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Bob Geldof: Nobel per la pace o per l’autopromozione?

mercoledì 16 novembre 2005

di Claudia Polo

16/11/2005

Geldof riceve a Roma, il 24 novembre, un premio per la pace durante la manifestazione World Summit Of Nobel Laureates, grazie alla Fondazione Gorbachev.

Il musicista irlandese, infatti, viene premiato dalla giuria “per il suo incessante lavoro e la potente comunicazione che ha attuato a favore dei poveri dell’Africa negli ultimi 20 anni, e con particolare intensità ed eco mondiale negli ultimi 12 mesi”.

E’ l’ideatore della manifestazione Live8 dello scorso 2 luglio, tenutasi in dieci città del mondo: Londra, Philadelphia, Parigi, Berlino, Roma, Toronto, Mosca, Johannesburg e Tokyo. Questa non è per lui una novità: fu lo stesso musicista a promuovere il Live Aid del 1985, ossia uno dei più grandi concerti a scopo umanitario mai realizzati [1]. Il progetto costituì una grande cerimonia dei media: fu infatti trasmesso in differenti paesi del mondo.

In relazione al Live8, alcune sono le voci che hanno sollevato dei dubbi sulla validità e sulla eticità della manifestazione; in ambito pop-rock, tra le altre, quella di Damon Albarn (Blur, Gorillaz). Si è criticata in particolare l’assenza di musicisti africani alla manifestazione. Forse, per mettere a tacere tali contestazioni, sono stati chiamati Peter Gabriel e Youssou N’Dour a organizzare, in Cornovaglia, una manifestazione (Africa Calling) che coinvolgesse numerose stelle africane della World Music [2]: Angelique Kidjo (Benin), Maryam Mursal (Somalia), Daara J (Senegal), Thomas Mapfumo e Blacks Unlimited (Zimbabwe), il Trio Shikisha (Sud Africa), Salif Keita e Tinariwen (Mali).

In questo modo la World Music ha veicolato lo sguardo sulla povertà del continente africano.

Attraverso la World Music è stato spesso aperto un discorso politico, talvolta in favore di cause nobili come ad esempio la solidarietà. Si tratta tuttavia di immagini frequentemente preconfezionate, che presuppongono un processo, una regia.
Quando si ascolta della World Music, dunque, bisogna chiedersi sempre quale visibilità abbiano i musicisti dei paesi che si vorrebbe aiutare, dove vengano collocati dalla produzione e quale ruolo assumano all’interno dei progetti di importanti case discografiche o di festival internazionali.

Nel caso del Live Aid e del Live8 di Geldof, in effetti, la visibilità degli stessi è stato minima, quasi inconsistente. Tuttavia ci sono stati casi ben più gravi, che possono essere definiti di oscuramento vero e proprio, di vera truffa.

Esemplare in questo ultimo senso è l’ormai ampiamento studiato e citato caso del gruppo tedesco Enigma, che pubblica nel 1994 l’album Cross of Changes con il brano Return to innocence. Tale pezzo contiene alcuni minuti di voci campionate appartenenti a due aborigeni Ami di Taiwan, i coniugi Kuo. Si tratta di voci registrate durante un concerto. Nel 1996 il filmato promozionale delle Olimpiadi di Atlanta usa proprio Return to innocence come sigla musicale. E’ un successo straordinario. Solo allora i Kuo chiedono i diritti d’autore e la Emi si accorda con loro. La battaglia legale con il produttore degli Enigma, Cretu, viene invece vinta dalla coppia solo nel 1999.

Il trattamento mediale del suono, chiamata dagli antropologi disgiunzione e dagli etnomusicologi schizofonia, determina la separazione dei fatti sonori dalle persone, dalle società e dalle culture in cui si sono generati. Un’altra efficace definizione del fenomeno è proposta dal musicista Chris Cutler, plunderphonics, ossia, in italiano, “saccheggiofonia”.

Geldof e gli Enigma sono dunque due diversi modi di proporre la World Music. Il comportamento di tali musicisti occidentali testimonia, comunque, la profonda asimmetria tra nostra cultura e quella degli ‘altri’, ancora predominante nel “traffico di culture” contemporaneo.


[1] La tradizione dei concerti rock a scopo umanitario ebbe inizio nel 1971, con Concert for Bangladesh ideato dall’ex Beatle George Harrison. Gli altri concerti nel corso degli anni sono stati: Farm Aid, Net Aid, Mandela Day, Fao World Food Day Concert, Pavarotti & Friends. Va ricordato, inoltre, che, prima del Live Aid, ci fu una sorta di preparazione a questi eventi umanitari con le iniziative di due singoli che coinvolsero numerose stelle del rock: Do They Know It’s Christmas (Geldof-M.Ure; Band Aid) e We are the World (M. Jackson-L.Richie; USA for Africa).

[2] World Music è un’espressione - abbastanza equivoca - che reinvia a due filoni estremamente differenziati: le musiche tradizionali extraoccidentali ed eurofolkloriche, preesistenti alla mediatizzazione, e l’etnopop. Si tratta dunque di un discorso in senso politico, che - come sostiene Bourdieu - trasforma il simbolico in oggettivo.

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