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Italia, è emergenza transfobia Samantha violentata e uccisa

giovedì 7 agosto 2008

A Milano arrestati due giovani. «Non è un fatto isolato»

Italia, è emergenza transfobia Samantha violentata e uccisa

di Angela Azzaro

Trent’anni, due sogni nel cassetto. Il primo Samantha lo aveva realizzato scegliendo di cambiare identità, da uomo a donna. L’altro l’aveva spinta dal Brasile in Italia per guadagnare più soldi e uscire dalla povertà. Da tre anni viveva a Milano senza permesso di soggiorno e si prostituiva.
Il 29 luglio scorso i suoi sogni sono andati all’aria. Samantha è stata rapita, violentata e uccisa in maniera barbara da due ragazzi, due giovanissimi: un diciassettenne e un diciannovenne. Hanno confessato, senza battere ciglio. Le avevano chiesto una prestazione sessuale gratuita, Samantha si è rifiutata e l’hanno colpita con un coltello, buttandola, forse ancora viva, in mezzo alla strada, la Tangenziale Ovest di Milano.

«Sono due deviati». Così le prime descrizione dei due giovani, il più piccolo preso ancora più di mira anche perché di origini marocchine. «Il problema - commenta Porpora Marcasciano del Movimento italiano transessuali - è un altro. In Italia stiamo assistendo a una vera e propria campagna d’odio nei confronti dei transessuali, i più colpiti dal pacchetto sicurezza».

Uccisa trans a Milano «Il decreto sicurezza alimenta l’odio»

Torniamo alla scena del delitto. Samantha non è sola. Con lei anche la sua amica Paola. Anche lei transessuale, anche lei senza permesso di soggiorno. Vede tutto. Chiama subito la polizia, ma solo dopo qualche giorno, non vendendo più Samantha, espone denuncia tramite l’avvocato. Quando la trovano è già in stato di decomposizione, la macchina dove è stata uccisa è piena di sangue. «Una scena da arancia meccanica», dice il capo della Squadra mobile.

Paola ha paura. Non ha i documenti e con le nuove regole del decreto sicurezza potrebbe essere cacciata via da un momento all’altro. Ma questa volta non ci sta. Già altre due volte ha visto sparire amiche transessuali nel nulla. Paola parla. Dice quello che ha visto. Racconta quello che sa. Samantha sognava di fare la parrucchiera e mandava i soldi al padre in Brasile che sta male. Lavorava per strada, come tante. Una strada che, denunciano le associazioni, è diventata per le prostitute sempre più insicura, a rischio.

Adesso i riflettori sono puntati contro i due ragazzi. Il diciassettenne «del Marocco» era affidato alla Comunità Nuova dopo essere stato in carcere. Il diciannovenne (di cui volutamente anche se maggiorenne non scriviamo il nome) è disoccupato, «originario di Catania», già noto alle forze dell’ordine. Così riportano le agenzie, specificando con dovizia la provenienza geografica di entrambi. Il problema viene spostato sul disagio giovanile, sulle "origini", su quei due ragazzi e sulla loro notte brava. Il capro espiatorio è confezionato.

Le associazioni che lavorano per i diritti di trans e prostitute non ci stanno. Non è così spiegano e danno altri dati, un’altra versione di quello che sta accadendo. L’Italia è insieme agli Usa il paese con il più alto tasso di transfobia. «Il fatto - continua Porpora Marcasciano - è che ci si accorge di quello che sta accadendo solo quando ci scappa il morto. Prima silenzio. Invece assistiamo a un crescendo di violenza che spesso è anche difficile registrare. La transessuale violentata o uccisa diventa parte delle statistiche come uomo. La sua identità viene cancellata e il quadro della situazione è molto parziale».

La sicurezza tanto sbandierata non è quella per transessuali e prostitute. «A dispetto di tante ordinanze di sindaci che considerano le prostitute un pericolo per la società - denuncia Vladimir Luxuria - l’omicidio di Milano conferma che le lavoratrici del sesso non sono autrici di violenza ma vittime». C’è un filo conduttore che porta dal linciaggio di alcune transessuali sulla Prenestina a Roma alla barbarie compiuta ai danni di Samantha. Il filo è il clima d’odio che sottende il pacchetto sicurezza, che indebolisce ancora di più soggetti già esposti: li priva di diritti fondamentali e crea uno stigma a livello sociale.

Non è così però per il vicesindaco e assessore alla sicurezza del comune di Milano, Riccardo De Corato. Che anzi ha esultato per il ruolo fondamentale svolto dalle telecamere piazzata a via Novara, dove Samantha si prostituiva, nella cattura dei due giovani. Secondo lui è la prova che il controllo e la sicurezza sono importanti. Funzionano. Ma Samantha è morta e le telecamere per lei non sono servite a nulla. Sarebbero invece serviti documenti regoli, rispetto anche per il lavoro che svolgeva per strada, un clima diverso in un Paese diverso. Ma questo le telecamere, diventate il simbolo della paura creata ad hoc per espellere i migranti e tutti coloro che non rientrano nella norma, non potranno mai darlo, solo toglierlo.