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Ferrero propone polo di "sinistra"con Vendola e Di Pietro.ControCorrente dice no
Publie le venerdì 20 maggio 2011 par Open-PublishingPrima di parlare del voto vorrei fare alcune annotazioni su come noi analizziamo il voto. Ho sentito Ferrero paragonare il risultato delle europee a quello delle 11 provincie in cui si è votato lo scorso fine settimana (le più importanti erano Reggio Calabria e Trieste) pur di affermare che la Federazione della Sinistra ha guadagnato lo 0,6%. Il che non significa soltanto fare violenza alla statistica, ma anche utilizzare il surplus di voti ottenuti nelle tre provincie dove PRC e PDCI sono andate con liste separate per dimostrare che la Federazione cresce elettoralmente. Poi ho sentito Grassi utilizzare il caso di Torino per dimostrare che bisogna fare accordi col centrosinistra o comunque con forze più moderate. Ma come è noto per Grassi tutto è la dimostrazione di questa tesi. A Genova utilizziamo un’espressione un po’ colorita e diremmo che se cade una bagascia in mare è la dimostrazione che bisogna fare gli accordi col centrosinistra. Già questo mi fa venire il sospetto che ci sia qualcosa che non va.
In realtà a me sembra che Berlusconi abbia preso una batosta, ma che l’unico in grado di staccare la spina al Governo stia a destra e si chiama Bossi. E la batosta consiste in questo: che una parte della borghesia ha scaricato Berlusconi e si è riposizionata sostenendo candidati come Fassino, ma anche – so che vi scandalizzerò – come Pisapia e De Magistris. Perché è evidente che soltanto assumendo integralmente le categorie e il linguaggio di Berlusconi possiamo definire le posizioni di Pisapia e di De Magistris ‘radicali’. Dunque non solo non c’è uno spostamento del quadro politico a sinistra, ma c’è al contrario uno spostamento del centrosinistra verso destra. De Magistris rivendica apertamente il voto preso da settori del centrodestra. Oggi sul Manifesto leggiamo dello sdoganamento di Pisapia da parte di Formigoni e di Comunione e Liberazione. Il PD probabilmente nel Lazio sosterrà le liste della Polverini e d’altra parte si tratta di una tendenza già vista nelle scorse settimane, ad esempio nel voto bipartisan PD PDL sulla no fly zone in Libia. E a proposito di guerra dovremmo ricordarci che il partito di De Magistris in Europa ha votato a favore dei bombardamenti in Libia.
Venendo a noi nelle grandi città vediamo che a Torino e a Bologna di fatto non esistiamo più, a prescindere dal fatto che si siano fatte o meno alleanze col PD. Mentre a Milano e a Napoli abbiamo un risultato aritmeticamente positivo alleandoci con candidati che ci trainano in direzione opposta a quella in cui diciamo di voler andare. Ferrero prima parlava di privatizzazioni. Bene, ho sentito le prime dichiarazioni di De Magistris dopo il successo di lunedì sera. Diceva che a Napoli ci vuole più concorrenza. Qualcuno pensa che coi sei consiglieri comunali che prenderemmo se si vincesse al secondo turno riusciremmo a fare quello che non siamo mai stati capaci di fare quando avevamo consiglieri, assessori, parlamentari e ministri?
Ferrero ci propone un polo di sinistra con Sinistra e Libertà e Italia dei Valori e addirittura di proporre a queste due forze la costituzione di gruppi consiliari comuni. Due forze che tra l’altro non escono troppo bene da queste elezioni. IDV in modo più evidente. SEL aritmeticamente avanza, certo, ma non è l’apoteosi che si poteva immaginare qualche mese fa ed è chiaro che non è andata peggio soltanto perché il logoramento dell’immagine di Vendola è abbastanza recente e non ha avuto il tempo fisiologico per riflettersi pienamente nel voto del 15 e 16 maggio.
E in quanto a Torino credo che qui emerga un problema che – come dico da mesi – a me sembra essere il tema fondamentale. In una città dove circa 2300 operai della FIAT a gennaio hanno votato contro Marchionne ma anche contro Fassino, dove la FIOM ha circa 10mila iscritti, dove recentemente si è manifestato il più aspro scontro sindacale degli ultimi decenni il nostro candidato prende circa 6500 voti e tutta la sinistra, sia quella che si è schierata con Fassino sia quella contro, prende circa 28mila voti in una città di 900mila abitanti. Significa che i lavoratori sono scemi? NO, significa che c’è un problema di rappresentanza politica del mondo del lavoro e che noi non siamo stati percepiti come un’alternativa credibile. Non – come dice Grassi – perché non abbiamo fatto l’accordo col PD, ma per ben altre ragioni. Primo: tutti a Torino sanno perfettamente che abbiamo presentato un nostro candidato indipendente semplicemente perché il PD non ci ha voluti e che abbiamo fatto di tutto, fino all’ultimo, per strappare un accordo di qualche genere. Secondo: su una vicenda importante come quella della ex Bertone non abbiamo avuto il coraggio di proferire parola. Terzo: la campagna elettorale alternativa è stata percepita come una ‘triste necessità’. E questo spiega il tono con cui la si è affrontata. Ho letto dichiarazioni di questo tenore: ‘Caro Piero’ ( ci diamo anche del tu…) – ‘la vera sinistra siamo noi’ e certo con questo tipo di approccio è difficile fare breccia nel cuore dei lavoratori.
Proprio la vicenda della Bertone e la mancata apoteosi di SEL oggi rimettono al centro il tema della sponda politica che non c’è per le esperienze di lotta più avanzate e in particolare per la FIOM. E approfondisce le contraddizioni del PD, in cui bisognerebbe affondare il coltello, ma è chiaro che il gruppo dirigente di questo partito non ha nessuna intenzione di farlo. Oppure come ha detto Ferrero poco fa, con un’affermazione dal sapore programmatico, ‘la politica è come la Borsa’ e allora Ferrero oggi ha totalmente ragione, ma domani corriamo il rischio che Rifondazione diventi la Lehman Brothers della sinistra italiana.
Da:resistenze.blog.tiscali.it