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LETTERA DEL COMPAGNO BUSA

sabato 22 marzo 2008

CON LA MIA PROTESTA RIVENDICO I MIEI DIRITTI!

...carissime compagne e carissimi compagni che mi siete più vicini, con questa lettera vi comunico che dal giorno 12/03/2008 ho intrapreso lo sciopero del farmaco "Trizivir", il medicinale che dovrebbe bloccare l’aggravamento della mia malattia (HIV).
Ho iniziato questo sciopero nel silenzio e nella solitudine.
Ho messo in atto questa forma estrema di protesta contro il regime di tortura a cui sono sottoposto da quattro anni.
Si rifiutano di trasferirmi ad un centro clinico con il pretesto che le motivazioni del Ministero non lo consente: sono sottoposto a regime EIV,
dicono, in quanto socialmente pericoloso perché fortemente indiziato di aderire o far parte di associazioni sovversive come "anarco
insurrezionalismo".

Da questo mese e per la durata di due mesi avrei dovuto iniziare una cura per epatite C Cronica di cui sono affetto, la cura che dovrei fare è a base
di INTERFERONE e dovrebbe essere somministrata per 6 mesi.
L’Interferone è un farmaco che provoca notevoli effetti collaterali e che richiede un monitoraggio accurato del suo impatto sull’organismo che lo
assume e un controllo costante di alcuni valori, sopratutto del fegato; anziché avere valore 200 al fegato potrei scendere a 70/60.
Se dopo 6 mesi non si evidenziasse alcun miglioramento, dovrei ricorrere, teoricamente, ad un trapianto del fegato per evitare di andare in contro a cirrosi epatica tumorale;
cosa che non può essere effettuata, come mi ha detto l’infettologo, ad un paziente affetto da HIV.
L’infettologo mi ha anche spiegato che la cura con interferone dovrebbe essere somministrata o in un ospedale o sotto costante controllo di un
centro clinico adeguato, in quanto questo medicinale causa, il più delle volte, reazioni pesanti quali:febbre, calo di peso, esaurimento nervoso.

Io dovrei affrontare questa cura decisiva e pesante allo stesso tempo, invece, nel reparto EIV di Venezia, senza nessun supporto specialistico, senza apparecchiature e medici che sappiano affrontare con competenza e tempestività qualsiasi evenienza.

A QUESTO OPPONGO IL MIO RIFIUTO

So che questa forma di protesta porterà ad un aggravamento delle mie condizioni di salute, ma
NON HO ALTRA ALTERNATIVA SE NON QUESTA FORMA DI LOTTA PER RIVENDICARE IL MIO
DIRITTO AD ESSERE CURATO COME UN ESSERE UMANO

IO HO QUESTO DIRITTO PER DIO!!!!

Sostenetemi, compagni, in questa lotta, fate circolare questa mia lettera su internet e sui mezzi di informazione.
Alla scadenza di un mese vi darò mie notizie.

Un sincero abbraccio
Rosso Comunista Mauro

Mauro Rossetti Busa

Napoli 12/03/2008

Messaggi

  • Come non sentirsi lacerare a leggere queste parole?
    E come non riconoscerci, noi che giorno dopo giorno subiamo nello spirito e
    nella carne le ferite che il potere ci infligge, in queste parole?

    Si, l’infelicità e una condizione collettiva.

    Non fermiamoci alla propria infelicità individuale, occorre andare oltre
    per cercare il riscatto e la liberazione, occorre sentire che qualsiasi
    essere umano che soffre e patisce è, non un semplice fratello o compagno di
    sventura, ma parte di questo corpo collettivo lacerato ed offeso.

    Questo dobbiamo farlo perché, nel caso specifico, il compagno sta facendo
    una lotta estrema, una lotta che gli costerà la vita, e quindi sta dando una
    grande lezione di coraggio: vuole in questo atto estremo rivendicare la sua
    dignità di essere umano.
    Quanto di più e più e con più determinazione dobbiamo lottare noi che non
    stiamo chiusi in una galera a regime EIV, con un male che non conosce
    scampo.

    Io mi riconosco nel dolore del compagno Busa, nel suo dolore vedo il dolore
    di tutta l’umanità.
    Lo so, compagni, a volte lo strazio è tanto crudele
    che ci sentiamo impotenti e deboli di fronte a questa ondata di patimento
    immane; la conta giornaliera dei morti di lavoro, gli esseri umani ridotti
    solo a merce, donne bambini straziati dalla guerra, dalla fame, dalla
    miseria in tutto il mondo;
    e noi, in particolare, che lottiamo contro queste ignominie, con le nostre
    vite destinate al ruolo di capri espiatori perché i potenti facciano la
    dolce vita.

    Si può vacillare, è comprensibile è umano per noi che siamo umani, perché
    ciascuna individualità ha il suo carico di sofferenze nel corpo e nello
    spirito
    Ma la strada per trovare la forza di cambiare lo stato di cose presente è
    solo una capire che

    L’INFELICITA’ E’ UNA CONDIZIONE COLLETTIVA DA CUI SOLO COLLETTIVAMENTE SI PUO’
    USCIRE.

    Essere partecipi ad ogni forma di lotta e la sola condizione per uscire
    dall’infelicità e per giungere alla liberazione.
    La lotta del compagno Busa è la nostra lotta, come sempre e dovunque un
    compagno lotta, e perché la sua lotta non sia vana ha bisogno del nostro
    sostegno e della nostra complice partecipazione.

    Mobilitiamoci perché gli sia permesso di curasi e stare il più a lungo
    insieme a noi, noi abbiamo bisogno di lui come lui ha bisogno di noi: è un
    rapporto paritario.

    Il compagno Busa deve uscire dalla galera, il compagno Busa deve avere
    tutte le cure l’amore e l’assistenza cui ha diritto.
    Se lui perde perdiamo tutti noi.
    E questo non è tollerabile.

    Ti abbraccio Mauro e ti saluto a pugno chiuso.
    vittoria
    L’avamposto degli incompatibili

    Vedi on line : L’INFELICITA’ E’ UNA CONDIZIONE COLLETTIVA

    • Mi chiamo Rossetti Busa Mauro, provengo da una famiglia di ex operai che da due anni vive in una casa popolare dove è stata sospesa l’erogazione del gas, dei riscaldamenti e persino dell’acqua, il tutto perché siamo debitori di trenta milioni delle vecchie lire.
      Paghiamo al comune un filo d’acqua che arriva sul terrazzo e la luce per una somma di quindici euro. Per risanare tutti questi debiti bisognerebbe ricorrere ad un “esproprio” bancario, tranne che un Berlusconi o un Bertinotti non si faccia carico di questo nostro problema, cosa che credo difficile per un comunista come Bertinotti, figurarsi per Berlusconi.
      I miei nonni paterni sono stati partigiani, mia nonna ha prestato servizio come infermiera. I genitori di quella buonanima di mia mamma vennero uccisi dai tedeschi perché si rifiutarono di consegnargli l’unico cavallo stallone che avevano.
      Quando le uccisero i genitori mia madre era una bambina, col tempo divenne comunista ed operaia presso una fabbrica dove regnava il modello fascista, dove sarà poi licenziata per motivi di salute.
      Alla fine della guerra conobbe mio padre, lui era un muratore e la paga era appena sufficiente per mangiare in una situazione di chiara povertà.
      Dopo molti anni nacqui io e sembrerebbe che mia madre mi abbia concepito non con un secondo uomo ma bensì con il primo. Così venni messo in un orfanotrofio di Modena, ancora non avevo un cognome ma solo un nome. Negli anni ’70 lasciai l’orfanotrofio perché mia nonna mi dette il suo cognome (Rossetti), successivamente mia madre ebbe altri figli, per me fratellastri, dal secondo uomo e a questi diede il suo cognome (Mazzei).
      L’unica scuola che frequentavamo era quella comunale, essa era frequentata dai sinti (minoranza etnica di zingari) e da noi, figli di famiglie povere e disagiate.
      All’età di quattordici anni cominciai a rubare, scippare e cominciai ad avere esperienza del carcere minorile, case di reclusione e riformatori dai quali riuscii ad evadere.
      Ritornai in carcere ma questa volta con una pistola di calibro 38 e diversi proiettili che conservavo in una tasca della camicia, gli agenti forse per la troppa fretta di buttarmi in galera si dimenticarono di perquisirmi. Così, nel carcere minorile, acquistai la fama di Pistolero, soprannome datomi sia dagli altri prigionieri che dal maresciallo responsabile del carcere. Proprio al maresciallo fece un certo effetto vedermi, dopo che era stata tolta la maglietta, in possesso di una pistola e per giunta carica tenuta all’altezza della cintura.
      All’età di tredici anni bruciai alcune macchine dei carabinieri dopo che questi avevano arrestato mio padre, era stato condannato a sette anni per una rapina in un convento di frati.
      All’età di quindici anni venni arrestato a Pisa per un tentato furto e, invece di portarmi in un istituto per minorenni, fui tradotto nel carcere per maggiorenni in Via Don Bosco n 43, Pisa.
      Il giorno dopo i detenuti diedero vita ad una rivolta dove venne spaccato di tutto, io mi trovato in isolamento in quanto minorenne ma comunque cercai di contribuire rompendo il tubo dell’acqua del rubinetto presente nella cella mentre gli altri detenuti cercavano di buttare giù, riuscendoci alla fine, la cancellata della mia cella per liberarmi.
      Dalle finestre non volavano solo slogan ma anche bombe rudimentali fatte con le basi delle caffettiere, la rivolta che era in atto si ricollegava alla questione della riforma carceraria.
      Il tutto durò fino a tarda sera, poi ci fu un’irruzione della celere e iniziarono le manganellate e i trasferimenti, rischiai di prenderle anche io ma un tempestivo intervento del maresciallo bloccò l’agire dei malintenzionati.
      Mi venne data una coperta ed una candela per affrontare la notte, mancavano luce ed acqua proprio perché nulla era stato risparmiato dai prigionieri ribelli, alla rivolta partecipò anche mio zio.
      Questo evento per me non fu uno spavento, anzi feci mia una bella esperienza “impara l’arte e mettila da parte“, anche se credo di aver imparato troppo velocemente ad essere un rivoltoso e ribelle.
      Nel 1978, all’età di venti anni, venivo arrestato con l’accusa di omicidio di un carabiniere, attentato ad un distributore di benzina con l’aggravante di terrorismo (rosso) e tentata strage, iniziai così ad essere sballottato da un carcere all’altro.
      Venni accusato di tali reati perché, durante la perquisizione in casa mia alla ricerca di armi, trovarono sul tavolo della cucina il giornale che riportava l’articolo, cerchiato, del carabiniere ucciso. La perquisizione non mi venne fatta in merito all’omicidio riportato nell’articolo ma per i fatti compiuti, mi trovarono in casa vari volantini, alcune divise della polizia e una carta geografica con appunti puntellati.
      Nel 1978, nel carcere delle murante di Firenze, prendevo parte insieme ad altri prigionieri ad una rivolta per la riforma carceraria, per un vitto migliore ed altri accorgimenti. Venni quindi trasferito nel carcere penale di Volterra (Pisa), lì sequestrai una guardia carceraria per un paio d’ore, alla fine mi arresi per volontà degli altri prigionieri. Ciò mi costò il trasferimento in un manicomio criminale dove rimasi un mese, uscito da lì iniziarono a non farmi stare più di due mesi nello stesso carcere e ne iniziai a girare diversi della Toscana. Divenni consapevole del perché di tutti questi trasferimenti, me ne sono sempre fregato visto che per me un carcere valeva l’altro.
      Nell’80 venivo assolto con formula dubitativa riguardo all’omicidio del carabiniere ma non per l’attentato al benzinaio così come venni assolto per la tentata strage.
      Nell’81 venivo nuovamente arrestato per rapina, sequestro di persona e detenzione di armi, queste non vennero mai rinvenute. Sempre nell’81 fui promotore di una rivolta in carcere.
      Nell’82 venivo condannato a cinque anni e mezzo e due anni di libertà vigilata. Mentre scontavo la condanna in carcere, avevo accumulato quindici anni di carcere tra denunce per danneggiamenti, oltraggi, minacce, detenzione e fabbricazione di bombolette da camping, iniziai a dinteressarmi di politica. Leggevo libri anarchici e comunisti, ero affamato di conoscenza e volevo a tutti i costi conoscere l’ideologia politica.
      Con gli anni ho mantenuto corrispondenze con i/le compagni/e delle BR incarcere, era una corrispondenza di solidarietà più che una dialettica politica proprio perché non ero ancora pronto per un confronto politico e sarei stato svantaggiato ad aprirne uno della loro portata. Ma nutrivo, come continuo a nutrire ancora oggi, una forte simpatia per questi compagni.
      Dopo essere uscito dal carcere nel 1988 venivo nuovamente arrestato conl’accusa di detenzione e fabbricazione di bombe molotov, attentati incendiari contro mezzi televisivi della Fininvest, contro la ditta di armamenti Panerai, e la Fincommercio Valentino Giannotti, il tutto era stato rivendicato a nome dei Nuclei Proletari Resistenza Attacco (NPRA), sempre nel 1988 mi avvicinavo al CSA l’Indiano di Firenze.
      Da un centro sociale presi due opuscoli intitolati “oltre la frontiera”, li portai a casa ma non li lessi.
      La mattina seguente ci fu una perquisizione dei Ros dove mi venne sottratto tutto il materiale in mio possesso, dopo due giorni fui arrestato, su ordine del procuratore Piero Luigi Vigna, con l’accusa dei reati sopraccitati, l’aver preso parte ad una associazione clandestina chiamata Nuclei Proletari Resistenza Attacco.
      Il teorema di Vigna ci descriveva come i “nipotini di Curcio del‘68” per le modalità “mordi e fuggi” usate.
      Io non rivendicai quanto mi veniva contestato, ma rivendicai il mio essere comunista, un comunista libertario, e la mia solidarietà a quei compagni che rimasero fuori liberi.

      Per scrivere a Mauro

      MAURO ROSSETTI BUSA
      VIA NUOVA POGGIOREALE, 177
      80143- NAPOLI

    • ,, Anch’io ho postato la lettera in un forum di s+ dove partecipo. HASTA SIEMPRE. Marika

      Vedi on line : http://http://www.sieropositivo.it/...

  • Mauro fai come credi, ma gente
    come te ci serve viva.
    Abbi cura, no pasaran.
    Baci,
    ALI

  • Al compagno Mauro vorrei portare tutta la mia solidarietà per la vicenda drammatica che sta attraversando. Una vicenda che sottolinea, se ancora ce ne fosse bisogno, il grado di inciviltà che ha raggiunto questo paese.

    Mi sono permesso di linkare la lettera su un forum per siero+ al quale partecipo e cerco di dare il mio contributo. Del forum lascio il link in cui si può leggere riportata integralmente la lettera del compagno.

    http://lilanew.forumup.it/viewtopic.php?t=869&mforum=lilanew

    Pugno in alto
    iHIV

    Vedi on line : http://lilanew.forumup.it/viewtopic...

  • Ti sono vicino e spero che con il tuo sciopero tu riesca ad ottenere quanto ti spetterebbe di diritto.

    Freddy

  • So per esperienza che sono capaci di tutto! Spero davvero che tu riesca a tenere duro senza compromettere troppo il tuo stato. Tanti auguri!

    wolf

  • Gli effetti colaterali sono i primi 2 giorni una specie di stato influenzale, puoi avere del mal di testa, poco apetito e un pochino di depressione.
    Passato il 1 mese il tuo organismo si è adattato al farmaco e puoi stare tranquillo x gli altri 5.
    Sono + di 10 anni che mi curo, l’interferone di oggi non è quello massacrante di una volta, oggi è nu zucchero!!

  • Io sono molto lontano dalla tua storia personale, anzi, per me sei un pazzo pericoloso, ma stai lottando contro l’HIV e contro un sistema carcerario ottuso, per i tuoi diritti di uomo: in bocca al lupo, compagno Mauro!

    Vedi on line : gabibbo

    • Mi associo, anch’io sono lontana dalla tua storia ma anche tu, come me, stai lottando contro l’aids e sopratutto sei stato e continui ad essere una persona degna di tutti i diritti, come gli altri ... come tutti noi e poi le malattie non guardano in faccia nessuno .... purtroppo, quindi hai diritto ad una cura come noi e come tanti nella tua stessa condizione,
      x ora un FORTE FORTE ABBRACCIOO, Silvia.

  • Abbi cura stellina!
    In bocca al lupo!

    Andrea