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Da Gino Strada commenti

mercredi 26 février 2003 - Contacter l'auteur

di GINO STRADA Chirurgo di guerra, fondatore di Emergency

La mattina presto abbiamo l’abitudine, qui nell’ospedale di Emergency a
Kabul, di dare una occhiata ai titoli dei quotidiani su Internet. Dalla
prima riga dell’editoriale del Corriere del 2 febbraio vengo a sapere
di
essere un Signor Né-Né, neologismo coniato dal Signor Francesco Merlo
nel
commentare la dichiarazione di Armando Cossutta di non essere « né con
Saddam né con la guerra ». Così, additato come Signor Né-Né, ho cercato
di
capire meglio chi sono e come la penso leggendo il resto dell’articolo.
Dopo poche righe ho scoperto - e mi ha sorpreso - di essere una « scoria
del
pacifismo », una « serpe », anzi un « lupo », di più, una astuta « volpe ».
Mancavano il dobermann, il grizzly e lo squalo bianco, ma mi sono
preoccupato lo stesso, specie dopo aver saputo, qualche riga più sotto,
di
essere uno che « solletica il "me ne frego" irresponsabile, il
qualunquismo ». Perbacco, mi sono detto, o qualcosa di simile. Se ha
ragione
il Signor Merlo sono davvero in una brutta situazione. Così ho deciso
di
verificare se la penso davvero come il Signor Né-Né. « Né con lo Stato

con le Br » : no, qui il signor Merlo si sbaglia. Da sempre odio il
terrorismo, sono stato contro le Br e per lo Stato. Lo sarei ancora
oggi,
in un momento in cui mi sembra che lo Stato italiano e le sue
istituzioni
siano orientati in direzioni che non apprezzo. Rincuorato dal non
essere
almeno quel tipo di Signor Né-Né, ho continuato la lettura. « Né con la
Resistenza né col fascismo » : anche qui - ma come è possibile ? - il
Signor
Merlo si sbaglia. Io sono sempre stato anti ! fascista e ho un grande
rispetto, e anche una grande passione, per lo spirito della Resistenza
che
ha portato, tra l’altro, ad elaborare la Costituzione del mio Paese. E
sono
talmente attaccato a quei valori e alla Costituzione, che mi ha
indignato
il vedere che vari governi italiani - di centrosinistra e di
centrodestra -
hanno in passato deciso di portare il mio Paese in guerra votando
contro la
nostra Costituzione, che sento anche mia. « Né con Hitler né con gli
ebrei » :
come va giù pesante, Signor Merlo. Io sono nato dopo la Seconda guerra
mondiale, non ho ricordi diretti ma ho ascoltato storie, letto libri,
visitato luoghi. Mi è capitato di piangere sui luoghi dell’Olocausto -
tra
le tragedie più grandi nella storia dell’uomo - come mi è successo anni
dopo visitando Ground Zero, e in altri luoghi a Lei sconosciuti. Non
sono
mai stato dalla parte di Hitler - in questo concordo - ma sto, per
motivi
che le sarebbero incomprensibili, dalla parte delle vittime. Dalla
parte
degli ebrei e di tutti gli altri massacrati con loro dalla follia
nazista.
Per le stesse ragioni sto dalla parte delle vittime del terrorismo. E
della
guerra, Signor Merlo, che è la più diffusa forma moderna di terrorismo.
E’
scandalizzato, Signor Merlo, da questa affermazione ? Provi lei a
trovare
parola più adatta che « terrorismo » per descrivere una « attività umana »
- 
quale è la guerra - che uccide e mutila e ferisce e annichilisce esseri
umani, il novanta per cento dei quali civili innocenti. Guerra a
Saddam,
l’anno scorso c’erano i Talebani e Osama, qualche altro « mostro » è già
in
fabbricazione. Avanti, alle armi, bombardiamo tutti, per i prossimi
cinquant’anni. Ogni volta, alla fine di una delle guerre contro i
« mostri »... il mostro è ancora lì. Mentre almeno il novanta per cento
delle
vittime delle guerre sono civili. Povera gente, che si vede innaffiata
di
bombe perché il suo Presidente, di solito, è un dittatore in d !
isgrazia
che ha litigato con gli alleati di prima. « Effetti collaterali » vengono
chiamate, non so se anche lei abbia usato quel termine. Spero di no.
Perché
sono certo, Signor Merlo, che lei si indignerebbe, e soffrirebbe anche
molto, nel sentire liquidare la morte di suoi familiari sotto un
bombardamento come « effetto collaterale ». Novanta per cento di vittime
civili : è un dato statistico, Signor Merlo, come lei ben sa. Di tutte
le
guerre nell’ultimo mezzo secolo. Ero quasi sicuro, a questo punto, di
non
avere alcuna delle caratteristiche del Signor Né-Né, e invece mi è
arrivata
la mazzata : « Né un soldo né un uomo ». Ebbene, lo ammetto pubblicamente,
su
questo punto sono un Signor Né-Né. Credo infatti che l’Italia non
dovrebbe
fornire né un soldo né un uomo a nessuna guerra. Anzi credo che il
Parlamento italiano dovrebbe condannare la guerra - non dovrebbe essere
difficile, la Costituzione la « ripudia » - e starne rigorosamente fuori.
Mi
piacerebbe, glielo confesso Signor Merlo, che qualche membro del
Parlamento
presentasse una mozione proprio come l’ha suggerita lei : « né un soldo
né un
uomo » per la guerra. Ci aggiungerei solo « e neppure una base aerea né
un
permesso di sorvolo ». Vorrei l’Italia fuori dalla guerra, vorrei vedere
etica e umanità, e senso di giustizia, nella classe politica italiana.
Vorrei l’Italia fuori dalla barbarie. Forse vale la pena di parlare
della
barbarie, Signor Merlo. Nel 1996 Madeleine Albright, allora
Ambasciatore
Usa all’Onu prima di diventare Segretario di Stato, fu intervistata
dalla
televisione americana Cbs sull’embargo all’Iraq. « Abbiamo sentito che
mezzo
milione di bambini sono morti in conseguenza all’embargo. Ne valeva la
pena, era necessario ? » chiede l’intervistatore. Risponde la Albright :
« Penso che questa sia una scelta molto dura, ma la posta in gioco... we
think the price is worth it ». Pensiamo che per quella posta ne sia
valsa
la pena. La barbarie ! , appunto. Vede, Signor Merlo, io credo che un
cervello umano normale, di fronte alla domanda « valeva la pena di
ammazzare
mezzo milione di bambini ? » non possa rispondere « Sì ». Se invece
qualcuno lo
fa, come ha fatto la Signora Albright, se risponde « Sì, ne è valsa la
pena », io le assicuro, Signor Merlo, di non aver più bisogno di
inventarmi
mostri esotici con i quali guerreggiare : il mostro è già lì davanti ai
miei
occhi. E’ stato talmente disumano quel progetto di distruzione
dell’infanzia irachena che due responsabili dell’Onu si sono dimessi
« per
non essere complici di un genocidio ». Cinquecentomila bambini sono
stati
uccisi in Iraq tra il 1991 e il 1998 a causa dell’embargo, come
confermano
rapporti dell’Onu, documenti accessibili a tutti. A proposito, di
questo ha
mai scritto nei suoi editoriali, Signor Merlo ? O crede anche lei che ne
sia
valsa la pena ? In ogni caso, avendo confessato di essere un Né-Né,
almeno
su una questione, mi è venuta anche qualche curiosità. Perché vede,
Signor
Merlo, i suoi Né-Né sembrano un pugno di fanatici furbastri, che hanno
optato per « il modo peggiore, il più ipocrita di stare con Saddam ».
Anzitutto mi piacerebbe sapere quanti italiani sono dei Né-Né. Quanti
di
noi sono contrari alla guerra all’Iraq, a quanti di noi fa schifo la
prospettiva di un nuovo massacro per il petrolio, senza perciò essere
sostenitori di Saddam Hussein ? Perché non ce lo dice, Signor Merlo ? Lei
ha
accesso alle fonti, lei è l’informazione. A me, che sono semplicemente
un
chirurgo, risulta che ben oltre i due terzi degli italiani sono
contrari
alla guerra. A lei ? Questo almeno potrebbe farcelo sapere, ci sarebbe
utile, sapere quanti siamo. Invece no. Lei preferisce il dileggio,
l’insulto ; e la retorica : « E’ vero infatti che noi occidentali sappiamo
che
il pacifismo assoluto è un’utopia infantile, perché la storia delle
relazioni internazionali è fatta di guerre, e le paci vanno dif ! ese
con le
armi perché rappresentano la guerra in riposo ». Ma lei, Signor Merlo, è
sicuro di poter spendere concetti di questo calibro a nome di « noi
occidentali » ? « Liberiamoci, dunque, del signor Né-Né. Per una volta,
smascheriamolo "prima" ». Ecco : smascheriamolo, andiamo a vedere il
pericoloso filoterrorista nemico della sicurezza mondiale che si cela
sotto
le sembianze di Rosy Bindi. Il che, nel codice di un certo giornalismo,
significa di solito via libera all’insulto, alla menzogna, alla
calunnia
preventiva : smascheriamolo « prima ». Mi spiace, Signor Merlo, è troppo
tardi. Già dal 15 febbraio, lei si accorgerà - ma in fondo lei lo sa
già, è
che non le va di scriverlo, o a qualcuno non va che lei lo scriva - di
quanti Né-Né ci sono in Italia e in Europa. Sa, Signor Merlo, ho
l’impressione che il partito della guerra del petrolio - quello di Bush
junior della Harken e di Bush papà del Carlyle Group (dove stanno anche
un
po’ di parenti stretti di Osama), quello di Dick Cheney della
Halliburton,
di Condoleezza della Chevron, di Rumsfeld della Occidental, il vertice
della « grande democrazia americana » tanto per capirci - non passi un
gran
momento. Forse nemmeno gli amici « dell’amico George » sono messi molto
meglio. Vorrebbero portare l’Italia in guerra, un’altra volta, e la
gente
non ne vuol sapere. Imbavagliano l’informazione in modo da renderla
indistinguibile dalla propaganda - ne sa qualcosa, Signor Merlo ? -
oppure
la gente non li ascolta. Rendono i telegiornali molto simili al
Carosello
di buona memoria, eppure le persone continuano a pensare, a riflettere,
a
porsi domande. Arrivano al punto di predire la distruzione di Firenze
in
diretta tv, e un milione di persone sfila pacificamente e solidarizza
coi
cittadini, tutti insieme contro la guerra. Che cosa sta succedendo,
Signor
Merlo, i Né-Né sono sfuggiti di mano, hanno opinioni diverse da quelle
degli « opinionisti » ? A un attento ed ! itorialista come Lei suggerirei
di
stare a vedere cosa succederà in Italia, Signor Merlo, se il Governo
proporrà di entrare in guerra violando la Costituzione e se il
Parlamento
lo deciderà, votando contro l’opinione dell’ottanta per cento dei
cittadini
italiani. Ho come la sensazione che non filerà via liscia, che i
cittadini
si siano stancati di fare da telespettatori, che i padroni delle
testate
debbano rassegnarsi a non essere anche padroni delle teste...

Gino Strada

Mots clés : Guerres-Conflits /
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