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E’ più noto di Cristo, scrisse Andrea Barbato, uno dei primi “epurati” da Berlusconi

martedì 14 febbraio 2006

Andrea Barbato è morto il 12 febbraio 1996
E’ più noto di Cristo, scrisse Barbato

di Salvatore Scaglione

Nella classifica delle celebrità di tutti i tempi, in Italia, Berlusconi precede Gesù Cristo. Non lo dice solo l’ineffabile cavaliere di se stesso ma lo scrive, ben più credibilmente, il giornalista Andrea Barbato, pochi giorni dopo la distribuzione della videocassetta con la prima intervista da politico-candidato del padrone della allora Fininvest; correva l’anno 1994. Il 12 febbraio 1996 Andrea Barbato è morto di un aneurisma.

Dieci anni dopo pochissimi lo hanno ricordato. Ancora in minor numero hanno rammentato che è stato uno dei primi “epurati” da Berlusconi. (Perché le vittime dell’arroganza non sono stati solo Enzo Biagi e Michele Santoro dei quali, bene o male, si sa ormai tutto). Sempre dieci anni fa gli Editori Riuniti hanno pubblicato un suo libretto, “Come si manipola l’informazione”. Qualora riescano a trovarlo, lo suggeriamo ai lettori.

Ci sono in sintesi i maggiori vizi del giornalismo ed è illustrato il meccanismo del suo rapporto con il potere malato (Barbato scrive del maccartismo, ma ha negli occhi l’Italia del centrodestra che sta arrivando a grandi passi).

Andrea Barbato è stato un “dono” raro per il nostro giornalismo. I meno giovani lo ricorderanno nelle edizioni “storiche” del Tg2, il primo Tg che si contrapponeva alla ufficialità governativa e sonnolenta del Tg1, anzi, Tg e basta. Altri lo ricorderanno in un tentativo, audace ma controllato, di accompagnare all’informazione, rigorosa, la divagazione domenicale. Può darsi che, se avesse previsto cosa ne avrebbero fatto i suoi impropri successori, se ne sarebbe astenuto ed avrebbe cambiato i suoi progetti con quella “leggerezza” professionale che ha caratterizzato la sua carriera.

Che Barbato fosse un giornalista completo è dire tutto ma anche far capire poco a chi non l’ha conosciuto. E’ passato più volte dal giornalismo stampato a quello televisivo, e viceversa, in ruoli diversi, dal cronista al corrispondente all’uomo “di macchina”, al direttore. In tutti ha portato la sua cultura - che non era un generico “dippiù” ma il frutto di un’effettiva ricerca. Scriveva testi lunghissimi per la cronaca del Messaggero, editoriali sintetici per la Stampa e poche righe, graffianti e ironiche per una sua celebre “Cartolina” televisiva. Quella che gli è costata l’allontanamento definitivo dalla Rai di Letizia Moratti, “appresa per altro dai giornali”, come disse lui stesso sorridendo del suo licenziamento in tronco.

I suoi giudizi, riletti qua e là, sono di allarmante attualità, e ci piacerebbe averlo ora a contemplare le macerie dell’informazione presente e ricavarne opinioni.

Purtroppo anche il decennale della sua morte non è servito a questo e non è stato colto da questa Rai, non dico per fare ammenda, che sarebbe pretesa eccessiva, ma almeno per ricordare adeguatamente qualcuna delle sue trasmissioni. Ci hanno provato Gloria De Antoni e Oreste De Fornari con una trasmissione notturna nella poco vivibile RaiSat Extra e con poco più di 40 minuti di replica su Rai3, dove però si vedevano più che altro una teoria di testimonianze e apprezzamenti, ma quasi niente dalle pur numerose trasmissioni di Barbato e della inquietante attualità dei suoi editoriali.

D’altra parte “la vita non è un quiz”, come scrive ancora Barbato nello stesso articolo da cui abbiamo tratto il nostro incipit.

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