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Miryam Marino, scrittrice, artista ed attivista per i diritti umani risponde, doppiamente indignata come ebrea, alle dichiarazioni di Nichi Vendola
Publie le lunedì 23 maggio 2011 par Open-Publishing2 commenti

E’ fin troppo facile rispondere alle dichiarazioni allucinanti che tu caro Vendola, che saresti un politico di sinistra, hai rilasciato incontrando l’ambasciatore di quel paese razzista e di apartheid che è Israele.
E’ di tutta evidenza che esprimi egregiamente quel crollo di valori di giustizia, umanità , libertà, che investe i partiti di sinistra, così ci rendiamo conto che abbiamo veramente bisogno di un Egitto come ci augurava Omar Barghuti e di ricominciare a ricostruire, senza di voi, una vera sinistra giacchè, persone come te, possono essere semmai definite "sinistre" non di sinistra.
Ma entriamo nel merito delle tue dichiarazioni:
La prima cosa che salta agli occhi è che ti sei arruolato nella campagna mediatica sionista in preparazione a Torino, per presentare Israele come un paese normale, anzi, come diresti tu all’avanguardia nelle più lodevoli iniziative.
Cito le tue parole "Un paese che ha trasformato aree desertiche in luoghi produttivi e in giardini"
A parte la retorica che puzza di stantio secondo cui Israele ha fatto "rifiorire il deserto" retorica che ignora che quel deserto era La Palestina, il paese più colto e sviluppato del Medio Oriente con fiorenti città e scambi culturali e commerciali, prima naturalmente della colonizzazione sionista e della Nakba che ha prodotto 5 milioni di profughi, la metà di villaggi distrutti,

la sai la storia di Der Yasin? E poi la distruzione di quartieri storici e architettonicamente importanti, la cancellazione di ogni traccia di cultura palestinese, compreso il furto di centinaia di migliaia di libri e documenti, e di parti del cimitero monumentale di Mamilla.

L’elenco è molto lungo e ti invito a documentarti, ma voglio darti un solo esempio di come Israele costruisce i suoi giardini: a Silwan, quartiere di Gerusalemme con 40mila abitanti palestinesi, il sindaco ha deciso di procedere alla demolizione di 22 delle 88 case palestinesi a rischio di demolizione nell’area di Al Bustan che, gli israeliani chiamano "Gan ha Melec" il giardino del re. In questo quartiere i coloni hanno allestito su case palestinesi espropriate negli anni scorsi il "Parco archeologico di re David". Ma ti voglio dare anche un altro esempio concreto: secondo il racconto di Jamal Talab dell’ass.Land Research Center in un villaggio vicino a Ramallah gli israeliani hanno sradicato 60 alberi per trapiantarli a Gerusalemme in un giardino che hanno chiamato "Martin Luter King". Questo è lo stile con cui Israele costruisce i suoi giardini, sulla pelle dei palestinesi.
Andiamo avanti: "Un paese che si confronta col tema mondiale del governo del ciclo dell’acqua, dell’energia, dei rifiuti con pratiche di avanguardia"
Il primo modo con cui Israele si confronta con il problema dell’acqua è quello di rubarla ai palestinesi. Le colonie in territorio palestinese usufruiscono dell’80% dell’acqua disponibile mentre città e villaggi restano a secco anche per mesi comprese città come Betlemme. I palestinesi espropriati delle loro risorse idriche, anche grazie alla costruzione del muro di separazione che ha inglobato le fonti idriche rimaste, sono costretti a comprare a caro prezzo l’acqua dalla società israeliana Mekorot. I palestinesi non possono scavare pozzi mentre i coloni si appropriano delle fonti idriche anche con la scusa dell’archeologia, documentati col rapporto sull’acqua in Palestina di Amnesty Internacional. E veniamo alla situazione della valle del Giordano.

Un terzo delle risorse idriche di tutta la Cisgiordania si trova nella valle del Giordano, mentre i residenti palestinesi non possono usare l’acqua che scorre sotto i loro piedi, la compagnia israeliana Mekorot continua a scavare per costruire pozzi per i coloni, Israele mantiene il monopolio sul controllo delle risorse idriche e mentre i palestinesi che non possono nemmeno utilizzare le sorgenti numerose nella zona e devono acquistare l’acqua dalla Mekorot, animali e coltivazioni deperiscono, i coloni che hanno a disposizione sei volte la quantità d’acqua rispetto ai palestinesi, nuotano nelle piscine.
Per quanto riguarda l’energia, lo stesso discorso vale per la corrente di cui i palestinesi vedono solo passare i fili, essendo privati tanto dell’acqua quanto dell’elettricità , circondati da colonie e aree per esercitazioni militari e sottoposti ad espulsione, demolizioni di case e confisca della terra. Per quanto riguarda i rifiuti poi c’è da prendere in considerazione l’enorme inquinamento e avvelenamento del territorio che producono le fabbriche impiantate nelle colonie non sottoposte a norme e vincoli, a cui avrebbero dovuto sottostare se fossero state impiantate in Israele. Nei territori palestinesi occupati si può fare di tutto e di norma i coloni gettano le acque di scolo e i rifiuti organici nei wadi palestinesi e nei villaggi sottostanti.
Se hai prodotto una "semina" è certamente una semina avvelenata, rapporti economici? E l’articolo 2? Mi sembra che i rapporti economici con Israele fossero vincolati dal rispetto dei diritti umani come recita l’art. 2. Parliamo un po’ anche di cultura: recentemente c’è stata la manifestazione culturale palestinese più importante, il Palfest una manifestazione a livello internazionale che si è svolta tra i lacrimogeni israeliani, mentre qualche anno fa fu totalmente impedita da Israele che chiuse la sala pochi minuti prima dell’evento con scrittori e artisti che erano giunti da tutto il mondo.

Ma veramente non sai niente dell’assedio di Gaza, del muro dell’apartheid, dell’arresto di 700 bambini ogni anno sottoposti a maltrattamenti e torture e impossibilitati a vedere famiglie e avvocati, bambini di 12 anni giudicati da tribunali militari? Non sai niente di 10mila prigionieri la gran parte in detenzione amministrativa? Non sai di quella bambina morta per il dolore di non poter abbracciare il padre che Israele aveva arrestato? O di quel bambino di 10 anni che correva terrorizzato verso la madre che gridava ai soldati "Yeled, yeled" E’ un bambino! E che poi fu afferrato e malamente gettato nel cellulare malgrado la madre battesse inutilmente i pugni sui vetri e questo solo per intimidire il fratello di quel bambino, un pericoloso tirapietre di 14 anni? Non ti ripugnano queste azioni? Non ti ripugnano le leggi razziste israeliane? Le conosci? Fanno parte di quella cultura con cui vuoi essere in rapporto?
Come ebrea sono doppiamente indignata dalle tue dichiarazioni, esse mi offendono assieme a tutte quelle persone che in Israele e nel mondo cercano di spiegare che L’Ebraismo non è Israele, che gli ebrei non sono tutti sionisti e si battono per la giustizia e la libertà di tutti oltre che per mantenere la propria dignità.
http://nuke.alkemia.com/MedioOriente/MiryamMarinorispondeaNVendola/tabid/1038/Default.aspx
Messaggi
1. Miryam Marino, scrittrice, artista ed attivista per i diritti umani risponde, doppiamente indignata come ebrea, alle dichiarazioni di Nichi Vendola, 24 maggio 2011, 00:03, di nando
Condivido tutto con Miryam Marino, il populismo... di vendola e della sinistra istituzionale è spaventoso.
nando
1. Miryam Marino, scrittrice, artista ed attivista per i diritti umani risponde, doppiamente indignata come ebrea, alle dichiarazioni di Nichi Vendola, 24 maggio 2011, 18:20, di Mirko P.
Oramai si è savianizzato. Già era pessimo prima.. ora poi...
A breve le querele ai giornalisti di Liberazione (come fatto da Saviano per il caso Peppino Impastato) e l’opinione che le mafie si sconfiggono con i manganelli (poi tanto i napoletani vanno fieri della loro puzza, come dice Saviano)