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La Puglia in piazza contro i Cpt

domenica 23 ottobre 2005

Bari. Doppia manifestazione contro l’apertura del nuovo centro di permanenza temporanea nell’estrema periferia della città

di Leo Palmisano

Una periferia nella periferia, questo vuole aprire a Bari il governo italiano. Nel quartiere San Paolo, teatro della solitudine e del malcontento, non un giardino o un cinema, ma un lager sta per aprire i propri cancelli di filo spinato. Nella Puglia di Vendola, che ha già detto no al Cpt nel forum “Mare aperto”, la rete no-Cpt, i partiti e la società civile si sono dati appuntamento per opporsi a questa ennesima violazione dei diritti umani e della costituzione perpetrata da Berlusconi e la sua cricca leghista.

Il governo non ha ceduto di fronte al documento firmato da tutti i presidenti di regione del centrosinistra che riteneva inumane queste carceri, ma ha voluto dare ancora una volta un netto segnale di rifiuto antidemocratico, imponendo di fatto l’apertura e il presidio militare del Cpt del quartiere S. Paolo. La Puglia che ha sollevato la testa e ha smesso, finalmente, di vergognarsi dei suoi tanti immigrati, vuol dare una prova di accoglienza rifiutando decisamente qualunque forzatura da parte del governo.

La rete nazionale no-Cpt ha indetto una prima manifestazione per le ore 13 di oggi davanti a quell’orribile rulottopoli di Palese, dove sono rinchiusi in condizioni disastrose immigrati in via di identificazione. Da Palese, percorsi gli ottocento metri che separano il centro di identificazione dall’inferno, si raggiungerà il Cpt presidiato. Alle 16,30 dal quartiere Libertà, primo quartiere per presenza di immigrati, partirà una manifestazione cittadina che toccherà perifericamente la questura e terminerà davanti alla sede della Croce Rossa.

Questa Puglia sa esprimere finalmente la sua diversità anche attraverso il desiderio di accogliere e integrare i migranti, proprio adesso che la congiuntura storico-politica rifiuta la differenza in nome della salvaguardia del monoteismo culturale europeo.

Per tanto qualcuno teme che ci possano essere defezioni dell’ultimo minuto che mostrerebbero la debolezza organizzativa della "ReteNoCpt" che invece dovrebbe allargarsii e creare consenso attorno a temi tanto tragici, la cui responsabilità attuale non è da attribuire unicamente al centrodestra. D’altra parte, infatti, è difficile dimenticare che i Cpt sono stati istituiti dalla contestata legge Turco-Napolitano.

E’ quindi frutto della cultura di governo di parti significative del centrosinistra che hanno sottovalutato la consistenza e il valore di un processo che coinvolge i destini di migliaia di uomini e donne che cercano semplicemente, ma una via di fuga dalla povertà, dalle dittature e dalla depressione economica e religiosa.

La questione Cpt, quindi, non si riduce certamente ad un semplice fatto architettonico, ma include una riconsiderazione complessiva dell’immigrazione in Italia. Va da sé che il futuro governo dovrà prendere posizioni chiare, e non più strumentalmente ambigue, sulla sorte non soltanto lavorativa, ma anche culturale e religiosa, di tutte quelle persone che guardano alla Puglia, e all’Italia in generale, come ad una possibilità aperta e non negata.

In definitiva, la manifestazione di oggi ha certamente una dimensione locale, ma una prospettiva politica internazionale per i soggetti che essa vuole salvaguardare dal fondamentalismo culturale e religioso del centrodestra e di parte del centrosinistra.

http://www.aprileonline.info/articolo.asp?ID=6785&numero=’34’