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Sono cento racconti brevi o brevissimi che nell’insieme ricostruiscono, in un’unica vicenda, la Milano dal 1968 al 1977 di un ragazzo della nuova sinistra. Un compagno di base, non un dirigente, né un pentito. Non si parla di analisi politiche o dispute ideologiche, ma di amore, amicizie, famiglia, lotte e scontri concreti. Si legge un “clima”, un’umanità. Sono storie anche vere ma che trascendono, con la scrittura, l’autoreferenzialità. (...)
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LA MALA EDUCACIÓN

di : Enrico Campofreda
lunedì 11 ottobre 2004 - 11h50

di Enrico Campofreda

Giunto nelle nostre sale con inspiegabile ritardo tutto italiano rispetto agli altri paesi Ue, tanto da farci sentire europei come i turchi che devono ancora ricevere il prezioso passaporto, l’ultimo Pedro Almodóvar ha subito trovato reprimende preventive. Un corsivista d’un noto quotidiano, che ha di recente traslocato dalla concorrenza di cui conserva la linea editoriale, applicando il noto principio della verità montanelliana: “È vero solo ciò che ho visto io” sculaccia il regista spagnolo ricordando che i preti non sono brutti e depravati come descritto ne ‘La mala educación’.

Lui, il corsivista, non ne ha mai visti così. Posto che sia così, e che comunque si potrebbero citare altre cronache tutte vere, anni Sessanta della periferia sudest della Città Eterna, dove furono coinvolti alcuni salesiani con scandalo subito messo a tacere, il problema non è quello di generalizzare.

Solo le false coscienze cattoliche possono accusare questo film di anticlericalismo. Non ci sono i presupposti né la volontà dell’autore. Si narrano fatti privati che coinvolgono individui, non le istituzioni, dunque il padre Manolo omosessuale e pedofilo, come gli adolescenti allievi che scoprono l’omosessualità essi stessi, ma non s’afferma che sotto tutte le tuniche nere dei salesiani albergassero e alberghino insani desideri di violenza fisica e sessuale.

E’ il film più filo omosessuale di Almodóvar, che ha sempre esaltato il femminino presente in machos e maschietti, ma in questa pellicola non lascia spazio ad alcuna donna: l’unica è la povera madre galiziana dei fratelli-serpenti Ignacio e Juan, che maternamente stravede per i due figli ‘diversi’. E’ un film sulla passione, smisurata e spesso torbida, che cade nel sordido quando un fratello progetta la morte dell’altro e la cela. Lo fa seguendo un disegno che per lui è desiderio irrinunciabile, quello della carriera di attore, che si dipana attorno a un’altra sfida: la capacità di manipolazione. In questo Juan è maestro: manipola Enrique il regista che da ragazzo fu l’amico-compagno di Ignacio, manipola l’ex padre Manolo ormai spretato e diventato un editore, manipola il fratello diventato trans e tossicomane, e la povera madre che crede che lui riesca a badare a Ignacio.

Alla capacità di manipolazione s’affiancano i disegni di potere: quello dell’adulto sul bambino, dell’insegnante sull’allievo, della vittima che si vendica ricattando, e del ricattato che non avendo più nulla da perdere minaccia anche lui. In questo gioco perverso non si salva nessuno, nessuno negli intrighi della vita può sentirsi veramente innocente. Ne scaturiscono rapporti umani devastati dall’ipocrisia o dalla violenza, guidati dal piacere e dal disgusto (come nella scena in cui l’editore e Juan, dopo aver rifilato a Ignacio una dose mortale d’eroina si rincontrano: l’uno dichiara amore, l’altro se ne va schifato). Il desiderio è mostrato in tutta l’esplosiva brama sessuale nelle fellatio di Juan-Angel-Zahara e nei suoi incontri d’alcova col regista Enrique.

Centrale come sempre è la riflessione sul sesso che è vita, e la orienta, e senza il quale nessun individuo riesce a sopportare l’esistenza, anche se ha fatto voto di castità.

Gael Garcia Bernal (il Che giovane de ‘I diari della motocicletta’) mostra poliedricità ed enorme maestrìa, truccato alla perfezione è un trans da palcoscenico, poi è femmina attraente quando si spaccia a padre Manolo come la sorella di Ignacio. È attore deciso e giovane piacente, focoso amante di Enrique e dell’ex padre Manolo diventato editore. Ma soprattutto è innamorato di se stesso e non guarda in faccia a nessuno pur di perseguire i suoi piani. Particina di genere, una super checca amica di Angel, per il bravo Javier Camara, il Benigno di “Hable con ella”, mentre un po’ rigido appare Fele Martinez, l’Enrique adulto, rispetto al bambino con lo sguardo sognante che lo incarna nell’oratorio.

Solo a tratti la fotografia rievoca momenti di struggente bellezza come ultimamente Almodóvar ci aveva abituato: il bagno fluviale collettivo dei collegiali e la partita di calcio fra loro e le tonacone pretesche, ne hanno il fascino. Garanzia musicale a firma ancora Iglesias (non Julio, naturalmente, ma l’eccellente Alberto) e trillo soave stavolta non di Veloso bensì d’una voce bianca che nella figura d’Ignacio infila due perle: Moon River e un ritoccato nel testo Torna a Surriento. Purezza canora assoluta.

Qualcuno l’ha definito noir, non ne ha l’aspetto. Sono le intricate storie di vita partorite dal talento almodovariano, strane e surreali come certe notizie citate nel film: un motociclista muore congelato sulla sua moto e continua a condurla per 90 km. Una donna si getta in una vasca di coccodrilli e ne abbraccia uno mentre gli altri la divorano.

È la vita fatta di colpi di scena terribili, inaspettati, violenti eppure reali.

TRAMA

Liberatasi di Francisco Franco e dell’aspetto più oppressivo della sua dittatura la Spagna è in piena movida e il regista Enrique sta cercando un soggetto per un nuovo film. Si presenta nel suo studio un giovane attore che dice di chiamarsi Angel ma è in effetti Ignacio, ex compagno di collegio e di camerata, di Enrique. Gli porta “La visita”: un soggetto riguardante vicende accadute a loro stessi durante l’adolescenza trascorsa nel collegio salesiano d’una località della Mancha. Angel-Ignacio vuole una parte nel film, Enrique non gli promette nulla, leggerà e deciderà. La trama intriga il regista che opta per mettere in scena la storia ma non vuole dare a Ignacio la parte che lui pretende. C’è uno scontro, poi un riavvicinamento, fra i due: che intanto diventano amanti.

Enrique e Ignacio avevano gia iniziato a frequentarsi e a toccarsi nei cinema e nei bagni dell’oratorio finché il direttore don Manolo una notte non li sorprende e decide di espellere Enrique. Le sue attenzioni sono tutte rivolte a Ignacio, stravede per lui e alla fine riesce ad abusarne coperto dall’omertà della congregazione e dal ruolo di prosseneta d’un suo fratello d’ordine. Don Manolo è tormentato ma non sa resistere alle pulsioni, in lui il desiderio vince la battaglia con la castità.

Nella pellicola le storie dei protagonisti s’intrecciano e si mescolano in tre epoche: la metà degli anni Sessanta quando le vicende accadono nell’oratorio, il 1977 quando una presunta sorella d’Ignacio (che è Juan travestito da donna) si reca da don Manolo per ricattarlo, e il 1980 quando Enrique e Ignacio adulti s’incontrano e iniziano le riprese del film.

In verità colui che incontra il regista non è l’ex amico ma suo fratello che si spaccia per lui. Dopo una serie di sospetti Enrique lo scopre recandosi nella casa natale del vecchio amico, lì dalla madre apprende della sua morte e vede che colui che usa il suo nome è il fratello Juan. Tornato sul set gli chiede spiegazioni ma Juan riesce a convincerlo come tutto si sviluppi per dar seguito alle volontà di Ignacio che aveva ricattato l’ex don Manolo per portare a termine il piano di trasformazione del suo corpo al femminile.

Durante le riprese giunge improvvisamente l’ex prete poi editore ricattato da Ignacio e parla con Enrique. Da lui apprende il vero tragico finale: a uccidere Ignacio insieme a don Manolo, non c’era come nel racconto ‘La visita’ un salesiano suo servitore, ma Juan stesso. Entrambi diventati amanti volevano sbarazzarsi dell’ingombrante Ignacio e dei suoi ricatti economici. La dose letale di eroina che lo stronca viene procurata e consegnata al trans con l’assenso e la partecipazione di entrambi.

La vicenda resta torbida sino all’epilogo. I due amanti non saranno più tali e Juan, che rimane attore pur non famoso come sperava, per non cedere ai ricatti dell’ex prete-editore nel crepuscolo d’un mattino lo investe uccidendolo. Nessun lieto fine stavolta, storia e vita dure e crudeli.

Regia: Pedro Almodóvar.
Soggetto e Sceneggiatura: Pedro Almodóvar.
Direttore della fotografia: José Luis Alcaine.
Montaggio: José Salcedo.
Interpreti principali: Gael Garcia Bernal, Fele Martinez, Daniel Giménez Cacho, Francisco Boira, Javier Camara.
Musica originale: Alberto Iglesias.
Produzione: Agustin Almodóvar, Pedro Almodóvar.
Origine: Spagna, 2004.
Durata: 105 minuti.

Info Internet: Pedro Almodóvar / Sito ufficiale del film.
Articoli e recensioni: CastleRock / Spietati / Cinematografo.

http://www.lankelot.com



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