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i lavoratori per padroni e governo non valgono niente

Publie le martedì 24 maggio 2011 par Open-Publishing
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dopo mesi di silenzio da parte delle istituzioni e dei media governativi e anti-governativi, vi segnalo la drammatica situazione di 5 marittimi italiani e 17 indiani, da 106 giorni nelle mani dei pirati somali.

dal sito http://www.liberoreporter.it/NUKE/news.asp?id=6230 l’unico che in queste settimane si è occupato della vicenda:

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Condizioni disperate per l’equipaggio della Savina Caylyn lo raccontano il comandante e il direttore di macchina raggiunti al telefono da LiberoReporter. Nuovo Ultimatum dei pirati. 48 ore per farsi vivi sulla nave o sbarcheremo anche gli altri due italiani.

Una telefonata di circa 30 minuti “da brivido” con il comandante Giuseppe Lubrano e il direttore di macchina Antonio Verrecchia, che ci raccontano le condizione in cui versa l’equipaggio composto da 5 italiani e 17 indiani.
Condizioni igieniche terribili.
Un solo bagno a disposizione per oltre 40 persone, frase questa, che ci consente di capire quanti siano i pirati che tengono sotto controllo i rapiti. Difficoltà dunque nella pulizia personale “Ci consentono di fare una doccia ogni 15 giorni; l’acqua scarseggia e l’unico bagno che abbiamo è in condizioni igieniche disastrose.”
Sulla nave manca di tutto.
Sono finite le scorte di medicinali e il cibo è pressoché inesistente: “Ci danno da mangiare un pugno di riso e abbiamo a disposizione un litro d’acqua al giorno; ogni tanto spunta qualche panino ma niente di più. Ci sono alcuni membri dell’equipaggio che hanno problemi di salute.
Ieri uno dei nostri aveva la febbre, una temperatura di oltre 38,5 gradi e si è cercato di risolvere la situazione, ma praticamente non abbiamo più nulla per far fronte alle emergenze e i pirati non vogliono assolutamente che si avvicini qualcuno all’imbarcazione, se non dopo il pagamento del riscatto.” Il Comandante prosegue con la voce strozzata dall’emozione: “Ieri un elicottero, della nostra Marina Militare, ha sorvolato la zona e i pirati hanno aperto il fuoco, hanno iniziato a sparare all’impazzata; hanno cosparso la nave di bidoni di benzina, se faranno di nuovo qualche cosa spareranno sulle taniche e ci faranno saltare. All’inizio i pirati non erano violenti ma ora diventano sempre più nervosi e ci sono già stati già parecchi episodi di violenza nei nostri confronti. La tensione si taglia a fette - continua il comandante - quando si sentono in pericolo ci radunano in un angolo della nave e ci puntano addosso le armi. Passiamo tutto il giorno sul ponte guardati a vista, sempre sotto scacco dei mitragliatori, quando si innervosiscono iniziano a sparare e ci dicono che ci ammazzano tanto per il nostro governo non abbiamo nessun valore.”
Nei giorni scorsi hanno portato a terra, nel deserto, 3 dei nostri connazionali ma i pirati minacciano che se nessuno prende contatti con loro per portare avanti le trattative, faranno scendere dalla Savina Caylyn anche il Comandante e il Direttore di macchina. Il Comandante ci spiega che nel momento in cui hanno deciso di portare a terra i 3 italiani, il Direttore Verrecchia, non ha retto alla vista dei compagni che sbarcavano e quindi si è mosso per andare in cabina; non avendo il permesso per farlo, i pirati lo hanno picchiato, gli hanno dato dei colpi sulla schiena con il calcio del fucile. Ora sta meglio...Per quanto posso star meglio un rapito, nel mare del corno d’Africa, con temperature asfissianti che aumentano di giorno in giorno.
Ma come stanno i nostri ostaggi portati nel deserto? Il Comandante dice che gli hanno assicurato che sono vivi ma non gli dicono in quale zona li hanno portati e nemmeno se li riporteranno sulla Savina (file audio - http://www.liberoreporter.it/Savina_audio/colleghi_sbarcati_stanno_bene.wav). Chiediamo se il nostro Ministero si è messo in contatto ma ci assicurano che nessuno ha mai telefonato ne si è messo in contatto in alcun modo. I pirati hanno un uomo preposto al negoziato che ha ricevuto contatti da un avvocato londinese che rappresenta l’armatore ma niente di più, le trattative sono ferme, i pirati sono stanchi e molto nervosi.
UN NUOVO ULTIMATUM.
Mentre conversiamo con il comandante, ci comunica che i pirati hanno lanciato un nuovo ultimatum: “Se entro 72 ore, ma ormai sono 48, non si fanno vivi qui sulla nave, hanno detto che sbarcheranno anche noi.” (file audio - http://www.liberoreporter.it/Savina_audio/ultimatum_nuovo.wav)
I pirati cercano in questo modo di mettere in cattiva luce il nostro governo; la loro intenzione, una volta fatti sbarcare anche gli altri due italiani e quella di portarli sulle alture del deserto, per fare ulteriore pressione e comunicare alla stampa internazionale che l’Italia non si muove e le Istituzioni non hanno a cuore i loro marittimi… “Sulla nave abbiamo avuto anche 3 greci e due spagnoli” prosegue il Comandante “ dopo qualche giorno da un aereo hanno lanciato dei pacchi e sono stati subito liberati. I pirati dicono che di noi non si preoccupa nessuno quindi ci possono ammazzare tanto non valiamo nulla”.
Oltretutto iniziano ad esserci anche grossi problemi per il petrolio contenuto nella nave perché non si riesce più a mantenere alla giusta temperatura, in quanto manca il combustibile per azionare le macchine che riscaldano il carico, quindi c’è il rischio anche che il carico si deteriori, perdendo il suo valore. Il Comandante ci passa al telefono il Direttore Verrecchia, che ci dice “aiutateci, aiutateci, non vogliamo morire. Vogliamo rivedere i nostri figli, riabbracciare le nostre famiglie. Ma perché dobbiamo morire? Che abbiamo fatto? Siamo qui per lavorare, per guadagnarci da vivere. Aiutateci siamo italiani anche noi, fate in modo che qualcuno intervenga e riprendano le trattative se no ci ammazzano”. Verrecchia fa anche un analisi della situazione in Somalia e dichiara che l’unico mezzo per uscire dalla situazione in cui si trovano è la consegna in gran quantità del biglietto verde. (file audio - http://www.liberoreporter.it/Savina_audio/Verrecchia_1.wav)
Non possiamo che concludere, facendovi sentire dalla viva voce del comandante che lancia un appello (file audio - http://www.liberoreporter.it/Savina_audio/appello.wav), rotto alla fine da una certa commozione e paura per i giorni incerti a cui andranno incontro.

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Inondiamo di firme la Farnesina-marinai rapiti liberi

http://www.firmiamo.it/inondiamo-di-firme-la-farnesina-marinai-rapiti-liberi

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