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Media e torture

di : Viviana Vivarelli
martedì 18 maggio 2004 - 14h24

Di Viviana Vivarelli

Sul blog di inmovimenti Wind chiede:

"Mi chiedo perchè Amnesty International non abbia mai informato i media di ciò che accadeva nelle prigioni irakene. Perchè si è limitata ad inviare resoconti e memoriali alle istituzioni senza rendere di pubblico dominio ciò che già da un anno andava rilevando su situazioni in violazione dei diritti umani."

Rispondo:

Perche’ chiedersi come mai Amnesty non abbia mandato le sue denunce alla stampa? Probabilmente la domanda e’ mal posta. Forse sarebbe meglio chiedersi come mai i partiti di centro sinistra, anche quelli che si dichiarano spiccatamente cattolici, compresi quelli del Polo, abbiano volutamente ignorato denunce di tale gravita’, che sono sfociate anche in interpellanze parlamentari e hanno coinvolto diplomatici, ministri, membri del governo, partiti... e come mai la stessa Chiesa e i suoi organi abbiano ugualmente passato sotto silenzio abomini di cui si poteva facilmente essere a conoscenza (anche dalla stessa chiesa copta o cristiana in Irak) e che sarebbe stato da vero cristiano denunciare.

E’ troppo facile dire: noi abbiamo parlato bene ’in generale’ di valori o diritti, di pace e democrazia. Lo fa anche Bush. Lo fa anche Rumsfeld. Bei discorsi ne facevano anche Hitler o Stalin. ’In generale’ non esiste proprio, restano chiacchiere di propaganda che si possono sentire uguali da destra o da sinistra o dal centro, ormai la propaganda e’ la cosa piu’ sterile che abbiamo, ed e’ uguale e inutile dappertutto, come le prediche in chiesa, la propaganda e’ routine, cioe’ facciata, mentre e’ solo quando si entra fattivamente nelle valutazioni specifiche e nelle scelte concrete conseguenti che si valuta se uno e’ o no un uomo o se invece e’ solo un parolaio di comodo che ha parlato ’tanto per dire’.

Tutto resta in fondo una questione di coscienza o di collusione. Quando i rapporti di convenienza vincono sui rapporti di coscienza, l’uomo e’ morto, e resta il politicante, che e’ una sottocategoria umana che ha a che fare col potere, che non e’ mai stato un merito ma un vizio.

Gli organismi, le istituzioni e le persone che avrebbero potuto e non hanno voluto sollevare l’orrore delle sevizie e delle torture, delle uccisioni e delle distruzioni connesse alla guerra e che soprattutto non hanno voluto condannare da subito la guerra stessa come abominio, sono troppi, e la loro collusione al silenzio e’ senza possibilita’ di assoluzione e mostra quanto il potere annacqui la coscienza e svilisca la volonta’.

Tutti costoro dimostrano in quale scarso conto abbiano messo i diritti fondamentali dell’uomo e quanto le loro generiche o ipocrite dichiarazioni a favore della pace e della democrazia e perfino del loro essere cristiani siano inconsistenti e di pura facciata e nascondano interessi ben diversi.

In quanto alla stampa, e’ chiaramente colpevole di negligenza e di opportunismo, e prova una volta di piu’: primo: che non ci informa ma ci disiforma accendendo i riflettori del nostro interesse qua o la’ a caso; secondo: che sono scomparsi i grandi giornalisti che andavano a caccia di notizie e facevano scoop in grado di rovesciare governi; ora i giornali si limitano tutti a ripetere come pappagalli le notizie fornite ogni giorno dall’Ansa, cosi’ che escono con gli stessi titoli e si appiattiscono sugli stessi obiettivi, esattamente come i tg che sembrano uno la fotocopia dell’altro, siano essi di Mediaset o Rai o Lasette, tutti ugualmente vergognosi.

A questa omologazione della stampa fa riscontro il fatto che le testate sono dominate non solo da redazioni poco coraggiose, spesso servi zelanti di gruppi di potere, ma ancor di piu’ da comitati di azionisti ricchi, conservatori e poco propensi a destare scandali nazionali e internazionali. Di qui la poltiglia omogenea e poco educativa che chiamiamo informazione in Italia.

In tv le cose peggiorano in modo esponenziale. Quando, in epoca di svelamento di torture, con l’Irak in fiamme, tre ostaggi, e i nostri carabinieri a Nassirya a rischio di morte, per non parlare della crisi dell’economia e della caduta a picco del bilancio e della distruzione di uno stato di diritto, 4 tg aprono con le barzellette di Totti o con l’altezza dei jeans rispetto all’ombelico o ci danno spot su quiz o telenovele o veline, o, anche peggio, vanno avanti per mesi col delitto di Cogne, e’ chiaro che ogni intento di informazione e’ volutamente e politicamente estromesso.

Riguardo poi al rapporto che associazioni internazionali come Amnesty hanno con l’informazione, tengo a dire che qualunque cosa venga inviata ai giornali o alla televisione o ai partiti che tratti di diritti umani, forum internazionali, denunce, soprusi, scandali, lotta alla globalizzazione economica... viene bellamente ignorata. Di questo non e’ da far colpa alle associazioni, che spingono quanto possono, e si espongono spesso a rischi anche fisici, economici o penali, quanto alle storture ideologiche dei media stessi, storture che una crescente richiesta di informazione piu’ vera potra’ a poco a poco, ma molto lentamente, correggere.

In fondo il mercato deve volgersi la’ dove c’e’ maggior richiesta, per una legge meccanica di autosopravvivenza, ed ecco perche’ le cose finiranno per cambiare. Se ’La forza della ragione’ della Fallaci vendera’ meno del ’Manuale del consumo critico’ di Gesualdi, anche la Mondadori di Berlusconi finira’ per pubblicizzare il Manuale del consumo critico di Gesualdi e chissa’ che alla fine non ne parli perfino il Corriere della Sera. E’ una legge di mercato. Puoi manipolare i consumatori quanto vuoi, ma se cambia la domanda, sara’ l’offerta a doversi diversificare. La crisi di vendite della stampa e la caduta degli ascolti televisivi sono indicatori che possono sommarsi ad altri e creare un trend di mutamento non solo culturale ma economico e politico. La’ dove vige una legge di domanda e di offerta, puo’ essere l’offerta a condizionare la domanda, ma anche viceversa. Ci pensino produttori e politicanti.!Questo vale anche per la produzione, l’informazione e la politica. Spiace valutare la politica in termini di mercato, ma e’ la’ dove questi politici attuali si sono messi.

Ormai le notizie su cio’ che accade nel mondo moltissimi si sono abituati a cercarle su siti internet mirati (in piena fioritura) e in una stampa o editoria mirate (anche questa in gran crescita), snobbando i media disinformanti e le chiacchiere di partito. Il pubblico che vuol sapere sa, semplicemente perche’ si sposta su altre fonti di informazione.

Per molti l’informazione e’ un vero lavoro di ricerca che occupa per molte ore al giorno e si sviluppa essenzialmente su Internet o attraverso convegni, conferenze, seminari, lavori di gruppo, confronti diretti. Internet coinvolge 13 milioni di utenti italiani e li collega direttamente al mondo, non e’ poco, e le cifre sono in ascesa costante e stanno formando una nuova generazione mentale, che si abitua a snobbare tg e stampa e anche a guardare con crescente fastidio alle dichiarazioni ipocrite e parolaie dei partiti. Ci sono liste che tengono quotidianamente informati sugli OGM, su un’altra agricoltura, un altro consumo, il commercio equo e solidale, le reti di acquisti, i bilanci partecipativi, le diversificazioni della spesa, il pacifismo, i delitti delle multinazionali, i Nuovi Municipi, i reati contro la Costituzione, i danni al clima, le guerre dimenticate, i problemi dell’Africa... l’elenco e’ infinito. Chiunque puo’ accedere a queste informazioni, che sono enormemente migliori di quelle dei quotidiani o dei telegiornali, le liste e i siti sono aperti a tutti.

I partiti non ne sanno niente? I giornali non ne sanno niente? dispiace. Anche quando si invento’ l’automobile c’erano tanti che continuarono pervicacemente ad andare in carrozza o a piedi.

Se vuoi sapere, ormai non ti puoi piu’ nascondere dietro il dito dei giornali o dei tg. L’informazione e’ da un’altra parte. Chi vuol sapere sa. Il mondo si sta aprendo come un ventaglio e puo’ essere tutto sul tuo video, se solo vuoi, se hai voglia di sapere e ci investi del tempo. E puoi scoprire anche che e’ un’avventura mozzafiato piu’ bella della discoteca o dello stadio, e, se conosci un minimo di inglese, realmente non hai piu’ confini.

Se partiti o stampa si mostrano cosi’ scarsi di sapere e di far sapere, e’ perche’ qua molti non vogliono affatto informare o cambiare, vogliono vendere, che e’ una cosa diversa. I politici vogliono venderci degli spot o delle suggestioni per conservare il loro potere, i giornali vogliono vendere l’argomento di moda per essere comprati. Ma, se anche loro non si spicciano a capire quel che accade, finiranno che non li comprera’ piu’ nessuno, ne’ giornali, ne’ partiti.

Difficile che uno che e’ orientato sul ’mostrare’ capisca cosa significa ’cambiare’. Ma puo’ succedere. Io ho speranza.



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