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Chi è Arcibaldo Miller- Gli affari di Cirino Pomicino

venerdì 28 settembre 2007

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Sempre da la Voce della Campania

Chi è Arcibaldo Miller

Da pm alle procure di Santa Maria Capua Vetere e poi Napoli, alla poltronissima di super 007 del ministero di Grazie e Giustizia, voluto da Castelli e riconfermato da Mastella, ovvero trasversale al punto giusto. Nel suo pedigree, inchieste bollenti come quella sulla ricostruzione post terremoto finita nella classica bolla di sapone. Ma vediamo come ando’ veramente.

Chi e’ davvero il capo degli ispettori ministeriali Arcibaldo Miller, nominato dal leghista Roberto Castelli e riconfermato dal guardasigilli Clemente Mastella? Una carriera, la sua, che si sviluppa soprattutto all’ombra del Vesuvio, visto che per i bollenti anni ’90 e’ uno dei pm di punta della procura partenopea.
A lui l’ex procuratore capo Agostino Cordova affida la leadership - «in quanto giudice anziano», precisa l’ex mastino di Palmi - dello strategico pool anticorruzione, composto da altre tre toghe (Antonio D’Amato, Alfonso D’Avino e Nunzio Fragliasso) e incaricato delle inchieste piu’ scottanti, dal post terremoto alla massoneria a sanitopoli.
Quando nel ’98 scoppia la polemica tra i vertici della procura e gli avvocati partenopei (fiancheggiati da Magistratura democratica) in realta’ i bersagli sono due: Cordova e Miller, cui vengono dedicate una ventina di pagine al vetriolo del dossier redatto dalla Camera penale di Napoli. Nel mirino due procedimenti disciplinari a carico della toga di origini scozzesi. Fra i rilievi mossi ci sono «le frequentazioni con la famiglia camorristica degli imprenditori Sorrentino, famiglia che e’ risultata aver condizionato fortemente gli appalti e le assegnazioni di lavori pubblici in Campania»; frequentazioni - e’ precisato - insieme al dottor Armando Cono Lancuba, e «ammesse dallo stesso dottor Lancuba negli anni 1985-1987». «Entrambi i procedimenti subiti dal dottor Miller - viene aggiunto nel documento - si sono conclusi con l’archiviazione, ma residuano, nelle due vicende, fondate ragioni di censura sul comportamento del magistrato, per l’estrema disinvoltura manifestata nelle sue relazioni personali». Nel dossier, fra l’altro, viene ricordato che «il procedimento per il reato previsto dall’articolo 416 bis del codice penale, che ha visto nel ’94 l’arresto di alcuni magistrati napoletani per collusioni con la camorra, ha riguardato anche il dottor Miller e, tra gli altri, un esponente della famiglia Sorrentino». Un procedimento, ovviamente, archiviato. Non rilevante sotto il profilo penale, la motivazione di rito. Ma sotto quello morale e deontologico? Boh.

DOSSIER AL VETRIOLO

Scrivevano ancora i penalisti nell’infuocato dossier: «Non puo’ che lasciare stupefatti chi si sia venuti a una situazione in cui un magistrato della procura di Napoli, che ha fatto parte delle commissioni di collaudo per la ricostruzione post terremoto, si occupa della maxi indagine su tale ricostruzione. Ancor piu’ preoccupante e’ apprendere che alla ricostruzione in Campania hanno certamente partecipato le imprese della famiglia Sorrentino - come risulta pacifico dagli atti provenienti dalla stessa procura di Napoli - che all’epoca aveva stretti rapporti con uno dei magistrati che oggi conduce l’indagine». Fanno comunque presente, gli estensori del j’accuse, che «il dottor Miller ebbe comunque a chiedere al dottor Cordova di potersi astenere dal proseguire le indagini riguardanti alcuni procedimenti ed in particolare “la Sanita’», la «Ricostruzione post terremoto» e «il Centro direzionale». E’ proprio il maxi processo post sisma il clou della carriera professionale di Miller. Che con i tre colleghi raccoglie, in numerosi anni d’indagine, una montagna di carte, attraverso le quali si dimostra in maniera inequivocabile come la classe politica locale riesce a drenare uno smisurato fiume di miliardi a proprio uso e consumo, creando un perfetto sistema a base di “imprese di partito”, scatole spesso e volentieri vuote ma opportunamente riempite di appalti pubblici milionari. E’ l’applicazione, in salsa partenopea, dell’azzeccato teorema-Di Pietro sulle “acchiappa-appalti”, sigle e societa’ al servizio dei potenti di turno che hanno tutto il tempo - e i fondi - per tuffarsi sul proscenio nazionale, con un Paolo Cirino Pomicino prima alla Funzione pubblica e poi al Bilancio, un Francesco De Lorenzo alla Sanita’, il tandem Antonio Gava-Enzo Scotti agli Interni, Carmelo Conte alle Aree Urbane e “compagnia bella” continuando (secondo il colorito intercalare del patron di Icla, la regina degli appalti, Massimo Buonanno, davanti ai membri della commissione Scalfaro per indagare sugli sperperi post terremoto).

PROCESSO IN FLOP

Peccato che le mirate piste investigative sbaglino clamorosamente - strada facendo - gli obiettivi. Cadono come foglie al vento le accuse di concussione-corruzione, comunque tipiche di Tangentopoli. Ha facile gioco ‘o ministro Pomicino nel descrivere i piu’ che amichevoli rapporti coi costruttori-amici napoletani. Poteva mai minacciarli se poi - come rivela con dovizia di dettagli - andava quotidianamente a pranzo con loro o era il “padrino” per il battesimo di loro figlio? «E’ proprio dai racconti di Pomicino - osserva un magistrato - che balza in tutta evidenza un altro tipo di rapporto con i mattonari: erano tutti impegnati in un solo scopo, fare affari, raccogliere fiumi di soldi per le proprie tasche e le correnti di riferimento. Insomma, un’associazione». A delinquere, come recita il classico articolo 416. Con l’aggiunta di un piccolo particolare, il bis. Si’, perche’ al banchetto arcimiliardario del dopo terremoto (64 mila miliardi di vecchie, vecchissime lire anni ’80) ha preso parte un terzo convitato di pietra (ma soprattutto di pietrisco, cave, cemento, calcestruzzo e subappalti a raffica, un 25 per cento abbondante di tutto la torta), la camorra, che con l’occasione ha trovato il propellente necessario per spiccare il grande salto e diventare vera e propria holding. Eppure il maxi pool capitanato da Miller non se ne accorge. Neanche una pagina, una sola, fra gli sterminato falconi dell’inchiesta, fa riferimento a un nome, un’impresa di camorra. Miracoli di San Gennaro, che hanno soprattutto il pregio di ridurre drasticamente i termini per la prescrizione, da 15 - in caso di 416 bis - a 7 e mezzo per la rituale concussione-corruzione (che nemmeno c’e’). «Al dibattimento e’ arrivato un cadavere», fu il commento di un cancelliere quando parti’ il processo di primo grado, destinato a morire inesorabilmente di “prescrizione”. E a vedere tutti gli imputati felici, contenti e premiati: Paolo Cirino Pomicino e mister centomila Alfredo Vito con la poltrona di membri della commissione Antimafia… .

E pensare che Pomicino, nel ’90, fu beccato con le mani nel sacco: un’inchiesta della Voce - titolo “Una bugia grossa come una casa” - documento’ per filo e per segno il passaggio di proprieta’ di un lussuoso immobile nella zona chic di Napoli, a Posillipo, da una societa’ dei Sorrentino ad una dei Pomicino. «Mia moglie ha trovato l’annuncio sul Mattino», ribatte’ ‘o ministro, il quale pero’ conosceva - e da anni - i fratelli Sorrentino, con uno dei quali (poi ucciso in un regolamento dei conti) intratteneva “amichevoli” rapporti, addirittura su carta ministeriale. Dopo alcune burrasche giudiziarie, i Sorrentino hanno trasferito il loro quartier generale a Lucca e generato una galassia societaria: fra i primattori Augusto Dresda, manager di spicco dell’Icla. Arieccoci… Alle ultime amministrative partenopee, il nome di Miller e’ rimbalzato piu’ volte come possibile candidato alla poltrona di sindaco in quota Casa delle Liberta’, da contrapporre a Rosa Russo Iervolino. «Un uomo d’ordine per ripulire la citta’», era il leit motiv che correva fra le truppe del cavaliere. «Gia’ la citta’ e’ un bordello...», controbattevano altri, ricordando la storia della casa di appuntamenti di via Palizzi nella quale il nome di Miller venne tirato in ballo insieme a quello di altri magistrati: la storia non ha avuto alcun seguito penale, ma di quella casa si e’ a lungo parlato in occasione dell’omicidio Siani (la pista Rubolino - il cui nome dopo la morte e’ tornato alla ribalta per alcune piste vaticane indagate dalla procura di Potenza - poi finita nella classica bolla di sapone). La candidatura di Miller alla fine salto’: al suo posto, comunque, un altro uomo d’ordine, l’ex questore di Napoli Franco Malvano. La figlia di Miller, Cristina, ha sposato Pietro Scaramella, fratello di Mario Scaramella, la “spia” in salsa partenopea coinvolta nel caso Livtinenko e braccio destro di Paolo Guzzanti nella Mitrokhin. Sotto il profilo professionale, Cristina segue le orme paterne. A dicembre 2006 ha preso parte al concorso per commissario di polizia con una tesi dal titolo “L’infiltrazione della criminalita’ organizzata nel ciclo dei rifiuti: il caso Campania. Tecniche di investigazioni e strumenti di contrasto”. A quando una tesina su “007 o pataccari: la Scaramella story”?