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Libia, rivoluzione telecomandata

di : Enrico Piovesana
venerdì 25 marzo 2011 - 20h59
9 commenti

Rivelazioni sul coinvolgimento dei servizi segreti francesi nella pianificazione delle rivolte anti-Gheddafi e sulla presenza in Cirenaica di forze speciali angloamericane fin dalle prime fasi della ribellione, se non da prima

Se non fosse per l’aspro scontro diplomatico in atto tra Italia e Francia sulla Libia, difficilmente saremmo venuti a conoscenza degli imbarazzanti retroscena della ’rivoluzione libica’ pubblicati ieri dalla stampa berlusconiana, che dimostrano come la rivolta popolare contro Gheddafi sia sta orchestrata da Parigi fin dallo scorso ottobre.

Il quotidiano Libero, citando documenti riservati dell’intelligence francese (ottenuti dai servizi italiani) e basandosi su notizie pubblicate dalla newsletter diplomatica Maghreb Confidential, racconta come l’uomo più fidato del Colonnello, il suo responsabile del protocollo Nouri Masmari (nella foto con Gheddafi), lo abbia tradito rifugiandosi a Parigi lo scorso 21 ottobre.

Lì, nel lussuoso hotel Concorde Lafayette, questo inquietante personaggio ha ripetutamente incontrato i vertici dei servizi francesi, fornendo loro informazioni politiche e militari utili per rovesciare il regime libico e contatti libici fidati per organizzare una rivoluzione.

In base a queste indicazioni, il 18 novembre agenti francesi al seguito di una missione commerciale a Bengasi hanno incontrato il colonnello dell’aeronautica Abdallah Gehani, pronto a disertare. Gheddafi scopre qualcosa e dieci giorni dopo chiede alla Francia di arrestare Mesmari, ma lui chiede asilo politico e continua a tessere le sue trame.

Il 23 dicembre arrivano a Parigi altri tre libici: Faraj Charrant, Fathi Boukhris e Ali Ounes Mansouri, ovvero al futura leadership della rivoluzione libica. Mesmari, sempre sorvegliato/protetto dai servizi francesi, si incontra con loro in un lussuoso ristorante degli Champs Elysèe.
Subito dopo Natale arrivano a Bengasi i primi ’’aiuti logisitici e militari’’ francesi.

A gennaio Mesmari, soprannominato dagli 007 francesi ’Wikileak’ per tutte le informazioni che rivela, aiuta Parigi a predisporre i piani della rivolta assieme al colonnello Gehani. Ma i servizi segreti libici scoprono le intenzioni di quest’ultimo e lo arrestano il 22 gennaio.

Qui finiscono le rivelazioni di Libero, ma cominciano quelle sull’arrivo di commando di forze speciali britanniche e statunitensi a Bengasi.
Tra il 2 e il 3 febbraio, secondo ’’informazioni raccolte in ambienti ben informati’’ dal blog Corriere della Collera (del massone Antonio De Martini, ex responsabile del movimento repubblicano di destra ’Nuova Repubblica’), uomini delle Sas e delle Delta Force sarebbero giunti in Cirenaica per inquadrare e addestrare i futuri ribelli.

Il 17 febbraio scoppia la rivolta in Cirenaica.
Secondo fonti di stampa vicine ai servizi segreti israeliani e pachistani, una settimana dopo, nelle notti del 23 e 24 febbraio, sbarcano a Bengasi e a Tobruk centinaia di soldati delle forze speciali britanniche, statunitensi e anche francesi per aiutare i rivoltosi a sostenere la dura reazione militare del regime di Gheddafi: i gruppi ribelli vengono organizzati in unità paramilitari e addestrati all’uso delle armi pesanti catturate dai depositi governativi.
La consistente presenza di forze militari inglesi in Cirenaica fin dalle prime fasi della rivolta anti-Gheddafi (almeno da fine febbraio) verrà successivamente confermata dal giornale britannico Sunday Mirror.

I primi di marzo, secondo il settimanale satirico francese Le Canard enchainé, i servizi segreti francesi della Dgse hanno fornito ai ribelli libici un carico di cannoni da 105 millimetri e batterie antiaeree camuffato come aiuto umanitario e accompagnato da addesratori militari.

I mesi di pianificazione portata avanti dall’intelligence francese e il tempestivo, se non preventivo, sostegno militare anglo-americano-francese sul terreno, gettano nuova luce sulla natura della ’rivoluzione libica’.

http://it.peacereporter.net/articol...



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Libia, rivoluzione telecomandata
26 marzo 2011 - 08h30 - Di Enrico Biso - 55c9015e41ee9c20c51db5a81febfa67...

Il quotidiano Libero, citando documenti riservati dell’intelligence francese (ottenuti dai servizi italiani)

Complimenti per le fonti, sicuramente molto, ma molto, attendibili, ed estranee a qualsivoglia telecomando.

I cavoli a merenda sono al confronto una ottima delizia.

Buon appetito, e soprattutto buona digestione.

Enrico



Libia, rivoluzione telecomandata
26 marzo 2011 - 11h48 - Di cb7845f0747e1be39882b9ce5a1fcabf...

Cribbio ! L’ha scritto "Libero" !!! E la fonte sono i servizi segreti italiani !!!

Ergo, una certezza assoluta .....

K.


Libia, rivoluzione telecomandata
26 marzo 2011 - 17h05 - Di a45b8f0f40e738f4246cf3671f0b454f...

Quarant’uno anni di una dittatura grottesca come quella di Gheddafi sarebbero sufficienti a far prendere il kalashnikov anche a San Francesco. Ma non capisco questa fretta a rigettare storie collaterali come la possibile infiltrazione dei servizi francesi. Come se Lenin non avesse fatto ritorno nella Russia rivoluzionaria dentro un vagone piombato messogli a disposizione dal Kaiser. La storia delle rivoluzioni è in genere molto complicata, e non tutti gli attori recitano in primo piano.

Franz


Libia, rivoluzione telecomandata
26 marzo 2011 - 17h18 - Di d9f88027bba45620a42ffad3dd150b71...

Tutto può essere, ma non cambia la sostanza delle cose.

I popoli arabi, tutti, si sono rotti le scatole delle dittature, tutte.

Comunque schierate "geopoliticamente".

Ora che la rivolta è fatalmente arrivata anche in Siria, immagino che ne sentiremo di ogni tipo.

E tutto per non ammettere la banalissima verità.

K.


Libia, rivoluzione telecomandata
26 marzo 2011 - 17h38 - Di a45b8f0f40e738f4246cf3671f0b454f...

Eppure in Siria nonostante la dura reazione del regime non si vedono ancora insorti in armi per le città, e la protesta continua in forme non violente. Ventiquattr’ore dopo l’inizio delle proteste in Libia a Bengasi c’erano già delle caserme occupate da insorti armati. Non ti sembra che lo scenario libico presenti caratteri che non si sono visti in alcun’altra rivolta, nè tra quelle concluse nè tra quelle tutt’ora in corso in Yemen e Bahrain? Non c’è n’è più che abbastanza per cercare di vedere cosa c’è dietro il sipario?

Franz


Libia, rivoluzione telecomandata
26 marzo 2011 - 18h10 - Di d9f88027bba45620a42ffad3dd150b71...

C’è molto semplicemente il fatto che, in un popolo dove quasi tutti i cittadini/maschi sono formalmente "militari", c’è maggiore disponibilità di armi e dimestichezza con esse .....

E non è un mistero il fatto che interi settori dell’esercito libico vero e proprio, comandanti compresi, sono passati pressochè subito con gli insorti.

E poi indubbiamente l’organizzazione tribale della società libica, tribù che presuppongono anche propri miliziani armati, ha fatto il resto.

Anche la società siriana, come già pure l’Iraq e l’AfghaniStan, è organizzata un pò in questo modo.

Credo che ne vedremo delle belle anche là ...

K.


Libia, rivoluzione telecomandata
26 marzo 2011 - 18h49 - Di Mirko P. - 0b44faac1977065ff0079021206679ff...

Resta il fatto che quello che sta succedendo in Bahrein oppure in Giordania passa sottovoce quasi in secondo piano mentre la vicenda libica è sempre al primo posto.

Penso non c’è alcun dubbio nel dire che la rivolta è sfruttata e finanziata dai paesi occidentali per propri interessi.


Libia, rivoluzione telecomandata
27 marzo 2011 - 13h03 - Di 0c303dac606bdb91d13ee9b60e553904...

L’idea che anche la Resistenza italiana nel 1943/45 fu "sfruttata" da Usa e Gb per i propri interessi, proprio no ?

E che comunque questo non era un buon motivo per tenersi Mussolini, nemmeno ?

K.


Libia, rivoluzione telecomandata
27 marzo 2011 - 18h07 - Di bd54a34ed3e300f42d3d5b56c4208b27...

condivido in pieno quanto sostiene "k". Che lorsignori siano sempre pronti a sfuttare occasioni è risaputo, ma non è possibili pensare sempre a masse popolari eteroguidate composte, pertanto, da burattini privi di autonomia decisionale. Da comunista parto col valorizzare la ricerca di libertà e di giustizia che, anche in casi come questi, attraversa le masse popolari. La partita non si chiude certo ora. Ma tenersi i dittatori perché poi forse ne arrivano altri in forme differenti è al limite del tafazzismo.





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