche modo riuscirci anche noi, pensando di mettere insieme ad esempio autoreddito, militanza sociale, e banche del tempo in un circuito virtuoso che tende a ridurre i costi della struttura. Pensiamo che sia praticabile però in situazioni dove la carenza di queste strutture è significativa, soprattutto in ambito metropolitano.

I MERCATINI DEL LIBRO USATO

Ci sono molte esperienze, a volte però lasciate all’improvvisazione, io penso che vadano stabilizzate. Dovremmo però discutere di questo, dal mio punto di vista le case della sinistra o anche le nostre sezioni dovrebbero essere risorse per favorire lo scambio senza il “lucro” derivante tra la vendita e l’acquisto dei libri usati, o in qualche modo che siano assolutamente più competitive in termini di prezzo delle esperienze che ci sono oggi.

LE BANCHE DEL TEMPO

Possiamo pensare che le nostre sezioni o le case della sinistra possono diventare luoghi in cui promuovere fra chi le frequenta le banche del tempo. Le banche del tempo funzionano su elementi di fiducia, di conoscenza reciproca, io penso che si adatterebbero bene al concetto di comunità politica e sociale. In Italia sono nate circa 10 anni fa: chi sa fare una cosa offre il suo tempo e in cambio riceve un aiuto se ne ha bisogno. La segreteria di ogni banca del tempo tiene la contabilità dei conti correnti di ciascun socio, ma invece dei soldi ci sono ore di prestazione da dare o da ricevere. Nessuno sa quante siano. “Noi siamo in contatto con 320 banche, sparse un po’ in tutta Italia -afferma Luigi Tomasso, giornalista in pensione che cura la newsletter del coordinamento delle banche del tempo di Milano e provincia - . Ce ne sono sicuramente molte di più e sono concentrate al nord, perché sono le regioni dove manca di più il sostegno della rete familiare e quindi si cerca aiuto e relazioni altrove” . Riteniamo che lavorare sulle banche del tempo sia uno dei punti principali per il nostro reinsediamento sociale nei territori, promuovendole o lavorando con esse se già esistono. Non tralascerei l’iniziativa istituzionale per consolidarle nei comuni e nelle circoscrizioni.

I CORSI DI LINGUA ED ALFABETIZZAZIONE INFORMATICA E DI RECUPERO SCOLASTICO.

Sarebbe interessante non solo fornire corsi di lingia italiana per stranieri, ma anche corsi di lingua d’origine per i figli di immigrati, bisogno questo molto sentito. Sensa dubbio il tema della qualificazione di forme di alfabetizzazione informatica è molto significativo, sia in rapporto ad una prospettiva in cui i militanti sociali determinano una forma di agenzia delle notizie dal basso, una Indimedya più solida che in qualche modo interviene essa stessa nella costruzione delle notizie dei territori, sia rispetto al tema del free software. Abbiamo molti compagni che inoltre insegnano nelle scuole o sono precari, attivare nei nostri luoghi dei corsi popolari per il recupero scolastico potrebbe non soltanto contribuire a ridurre il carico di spesa delle famiglie ma anche comprendere meglio i bisogni ed i linguaggi delle nuove generazioni.

LE PALESTRE POPOLARI

Uno dei migliori strumenti per costruire legittimazione sociale e politica nelle periferie. Ultimamente stanno prendendo piede portando alcuni centri sociali in una dinamica più legata al quartiere, altre sono invece nate direttamente come palestre. Ci sono palestre popolari in varie città italiane, Roma, perugia, ancona, cosenza, ecc. interessante il tema che affrontano dello sport sociale con prezzi popolari per i corsi ( circa 30 euro al mese).

MICROCREDITO

Altro tema la questione dell’accesso alla finanza solidale, possiamo pensare di qualificarci in questo senso? Le MAG sono delle cooperative, che più di ogni altra forma societaria stimolano il rispetto della partecipazione e dell’uguaglianza tra i membri. Sono soprattutto “società tra persone”, dove lo scambio di denaro avviene tra soci, rispettando la legislazione in materia. Collaborano attivamente per sostenere iniziative serie che intervengono sul territorio in settori comuni agli stessi soci che vi aderiscono: pace, disarmo, ecologia, risparmio energetico, tecnologie appropriate, controinformazione, educazione allo sviluppo, emarginazione, immigrazione, solidarietà sociale, educazione giovanile, commercio equo e solidale.

Il denaro raccolto è prestato a cooperative e associazioni no profit applicando tassi d’interesse e condizioni di rientro vantaggiose. Ciò consente un minimo margine di utile alle MAG per coprire le spese di gestione e una forte convenienza e trasparenza a chi richiede i finanziamenti. Questi vengono condizionati alla qualità sociale dei progetti ed ai rapporti fiduciari tra i soci, mantenendo comunque il controllo sulla solvibilità dei prestiti concessi. Una volta rientrati da un finanziamento, i fondi vengono subito riutilizzati per un nuovo progetto.

Non essendo richieste garanzie patrimoniali è fondamentale la conoscenza della destinazione dei risparmi investiti. Le MAG hanno comunque personale in grado di valutare i bilanci aziendali, di verificare se un progetto funziona e può produrre reddito, di prevedere le potenzialità delle cooperative o associazioni da finanziare. In questo settore non sono ammesse leggerezze, in quanto si maneggia denaro che deve poter essere rimborsato ai soci.

Rendono democratica e trasparente l’organizzazione interna con delle trovate che scardinano alcuni tipici privilegi del “santuario” creditizio. Il capitale sociale sottoscritto e versato da coloro che diventano soci della MAG consente alla cooperativa di lavorare, pur rimanendo sempre di proprietà dei soci, e ciascuno ha comunque diritto ad un solo voto indipendentemente dall’ammontare delle quote versate.

L’ attività è diretta da un consiglio di amministrazione, i cui membri vengono scelti nelle periodiche assemblee dei soci, durante le quali si verificano le linee di azione della cooperativa.

FINANZIAMENTO DEL PARTITO SOCIALE

Occorre costruire un’associazione in grado di autofinanziare con il 5 per mille il partito sociale. Le trasformazioni sociali che qui non indaghiamo in maniera analitica, non stanno soltanto prefigurando uno stato sociale minimo e caritatevole, non stanno sempre di più atomizzando e impoverendo le classi popolari, ma stanno indebolendo anche alcune esperienze che in qualche modo avevano costruito sul terreno della solidarietà sociale una propria legittimazione. Gran parte della cooperazione sociale in questa fase, fatte le dovute eccezioni, è sostanzialmente in una deriva economicista che ha reso questo spazio sterile sul versante della promozione dei diritti civili e sociali e un bacino di lavoro precario. Occorre allora intervenire direttamente in questo spazio, che è spazio di costruzione di nuova cittadinanza in maniera articolata, tentando di sviluppare in una forma aperta e federativa con i soggetti del territorio interessati ( cooperative, associazioni formali e non ) elementi di azione sociale diretta che possono tradursi in progetti concreti. La sostenibilità finanziaria di questi progetti, può passare anche dal 5 per mille.

I PRESIDI SOCIALI DI QUARTIERE

Alle Ronde dell’intolleranza dobbiamo rispondere sviluppando presidi sociali permanenti che costruiscono legame sociale nei territori. Lo spostamento dell’azione politica è dalla piazza alla strada. Se la ronda è una sera alla settimana noi dobbiamo essere presenti tutti i giorni. La destra populista non si sconfigge con le manifestazioni e i comizi, si sconfigge se nella vita quotidiana, riusciamo a dare risposte efficaci, o parzialmente efficaci nel territorio che ci circonda , altrimenti siamo simili ad un soprammobile. La paura sociale esiste, ma proprio perché è una percezione può essere ridotta se come risposta alle politiche della zero tolleranza costruiamo le nostre risposte .

Al diritto alla sicurezza deve essere contrapposto la sicurezza dei diritti nel territorio vivibile, il diritto a vivere serenamente il proprio quartiere è dato dal prodotto di diritti sociali, civili, ambientali. Occorre affrontare il tema dell’espansione mafiosa e delle rati della criminalità globale, che in forma differente operano al sud come al nord. Un conto però e dire lottiamo contro lo spaccio un conto è dire lottiamo contro il narcotraffico, diciamo in fin dei conti la stessa cosa, ma i primi due termini si fermano all’elemento simbolico e allo spostamento temporaneo del fenomeno, il secondo affronta il fenomeno in termini strutturali. Esperienze come quelle portate avanti dalla Palestra Popolare di Perugia o dal progetto dell’arci Torino dicono che è possibile investire su questo terreno.

Oggi la prevenzione ad esempio è un settore socialmente morto, dovremmo forse investire di più su questo terreno. Oggi non conta avere uno spazio, conta lavorare socialmente nello spazio. Il concetto del “ Se il quartiere si muove la paura scappa” può essere uno dei strumenti interessanti per costruire con pratiche concrete ed moltiplicabili il nostro reinsediamento sociale.

AMBULATORI POPOLARI

Ambulatori sociosanitari per migranti, rom, persone che non riescono o non possono usufruire del sistema sociosanitario nazionale E’ da tempo in funzione una rete di “sportelli” i cui nodi sono presenti in numerose città italiane (Genova, Milano, Pisa, Roma, Siena) solo a indicare le più note. In base alle singole problematiche territoriali - diverse fra un contesto metropolitano e uno di provincia - gruppi di lavoro hanno messo in piedi strutture flessibili di intervento e di mediazione, anche sociolingfuistica, necessarie o a prestare cure specifiche (quindi con la presenza di staff medici) ma, soprattutto ad avviare le persone ad un rapporto con le istituzioni publiche preposte. Non assistenzialismo quindi ma reti di protezione sociale che invece di ricadere nella logica di una privatizzazione e di una esternalizzazione di servizi, si pongono il problema di trovare risposte efficaci a chi è in difficoltà.

Il “disagio” diviene non elemento escludente ma motivo attraverso cui si mettono insieme energie, competenze, risorse. Il momento in cui si ricostruiscono relazioni sociali e a volte comunitarie che mirano a permettere a ciascuno di ricostruire una propria autonomia non solo sanitaria ma e fondamentalmente sociale.



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lunedì 2 - 10h23
In rete il numero di settembre del periodico cartaceo Lavoro e Salute
martedì 26 - 08h35
di : Franco Cilenti
MOVIMENTO MARCHESE DEL GRILLO
sabato 23 - 14h39
di : Lucio Galluzzi
Honteux
martedì 19 - 23h36
di : Mario
La pace colombiana benedetta da Francesco sporca del sangue yemenita
lunedì 11 - 23h52
di : pugliantagonista
Mafie, cullarsi nella favola vecchia dell’isola felice e nel silenzio delle cosc
lunedì 11 - 11h26
di : Alessio Di Florio
MAL’ARIA NERA
giovedì 7 - 21h25
di : Lucio Galluzzi
Stupro di Rimini:la conferma, fu stupro etnico
mercoledì 6 - 16h14
di : pugliantagonista
Stupro di Rimini: i molti quesiti irrisolti
lunedì 4 - 22h07
di : pugliantagonista
LETTERA APERTA A FILIPPO FACCI: AIUTATE POVIA, MA A CASA VOSTRA!
sabato 2 - 13h26
di : Lucio Galluzzi
COSCIENZE E VARECHINA
venerdì 1 - 14h57
di : Lucio Galluzzi
Stupro di Rimini :"applicare l.internazionale, crimine contro umanità"
giovedì 31 - 14h10
di : pugliantagonista

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En surface, vous ne voyez peut-être encore rien, mais clandestinement, c'est déjà en feu. Y.B. Mangunwijaya, écrivain indonésien
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Sognavamo cavalli selvaggi
giovedì 1 Febbraio
di : Luca Visentini via FR
Sono cento racconti brevi o brevissimi che nell’insieme ricostruiscono, in un’unica vicenda, la Milano dal 1968 al 1977 di un ragazzo della nuova sinistra. Un compagno di base, non un dirigente, né un pentito. Non si parla di analisi politiche o dispute ideologiche, ma di amore, amicizie, famiglia, lotte e scontri concreti. Si legge un “clima”, un’umanità. Sono storie anche vere ma che trascendono, con la scrittura, l’autoreferenzialità. (...)
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"Il sogno di Fausto e Iaio" film di Daniele Biacchessi e Giulio Peranzoni alla "Maison D’Italie" a Parigi (trailer)
domenica 8 Gennaio
di : Enrico Persico MUSICA Italiana Paris
CARISSIMI TUTTI CLASSI EDIZIONI PARIGI E MUSICA ITALIANA PARIGI IN COLLABORAZINE CON LA MAISON D’ITALIE VI INVITANO ALLA PROIEZIONE IN ITALIANO DEL FILM DI DANIELE BIACHESSI _vIL SOGNO DI FAUSTO E IAIO ALLA MAISON D’ITALIE _v7 A, boulevard JOURDAN _v75014 PARIS LE VENDREDI’ 20 GENNAIO ALLE 18,30 SEGUIRA’’ DIBATTITO CON DANIELE BIACHESSI E ALESSIIA MAGLIACANE DI CLASSI EDIZIONE SERATA IN ITALIANO IL SOGNO DI FAUSTO E IAIO Un film di Daniele (...)
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Io, in quanto europea/o, rifiuto che le/i rifugiate/i siano respinte/i in mio nome
giovedì 10 Marzo
di :
©Olivier Jobard/Myop Io, in quanto europea/o, rifiuto che le/i rifugiate/i siano respinte/i in mio nome IL DIRITTO D’ASILO E’ UN DIRITTO Nell’espressione “diritto d’asilo”, ogni parola è importante. Un DIRITTO offre a qualsiasi persona perseguitata per le proprie opinioni o identità, minacciata da violenza, guerra, o miseria, la possibilità di trovare ASILO in un paese diverso dal proprio. Lo scopo di questa petizione è (...)
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L’Italia ha torturato alla Diaz. Condanna europea (video e sentenza)
martedì 7 Aprile
di : via Collettivo Bellaciao
5 commenti
"Quanto compiuto dalle forze dell’ ordine italiane nell’irruzione alla Diaz il 21 luglio 2001 "deve essere qualificato come tortura". Lo ha stabilito la Corte europea dei diritti umani che ha condannato l’Italia non solo per quanto fatto ad uno dei manifestanti, ma anche perché non ha una legislazione adeguata a punire il reato di tortura." Il sintetico lancio dell’agenzia Ansa contiene solo l’essenziale, ma si tratta di un fatto politicamente enorme. (...)
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Morto Francesco Di Giacomo, voce e anima del Banco (video Full Album)
sabato 22 Febbraio
di : Collettivo Bellaciao
2 commenti
A 67 anni in un incidente stradale alle porte della capitale perde la vita un grande protagonista della scena progressive italiana Un inci­dente stra­dale alle porte di Roma ha cau­sato la morte di Fran­ce­sco Di Gia­como, voce solita dei Banco del Mutuo Soc­corso, sto­rica band romana tra le più rap­pre­sen­ta­tive del rock pro­gres­sive ita­liano. Fon­dato nel 1969, il Banco del Mutuo Soc­corso, insieme alla Pre­miata For­ne­ria Mar­coni, gli Area e a Le Orme, ha por­tato in Ita­lia le (...)
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Domani 22 febbraio, ore 16, davanti la lapide che ricorda Valerio Verbano
venerdì 21 Febbraio
di : le compagne e i compagni di Valerio
1 comment
VALERIO VERBANO 22/02/1980-22/02/2011 UCCISO DAI FASCISTI. Il nome di Valerio Verbano, trentaquattro anni dopo il suo assassinio, continua a suscitare emozione. Dire che Valerio vive nelle lotte giorno dopo giorno non è retorica, è davvero così, a Roma e non solo. La storia di Valerio continua essere un’arma in più per cambiare l’esistente, per resistere alla crisi, a partire da un’idea di antifascismo fatto di pratiche sociali e culturali, progetti di autoformazione e (...)
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Ucraina. I “martiri dell’Unione Europea”? Sono neonazisti 3 live-stream
venerdì 24 Gennaio
di : Marco Santopadre
E’ davvero singolare l’ipocrisia dell’establishment dell’Unione Europea. Se le grandi famiglie europee del centrodestra e del centrosinistra proprio in queste settimane sono in prima fila nel chiedere ai cittadini del continente di non votare per forze politiche xenofobe o di estrema destra alle prossime e imminenti elezioni europee, allo stesso tempo sono proprio formazioni ultranazionaliste, razziste e a volte apertamente ispirate al fascismo e al nazismo quelle (...)
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Hugo Chavez é morto (video live)
mercoledì 6 Marzo
di : Collettivo Bellaciao
5 commenti
Il presidente compagno venezueliano Hugo Chavez é morto dopo una lunga battaglia contro un cancro.
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Palestina è FATTO! Il primo passo è stato compiuto
venerdì 30 Novembre
di : Collettivo Bellaciao
Nonostante l’ostruzione del più forte paese imperialista. Anche se esiste un percorso abissale ancora a percorrere, questo riconoscimento timido assomiglia di già a un schiaffo... non ci risparmiamo di questo "piccolo" piacere! Mabrouk (felicitazioni), per questo primo passo!
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Cassa di Resistenza per i lavoratori colpiti dal terremoto in Emilia Romagna
giovedì 31 Maggio
di : Collettivo Bellaciao
I compagni e le compagne del PRC dell’Emilia-Romagna hanno organizzato una cassa di resistenza per dare solidarietà attiva alle/ai lavoratrici/lavoratori le cui fabbriche sono state distrutte dal terremoto, nonché alle famiglie dei lavoratori rimasti uccisi dal crollo dei capannoni. Facciamo appello ai Gruppi di Acquisto Popolare ed a tutte le strutture del Partito per attivarsi da subito per raccogliere in particolar modo fondi. I versamenti potranno essere effettuati sul conto (...)
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STORIA DEL 1° MAGGIO
martedì 1 Maggio
di : Roberto Ferrario
A Parigi il Collettivo Bellaciao si ritrova come ogni anno nella manifestazione che percorre la città. di Roberto Ferrario Il 1° Maggio nasce come momento di lotta internazionale di tutti i lavoratori, senza barriere geografiche, né tanto meno sociali, per affermare i propri diritti, per raggiungere obiettivi, per migliorare la propria condizione. "Otto ore di lavoro, otto di svago, otto per dormire" fu la parola d’ordine, coniata in Australia nel 1855, e condivisa da gran (...)
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25 aprile: la resistenza in Italia
mercoledì 25 Aprile
di : Collettivo Bellaciao
La sfilata della Liberazione a Milano (5 maggio 1945) guidata dal Comando Generale del Corpo Volontari della Libertà. Fu l’atto simbolicamente conclusivo della Resistenza italiana al nazifascismo (in effetti la lotta armata si protrasse in numerose località, specie del Nord-Est, sino ai primi giorni del maggio 1945) e delle insurrezioni popolari che, sostenute dalle formazioni militari di partigiani e patrioti, consentirono la liberazione delle grandi città del Nord Italia prima (...)
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DAX NEL CUORE E NELLA LOTTA
venerdì 16 Marzo
di : Milano
16 marzo 2012 Via Brioschi Milano dalle 20.30 letture e interventi in ricordo di Dax e corteo per il Ticinese tutti presenti..... CHI LOTTA NON MUORE MAI......
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Parigi: solidarietà con i NoTav (video con Oreste Scalzone)
giovedì 8 Marzo
di : Collectif Bellaciao
Sabato 3 marzo un raduno di una centinaia di persone in faccia al Centro Pompidou in solidarietà con il movimento notav italiano, dopo l’assemblea organizzata in questa occasione una piccola manifestazione si è organizzata fino alla piazza del Chatelet Lunedì, 6 marzo, la sede della RAI di Parigi è stata occupata simbolicamente in protesta contro il modo in cui i grandi mezzi di comunicazione italiani, tra cui la RAI, partecipano alla criminalizzazione del movimento NoTAV, senza dare (...)
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Valerio Verbano (Roma, 25 febbraio 1961 – Roma, 22 febbraio 1980) (video)
martedì 21 Febbraio
di : Collettivo Bellaciao
1 comment
MERCOLEDI’ 22 FEBBRAIO ore 16,00 in via MONTE BIANCO 114 UN FIORE PER VALERIO, presidio alla lapide sotto casa di VALERIO. ore 17,00 partenza del corteo... MAI COME QUEST’ANNO TUTTI E TUTTE...
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