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Né pastori né pecorelle

giovedì 9 giugno 2005

di Doriana Goracci

A Capranica, un paese di circa 6000 abitanti, domenica e lunedì sarà molto difficile andare a votare. La parrocchia ha organizzato da giorni "plotoni" di volontari pronti, con tutte le parole più dure e intimidatorie possibili, a proclamare l’astensione dalle urne. Il mio paese non è una rarità, ci sono centinaia di comuni, dove l’anonimato non esiste; esiste invece il controllo delle persone, dei loro voti, delle loro mosse. Ho raccolto il disagio comune sopratutto delle donne. Sanno che sarebbero additate dal potere dominante comune. Le regole di comportamento sono inequivocabili: non votare, girare alla larga dai seggi, adducendo tutti i motivi possibili. Il mio non è un appello, ma una riflessione che vorrei fosse fatta. Non mi sento nè pastora nè pecorella, ma certamente per il mio vissuto, libera dalle vessazioni oggi non solo psicologiche ma materiali che fanno smarrire migliaia di persone. Non potranno essere certamente i rappresentanti di lista a proteggere e invitare al "voto comunque" gli abitanti di questo paese, che sfoglia un’altra vergognosa pagina della sua storia.

La tavola valdese

"Un’etica protestante si fonda sulla piena libertà di coscienza, tanto più irrinunciabile per la persona messa di fronte alla scelta delicatissima di poter procreare solo a condizione di un aiuto medico. Nel rispetto della piena dignità delle diverse opinioni e soprattutto delle diverse soluzioni che ciascuno di noi è disposto ad adottare di fronte alla infertilità ed alle malattie genetiche ci sembra di poter asserire che l’attenzione e l’amore verso la vita si esprima proprio attraverso la facoltà delle coppie private della possibilità di procreare a causa della sterilità di uno dei membri, di accogliere un figlio nato con l’apporto di un donatore/trice; attraverso la possibilità di evitare di trasferire nell’utero della donna embrioni di cui sia accertabile - grazie alla diagnosi preimpianto - la patologia; e attraverso il sostegno alla ricerca mirato a conoscere nuove terapie per il trattamento di malattie gravissime diffuse nel nostro tempo. Mentre l’attuale normativa relega in una condizione di illiceità e di peccato le coppie e gli operatori sanitari motivati da scelte di assoluta responsabilità, l’accoglimento dei requisiti referendari non lede le convinzioni e le coscienze di chi è favorevole all’attuale legge". (nev/gc)

I professori di teologia evangelici di Roma

Su un punto però riteniamo doveroso intervenire, cioè sulla decisione libera e personale presa in coscienza da ciascuno, cardine dell’espressione democratica, che nei nostri sistemi elettorali viene garantita dalla segretezza del voto. Qui non è in discussione la legittimità dell’astensione o del non voto; invitare all’astensione è pienamente legittimo dal punto di vista della legge. La questione di fondo è però un’altra: essa concerne l’

esercizio della libertà di esprimere la propria personale opinione. La campagna che si è sviluppata nelle ultime settimane da parte della CEI, sia attraverso i media sia attraverso una mobilitazione capillare nelle parrocchie, ha spostato il luogo della decisione fuori dalla cabina di voto.

Infatti, se il significato del non voto rimane ambiguo - può essere motivato dall’indifferenza totale oppure dalla convinzione più forte -, l’andare a votare, atto palese, pubblico e non garantito dal segreto, si carica di un significato chiaro di disubbidienza all’autorità ecclesiastica (o almeno di non raccogliere l’invito pressante della gerarchia cattolica). Il SI, il NO, o la scheda bianca depositati nell’urna sono diventati del tutto secondari, ciò che è decisivo è invece chi va o non va a votare. E questa situazione in un paese dove la presenza della chiesa cattolica è capillare, e tante persone ne dipendono per il loro lavoro quotidiano, rappresenta una pressione notevole, tale da poter provocare autocensura. Dialogare in un libero e leale confronto ideale, convincere e farsi convincere, e lasciare poi la piena libertà di espressione della propria convinzione: tale è l’invito che vorremmo rivolgere a tutti quelli che hanno una posizione da fare valere nel dibattito. Anche per questo motivo fondamentale, per noi è doveroso andare a votare sui quesiti referendari il 12 e 13 giugno". (nev/gc)