Home > Genova, un puzzle che si ricompone
di Vittorio Agnoletto*
Alla luce delle testimonianze di questi gironi, l’esecutivo deve fare un passo indietro e rinunciare al Vertice del 2009 in Italia. Si tratta anche di un "no" simbolico, perché Genova non è e non sarà archiviata. Ed è a quel G8 che la politica deve delle risposte, in primo luogo
Sono passati sei anni. E i primi brandelli di verità su Genova emergono proprio in questi giorni, alla viglia dell’anniversario di quel tragico mese di luglio. Abbiamo letto di poliziotti che scherzano amabilmente sulla morte di Carlo Giuliani, si compiacciono delle violenze in atto, si augurano addirittura di fare altre vittime.
Per queste persone mi aspetto che il futuro non sia più nella polizia: o pensiamo di poter affidare la sicurezza delle nostre città a donne e uomini che inneggiano alla violenza e disprezzano la vita umana, la vita di un ragazzo? D’altro canto è evidente che se decine e decine di poliziotti si sono comportati al di fuori della legalità, è perché sono in qualche modo certi del sostegno dei loro superiori, se non dell’impunità.
Ancora, è stato pubblicato il testo di una telefonata tra due poliziotti che conferma la presenza di loro colleghi infiltrati nelle fila dei black block. Non per bloccarli, ma per dirigerli, aggiungo io. Quel 21 luglio il regista Davide Ferrario filmò proprio una sequenza in cui erano riconoscibili le placche delle divise di due poliziotti in mezzo ad un gruppo di «neri». Non è un caso che la scuola Pascoli, che ospitava una sede del Genoa Social Forum, fu messa sotto sopra dalle forze dell’ordine, che cercavano proprio quel filmato, a poche ore dalla sua prima messa in onda. Per fortuna non lo trovarono, ero riuscito a portarlo con me negli studi genovesi di La7, a farlo trasmettere e, successivamente, a metterlo al sicuro.
Non si tratta di grandi "scoperte" per chi era a Genova in quelle ore. Lo stesso sindaco Pericu quel venerdì accusò le forze dell’ordine di non aver difeso la città dai black block.
Il movimento ha denunciato da subito le violenze, gli abusi, i soprusi e le macchinazioni cui abbiamo assistito.
La "macelleria" di cui ha parlato il vice questore Michelangelo Fournier se la ricordano tutti quelli che hanno visto, che hanno preso le botte, che sono dovuti scappare.
Oggi, nonostante tutte queste riprove, la Commissione d’inchiesta parlamentare non è stata ancora istituita. Invece di accelerare i tempi per realizzarla, come previsto dal programma dell’Unione, si pensa al prossimo G8. Il governo Prodi non solo ha detto sì ad ospitare nuovamente il vertice, nonostante quanto accaduto a Genova, ma ha anche deciso di organizzarlo in una splendida location, la Maddalena. Non più solo zone rosse, ma addirittura un’intera isola a disposizione degli otto "grandi" che si arrogano il diritto di decidere le sorti di sei miliardi di persone!
Alla luce delle testimonianze di questi giorni, credo che l’esecutivo debba fare un passo indietro e rinunciare al G8 del 2009 in Italia. Si tratta anche di un "no" simbolico, perché Genova non è e non sarà archiviata. Ed è a quel G8 che la politica deve delle risposte, in primo luogo.
Il movimento che è scesco in piazza nel capoluogo ligure, ad esempio, non sa ancora perché i responsabili di quella mattanza siano stati tutti promossi: siamo l’unico paese europeo nel quale pubblici ufficiali sotto processo fanno carriera invece di essere sospesi!
Gianni De Gennaro, pur essendo indagato è diventato capogabinetto del ministro degli Interni. Una decisione inaccettabile, se pensiamo alle prove false, al massacro di decine di persone mentre dormono...
Per tutti questi motivi, dal 19 al 22 luglio saremo quest’anno a Genova non solo per ricordare Carlo Giuliani, non solo per chiedere verità e giustizia. Ma anche per avviare una piattaforma comune tra quanti nel movimento vogliono evitare che il il summit degli otto leader torni in Italia. Non mancate.
* europarlamentare Gue/Prc