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A CRISI DEL BERLUSCONISMO IMPONE UN AGGIORNAMENTO DI LINEA

Publie le mercoledì 25 maggio 2011 par Open-Publishing

Intervento al Cpn del Prc del 21-22 maggio 2011

Occorre leggere in termini politici e non solo elettorali il voto. In termini generali il risultato ci parla: a) di una vittoria del centro-sinistra, con una sinistra che si attesta dopo anni a oltre il 10 per cento; b) di un terzo polo che fatica a decollare – tiene solo l’Udc di Casini – e comunque non supera lo sbarramento del 5 per cento; c) di un centro-destra in forte calo di voti, sia nella variante leghista sia in quella del Pdl. Una dura sconfitta che ha evidenziato dunque la crisi profonda del blocco di centro-destra e del berlusconismo , che potrebbe essere addirittura accentuata e accelerata dall’esito positivo dei ballottaggi e da un non impossibile successo referendario.

Sarebbe riduttivo individuare solo nelle molteplici vicende giudiziarie di Berlusconi e nelle crisi economica e sociale che attanaglia l’Europa le ragioni politiche della sconfitta e della drastica caduta di consensi al centro-destra. In questi ultimi due anni, per merito soprattutto della Cgil che ha condotto, tra limiti, errori e contraddizioni, una lotta di resistenza contro lo smantellamento di ciò che resta dello Stato sociale, si sono sviluppate lotte sociali, momenti alti di mobilitazione popolare e di massa degli operai e del mondo del lavoro, degli studenti e dei precari e un ampio e unitario movimento per i diritti, la legalità democratica e la difesa della Costituzione, che hanno determinato una forte volontà di cambiamento, espressa chiaramente nel voto.

Sia pur nell’ambito di quadro di riferimento che resta ancora purtroppo bipolare si è determinato uno spostamento a sinistra del Paese di cui dobbiamo assolutamente tenere conto. Per la prima volta nella sua storia il centro-sinistra non ha rincorso il centro nella ricerca dei consensi, ma ha attivato forze ed energie a sinistra. Se tre candidature, come quella di Pisapia, di De Magistris e di Zedda hanno raccolto così tanti consensi a Milano, a Napoli e a Cagliari ciò è dovuto principalmente a questa ragione, al mutamento dei rapporti di forza per la prima volta a favore della sinistra nell’ambito del centro-sinistra. Proprio per questo mi pare di poter dire che è possibile costruire un centro-sinistra nuovo che non sia la semplice riedizione dell’Ulivo o dell’Unione. Questo dato di fondo non deve sfuggirci. La domanda di cambiamento si è accompagnata alla richiesta di unità e chi non è stato dentro a questa duplice richiesta è stato fortemente penalizzato: la Fds a Torino, il Pd e Sel a Napoli.

Siamo pertanto a una crisi profonda del centro-destra a prescindere dall’esito dei ballottaggi. Una crisi che sta dischiudendo un ciclo politico nuovo reso ancor più interessante dall’incapacità finora dimostrata dal blocco sociale dominante e dai poteri forti di garantire una transizione moderata al berlusconismo. Alla crisi del centro-destra infatti ancora non si intravvede una riorganizzazione politica dei moderati in grado di dare continuità al modello di organizzazione capitalistica neoliberista. La partita è aperta. Siamo entrando, per dirla con Gramsci, in una fase di movimento la cui posta in gioco non è l’alternanza tra due schieramenti così come li abbiamo conosciuti in questi vent’anni. Del resto, il bipolarismo italiano è stato fortemente segnato e ingessato fin dalla sua nascita dal berlusconismo.

Sostenere che siamo di fronte a una crisi organica del berlusconismo mi pare giusto. Ma questa crisi del centro-destra trascina con sé anche il bipolarismo, almeno nella forma in cui si è affermato, cioè attraverso appunto il berlusconismo. Ecco perché occorre un nuovo protagonismo della sinistra capace di stare in campo non sulla difensiva, ma conducendo un’offensiva politica. Ecco perché il progetto di Vendola resta, con tutti i limiti che conosciamo, in campo, anche se non ha ottenuto i consensi sperati. Ciò che è successo a Milano, Napoli e Cagliari non è solo una bella suggestione del popolo di sinistra, che si illude che si possa vincere trovando con il Pd su scala nazionale un accordo su programmi più avanzati e su candidature credibili e di sinistra. È davvero così, oppure non ha senso parlare di crisi organica del berlusconismo.

Il mio dissenso dalla relazione e dal documento è qui in questo passaggio. Se siamo d’accordo nel sostenere che con il voto si è aperta una nuova fase – e tutti diciamo di sì – allora l’interrogativo che pongo è: la nostra proposta di “fronte democratico” è oggi adeguata a interpretare bene questa nuova fase? A ben vedere è un tema, anzi è il tema del prossimo congresso. Ma alcune prime risposte dobbiamo però già saperle dare in questo Cpn. Ed io penso di no, la linea del “fronte democratico” è una proposta difensiva che ho con forza sostenuto fino a ieri quando il berlusconismo pareva invincibile. Insomma, credo che sia oggi una proposta arretrata. Noi dobbiamo produrre una duplice offensiva: a sinistra su Sel e Idv per dare vita a un polo di sinistra e contestualmente, con altrettanta determinazione verso il Pd per avviare un confronto programmatico il cui esito politico non può essere aprioristicamente stabilito.

Ferrero ci ha ricordato che i tratti fondativi della sinistra italiana sono nella guerra di Liberazione. Giusto, ha ragione e come ha sottolineato sono fondativi molto più del ’68. Ma i comunisti allora, e non solo i comunisti, non avevano come unico obiettivo la sconfitta del fascismo e la fine dell’occupazione tedesca. Sapevano che indietro non si tornava. Non si trattava di ripristinare il vecchio Stato liberale ma di designare uno Stato nuovo, democratico. L’azione di rinnovamento, di transizione, fu articolata in tre momenti: l’epopea della Resistenza, la battaglia non scontata sulla scelta repubblicana, l’Assemblea costituente e il varo della Costituzione e il Pci elaborò una strategia che aveva per fondamenti il partito nuovo, di massa e la democrazia progressiva. Insomma Togliatti, sia pur con la sua doppiezza, che aveva però ben altro spessore politico e culturale rispetto alla furbizia nostrana di piccolo cabotaggio senza respiro strategico, si pose con forza e coraggio il problema di governare la transizione, cioè la crisi. Non si limitò a garantire al Pci un balconcino di diritto di tribuna in Parlamento per pochi parlamentari! No questa è una visione minoritaria!

Veramente si crede che sia sufficiente realizzare un accordo democratico con il Pd per “salvare la pelle” infischiandosene del futuro del Paese? La prossima legislatura sarà costituente. E anche in caso di vittoria del centro-sinistra non si tornerà alla prima repubblica, ma vi sarà un lavoro legislativo di lunga lena per riscrivere le regole della Repubblica. Dentro a questo processo democratico, per fare in modo che sia il più avanzato possibile e che contenga almeno qualcuna delle condizioni per l’alternativa credo che dovremmo starci. Sarebbe per noi esiziale!

Tra l’altro attardandoci su una posizione arretrata rischiamo di non chiudere con il Pd neppure un accordo elettorale di sopravvivenza. Ma sia nel primo caso, che prevede un nostro diritto di tribuna in Parlamento, sia nel secondo caso, cioè essere costretti ad andare da soli restando fuori dalle istituzioni, pagheremmo un prezzo politico alto, sia per aver indebolito un processo reale di cambiamento che viene dal basso, dal popolo della sinistra, sia per aver posto ulteriormente a margini una esperienza politica, quella della rifondazione comunista, che aveva ben altre ambizioni quando è nata vent’anni fa a Rimini.

Vorrei discutere di tutto ciò al congresso e senza essere ossessionato dagli assetti. Congresso unitario non significa certo blindatura tra Segretario e linea: cioè questa è la linea, prendere o lasciare, se non è così trovatevi un altro Segretario! Così si finisce dritti dritti a discutere degli assetti mentre chiedo che al centro del confronto vi sia la politica. Congresso unitario significa proprio questo, discutere senza una conta esasperata sugli assetti. Ma se non si discute che razza di congresso è? Invece credo che abbiamo bisogno di un congresso in grado di raccogliere la sfida che in modo insperato ci è data dal voto provando a essere all’altezza dello scontro politico e sociale in atto nel Paese.

Emendamento al Documento politico della Commissione Cpn

 Propongo di modificare il punto sei che recita: “6) Di riproporre con forza, per dare uno sbocco politico alla crisi del governo Berlusconi, la costruzione di un fronte democratico tra le forze di sinistra e di centro sinistra che dia vita ad una legislatura di salvaguardia democratica, per la difesa ed il rilancio della Costituzione, il superamento del bipolarismo, il contrasto agli effetti sociali negativi della crisi. La nostra valutazione di fase, per quanto riguarda la non praticabilità di un accordo organico di governo, non rende meno necessario la qualificazione programmatica dell’alleanza da costruire facendo vivere percorsi e confronti unitari e a sinistra”, dalle parole il superamento del bipolarismo con il seguente testo:

 <<La proposta che avanziamo a Sel e Idv di un Polo di sinistra non prescinde dalla contestuale determinazione di un confronto programmatico con il PD perla costituzione di un’alleanza tra tutte le forze della sinistra e del centro-sinistra per un’alternativa democratica, di rinnovamento politico ed equità sociale, al berlusconismo e al centro-destra. L’esito politico di tale confronto programmatico tra Fds, Sel, Idv e Pd non può aprioristicamente essere stabilito. Solo ponendosi in una prospettiva unitaria democratica e richiedendo un tavolo di confronto programmatico può prendere corpo e assolvere a un ruolo propulsivo un Polo di sinistra per rappresentare un punto di vista critico più ampio, influente e di massa, al capitalismo e all’attuale suo modello di organizzazione neoliberista e nel contempo dare più forza e vigore allo stesso confronto programmatico con il Pd. Occorre pertanto rilanciare, forti del risultato elettorale positivo della FDS e dell’insieme della sinistra, attestato oggi a oltre il 10%, la Fds affinché svolga un ruolo da protagonista del condurre una offensiva unitaria raccogliendo quelle istanze di rinnovamento e di cambiamento della società manifestatesi con il voto dopo due anni di lotte e di mobilitazioni popolari per il lavoro, la tutela ambientale, i diritti e la legalità democratica.>>

Dichiarazione di voto sul documento

Non mi sfugge che questo documento è sensibilmente migliore rispetto a quello approvato dalla Direzione; ciò nonostante sullo specifico punto della proposta politica il mio giudizio non cambia: perdura un’arretratezza di linea che non coglie come dovrebbe il risultato e il significato del voto. Per questa ragione dichiaro ldi astenermi dal votarlo.

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