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Parigi: la presentazione del programma per la campagna presidenziale di Marie-George Buffet allo Zenith

Publie le mercoledì 24 gennaio 2007 par Open-Publishing

La presentazione del programma per la campagna presidenziale di Marie-George Buffet allo Zenith

Ieri, 23 gennaio 2007, Marie-George Buffet, candidata alla presidenza della sinistra popolare ed antiliberista, ha presentato il suo programma.

Lo storico tendone dello Zenith, al Parco de La Villette di Parigi, dove fu lanciata la campagna contro il Trattato Costituzionale Europeo che si concluse con la vittoria del NO al referendum che avrebbe dovuto ratificarlo, era pieno ben oltre i circa 6000 posti che puo’ offrire.

In un’atmosfera generale di grande entusiasmo, é stato letto il messaggio di sostegno di Fausto Bertinotti, é intervenuto il segretario dei Giovani Comunisti, che ha ricordato i punti alti della mobilitazione giovanile in questi anni, culminata con il ritiro della legge sul CPE [il contratto di primo impiego, ennesima forma di precarizzazione del lavoro, Ndr], é stato intervistato Roberto Ferrario del Collettivo Bellaciao, che ha lanciato un appello a firmare la petizione sul sito bellaciao.org nell’imminenza dell’apertura del processo che lo vedrà alla sbarra il 13 marzo prossimo.

Si sono susseguiti gli interventi di Jean-Paul Israel, segretario delle CGT marittimi, che ha parlato della vertenza dei lavoratori della compagnia di navigazione SNCM di Marsiglia, parzialmente privatizzata, di una rappresentante dei transgender, di una rappresentante delle donne immigrate che ha parlato della loro condizione nelle banlieues, di un’operaia di un’azienda tessile del Nord minacciata di chiusura, di una ragazza che ha dovuto fuggire da Haïti ed ha potuto ottenere la sua regolarizzazione grazie all’intervento personale di Marie-George.

Nel suo discorso, Marie-George Buffet non ha nascosto il suo disappunto per l’impossibilità di esprimere una candidatura unica da parte dei Collettivi antiliberisti costituiti in occasione della campagna vittoriosa contro il TCE, nei quali si é impegnata per mesi per costruire un programma comune ed arrivare ad eleggere un candidato/a alla presidenza con il metodo consensuale.

Ha indirettamente confermato, tuttavia, che i 125 punti che costituiscono il programma dei Collettivi saranno alla base del suo programma ed ha teso la mano a José Bové, auspicando che alle già troppo numerose candidature della sinistra antiliberista – oltre alla Buffet, Besancenot della LCR, Laguiller di LO e Voynet del partito dei Verdi - non si aggiunga anche la sua.

Marie-George Buffet si é impegnata, in caso di vittoria, a procedere ad energiche misure di redistribuzione del reddito attravezrso la leva fiscale (raddoppio dell’imposta sulle grandi fortune, aumento degli scaglioni di imposta sul reddito, tassazione della rendita finanziaria, modifica dell’imposta sulle imprese, penalizzando quelle che scelgono i profitti a spese dell’occupazione e dei salari, riduzione dell’IVA per i redditi medio-bassi).

Sul problema dei salari, ha proposto di elevare a 1 500 euro il Salario Minimo con una spesa annua di 9 miliardi di euro, che corrispondono a meno del 10% dei profitti realizzati dalle imprese del CAC 40 nel 2006. Ha inoltre confermato il suo impegno perché venga ristabilito il diritto alla pensione a 60 anni.

Sul tema dell’orario di lavoro, a differenza di Ségolène Royal che ha dichiarato di essere disponibile a rivedere la legge che ha istituito la settimana di 35 ore, ha ribadito la sua volontà di continuare a lottare per la sua riduzione.

Sui servizi di pubblico interesse, oltre a ribadire la necessità della loro difesa e della lotta contro la loro privatizzazione portata avanti in base alla direttiva Bolkestein, ha sostenuto la necessità di istituire un nuovo servizio pubblico della casa, che garantisca ai cittadini la fruizione di questo diritto, fondamentale come quello al lavoro, allo studio, all’assistenza sanitaria. Su quest’ultimo punto, ha proposto l’istituzione di un servizio sanitario universale, che rimborsi il 100% delle spese per cure e medicine.

Sul problema dei migranti, ha proposto la regolarizzazione immediata di tutti i sans papiers presenti sul territorio nazionale.

Marie-George Buffet si é impegnata a combattere la precarizzazione dell’impiego proponendo un sistema che alterni periodi di occupazione a periodi di formazione senza passare per la disoccupazione.

Per contrastare il peggioramento delle condizioni di vita dei giovani, ha proposto per loro un sistema di sussidi, di garanzia dell’alloggio, della formazione professionale, dell’accesso al primo impiego.

Quando, parlando della faccia tosta del candidato dell’UMP, Sarkozy, che ha osato richiamarsi a Jean Jaurès, a Léon Blum e perfino a Guy Moquet, gli ha proibito di servirsi del nome di quest’ultimo, un giovane comunista di 17 anni fucilato dagli occupanti nazisti, la cui memoria non é stata cancellata dai 60 anni trascorsi, le migliaia di persone presenti sono scattate in piedi in un assordante, commosso applauso.

E’ un Sarkozy che contende la scena all’estrema destra xenofoba e razzista di Le Pen, ha detto Marie-George, con la sua caccia ai figli dei sans papiers nelle scuole, i suoi insulti alla gioventu’ che hanno provocato tumulti gravidi di conseguenze, i suoi attacchi ai servizi pubblici ed al sistema pensionistico, un Sarkozy che non si ispira certo all’opera di Jean Jaurès, ma ne insulta la memoria.

Marie-George Buffet ha paragonato Sarkozy ad un lupo travestito da agnello, che fa il paio con Ségolène Royal, che si é fatta riprendere con un agnello in braccio, nell’offrire entrambi un’elemosina agli agricoltori, che rivendicano invece prezzi remunerativi, che permettano loro di vivere, per i loro prodotti.

Forse, quando ha chiesto per i Palestinesi uno Stato indipendente secondo la linea di frontiera stabilita dall’ONU nel 1947 accanto allo Stato di Israele, i compagni italiani presenti con le bandiere di Rifondazione comunista – Sinistra Europea si sarebbero aspettati una denuncia più vigorosa della spietata colonizzazione israeliana, delle sue guerre preventive, dei suoi muri, dei suoi assassini mirati, dei suoi droni.

Forse, quando ha parlato della necessità di una nuova politica energetica e di uno sviluppo compatibile con l’ambiente, gli stessi compagni si sarebbero aspettati una denuncia del nucleare civile e militare che fa della Francia, almeno per quanto riguarda il primo, un caso pressoché unico in un’Europa che se ne é liberata o si é dotata di programmi per uscirne.

Forse, quando ha parlato di lotta per la pace, in tanti avrebbero voluto sentire un accenno alla politica militare della Francia, soprattutto in Africa, dove le sue forze di pronto intervento continuano a proteggere i suoi interessi neocoloniali, ed alla sua industria degli armamenti, una delle più importanti del mondo, che continua ad esportare armi con le quali si combattono le tante guerre in corso.

E, sicuramente, quando il meeting si é concluso facendo precedere il canto solenne dell’Internazionale da quello della Marseilleise, non pochi hanno avuto una piccola fitta al cuore, che non comprende e non vuole comprendere le ragioni di quella sinistra che, in nome della Realpolitik, non vuole lasciare alla destra il monopolio del tricolore, della patria, dell’inno nazionale e di quant’altro sarebbe adatto a procurare un più ampio consenso elettorale.

Giustiniano Rossi

Parigi, 24 gennaio 2007