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I nuovi scandali del Vaticano

martedì 22 giugno 2010

Mi urta l’autodifesa chiesastica del cardinale Sepe, questo mix di furbizia affaristica e linguaggio sacrale, per cui parole come Cristo, Chiesa perseguitata, Calvario, Passione, Resurrezione, Perdono… servono per coprire artamente un losco affare di fondi pubblici deviati. Certo i rapporti tra Stato e Chiesa nella storia della Repubblica italiana sono stati sempre poco chiari. Ora ci sono tribunali che chiedono chiarezza negli affari di Propaganda Fide che ha usufruito illecitamente di milioni di € per restaurare in lavori senza fine la facciata di un palazzo extraterritoriale di pura competenza del Vaticano e un cortile sempre privati, e ha ripagato il Ministro Lunardi col solito giochetto alla Scajola dell’appartamento ceduto a un terzo del valore, mentre i compari si ripartiscono soldi pubblici.

Quanti ne hanno fatti di questi giochetti?

Ma il cardinale Sepe parla di Calvario come si paragonasse al Cristo.
Si tenga conto che Propaganda Fide a Roma ha un patrimonio immobiliare di 9 MLD di € e che i suoi rapporti con la cricca sono più che evidenti, tanto più che il Balducci, l’altro eroe della cricca, è stato fatto ‘Gentiluomo di Sua Santità’ (ora silenziosamente depennato dal titolo), mentre non sappiamo quanti milioni di denaro pubblico sono stati regalati con truffe varie allo Stato Vaticano.

Il grave errore di Scajola è che ha mostrato una prassi. La sua improvvida quanto demenziale discolpa ha aperto una breccia in uno scenario orripilante. Si noti che Scajola non ha ricevuto alcun avviso di reato, ma la sua dabbenaggine ha aperto uno squarcio su tutto un mondo iniquo e truffaldino in cui gli scambi d favori basati su spreco di danaro pubblico e ricavi privati è la norma e in cui il denaro pubblico viene spartito tra compari con una corruzione che non esenta Madre Chiesa, ben felice di accedere chissà da quanto alla mangiatoia statale. Non solo le Grandi Opere, ma ogni sorta di opera, persino non italiana, in una depredazione e una spartizione da compari di truffa. Uno spreco enorme di denaro pubblico, e per di più, in un momento di crisi gravissima per la maggior parte degli italiani, che dovrebbero essere falcidiati nei servizi pubblici, negli stipendi, nei diritti, a fronte di una corruzione pubblica che sembra una voragine e che si allarga ora anche agli Ordini della Chiesa.

Il danno fatto da Scajola è indicibile, pari a quello del mariuolo Chiesa che disse candidamente: “Così fan tutti”, precipitando nel disdoro la prima repubblica. Ugualmente oggi emerge uno scenario terrificante di furti di Stato, di una cricca che si scambia favori illeciti sprecando una mole enorme di denaro pubblico e che addirittura vede come complici membri della Chiesa, qualcosa che può accadere solo in Italia, dove patti scellerati tra Stato e Chiesa hanno dato a quest’ultima delle garanzie inconcepibili nel mondo del diritto.

Che poi il Cardinale Sepe, di fronte a tali accuse di corruzione, pensi di uscirne con un linguaggio pretesco, appellandosi alla Passione del Cristo, sfiora la bestemmia.

Cristo e ciò che lo riguarda non può servire a scudo di pratiche truffaldine per quegli affari finanziari in cui la Chiesa si è sempre coperta di vergogna, con punte estreme come gli 8 morti del crack Ambrosiano o gli appoggi a Fazio indagato per insider trading, reato che in USA si guadagna 30 anni di carcere e che qui non fa perdere nemmeno la scrivania.

Di quale Calvario parla il cardinale Sepe, quando conosce benissimo le salvaguardie vaticane che lo preserveranno da qualsiasi pena o processo da parte di quello Stato che pure ha derubato? Uno Stato dove si possono commettere reati restando impuniti e alle cui leggi furbescamente ci si può sottrarre, nella corruzione come nella pedofilia, mentre la nuova riforma della sicurezza di B rafforza ancora di più le guarentigie vaticane, richiedendo per ogni atto della Magistratura il consenso preventivo del Papa?

Ratzinger è un papa tedesco e in Germania tutte le diocesi pubblicano il loro bilancio in piena trasparenza. Ma Ratzinger non ha importato in Italia questa chiarezza e la Chiesa italiana naviga in pericolose collusioni con un potere implicato in reati finanziari, reati contro cui la Chiesa non presenta trasparenza e chiarezza ma le guarentigie che Craxi e B hanno voluto per la sua impunità

Le parole del cardinale le abbiamo sentite, nei fatti si è guardato bene dal contattare i magistrati o dal presentare prove a discarico.

Sul Ministro Lunardi, già reo di aver sfasciato il territorio nazionale con la follia dei trafori delle sue imprese, spunteranno altri reati, siamo solo alla punta dell’iceberg, a meno che il veto alle intercettazioni non mozzi ogni possibilità di indagine.

Il copione è sempre lo stesso. Alla base c’è sempre lo stesso conflitto di interessi per cui il vigilante è il percettore del frutto illecito e la legge è il prodotto del committente che rende impunibile se stesso. Il conflitto di interessi di Lunardi che da Ministro faceva leggi per favorire le sue aziende era lampante da subito, ora il sistema Scajola dell’uso privato di denaro pubblico comincia disvelarsi. E con le riforme di B l’andazzo peggiorerà. B vuole metterci una toppa ma è peggio del vulcano islandese. Al momento Bossi e Fini hanno stoppato la legge-bavaglio, ma essa procederà inevitabilmente e dietro c’è una tale depredazione dello Stato che la prima tangentopoli è una bazzecola a confronto.

Sono 16 anni che la bolla corruttiva di Berlusconi dissangua questo paese.

Sono 16 anni che, comunque vada, un fiume di denaro pubblico finisce in tasche private in vergognosi scambi di favori, in cui, come si vede, la Chiesa non esita a mettere la sua parte.

Sepe ha parlato di ‘nemici’ dentro e fuori la Chiesa. Al Vaticano questo non è piaciuto, non si vuol fare sapere se ci sono intrighi o scontri dentro la Santa Sede. Eppure “Nella Chiesa ancora ci si morde e ci si divora”, aveva detto una volta Ratzinger.

Anche nella Chiesa le cricche non finiscono mai. I lupi sbranano, quando i pastori lo consentono. E anche la Chiesa, prima o poi, dovrò abbandonare la sua arroganza ed affrontare una questione morale che oggi è più urgente che mai. E oscurarla dietro un linguaggio chiesastico da presunta vittima non giova alle circostanze criminose, come non ha giovato piangere una Chiesa perseguitata davanti allo scandalo della pedofilia. Ma se la pedofilia si è allargata a tutto il mondo, l’intreccio di relazioni ambigue e poco corrette tra Stato e Chiesa è una delle piaghe italiane, consolidato nei secoli.

Ora una crepa rischia di far intravedere anche ai fedeli più ignari una struttura di potere famelica di lucro che ha dimenticato i fini religiosi per quelli mondani.

I due poteri hanno sempre fatto reciproci interessi ma la palese corruzione che trasuda da ogni atto della cricca di Governo sta infamando anche la Chiesa.

Per sempre deve continuare questo andazzo o ci sarà un momento in cui le crepe metteranno in crisi la struttura?

E quando Lunardi firmava senza batter ciglio regalìe da milioni di euro per palazzi che non sono nemmeno nello stato italiano, chi controllava chi?

L’oscurità deve gravare sempre su questi sporchi maneggi e noi dobbiamo anche tollerare che B, con una legge bavaglio, pretenda di aumentarla a favore di una cricca di delinquenti che dissanguano lo Stato distorcendo le sue leggi?

Come ha detto un giornalista: “Tutta l’Italia finisce in tribunale e di lì al niente”.

Ma la crisi di credibilità di queste istituzioni, di questi Ministri, di questi politici, di questa Chiesa, è lacerante,

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