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Cossiga. una macabra intervista

lunedì 27 ottobre 2008

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Il 23 ottobre il Giorno, con il Resto del Carlino e la Nazione, ha pubblicato una intervista del giornalista Andrea Cangini a Francesco Cossiga.
Le dichiarazioni dell’ex presidente sono allucinanti e criminali, in pratica incita lo Stato a fare il morto tra le manifestazioni studentesche, per chiudere le ondate di proteste.
Cossiga usa un linguaggio violento e politicamente scorretto. Mentre i gruppi della pseudo sinistra tacciono e quelli pseudo cattolici sono in tutt’altro affaccendati, la destra ri ripropone piu’ feroce che mai.

Presidente Cossiga, pensa che minacciando l`uso della forza pubblica contro gli studenti Berlusconi abbia esagerato?

«Dipende. Se ritiene d`essere il presidente del Consiglio di uno Stato forte, no, ha fatto benissimo. Ma poiche’ l`Italia e’ uno Stato debole, e all`opposizione non c`e’ il granitico Pci ma l`evanescente Pd, temo che alle parole non seguiranno i fatti e che quindi Berlusconi fara’ una figuraccia».

Quali fatti dovrebbero seguire?

«Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand`ero ministro dell`Interno. In primo luogo, lasciare perdere gli studenti dei licei, perche’ pensi a cosa succederebbe se un ragazzino rimanesse ucciso o gravemente ferito.... Gli universitari invece lasciarli fare. Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle universita’, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le citta’. Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovra’ sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri. Nel senso che le forze dell`ordine non dovrebbero avere pieta’ e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in liberta’, ma picchiarli e picchiare anche quei docenti che li fomentano. Soprattutto i docenti. Non dico quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine si’. Si rende conto della gravita’ di quello che sta succedendo? Ci sono insegnanti che indottrinano i bambini e li portano in piazza: un atteggiamento criminale!».

E lei si rende conto di quel che direbbero in Europa dopo una cura del genere?

«In Italia torna il fascismo, direbbero. Balle, questa e’ la ricetta democratica: spegnere la fiamma prima che divampi l`incendio. Non esagero, credo davvero che il terrorismo tornera’ a insanguinare le strade di questo Paese. E non vorrei che ci si dimenticasse che le Brigate Rosse non sono nate nelle fabbriche ma nelle universita’. E che gli slogan che usavano li avevano usati prima di loro il Movimento studentesco e la sinistra sindacale. E’ probabile che la storia si ripeta. Per questo dico: non dimentichiamo che le Br nacquero perche’ il fuoco non fu spento per tempo».

Il Pd di Veltroni e’ dalla parte dei manifestanti.

«Mah, guardi, francamente io Veltroni che va in piazza col rischio di prendersi le botte non ce lo vedo. Lo vedo meglio in un club esclusivo di Chicago ad applaudire Obama...».

Non andra’ in piazza con un bastone, certo, ma politicamente...

«Politicamente, sta facendo lo stesso errore che fece il Pci all`inizio della contestazione: fece da sponda al movimento illudendosi di controllarlo, ma quando, com`era logico, nel mirino finirono, anche loro cambiarono radicalmente registro. La cosiddetta linea della fermezza applicata da Andreotti, da Zaccagnini e da me, era stato Berlinguer a volerla... Ma oggi c`e’ il Pd, un ectoplasma guidato da un ectoplasma. Ed e’ anche per questo che Berlusconi farebbe bene ad essere piu’ prudente».

http://rassegna.governo.it/testo.asp?d=32976406

Ricordiamo: Kossiga entra nella Dc a 17 anni, a soli 20 si laurea in legge e diventa docente di diritto costituzionale. A soli 30 e’ capo dei giovani turchi di Sassari, deputato e poi Sottosegretario alla Difesa. Batte ogni record. E’ il piu’ giovane in tutto, il piu’ giovane Ministro degli Interni a 48 anni, il piu’ giovane Presidente del Senato a 55, il piu’ giovane Presidente della Repubblica a 57.

E’ con lui a capo della polizia che abbiamo i peggiori delitti di Stato. Comanda feroci repressioni. E’ Ministro degli Interni quando negli scontri universitari di Bologna la polizia uccide Lorusso di Lotta Continua (Cossiga aveva mandato i blindati contro i ragazzi) e poco dopo a Roma la giovanissima Giorgiana Masi, un pacifista.
E’ lui che riforma i servizi segreti e crea i reparti speciali della Polizia NOCS e dei Carabinieri GIS.

E’ sicuramente l’uomo che in Italia conosce i segreti piu’ scottanti dell’intera classe politica, che ricatta ricevendone interminabile appoggio. Oggi dichiara senza batter ciglio che ha usato tattiche provocatorie contro gli studenti e di aver infiltrato agenti provocatori nei movimenti per produrre vandalismi e attacchi alla polizia cosi’ da poter intervenire poi con la forza.

La sua direzione del caso Moro e’ talmente spietata da rifiutare ogni trattativa e condanna Moro a morte certa. E’ allora che crea 2 comitati di crisi, in cui arruola esponenti della P2, e persino lo stesso Gelli sotto falso nome. I suoi rapporti con la P2 e con la CIA sono sempre costanti e cinici. Della CIA applica le politiche di destabilizzazione dello Stato (stragi e complotti) per giustificare lesioni ai diritti civili. Ma anche fa in modo che le BR sappiano cosa fa lo Stato in modo da alimentarne il conflitto.

Dopo il ritrovamento del cadavere di Moro, da’ le dimissioni, ma un anno dopo il Parlamento lo rinomina Presidente del Consiglio. In realta’ centro e sinistra risultano sempre consenzienti coi suoi delitti salvandolo sempre, come avvenne con Andreotti.

Quando il PCI propone di metterlo in stato di accusa per favoreggiamento personale e rivelazione di segreto d’ufficio, il Parlamento lo assolve. Avverte anche il collega Donat Cattin che suo figlio e’ indagato come terrorista, suggerendogli l’espatrio, ma il Parlamento rifiuta le confessioni dei pentiti.
Dopo un periodo di allontanamento dalla vita pubblica viene eletto Presidente del Senato.

Nell’85 e’ l’ottavo Presidente della Repubblica Italiana, dopo Pertini. Centro, destra e sinistra lo eleggono alla prima votazione con 752 voti su 977, consenzienti anche PSI, PCI, PRI, PLI, PSDI e Sinistra radicale.
Dopo la caduta del muro di Berlino, attacca i cambiamenti di DC e PCI con violente esternazioni. Mentre la DC non ha mai rivelato i reati della sua classe dirigente, si vanta di reati commessi, come di aver nascosto come altri DC mitragliatrici e bombe a mano, nel caso il PCI avesse tentato la presa del potere, confessa di aver celato fatti gravi e di aver tentato un golpe (Piano Solo). Infama il magistrato Rosario Livatino, che definisce sprezzantemente “il giudice ragazzino” e lo vedra’ assassinato dalla mafia nel ‘90.

Nel 92, due mesi prima della scadenza del suo mandato, si dimette da Presidente della Repubblica. Nel frattempo partecipa ad un complotto contro lo Stato con membri dell’esercito (Gladio) di cui confessa responsabilita’ e scopi. Malgrado cio’, non subisce nessuna pena o sanzione morale.

Gladio e’ una organizzazione illegale militare a fini eversivi. Tuttavia il csx lo accoglie e 2 membri di Gladio sono nel governo Prodi.
Alla fine viene messo in stato di accusa ma le 29 imputazioni sono dichiarate infondate. Eppure ha minacciato di sospendere il governo se Gladio venisse perseguita, ha intimidito la magistratura con l’esercito, ha protetto la P2 e minacciato di rivelare dossier inquietanti dei servizi segreti sul conto di uomini politici.

Per un anno sta nell’Udr con Buttiglione e Mastella. Quando Rc mette in crisi il Governo Prodi, da’ i suoi voti al governo D’Alema.
Annuncia e ritira varie volte dimissioni fasulle, dimissioni che il Parlamento ogni volta respinge a maggioranza.
Oggi scrive come Franco Mauri per Libero e come Mauro Franchi per Il Riformista.

Nel 2006 vota per il 2°governo Prodi. Nel 2007 lo salva. Nel 2008 vota per B che ha gia’ votato nel 94.
Ora questo schifo ‘a delinquere’ ha ancora la faccia di parlare, ed evidentemente c’e’ chi lo ascolta.

I suoi rapporti con la P2 sono accertati e in essa Kossiga e’ certo un venerabile, a cui Berlusconi e i suoi devono ubbidienza a rispetto, uno che e’ collegato con la grande criminalita’ politica internazionale, un intoccabile.
Un giorno il suo nome sara’ collegato ai piu’ feroci personaggi ed eventi della storia italiana. Oggi i giovani non sanno e gli anziani non ricordano e la stampa tace.

Purtroppo questo paese si regge su tre cose: l’omerta’ di chi dovrebbe salvare la democrazia e potrebbe farlo, l’ignoranza di chi dovrebbe votare, l’ignavia di chi sa ma finge di non sapere.

Cossiga e’ un uomo che ha avuto nelle sue mani la vita e le sorti dei politici italiani di mezzo secolo e li ha comandati e ricattati come ha voluto per fini di eversione delle strutture democratiche.

A titolo di curiosita’ ricordo che il giovane Di Pietro chiese di essere ricevuto da lui e di potergli dedicare la sua tesi di laurea in diritto costituzionale.

Noi stiamo qui a parlare di dx e di sx. Ma gli abomini della nostra classe politica prescindono totalmente dalla divisioni ideologiche e si sostengono ferreamente su rapporti di potere e ricatti incrociati in cui non esistono contrapposizioni di dottrina ma solo intrecci di interessi e reciproche coperture di delitti.

Cossiga, come Andreotti, come Cuccia, e’ uno dei grandi vecchi detentori dei segreti piu’ scottanti e dei ricatti piu’ insidiosi di 60 anni di storia italiana. La loro non fu politica ma vizio.

Per ricordare:

Francesco Lorusso era uno studente di medicina militante di Lotta Continua, fu ucciso dalla polizia 31 anni fa a Bologna. Imputato dell’omicidio fu un carabiniere poi prosciolto.
Il poliziotto apri’ il fuoco non sparando per difesa nel mucchio ma rispondendo a un ordine impartitogli da un superiore. Sparo’ numerosi colpi in successione prendendo accuratamente e con calma la mira, in una situazione tranquilla, fu un omicidio premeditato.
Una settimana prima, il dirigente della Squadra Politica della questura di Bologna era stato rimosso per ordine di Cossiga.
Francesco fu ucciso meno di 24 ore prima della grande manifestazione nazionale del movimento studentesco. Cossiga voleva spingere all’esasperazione e alzare il livello dello scontro cosi’ da trasformare ogni mobilitazione in uno scontro armato, come poi puntualmente avvenne. L’omicidio fu deciso a tavolino e la vittima fu scelta in alto per disperdere la rivolta giovanile e ghettizzarne i rimasugli nella lotta armata, cio’ avrebbe giustificato leggi speciali, repressione, emergenza nazionale contro il terrorismo e nuovi equilibri politici.
Due mesi dopo la stessa strategia ammazzava la pacifista radicale Giorgiana Masi a Roma.
L’obiettivo non era solo stroncare la reazione studentesca ma spingere il PCI a mettersi contro gli studenti. Questi, ieri come oggi, attaccavano la sx di governo, affiancando i movimenti sindacali e operai. Lama era stata cacciato dall’Universita’ ma il PCI tentennava, un morto lo avrebbe portato dalla parte dell’ordine.
Ma le manifestazioni erano pacifiche e allora Cossiga volle il morto, cio’ avrebbe delegittimato i dimostranti e giustificato la repressione, come poi si ripetera’ a Genova, e avrebbe richiamato i benpensanti e la sinistra ufficiale dalla parte dello Stato poliziesco. Cosi’ si arrivo’ all’esecuzione. Poi, si pote’ parlare di compromesso storico. Il PCI dovette scegliere: o la repressione dell’apparato poliziesco o i giovani. E scelse. Per giustificarsi, il PCI decise di uccidere Lorusso una 2° volta e lo presento’ come terrorista.
Fu un patto per il potere.

Giorgiana Masi fu un’altra vittima designata, aveva solo 19 anni ed era una studentessa pacifista radicale. Nel maggio 1977, terzo anniversario del referendum sul divorzio, i Radicali indissero un sit-in in Piazza Navona. Cossiga schiero’ centinaia di poliziotti in assetto antisommossa, coadiuvati da agenti in borghese. Anche qui gli agenti in borghese si nascosero tra i manifestanti per provocare subbugli. Vennero sparati del colpi mirati. Giorgiana resto’ uccisa.
Cossiga disse: "Quel giorno puo’ esserci stato un atto di strategia della tensione, un omicidio deliberato per far precipitare una situazione e determinare una soluzione involutiva dell’ordine democratico”.
Un muro di omerta’ impedi’ il processo e copri’ i responsabili, come poi a Genova.
Cossiga era Ministro degli Interni, aveva diretto le operazioni di polizia, fu coinvolto in aspre polemiche per come aveva gestito l’ordine pubblico (foto mostrano agenti in borghese mimetizzati tra i manifestanti che sembrano sparare ad altezza uomo).
La morte di Giorgiana Masi resta il simbolo delle lotte giovanili contro presunte l’iniquita’ della politica e della polizia.
Cossiga dichiaro’ al Corriere che sapeva il nome dell’assassino ma quel nome non venne fatto mai.

Cossiga ha cercato in ogni modo di inquinare le prove delle varie stragi di Stato, creando piste di pura fantasia come fece sulla strage della stazione di Bologna, strage della destra nera all’interno di un piano di destabilizzazione dello Stato che mettesse a rischio il senso di sicurezza delle persone, permettendo l’applicazione di leggi limitative delle liberta’ costituzionali (lo stesso tentativo per intendersi che in America giustifico’, dopo l’equivoco attacco alle Torri, il Patriot Act, che limitava le liberta’ americane).

Il 15 marzo 1991, Cossiga era presidente della Repubblica e affermo’ di essersi sbagliato a definire "fascista" la strage alla stazione di Bologna e di essere stato mal indicato dai servizi segreti. Attorno a questa strage, come era gia’ avvenuto per la Strage di piazza Fontana nel 1969, si sviluppo’ tutto un cumulo di affermazioni, controaffermazioni, piste vere e false, tipiche di altri tragici avvenimenti della cosiddetta strategia della tensione.

Nel 2007 Cossiga, in una lettera indirizzata a Enzo Fragala’, capogruppo di AN nella grottesca e fasulla commissione Mitrokhin, ipotizza dietro l’attentato della stazione un coinvolgimento palestinese (a mano del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina e del gruppo Separat di Iliz Ramirez Sanchez, noto come "comandante Carlos").

Nel 2008 Cossiga rilascia un’intervista al Corriere della Sera, in cui ribadisce la sua convinzione secondo cui la strage non e’ da imputarsi al terrorismo nero, ma ad un "incidente" di gruppi della resistenza palestinese operanti in Italia.

Si dichiara oltresi’ convinto dell’innocenza di Francesca Mambro e Giuseppe Valerio Fioravanti.
L’impudenza e la falsita’ di quest’uomo non hanno fine.

Nello sporco affare del rapimento Moro, apparve un negoziatore americano, Steve Pieczenick. Dopo 30 anni ha parlato. Rivela che si era impegnato con il governo italiano di allora a non divulgare mai i segreti di cui era a conoscenza. Malgrado il suo ruolo terribile nella vicenda, doveva godere di alti appoggi perche’ non fu mai interrogato. Oggi parla ad un giornalista, il francese Emmanuel Amara, che ha scritto un libro («Abbiamo ucciso Aldo Moro»). Le sue rivelazioni sono sconvolgenti.

Pieczenick e’ uno psichiatra esperto di antiterrorismo. Aveva il compito di manipolare le Br per portarle ad ammazzare Moro. Era stato mandato dal presidente americano Carter per aiutare Cossiga.
Cossiga gli dette un quadro fosco della situazione. Temeva che lo Stato venisse completamente destabilizzato, cio’ che Cossiga e gli americani temevano come la morte e’ che Moro facesse il compromesso storico, cioe’ l’apertura del governo ai comunisti.

Pieczenick fu subito individuato dalla Br che avevano alleati all’interno della macchina dello Stato. Il Vaticano stesso gli spiego’ che nelle Br c’erano anche figli di alti politici italiani. Alla fine il tizio entro’ nelle Br e prese a manipolarle.

Quando capi’ che i terroristi pensavano di uccidere Moro, avverti’ Cossiga, ma Cossiga lascio’ che lo ammazzassero, rifiutando lo scambio che i brigatisti avevano chiesto tra Moro e una prigioniera malata e incinta che non era assolutamente pericolosa.

Disse Cossiga: «Fu un’iniziativa brutale, certo, una decisione cinica, un colpo a sangue freddo: un uomo doveva essere freddamente sacrificato per la sopravvivenza di uno Stato. Ma in questo genere di situazioni bisogna essere razionali e saper valutare in termini di profitti e perdite. La ragion di Stato ha prevalso sulla vita dell’ostaggio”
Stato? Quale Stato?

Non ci sono scusanti per uno come Cossiga che ha fatto solo il male. Non avvisa dei pericoli, li ha sempre chiamati con grassa soddisfazione. Puo’ permettersi di dire quello che gli pare, anche rivelare le sporcizie del potere perche’ sa che non c’e’ un popolo dalla mente libera e capace di pensare in proprio, ma una mandria di vacche, e questo gli da’ una maligna soddisfazione. Gli italiani usano il cervello solo in minima parte, per giudicare gli bastano pochi slogan del potere, e’ un popolo cosi’ inibito e rimbambito che si e’ sempre bevuto ogni infamita’ della disinformazione, un idiota o un burattino non avrebbe fatto di peggio: ignoranza, pigrizia mentale e abitudine a servire le idee di chi comanda. Basta vedere le vergognose campagne montate contro le campagne pacifiste e contro il G8 di Genova e gli insulti che tanti hanno ripetuto come zombi contro Carlo Giuliani.

Se anche oggi tanti continuano a pensare che le guerre in Iraq e Afghanistan sono state giuste e si dovevano fare, se il sindaco di Verona si permette di far rimuovere le bandiere della pace che stano sulla sede dei Beati Costruttori di pace (l’associazione nazionale di don Bizzotto), chiamandoli comunisti e terroristi, se in Italia il liberismo continua ad essere venduto come una pratica lecita e necessaria, se uno come Berlusconi continua ad avere il consenso di tanti italiani, vuol dire che questo e’ un paese mentalmente sottosviluppato.

Col suo allucinante messaggio attuale Cossiga non vuole affatto mettere in guardia contro la violenza. Ha sempre istigato la violenza. Ci gode della violenza. E’ dentro le peggiori stragi del nostro paese. E’ un carnefice che non merita il rispetto di nessuno. E non si puo’ cercare di trovargli dei meriti, perche’ sarebbe come cercarne ad un capo-lager.
La sua e’ la spocchia del potente che si sente tanto in alto da poter rivelare anche i suoi sporchi trucchi.

Ci sono degli assassini di Stato, che non pretendono un lodo Alfano
perche’ sono resi impuniti dalla correita’ del sistema.

Il paese va avanti ma il governo resta indietro.
Il governo e’ fermo in un immobilismo di pietra.
E governano gli stessi che fecero incivile l’italia. E regnano gli stessi inciuci permanenti, le stesse complicita’, le stesse manovre di salva-casta.

Non ci facciamo ingannare dal discorso falsamente buonista e generalista di Veltroni al Circo Massimo. Quando si tratta di votare, nulla e’ cambiato. Quando si tratta di fare informazione e’ tutto uguale. Restano intatti i vecchi culi di pietra. Ai venerabili di un tempo sono succeduti venerabili non meno spietati che governano nelle istituzioni, e che, come Cossiga, si ritengono fuori dal tempo e dal giudizio morale, che ordinano alleanze e manovre di repressione, che guidano stragi e strategie di destabilizzazione, ras dal potere immenso, non leso dall’incalzare degli anni, perche’ e’ il potere di chi se ne infischia di destra e sinistra e da’ ordini come gli va, muovendosi da dx a sx per salvare o condannare governi, e a cui devono ubbidienza i vecchi come i giovani.

Chi minimizza Cossiga non sa quello che dice.
Sta al posto di Licio Gelli.
Non ha ne’ coscienza ne’ democrazia. E’ la veste bieca e perdurante del potere mostruoso che ha retto tutti i complotti e le stragi d’Italia. E’ quello che nelle sue mani l’armadio dei segreti. E’ alter ego di Andreotti. Uno dei due grandi vecchi onnipotenti (il 3° era Cuccia) che hanno rovinato questo paese e hanno impedito che si formasse una vera coscienza civile, annegandolo nelle menzogne, nella protezione della criminalita’, nella finzione.
C’è chi dice che non sono piu’ i tempi delle Br. Ma forse Genova 2001 lo era?
Le strategie di repressione richiamate sono le stesse.
Forse essere un pacifista, un volontario, un anziano, un prete, una suora salvo’ a Genova dalla repressione fascista del potere?
Mi spaventa vedere che quasi nessun ragazzo sa queste cose e le cita. Non sanno. Non credono che occorra sapere. E chi sa non riesce ad allertarli.

Esternazioni di Cossiga

"L’Associazione Nazionale Magistrati e’ una associazione a delinquere sovversiva e di stampo mafioso".

"La strage di Bologna fu un incidente della resistenza palestinese"

"Di Pietro? Quello del prestito di cento milioni restituito all’odore dell’inchiesta ministeriale in una scatola di scarpe?"

«Ci fosse stato Massimo D’Alema al posto di Enrico Berlinguer al momento del rapimento di Moro…In fondo che cosa chiedevano le Br, se non il riconoscimento politico che oggi il governo ha dato ai signori Talebani e al suo alleato il potente movimento di Rivincita islamica Al Qaeda? Ma cosa chiedevano le Br se non la scarcerazione di due o tre combattenti della Resistenza incompiuta, e per di piu’ malati, che nulla erano rispetto ai cinque grandi leader politico-religiosi-militari del grande movimento di resistenza armata culturale e religiosa dei signori Talebani e di Al Qaeda?».

"La lobbye gay? Con la DC aveva piu’ potere”.

"Sono note le relazioni tra Emergency, e in particolare il dott. Gino Strada da un lato, e dall’altro i signori tribali della guerra afghani, i signori taleban, quelli che "staccano" la testa dal busto, penso con le tecniche chirurgiche apprese da questa benemerita associazione "

Su Mele "Sono vicino al collega ingiustamente crocifisso. Smettiamola di essere ipocriti."

Su Lorusso
“Io ho stroncato definitivamente l’autonomia: mandando i blindati a travolgere i cancelli dell’universita’ di Roma e rioccuparla dopo la cacciata di Lama; poi inviando a Bologna, dopo la morte di Lorusso, i blindati dei carabinieri con le mitragliatrici, accolti dagli applausi dei comunisti bolognesi. Tollerammo ancora il convegno di settembre; poi demmo l’ultima spazzolata, e l’autonomia fini’. Ma la chiusura di quello sfogatoio sposto’ molti verso le Brigate rosse e Prima Linea. Oggi mi farei piu’ furbo. Incanalando la violenza verso la piazza, l’avremmo controllata meglio, e alla lunga domata. Riconquistando la piazza, si spinsero le teste calde verso la violenza armata.”

“Berlinguer pose come condizione, per sostenere con l’astensione il primo governo Andreotti, che io rimanessi al Viminale, dove mi aveva messo Moro. Non avevamo bisogno di parlarne. E la disposizione che avevo dato alla polizia era: se sono operai, giratevi dall’altra parte; se sono studenti, picchiate tosto e giusto. Mai piu’ i morti di Reggio Emilia. Dal PCI non vennero mai critiche alla linea dura. Anzi, un grande leader comunista e partigiano...”

Su Giorgiana Masi:
"La verita’ la sapevamo in quattro: il procuratore di Roma, il capo della mobile, un maggiore dei carabinieri e io. Ora siamo in cinque: l’ho detta a un deputato di Rifondazione che continuava a rompermi le scatole. Non la diro’ in pubblico per non aggiungere dolore a dolore”

“Sono l’unico referente politico di Gladio”

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MASADA n. 813, COSSIGA

http://www.masadaweb.org

Messaggi

  • Cara Viviana, io credo che il personaggio meriti meno attenzione e considerazione !!

    Quella da lui proposta è una strategia da sempre usata dal potere costituito e il "buon" Kossiga ha avuto solo l’impudenza, incentivata forse dall’Alzheimer, di sbandierarlo ai quattro venti !!

    I più o meno recenti fatti di Genova e di Napoli sono sicuramente riconducibili a questa strategia e la prova è che non solo nessuno dei responsabili ha pagato, ma molti hanno fatto addirittura carriera per meriti acquisiti sul campo!!

    MaxVinella