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Il FSE a Londra : l’Isola nella rete

di : Hilary WAINWRIGHT
giovedì 14 ottobre 2004 - 17h05

di Hilary WAINWRIGHT

La sinistra britannica ha sicuramente bisogno del Forum sociale europeo (Fse). Se poi quest’ultimo trarrà beneficio dall’incontro con il Regno Unito è un’altra questione. Se lo sviluppo di un processo vuol dire affrontare e superare le sfide, allora il Fse di Londra contribuirà certamente a definire il carattere del Fse! Ci sono molte buone ragioni per venire a Londra tra il 14 e il 17 ottobre. Ma non sarà una replica di Firenze.

Cercherò di spiegare le peculiarità e i misteri della sinistra politica in Gran Bretagna, fondamentali per capire il Fse britannico. C’è innanzitutto un background culturale di isolamento dal resto dell’Europa. Molti cittadini britannici parlano ancora di “andare in Europa” come se fosse un altro continente, e anche nei dibattiti sul Fse nel Regno Unito, si parla degli “europei” come “collaboratori” nell’organizzazione del Forum.

Ed è noto che siamo ancora limitati dal punto di vista delle conoscenze delle lingue. Gli Eurostar e i voli a poco prezzo, e inoltre ogni tipo di interscambio di formazione o di lavoro, riducono in qualche modo questo senso di distanza, come anche la crescita costante di organizzazioni britanniche che lavorano, ad esempio, contro la “fortezza Europa”, per la salute e l’educazione, contro la guerra e l’occupazione, e che si ritrovano collegate, necessariamente, con i loro corrispondenti europei. Gli “insulari” cominciano a sviluppare un’amicizia transnazionale, a imparare le lingue e a ridefinire così le loro identità in senso internazionale.

Anche politicamente, fino a non molto tempo fa era diffuso fra alcuni settori della sinistra un inconsapevole sentimento di “boria inglese”, una sorta di provincialismo tipicamente inglese (anche più cosciente in certe occasioni, come nel caso di un parlamentare di sinistra che, negli anni ’70 e ’80, dichiarò con orgoglio di non avere il passaporto). Questo ha portato a un disinteresse nei confronti dei dibattiti e delle campagne sulle proposte di Costituzione europea. Qualcuno si impegna, ma soltanto per difendere i Parlamenti nazionali come mezzo per realizzare la democrazia contro una “Bruxelles burocratica”; ma l’interesse per la riflessione diffusa in Europa sui diversi livelli di democrazia, dal locale al continentale, muove appena i primi passi. La decisione di ospitare il Fse si sta rivelando un importante catalizzatore.

Le ragioni di questa distanza dal dibattito politico del resto del continente sono diverse. Va considerata una serie di peculiarità che derivano dalla prima industrializzazione in Gran Bretagna: il tradunionismo in cui prevaleva la divisione in categorie settoriali, il modo in cui questo sindacalismo ha creato il partito del Labour affidandogli il completo monopolio sulla rappresentanza politica dell’intera classe lavoratrice, impedendo la crescita di un partito comunista significativo con le sue tradizioni internazionaliste, pur con tutte le loro ambiguità. Un altro fattore più recente, fino alle ondate del thatcherismo, è stata l’enorme fiducia in sé e la forza industriale del sindacalismo britannico, spinte quasi ai limiti dell’arroganza. Ancora una volta, ciò ha prodotto inconsciamente un atteggiamento di grande autoreferenzialità, come se i sindacati britannici non avessero bisogno di sostegno o di alleati. Hanno pensato di poter vincere da soli. I problemi, pensavano, venivano semplicemente da casi locali di tradimento e di debolezza di qualche leadership. Ciò era vero soprattutto a livello nazionale: sin dagli anni ’70, erano sempre i sindacati radicali a organizzarsi nelle fabbriche delle imprese multinazionali per costruire legami internazionali fra fabbrica e fabbrica, ad esempio attraverso il Transnational Information Exchange.

Il thatcherismo ha distrutto ogni fondamento possibile per questa un po’ arrogante sicurezza di sé. Oggi invece i sindacati si ricostruiscono, c’è un nuovo orientamento verso l’Europa che si sta già manifestando attraverso una importante mobilitazione sindacale verso il Fse di Londra.

Questo nuovo europeismo presenta due livelli, in conflitto fra loro. Da una parte, molti leaders sindacali adesso guardano all’Europa come se fossero in gioco solo misure sociali sui diritti del lavoro. C’è miopia sull’economia di mercato codificata nella Costituzione di Giscard. Dall’altra parte, nei sindacati che affrontano la questione della liberalizzazione guidata dall’Eu ­ come la Communication Workers Union, il sindacato dei lavoratori delle comunicazioni, o i lavoratori del settore pubblico che a livello locale combattono le privatizzazioni spinte dalle multinazionali europee ­ c’è una volontà di legarsi ai lavoratori del continente per resistere a un comune nemico neoliberista. Finora in questi settori c’è una scarsa consapevolezza a proposito della Costituzione ma una crescente curiosità che produrrà un concreto interesse degli attivisti nei dibattiti del Fse sulle alternative alle attuali tendenze. Ad esempio, le organizzazioni settentrionali dell’Unison, il sindacato dei lavoratori dei servizi, stanno fornendo un sostegno finanziario per la pubblicazione pilota di un supplemento pan-europeo che verrà pubblicato da “Red Pepper, Carta, il Transnational Institute, Transform! Italia” e altri, di cui si discuterà a Londra (Eurotopia). Una delle condizioni per l’appoggio finanziario è che “Eurotopia” discuta e offra informazioni sulla Costituzione.

Perciò, l’arrivo del Fse in città sta già rafforzando e, si spera, dando un’espressione politica più forte all’europeizzazione del sindacato britannico, stimolando dibattiti più articolati sulla forma che questo dovrebbe assumere. La mobilitazione sindacale per il Fse di Londra ha anche assicurato che le questioni connesse alla lotta contro il neoliberismo nei suoi nuclei centrali, la privatizzazione, ecc. siano in cima all’agenda.

Un’altra caratteristica dell’arretratezza britannica, che ha rappresentato un problema per l’organizzazione del Fse di Londra, è la debolezza democratica del governo locale. A Firenze e Parigi il sostegno delle municipalità di sinistra, che hanno contribuito con milioni di euro, ha reso concretamente possibile il Forum. Paradossalmente, la debolezza del governo locale di Londra è diventata una fonte di eccessivo controllo dell’autorità locale su aspetti importanti del processo del Fse. La peculiare politica della città di Londra e la sua relazione con le politiche nazionali costituiscono un altro elemento essenziale dell’orientamento di questo Fse.

In mancanza di una Costituzione scritta, in Gran Bretagna i diritti del governo locale non sono mai stati certi. Con Margaret Thatcher il governo locale fu decimato, al punto di abolire del tutto, nel 1986, l’organo di governo di Londra, il Greater London Council (GLC). Tony Blair ristabilì la Greater London Authority (GLA) con poteri limitati su programmazione, trasporti e rifiuti e introdusse anche l’idea di un sindaco, un elemento quasi inedito nelle città britanniche. L’idea di Blair era una versione di sindaco in stile americano, un capo dell’esecutivo con un forte potere centralizzato, un alto profilo, ma scarsa affidabilità democratica e anche pochissimi soldi a disposizione: ogni spesa consistente viene negoziata con il governo centrale o deve corrispondere a specifici obiettivi del governo locale. La persona che aveva in mente Blair era Richard Branson, capo della Vrgin (società discografica e linee aeree); l’ultima persona che avrebbe desiderato era Ken Livingstone, che aveva guidato il GLC contro la Thatcher. Ai tempi della sua leadership nel GLC, Livingstone era un animale politico raro: con una capacità di essere molto radicale ­ ad esempio nella sua politica egualitaria dei trasporti, il sostegno alle minoranze etniche e agli omosessuali e la necessità di dialogare con l’Ira ­ e al tempo stesso estremamente popolare. Livingstone era fermamente determinato a conquistare la carica di sindaco, per identificarsi simbolicamente con il lavoro incompiuto del GLC e stabilire a lungo termine una piattaforma e alcuni risultati concreti da cui lanciare una possibile sfida allo stesso Blair. Blair lavorò giorno e notte per fermarlo, riuscendo perfino a negargli la nomination da parte del labour. Livingstone si presentò come indipendente e ottenne una vittoria schiacciante. Da allora, è stato riammesso nel partito laburista e a giugno di quest’anno ha conquistato, con una maggioranza molto ridotta, il suo secondo mandato come sindaco candidato del Labour.

Livingstone ha un forte carisma come politico anti-politico, e ha ottenuto ottimi risultati nel GLC avviando una stretta collaborazione con i movimenti sociali. Con il suo tipico atteggiamento di discrezione, la sua personalità e la sua politica saranno un fattore importante, quanto meno nel senso della presentazione del Fse alla città. Lui stesso è stato a lungo filo-europeo, cosa curiosa per un politico della sinistra britannica. Quanto alla politica inglese, il Fse di Londra permetterà a Livingstone di assumere un alto profilo, di rappresentare un europeismo alternativo, un promettente contrasto alla titubante posizione europeista di Tony Blair. L’evento del Fse si inserisce perciò nel progetto a lungo termine di Livingstone, che propone una direzione alternativa nel Labour rispetto a Tony Blair.

Accettando il sostegno della comunità locale, il Social Forum si assume un rischio di rimanere vincolato alle ambizioni dei politici locali. Senza dubbio quando hanno ospitato il Forum Sociale Mondiale, Olivio Dutra, governatore di Rio Grande Du Sol e Tarso Genro, sindaco di Porto Alegre, avevano i propri programmi politici. Il problema con il GLA non è tanto Livingstone, quanto piuttosto i metodi con cui il suo staff politico porta avanti le sue decisioni. Il GLA è guidato da un piccolo gruppo di persone provenienti da una delle fazioni tendenzialmente più conservatrici della Quarta Internazionale. Lavorano secondo una filosofia e un’interpretazione della democrazia apertamente manageriali, che è per molti versi piuttosto in contrasto con la democrazia partecipativa di Porto Alegre. Questo piccolo gruppo ­ non più di una dozzina di persone ­ di manager politici godono di un potere spropositato, perché, sebbene Livingstone sia formalmente membro del Labour, non è sottoposto a nessuna forte pressione da parte di un partito democraticamente organizzato, come accadeva per i sindaci di Firenze, Parigi e Porto Alegre. La democrazia è semplicemente il rapporto elettorale che si istituisce ogni tre anni tra lui e gli elettori di Londra.

Mentre per il Partito dei lavoratori del Brasile meridionale il sistema per sostenere il mandato democratico dei sindaci è nel rafforzamento del potere del popolo sull’apparato statale mediante un sistema partecipativo, per i manager politici del GLA il modo di realizzare la volontà del sindaco democraticamente eletto è quello di attuare una rigida gestione professionale e un ridimensionamento degli spazi di mediazione fra l’ufficio del sindaco e la erogazione dei servizi.

Si tratta di un metodo che può essere molto adatto alla gestione della metropolitana londinese, dove il problema è fronteggiare le pressioni del settore privato e mobilitare un personale con scarsa esperienza di lavoro attraverso un capo eletto democraticamente per raggiungere obiettivi concordati politicamente (è stato usato efficacemente da un’istituzione del governo Thatcher, una organizzazione-autonoma-quasi non-governativa, la QUANGO). Ma, al di là della gestione dei bagni pubblici, il ruolo dell’autorità locale rispetto al Forum sociale europeo non può essere concepito in termini manageriali. Esso consiste nel provvedere allo spazio fisico e alle risorse. E questo il GLA l’ha garantito in misura eccezionale assicurando i fondi per l’Alexander Palace nella zona nord di Londra come sede principale del Fse. Ma nel processo di organizzazione è intervenuto direttamente il gruppo dirigente del Fse.

L’organizzazione del Fse vuole essere un processo di negoziazione democratica e di cooperazione tra tutti coloro che desiderano partecipare e che concordano con la sua carta dei principi. L’idea è che diverse organizzazioni, con diverse tradizioni e capacità, condividano le proprie competenze, risorse e idee e nel processo stesso apprendano come lavorare l’uno con l’altro, “contaminandosi” a vicenda con nuove culture e prospettive. Non è un processo facile, né, viste le scadenze del Fse di Londra, c’è molto tempo a disposizione. Ma la filosofia, propria del GLA, di una gestione centralizzata, praticamente giacobina, ha inibito alcune risorse intellettuali e organizzative necessarie, che erano state elaborate per tentativi nei primi due anni di organizzazione del Fse. Per fortuna, per alcuni aspetti del processo si sono apprestati sufficienti iniziative e infrastrutture indispensabili, come Babels, il sistema di traduzione basato sul lavoro volontario, che è già forte di per sé. Ma l’organizzazione del sito web, ad esempio ­ uno strumento essenziale per i nuovi sistemi organizzativi orizzontali ­ è una cosa che il GLA non era pronto a delegare in misura consistente. Il risultato è un sito estremamente costoso dove mancano molti degli strumenti per l’interattività e la raccolta di informazioni, che sono vitali per lo sviluppo del Forum e che potevano essere forniti a livello professionale e a bassi costi dai tecnici attivisti dei movimenti. Il controllo eccessivamente burocratico del sito web è rappresentativo di un più ampio problema di fiducia nella capacità dei nuovi movimenti auto-organizzati.

Sottolineare l’approccio centralizzato e rigidamente professionale nella gestione del processo è una scelta comprensibile per quanto riguarda fonti e, fino alle prossime lezioni del sindaco a giugno, per evitare pubblicità negativa. Ma il risultato finale è un processo che ha privilegiato accordi a porte chiuse rispetto al dibattito democratico aperto.

Il ruolo dominante del GLA ha comportato tendenzialmente un processo dominato da organizzazioni che sono abituate a fare questi accordi e che si concentrano a Londra. Perciò i sindacati sono coinvolti più al livello della leadership, che attraverso organizzazioni che hanno legami più forti con i movimenti sociali e comunitari. O, nella sfera pubblica, al SWP (Socialist Workers Party), che pure è un elemento importante della sinistra britannica, viene dato un peso sproporzionatamente più grande rispetto a forze più diffuse e nondimeno significative della sinistra indipendente e libertaria. Questa rigidità, questo approccio piuttosto burocratico alla costruzione della coalizione non crea condizioni molto favorevoli per l’innovazione e la sperimentazione.

Per fortuna, in Gran Bretagna il desiderio degli spazi aperti e delle opportunità di convergenze transnazionali che offre il Fse è abbastanza forte per trascendere ogni particolare metodo manageriale o settarismo politico. Ad esempio, a livello locale, in città come Newcastle, Sheffield e Liverpool, o nei piccoli centri come Swindon, Bolton o Edgehill, gli attivisti dei nuovi movimenti di “alterglobalizzazione” e la sinistra dei sindacati hanno cominciato a lavorare insieme, mentre gli attivisti dei movimenti pacifisti e le femministe socialiste sono spesso un punto d’incontro importante, veri e propri ponti fra generazioni. Anche se per molti aspetti questo processo di coinvolgimento profondo al di là di Londra è cominciato troppo tardi per avere un effetto ottimale, in vista della mobilitazione per Londra, in queste città gli incontri stanno già prendendo slancio, e si superano i vincoli rivelatisi tanto negativi a Londra.

Un’altra forza che si sta aprendo a questo processo sono le organizzazioni non governative radicali come World Development Movement, War on Want e Friends of the Earth (Movimento per lo sviluppo mondiale, Guerra alla povertà, Amici della Terra), che già dispongono delle strutture formali con cui il GLA può trattare. E poi il GLA ha bisogno del loro sostegno per legittimare la sua gestione del processo. Ma queste ONG ­ alcune incluse in influenti reti internazionali ­ sono di fatto composte da persone impegnate nei metodi “orizzontali” dei movimenti, verso cui il GLA e alcuni sindacati hanno mostrato sfiducia. Questi, soprattutto persone giovani, hanno usato il proprio potere contrattuale per svolgere un ruolo vitale nel mantenere aperto il processo. Un altro fattore positivo è stato il modo creativo con cui gli “orizzontali” hanno reagito agli aspetti negativi del processo. Invece di allontanarsi, hanno impiegato più energia per organizzare “spazi autonomi”, soprattutto nella zona di Bloomsbury a Londra ­ la seconda sede del Forum ­ che costituiranno di fatto un momento apprezzato tra le diverse attività della fine settimana.

Anche il lavoro dell’Assemblea preparatoria europea nella preparazione delle esperienze di Firenze e Parigi è stato esemplare per dare una direzione e talvolta una garbata spinta a quelli di Londra, poco inclini a lavorare con metodi nuovi.

La sinistra inglese è in uno stato di estrema fluidità. Sta cercando, sperimentando sistemi (e facendo molti errori) per costruire un’alternativa a Blair. Uno spazio europeo fornirà uno stimolo unico al nuovo pensiero, ai nuovi modi di organizzarsi e di vedere la politica. Persone di tutte le “appartenenze” sentono che in gioco c’è qualcosa di grosso, più grande degli interessi della loro organizzazione o degli interessi nazionali. Forse sono eccessivamente ottimista, ma credo che questa volta noi della sinistra britannica, nei mesi che seguiranno, potremo vedere nel Fse di Londra un punto di svolta rispetto alle chiusure della politica inglese, in particolare della sinistra inglese. Potenzialmente il Fse di Londra sarà un evento storico: uno dei movimenti sindacali più forti nella storia sta lottando, confusamente, per ricostruirsi, e alcuni elementi importanti al suo interno sanno di non potervi riuscire da soli. Dall’altro lato, nel suo insieme, il Fse rappresenta nella vita del movimento una fase di consolidamento, che si spinge al di là dell’euforia di Firenze e di Parigi. Affrontando le sfide da cui è confrontato a Londra, il Fse diventerà più consapevole dei principi che lo rendono così nuovo e di come renderli efficaci in concreto. L’organizzazione del Forum in Grecia presenterà tutta una serie di altri problemi, per sperimentare e sviluppare ancora una volta quei principi! (Traduzione di Francesca BUFFO)

da LA RIVISTA DEL MANIFESTO di ottobre 2004



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Valerio Verbano (Roma, 25 febbraio 1961 – Roma, 22 febbraio 1980) (video)
martedì 21 Febbraio
di : Collettivo Bellaciao
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MERCOLEDI’ 22 FEBBRAIO ore 16,00 in via MONTE BIANCO 114 UN FIORE PER VALERIO, presidio alla lapide sotto casa di VALERIO. ore 17,00 partenza del corteo... MAI COME QUEST’ANNO TUTTI E TUTTE...
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