Il sito Bellaciao. Colorato, molteplice, dove - per fortuna - il meglio accompagna il peggio, misto, bizzarro, fa pensare a Picabia e ai dadaisti, esplora tutti i registri ed i regimi retorici, divertente e polemico, surrealista: incontro fra un ombrello ed una macchina da cucire su un tavolo da dissezione, testa di Lenin sulla tastiera di un pianoforte Steinway o Bosendorfer... Il Collettivo Bellaciao vi invita a festeggiare la 48.6 milionesima visita del sito Bellaciao
FR
ES
Sabina Guzzanti
a Parigi con Bellaciao
Haidi Giuliani
a Parigi con Bellaciao
Modena City Ramblers
a Parigi con Bellaciao
MANU CHAO
a Parigi con Bellaciao
Senal en Vivo

VIDEO - RADIO
SITI AMICI
con Bellaciao
Bellaciao hosted by
Ribellarsi è giusto, disobbedire è un dovere, bisogna agire !
Version Mobiles   |   Home  |   Chi siamo ?   |   Sottoscrizione  |   Links  |   Contact  |   Ricerca
Sognavamo cavalli selvaggi
giovedì 1 Febbraio
de Luca Visentini via FR
Sono cento racconti brevi o brevissimi che nell’insieme ricostruiscono, in un’unica vicenda, la Milano dal 1968 al 1977 di un ragazzo della nuova sinistra. Un compagno di base, non un dirigente, né un pentito. Non si parla di analisi politiche o dispute ideologiche, ma di amore, amicizie, famiglia, lotte e scontri concreti. Si legge un “clima”, un’umanità. Sono storie anche vere ma che trascendono, con la scrittura, l’autoreferenzialità. (...)
Leggere il seguito - per rispondere...
A Family Affair / Cinema USA anni ’90

di : G.Toni
giovedì 29 dicembre 2005 - 13h18
JPEG - 14.3 Kb

Nostalgia e bisogno di normalità nell’America nemmeno “troppo profonda” del cinema anni ‘90

di Gioacchino Toni

Un giorno di ordinaria follia

Dopo la riconferma di George W. Bush alla guida degli Stati Uniti d’America - e relativa indigestione di sondaggi, exit pool e percentuali varie -, come sempre avviene dopo una tornata elettorale, si assiste al proliferare di analisi del voto più o meno approfondite. Ecco allora che ricompare lo spettro (dimenticato fino al giorno precedente l’evento inspiegabile) dell’America profonda, vera e propria spina dorsale della società statunitense. Quando nel Vecchio Continente si hanno difficoltà nel comprendere avvenimenti concernenti la società nordamericana - realtà assai più sconosciuta agli europei di quanto questi siano disposti ad ammettere - ecco che rispunta lo spettro dell’America profonda.

Entità misteriosa, attraversata dai peggiori istinti, ove pullulano bigotti e reazionari di ogni tipo che solitamente vivono nell’ombra salvo poi rifarsi vivi in particolari occasioni. Da parte nostra, in queste brevi note, intendiamo semplicemente segnalare come, senza arrivare al bigottismo d’assalto dei settori più reazionari, il recupero di alcuni “vecchi valori” riguardi una fetta di popolazione nordamericana decisamente più ampia e di come tali valori siano al centro, più o meno in maniera critica, di diversi film di cassetta degli anni ’90.

Alla ricerca della famiglia perduta

Sabato 4 ottobre 1997 una folla impressionante di uomini, in prevalenza bianchi, si è data appuntamento a Washington per pronunciare collettivamente una serie di promesse volte a “salvare dalla deriva contemporanea” i sacri valori della famiglia. Gli organizzatori parlano di circa un milione di partecipanti, comunque, indipendentemente dall’attendibilità delle stime fornite, è innegabile che quella mattina, nella spianata che collega Capitol Hill al Lincoln Memorial, si è radunata una massa enorme. Sette le solenni promesse che questa moltitudine di uomini, accomunati dalla fede cristiana, ha pronunciato solennemente: onorare Cristo nelle parole e nelle opere; mostrarsi solidali col prossimo; perseguire la purezza spirituale, morale, etica e sessuale; crescere la famiglia secondo i valori cristiani; sostenere la propria Chiesa di appartenenza; superare le barriere sociali e razziali; rispettare i Comandamenti (1). Questa manifestazione oceanica può essere interpretata da vari punti di vista: diversi sono, infatti, gli elementi che meriterebbero di essere analizzati con attenzione. Tale evento ha sicuramente a che fare con il senso di crisi profonda, di perdita del ruolo tradizionale, vissuto dal maschio americano. Crisi evidenziata dal disfacimento di quel modello di istituzione famigliare che aveva a lungo accompagnato l’immaginario maschile. Il leader spirituale di questi Promise Keepers, Bill McCartney, ex allenatore di football, ha più volte sostenuto che il suo movimento d’opinione ha la convinzione che il “risveglio della nazione” si otterrà solamente attraverso il miglioramento degli uomini come mariti, padri e lavoratori.

Divorzi a ripetizione, aumento del numero dei single, ragazze madri, legami omosessuali... della vecchia istituzione famigliare, delle sue regole e dei suoi valori, agli occhi di molti americani sembrerebbe non restare granché. Secondo quanti provano nostalgia per un’epoca idilliaca che sembra essersi eclissata, il riscatto della nazione, gravemente ammalata, si potrà avere solamente grazie alla riconquista, da parte maschile, di quello smarrito senso di responsabilità nei confronti della sua cellula base: la famiglia. È emblematico che il riscatto, il ritorno alla retta via, passi attraverso il ristabilimento del tradizionale ruolo maschile. Eventi come quello sopra descritto, non sono altro che l’esplicitazione collettiva di una crisi d’identità che sembrerebbe aver investito gli uomini americani, crisi che il cinema degli ultimi tempi ha rappresentato in vario modo; sono infatti molti i film che, in un modo o nell’altro, segnalano questa problematica. Ad esempio, in Nella società degli uomini (In The Company of Men, 1997) di Neil Labute si narra di due yuppie rampanti che, dieci anni dopo aver finito l’università, lavorano insieme in una ditta informatica. Il film inizia con una chiacchierata tra i protagonisti ambientata nella sala d’attesa di un aeroporto. I due sono ormai inseriti nel mondo del lavoro, ma si rendono conto della precarietà della loro posizione: basta un minimo errore e decine di giovani neo laureati, con qualche master appena conseguito, sono pronti a fare loro le scarpe. Il mondo del lavoro per i white collar è ormai una giungla: nessuno è più al sicuro. Chi si ferma è perduto. Il senso di sconsolata e nervosa attesa all’aeroporto segnala in qualche modo un preoccupante “tempo morto” e, nella società contemporanea, un tempo morto, può significare la fine. Sebbene l’ambientazione della sala d’attesa sia ultramoderna, sullo sfondo si intravede un vecchio aereo ad elica esposto come cimelio. In queste immagini si ha una metafora dell’inesorabile mutamento dei tempi: la modernità - dell’ambientazione - e la nostalgia romantica per l’epoca dei pionieri - del volo, in questo caso - si incontrano in questa sala d’attesa. La contemporaneità ha in sé un elemento nostalgico, così come l’aeroporto ultramoderno contiene un aereo ad elica, quasi a suggerire che la contemporaneità necessita dell’elemento nostalgico, a testimonianza di una volontà di ricordare le proprie radici, umanizzando così un’epoca fredda come l’attuale che tende ad essere sempre più asettica e disumana. I due, a parole, stanno disprezzando l’epoca in cui vivono, indicandola come una società di pescicani, di arrampicatori senza scrupoli e senza valori, ma saranno ben presto le donne a divenire il loro bersaglio preferito: queste infatti, secondo i due, continuano a maltrattare gli uomini e questi ultimi hanno perso su di esse ogni autorità, tanto che finiscono semplicemente per pagare il conto al ristorante, per poi essere piantati improvvisamente senza alcuna spiegazione. Il film si dipanerà poi in una, a dire il vero alquanto improbabile, storia di vendetta nei confronti del genere femminile: si vorrebbe far provare loro quel che si prova ad essere sedotti ed abbandonati improvvisamente, così, per gioco. L’uomo americano qui messo in scena ha perso ogni capacità di incidere sulla realtà, di determinarla a proprio piacimento, e si sente sempre più in balia di eventi che non è in grado di decidere, ai quali si deve semplicemente assoggettare.

In alcuni film l’incapacità, non solo da parte maschile, di far fronte ai problemi che vengono alla luce all’interno della cellula base della società occidentale, la famiglia, porta a veri e propri deragliamenti mentali e comportamentali fino a raggiungere manifestazioni maniacali. Molti di questi film, oltre la narrazione più superficiale, intendono, in un modo o nell’altro, sottolineare l’imprescindibilità della famiglia nell’ottenimento della felicità. Ad esempio, Attrazione fatale (Fatal Attraction, 1987) di Adrian Lyne, è un film che mette in scena, a suo modo, come i valori della famiglia finiscano per trionfare contro quelle forze esterne che vengono a turbarne l’equilibrio. Nel film di Lyne si narra di una famiglia modello americana - un avvocato di successo sposato ad una bella moglie, con una figlioletta adorabile e l’immancabile cagnone - di cui viene messo a repentaglio l’equilibrio dall’entrata in scena di una donna esterna tentatrice, che si porta a letto il bravo padre di famiglia. Una volta accaduto ciò, il problema sarà difendere la famiglia da questa presenza esterna che, ora, pretende in qualche modo di entrare a far parte della vita dell’uomo. Di fronte all’invadenza dell’estranea, l’eroe maschile - inevitabilmente Michael Douglas -, si troverà a dover confidare alla moglie di averla tradita e di essersi pentito di ciò. Dopo una fase di crisi all’interno della famiglia, quest’ultima saprà comunque ricompattarsi per ristabilire la serenità iniziale (2). In Attrazione fatale, però, abbiamo qualche elemento in più su cui soffermarci: la personalità dell’estranea - interpretata da Glenn Close - che viene a mettere in crisi il matrimonio. Al contrario di tante altre donne fatali, conturbanti e tentatrici, che fanno momentaneamente perdere la testa all’eroe maschile, qui il maligno - l’estranea - è mosso dal desiderio incontrollabile di costruirsi una “normalità” simile a quella dei personaggi con cui viene a contatto. Dall’eroe maschile vuole semplicemente lo stesso amore che egli ha nei confronti della moglie: vuole da lui un figlio, costruire una famiglia ecc. Sarà di fronte a tale impossibilità, una volta restata incinta, che darà sfogo a tutte le sue frustrazioni di donna che non è riuscita, e non sta riuscendo, a costruirsi una famiglia: «Ho già trentasei anni, forse per me questa sarà l’ultima occasione che mi capiterà per trovare un uomo che amo con cui avere un figlio e costruire una famiglia»: questo, a grandi linee, il ragionamento che spinge la donna a tentare di non lasciarsi sfuggire l’occasione della sua vita.

Altro film che narra di un’attrazione travolgente che finirà per oltrepassare la soglia della normalità è Attrazione pericolosa (A Dangerous Affairs, 1994) di Alan Metzger. Il film narra di una donna in carriera sulla trentina - sfiduciata dagli uomini che ha incontrato, incapaci di rassegnarsi a stare con una partner impiegata a livelli dirigenziali nel mondo del lavoro - speranzosa che l’uomo incontrato ad un party possa, finalmente, essere quello della sua vita. Purtroppo, dopo una prima fase idilliaca - a base di rose ed inviti a cena in limousine -, scoprirà che costui le nasconde un precedente matrimonio ed un figlio, oltre che una crisi economica fino a quel momento celata ad arte. Sfiduciata dalla falsità dell’uomo, lo lascerà. A partire da quel momento, però, finirà la sua tranquillità: l’uomo si farà via via sempre più ossessivo fino a giungere ad una vera e propria persecuzione. Al di là della qualità del film - davvero assai modesta - interessa notare come tutti i personaggi della vicenda siano alla disperata ricerca di affetto e di costruirsi una famiglia: l’amica del cuore, che spera di aver trovato l’uomo giusto con cui vivere, la stessa protagonista, che spera di aver trovato l’uomo col quale costruirsi una famiglia.

Alla ricerca della “famiglia perduta” è anche il protagonista di Un giorno di ordinaria follia (Falling Down, 1993) di Joel Shumacher: un uomo - ancora Michael Douglas - che sin dalle prime immagini ci viene presentato in maniche di camicia - rigorosamente bianca e linda -, pantaloni scuri, cravatta classica, occhiali e capelli corti con sfumatura alta, ma senza esagerare. Insomma un tipo perbene che sembra uscito dagli anni ’60, prima che questi fossero turbati, se non sconvolti, da inquietudini di vario tipo. Il film inizia con il nostro uomo incolonnato con la sua automobile in un tremendo ingorgo che procede a passo di lumaca. Ad un certo punto, improvvisamente, scende dall’auto, l’abbandona e se ne va a piedi, tra lo sconcerto dei vicini. Le immagini iniziali sono claustrofobiche: uomini ammassati come sardine sotto al sole, in una coda interminabile; dopo una panoramica all’interno di questo labirinto di lamiere, la macchina da presa indugia brevemente su di una bandiera a stelle e strisce collocata sulla fiancata di un pullman, come a dirci che, oggi, l’America è questo: un ingorgo incomunicante di individui atomizzati che si guardano con ostilità. Il protagonista raggiunge il negozio di un coreano e prende una Coca cola, ma in un attimo si trova a discutere animatamente con il proprietario. Improvvisamente si accende una lite ed il nostro uomo in maniche di camicia mette mano ad una mazza da baseball ed inizia a devastare il locale, reo, a suo dire, di avere prezzi sproporzionati: «Riporto il prezzo al ‘65»; con questa frase giustificherà la propria collera. Insomma, vorrebbe riportare il tempo al 1965, all’epoca in cui le cose erano più giuste e l’America era un Paese unito, solidale e civile. Perlomeno, questo è il mito su cui ama cullarsi la middle class americana rappresentata dal protagonista. Scopriremo, poi, che il nostro uomo ha una bella moglie, un’adorabile figlioletta ed un - immancabile - cagnone a casa, ma che qualcosa non deve aver funzionato: sono separati. «Non ti è consentito venire», «Questa non è casa tua; non lo è più»: così risponderà la moglie al telefono. Insomma, il nostro eroe ha il mondo contro: un ingorgo spaventoso, un negoziante maleducato che applica prezzi esagerati, la moglie che non lo lascia nemmeno tornare a casa dalla figlia il giorno del suo compleanno. Quanto basta per mandare in bestia anche la persona più mite di questo mondo. La sua giornata sarà poi funestata da incontri spiacevoli con teppisti portoricani - ai quali preleverà una borsa piena di potenti armi -, e da un’altra lite in un fast-food, ove i gestori sono molto solerti nell’applicare orari in cui servire la colazione e poco inclini, al di là delle frasi odiose - e false - di circostanza, ad accontentare le esigenze dei clienti. Anche qui il nostro uomo “darà di testa”: sarà l’hamburger ordinato a provocare il caos. Il nostro - a nome di tutti gli americani che quotidianamente mettono piede in un fast-food - chiederà perché questo non corrisponde mai a quello pubblicizzato dalle fotografie, dagli strati ben differenziati e colorati, soffice ed invitante. Insomma si sente raggirato da un America che promette - con le immagini - cose che - nella realtà - non mantiene. In un’altra occasione un mendicante gli si avvicina importunandolo nella richiesta insistente di qualche spiccio, inventandosi un mare di bugie sull’onda di «sono un veterano...». Anche in questo caso, sarà la sfacciata falsità dell’individuo a mandare in collera il protagonista. La rivolta di questo uomo è la rivolta dell’americano medio, costantemente ingannato a partire dalle piccole cose quotidiane; è la rivolta contro le promesse non mantenute. Non è un giustiziere, ma dichiara di aver semplicemente superato il punto di non ritorno. Dopotutto la sua auto è targata D-FENS e tutta la follia dispiegata non è altro che una reazione di autodifesa nei confronti di una società alla deriva, sempre più minacciosa ed indifferente nei confronti dell’individuo. Un uomo ormai scartato perché ritenuto inutile: «sono obsoleto», «non sono economicamente affidabile», «non riesco a mantenere mia figlia». Superato, inaffidabile ed incapace: queste le accuse mossegli a cui intende, seppur sconsideratamente, reagire. Anche in questo caso, come in molti altri film ove un individuo apparentemente “normale” adotta atteggiamenti maniacali, l’astio è mosso dal voler riconquistare quella “normalità”, la famiglia innanzitutto, andata perduta e da motivi economici determinati dall’ennesima ristrutturazione che ha investito direttamente (anche) la middle class bianca: «Io facevo tutto quello che mi dicevano», «mi hanno mentito», «mentono a tutti». Nella beffa finale il protagonista finge di essere armato e sfida il detective che lo ha individuato in un tragico duello che lo vedrà perdente: morirà sotto i colpi della Legge. La Legge dei “nuovi tempi”. Ha mentito, ha finto di essere armato; ha utilizzato il sistema che aveva subito: la menzogna, la falsità. Così finisce il sogno di riunire la famiglia, mentre il film termina mostrandoci il videoregistratore di casa che trasmette vecchie immagini di un compleanno della figlia, in una sorta di inno alla famiglia unita (3).

Accomuna molti film, il delirio di chi vorrebbe riottenere quella normalità americana andata perduta certo anche per colpa sua, ma, più spesso, per colpa di una società che, inspiegabilmente, sembrerebbe aver improvvisamente perso la bussola. È un’America malata, quella messa in scena, con individui che, più di altri, manifestano i sintomi della malattia: l’incapacità di costruirsi una “normalità”, l’incapacità di mettere in pratica quei valori, tramandati da generazioni, ai quali si credeva e, dopotutto, a cui si continua a credere. L’individuo, così, viene sopraffatto da una frustrazione insopportabile. All’incapacità personale si aggiunge una società totalmente ostile sempre pronta a rimproverargli i fallimenti. Ci si sente traditi, raggirati, da una società che in superficie si mostra perfetta, ma che, sotto le immagini, è in realtà malata, priva di sensibilità nei confronti di chi ha bisogno. Una società cinica e sfruttatrice: è con queste idee in testa che si sono avute ultimamente negli Stati Uniti quelle manifestazioni oceaniche di uomini frustrati di cui si accennava all’inizio del capitolo.

John Waters ha invece affrontato la famiglia media americana mettendo in scena le criminali e folli gesta di una distinta signora - interpretata da una Kathleen Turner che sembra uscita dalla pubblicità anni ’50 di un detersivo o di un frigorifero -, gesta messe in opera con l’intento di difendere, seppure a modo suo, la famiglia dai pericoli sempre in agguato. Tali gesta, anziché provocare un benché minimo “risentimento morale”, risultano alla fin fine accettabili all’interno della società americana. Stiamo parlando di La signora ammazzatutti (Serial Mom, 1994), film - tratto dall’ennesima storia-vera -, che narra di una serie di omicidi compiuti da una madre-moglie-modello ossessionata dal timore di perdere l’atmosfera da soap opera domestica. Siamo di fronte ad una serial-killer che, nelle sue ordinate quanto ripetitive giornate da casalinga middle-class, si preoccupa di fare la raccolta differenziata della spazzatura, di allacciarsi per bene la cintura di sicurezza in auto, di soddisfare marito e figli “come tradizione vuole”, e che darà sfogo a tutti i suoi peggiori istinti, repressi sotto le bonarie apparenze, proprio per difendere tutti questi valori che vede costantemente minacciati da qualche estraneo, in un crescendo che da lettere e anonime telefonate oscene alle vicine, passerà poi a ben altre vie, uccidendo personaggi rei di aver turbato, in qualche modo, la tranquillità dell’istituzione famigliare. La comunità le si stringerà attorno perché, sotto sotto, si riconosce nei principi che hanno guidato le sue folli gesta e si mostrerà disposta a darle credito, stando al gioco; difatti, nonostante la mole di prove che la incolpano, il tribunale - l’istituzione giudicante “nel nome del popolo americano”- la assolverà. Condannarla significherebbe condannare le fondamenta stesse della società: la famiglia, e questa deve essere difesa, costi quel che costi, con ogni mezzo necessario. Il film, costruito su tonalità grottesco-brillanti, finisce per denunciare in realtà anche lo stesso pubblico che lo visiona divertito, partecipando ai crimini ed all’evento mediatico, con tanto di gadget vari che marito e figli hanno messo in piedi sfruttandone la notorietà improvvisa. È una storia vera? Pazienza, dopotutto si tratta di una mamma perbene della classe media (e bianca) americana; come non parteggiare per lei?

In altri casi la perdita di identità di un membro della famiglia, perlopiù la figura maschile, è dovuta all’improvviso successo sul lavoro. La vanità della scalata gerarchica nella società per cui lavora porta spesso l’individuo a perdere i vecchi valori sui quali si fondava il rapporto di coppia. La carriera, sembrerebbero suggerire molti film, se posta al primo posto nella vita di un individuo, finisce per cancellare la sua vera identità, che si esprimeva nel rapporto col partner. Anche in questi casi abbiamo una semplificazione di comodo: la colpa è spesso data ad una supposta deriva contemporanea di valori altrimenti non disprezzabili. La carriera ed il duro lavoro ventiquattrore al giorno, con tanto di moglie a casa in perenne attesa del ritorno di “chi porta a casa il denaro” non sono mai stati disprezzati nella storia di Hollywood (4). Ora, però, le mogli si sono fatte poco disponibili all’attesa, meno inclini ad astenersi da quel minimo di vitalità, oltre che di presenza, del proprio uomo. Insomma, molti film sembrerebbero suggerirci che assistiamo anche ad un poco di ingratitudine femminile.

Nel film Il socio (The Firm, 1993) di Sidney Pollack abbiamo una famiglia di giovani sposi - ancora con cagnone - che, pur vivendo in un’abitazione spartana e mangiando economico cibo da asporto, appare felice. Lei lavora in una scuola materna, lui si è laureato in Legge presso una delle più prestigiose università specializzandosi in campo finanziario, ed è in attesa dell’esame di abilitazione all’Ordine (5). Il protagonista - Tom Cruise - riceve una lettera per un colloquio di lavoro presso uno studio prestigioso in una lontana città del Sud. L’offerta economica è al di sopra di ogni previsione; l’unico problema è che deve trasferirsi. La moglie mostra qualche perplessità circa il dover cambiare città, ma per amore del marito finisce per accettare. Durante un party, i nostri giovani sposi conoscono meglio l’ambiente che si troveranno a dover frequentare nella nuova città e si trovano di fronte ai futuri colleghi di lavoro. «Lo studio incoraggia ad avere figli» perché «i figli vogliono dire stabilità», si sente dire la giovane donna, che confida al marito di non avere nulla contro la tradizione, «ma questi sono pazzi». In altri termini, questa società che si troveranno a dover frequentare non fa altro che applicare, e far applicare, quei comportamenti che la consuetudine perbenista ritiene doverosi per il corretto funzionamento della società; soltanto lo fa dichiaratamente con intenti volti all’ottimizzazione. Società qui intesa tanto dal punto di vista dello studio legale, quanto a livello più ampio. In altre parole, la pianificazione funzionale della famiglia comporta il corretto funzionamento sociale. Al giovane vengono offerti tutti gli status symbol che competono al rango che si troverà a ricoprire, ossia quello di promettente avvocato di uno degli studi legali più prestigiosi. Durante un colloquio con un collega più anziano, il giovane avvocato si troverà a dover motivare le ragioni che lo hanno spinto ad intraprendere la carriera forense e, nel corso di questo colloquio, il protagonista si guarderà bene dal dare l’impressione di avere fatto questa scelta perché spinto da ideali non in linea con lo studio legale per il quale si trova a lavorare; dichiarerà di aver scelto la specializzazione in campo finanziario «perché il governo può colpire chiunque»: «insomma, non siamo due idealisti», «ci mancherebbe!». Ben presto il nostro eroe si troverà all’interno di un perverso meccanismo malavitoso, gestito e pianificato proprio dal prestigioso studio per cui lavora, dal quale non sembra più in grado di uscire. Pian piano il protagonista scopre che lo studio per il quale lavora si adopera per il riciclaggio di denaro sporco di una nota famiglia malavitosa. Gli avvocati che entrano a far parte dello studio vengono, poco alla volta, coinvolti nell’operazione e messi in condizione di non potersi tirare indietro. Chi ha provato a farlo ha pagato con la vita. La polizia, entrata in scena contattandolo direttamente, lo mette al corrente che dal momento stesso in cui ha deciso di lavorare per quello studio legale le cose sono cambiate definitivamente: «La sua vita di una volta è finita!». L’entrare a far parte di questo mondo patinato, rivestito di tradizione, significa, in qualche modo, vendersi l’anima e, con essa, l’identità: «non pretendo chissà quale vita, ma deve essere la mia!». È l’identità che questo diabolico studio legale richiede in cambio: è l’adeguamento ad un modello di vita, di comportamento, e ad una complicità che riplasmerà completamente l’individuo. Una volta smarrita la personalità, una volta resosi conto di dover dare in cambio dello stipendio faraonico molto di più che una prestazione forense, il giovane si rende conto che con questo lavoro sta perdendo se stesso, la propria autenticità. Questo lavoro lo induce infatti a negare di avere un fratello in carcere ed una madre che vive in miseria; questa nuova attività lo porterà al tradimento nei confronti della moglie ecc. Insomma, poco a poco sarà assorbito nell’omologazione richiesta. La polizia quindi spiega la situazione al giovane avvocato chiedendo, in cambio di protezione, pericolosi servigi di denuncia di quanto accade nello studio; tra questi vi è anche la deposizione in tribunale, deposizione che comporta il venir meno all’etica professionale, la quale al contrario richiede la massima discrezione nei confronti dei propri assistiti. Da una parte, la complicità con lo studio lo rende perseguibile per legge, dall’altra la denuncia dei traffici con i clienti malavitosi lo porterebbe all’espulsione dall’ordine degli avvocati, dunque alla rinuncia di quel lavoro per il quale aveva tanto lottato. Il tradimento nei confronti della moglie sancirà il tradimento dei propri valori e dei propri principi; sarà la scintilla che darà il via alla presa di coscienza della necessità di trovare una via d’uscita dalla situazione in cui si è messo. Il nostro eroe cercherà, e riuscirà a trovare, il modo di salvare la sua futura carriera d’avvocato, salvaguardando così i sacrifici fatti, ed allo stesso tempo di incastrare lo studio legale. In altre parole riuscirà, senza venir meno alla riservatezza nei confronti dei clienti, dunque senza violare la deontologia professionale, a trovare un cavillo giuridico in grado di incriminare i vertici dello studio. Sarà, dunque, da una parte la sostanziale integerrimità dell’uomo che non si lascia comprare dai soldi e dal potere, e dall’altra la stessa legge appresa nel corso degli studi, a ristabilire la giustizia violata nei propri confronti e, dunque, nei confronti dell’intera società americana. Il recupero dei vecchi valori, il ristabilimento della propria dignità etica e morale, ricongiungono la famiglia entrata in crisi, contribuendo, inoltre, all’eliminazione del marcio che si è fatto strada nella società americana. Il ristabilimento dei valori si ha, però, anche grazie al sacrificio a cui è pronta a sottoporsi la moglie, seppur tradita, per soccorrere il suo uomo. Insomma, la solidarietà disinteressata della famiglia si scontra, e vince, sulla solidarietà di facciata - in realtà per solo interesse economico - della “grande famiglia”, rappresentata dallo studio legale. È la famiglia vecchio stampo che deve sorreggere la nazione americana, non la famiglia d’affari, che dietro alla facciata non ha alcuna morale. L’amore ed il rispetto delle regole possono, e devono, battere l’affarismo senza scrupoli che aggira le regole che la società si è data. Questo, in sostanza, il messaggio del film.

Film citati

Nella società degli uomini (In The Company of Men, 1997) di Neil Labute Attrazione fatale (Fatal Attraction, 1987) di Adrian Lyne Attrazione pericolosa (A Dangerous Affairs, 1994) di Alan Metzger. Un giorno di ordinaria follia (Falling Down, 1993) di Joel Shumacher La signora ammazzatutti (Serial Mom, 1994) di John Waters Il socio (The Firm, 1993) di Sidney Pollack Nel centro del mirino (In the Line of Fire, 1993) di Wolfgang Petersen

Note 1 Gli Stati Uniti sono un paese a forte adesione religiosa e secondo Roger Finke e Rodney Stark, studiosi di sociologia della religione, la tendenza più evidente nella storia religiosa americana è il churching (Finke, Stark 1992). Si stima che, attorno ai primi anni ‘80, l’adesione religiosa toccasse il 62% della popolazione e mentre alcuni dei principali raggruppamenti Protestanti (Congregazionalisti, Episcopali e Presbiteriani) hanno subito una diminuzione, le sette emergenti - i Metodisti ed i Battisti in particolare, ma anche i Cattolici -, hanno visto un incremento notevole di adesioni. 2 È interessante segnalare che la versione originaria del film terminava con l’estranea che si suicidava facendo in modo che l’uomo fosse accusato di omicidio. Soltanto dopo aver riscontrato i gusti del pubblico nelle previews, la produzione ha deciso per un finale ad alta tensione in cui marito e moglie si difendono ed eliminano “il maligno” che aveva messo in crisi la loro unione. 3 Le ultime parole del film, saranno quelle del videoregistratore “tutta la famiglia unita”. 4 Il detective od il poliziotto abbandonato dalla moglie perché questi privilegia il duro, ma amato, lavoro sugli“obblighiconiugali”, è una figura che si incontra frequentemente nella tradizione cinematografica americana. Solitamente l’eroe di turno - barba di due giorni ed abbigliamento un po’ spiegazzato, seppure elegante - costruisce la sua maschera proprio sui valori dell’individualità sganciata dai normali obblighi: si tratta di sottrazioni alle buone maniere ammesse al fine di ristabilire nella società l’ordine infranto. Mentre nel cinema del passato l’abbandono del tetto coniugale è, in sostanza, una sorta di indispensabile tributo richiesto a pochi individui che devono poter avere le mani libere per agire senza vincoli di alcun genere, nei film presi in esame in questo scritto a nessuno sembra più concesso di sottrarsi, se non momentaneamente, all’ordine dell’istituzione matrimoniale. Anzi, è proprio per ristabilire questo ordine che i nostri eroi si trovano a lottare. 5 Nella maggior parte dei casi, la figura femminile ha una collocazione, all’interno della gerarchia lavorativa, assai inferiore a quella dell’uomo. Non mancano, però, film in cui il problema è dato dalla donna in carriera.



Rispondere a questo articolo
Stampa l'articolo





Corruzione e schiavitù moderna : il controverso leader del Qatar in visita in Italia
lunedì 19 - 12h52
di : Valentina Ricci
In rete il numero di maggio del periodico cartaceo Lavoro e Salute
lunedì 21 - 12h19
di : Franco Cilenti
Primo maggio 1925, la Napoli proletaria non si piega ai fascisti.
mercoledì 2 - 21h25
di : Antonio Camuso
Desperados!
domenica 29 - 08h20
di : Antonio Camuso
IN RETE IL NUMERO DI MARZO DEL PERIODICO "LAVORO E SALUTE"
martedì 27 - 13h59
di : franco cilenti
L’Italia della Terra dei Fuochi e l’Abruzzo
giovedì 8 - 08h07
di : Alessio Di Florio (Associazione Antimafie Rita Atria)
Ma ora si diserti senza se e senza ma il branco dei benpensanti
giovedì 8 - 08h06
di : Alessio Di Florio
Nella Mia Ora di LIBERTA (video)
mercoledì 7 - 00h23
di : Fabrizio De André via FR
Citto Maselli e il suo appello al mondo della cultura – oltre 400 adesioni per P
venerdì 2 - 12h20
di : Franco Cilenti
Abbiamo aspettato troppo… Ora ci candidiamo noi!
mercoledì 28 - 19h10
di : Potere al popolo via RF
COLPO DI SCENA: POTERE AL POPOLO! E’ ANCHE UN LIBRO
mercoledì 28 - 19h05
di : Roberto Ferrario
Il documento approvato all’unanimità dalla Direzione Nazionale del Partito della Rifondazione Comunista
martedì 27 - 15h04
di : Franco Cilenti
Milano, 23 Febbraio 1986, l’omicidio di Luca Rossi
venerdì 23 - 14h05
di : Roberto Ferrario
Anni di Piombo: in ‘Sia folgorante la fine’, Valerio Verbano vive
giovedì 22 - 15h39
di : Sciltian Gastaldi via FR
In rete il numero di febbraio del Notiziario nazionale Dire, Fare Rifondazione
giovedì 15 - 10h41
di : Franco Cilenti
OMERTA’
domenica 11 - 12h51
di : FanculoaTuttiVoidiHyperion
propaganda razzista che si lega con omertà e connivenze con mafie e non solo ...
venerdì 9 - 14h36
di : Alessio Di Florio (Associazione Antimafie Rita Atria)
TERRORISMO BIANCO NAZIFASCIO LEGHISTA E MANDANTI
domenica 4 - 19h05
di : Lucio Galluzzi
Sognavamo cavalli selvaggi
giovedì 1 - 14h54
di : Luca Visentini via FR
In rete il numero di gennaio del periodico cartaceo Lavoro e Salute
martedì 30 - 12h37
di : Franco Cilenti
FACEBOOK ITALIA: PERCHE’ PER ME E’ UN DOVERE POLITICO ABBANDONARE IL "SOCIAL"
domenica 14 - 12h00
di : Lucio Galluzzi
I 59 anni della Rivoluzione cubana
martedì 2 - 13h57
di : Lucio Garofalo
REPUBBLICHETTA
martedì 19 - 19h02
di : Lucio Galluzzi
Col suo marchio speciale di speciale disperazione
domenica 26 - 16h59
di : Alessio Di Florio
In rete il numero di novembre del periodico cartaceo Lavoro e Salute
martedì 21 - 10h55
di : Franco Cilenti
È online il nuovo numero del periodico nazionale "dire, fare Rifondazione"
martedì 7 - 11h13
di : Franco Cilenti
Cesare Battisti. Vedrete che finirà con la solita truffa!
venerdì 6 - 14h57
di : Paolo Persichetti
Polizia spagnola spara proiettili di gomma dura contro i manifestanti (Video)
lunedì 2 - 17h49
Catalogna dice sì a indipendenza, 840 feriti in cariche ai seggi (video)
lunedì 2 - 10h23
In rete il numero di settembre del periodico cartaceo Lavoro e Salute
martedì 26 - 08h35
di : Franco Cilenti
MOVIMENTO MARCHESE DEL GRILLO
sabato 23 - 14h39
di : Lucio Galluzzi
Honteux
martedì 19 - 23h36
di : Mario
La pace colombiana benedetta da Francesco sporca del sangue yemenita
lunedì 11 - 23h52
di : pugliantagonista
Mafie, cullarsi nella favola vecchia dell’isola felice e nel silenzio delle cosc
lunedì 11 - 11h26
di : Alessio Di Florio
MAL’ARIA NERA
giovedì 7 - 21h25
di : Lucio Galluzzi
Stupro di Rimini:la conferma, fu stupro etnico
mercoledì 6 - 16h14
di : pugliantagonista
Stupro di Rimini: i molti quesiti irrisolti
lunedì 4 - 22h07
di : pugliantagonista
LETTERA APERTA A FILIPPO FACCI: AIUTATE POVIA, MA A CASA VOSTRA!
sabato 2 - 13h26
di : Lucio Galluzzi
COSCIENZE E VARECHINA
venerdì 1 - 14h57
di : Lucio Galluzzi
Stupro di Rimini :"applicare l.internazionale, crimine contro umanità"
giovedì 31 - 14h10
di : pugliantagonista

home | webmaster



Monitorare l'attività del sito
RSS Bellaciao IT


rss FR / rss EN / rss ES



Bellaciao hosted by DRI

Sous un gouvernement qui emprisonne injustement n'importe qui, la vraie place d'un homme juste est en prison. Henry David Thoreau (1817-1862)
Facebook Twitter Google+
DAZIBAO
Sognavamo cavalli selvaggi
giovedì 1 Febbraio
di : Luca Visentini via FR
Sono cento racconti brevi o brevissimi che nell’insieme ricostruiscono, in un’unica vicenda, la Milano dal 1968 al 1977 di un ragazzo della nuova sinistra. Un compagno di base, non un dirigente, né un pentito. Non si parla di analisi politiche o dispute ideologiche, ma di amore, amicizie, famiglia, lotte e scontri concreti. Si legge un “clima”, un’umanità. Sono storie anche vere ma che trascendono, con la scrittura, l’autoreferenzialità. (...)
Leggere il seguito
"Il sogno di Fausto e Iaio" film di Daniele Biacchessi e Giulio Peranzoni alla "Maison D’Italie" a Parigi (trailer)
domenica 8 Gennaio
di : Enrico Persico MUSICA Italiana Paris
CARISSIMI TUTTI CLASSI EDIZIONI PARIGI E MUSICA ITALIANA PARIGI IN COLLABORAZINE CON LA MAISON D’ITALIE VI INVITANO ALLA PROIEZIONE IN ITALIANO DEL FILM DI DANIELE BIACHESSI _vIL SOGNO DI FAUSTO E IAIO ALLA MAISON D’ITALIE _v7 A, boulevard JOURDAN _v75014 PARIS LE VENDREDI’ 20 GENNAIO ALLE 18,30 SEGUIRA’’ DIBATTITO CON DANIELE BIACHESSI E ALESSIIA MAGLIACANE DI CLASSI EDIZIONE SERATA IN ITALIANO IL SOGNO DI FAUSTO E IAIO Un film di Daniele (...)
Leggere il seguito
Io, in quanto europea/o, rifiuto che le/i rifugiate/i siano respinte/i in mio nome
giovedì 10 Marzo
di :
©Olivier Jobard/Myop Io, in quanto europea/o, rifiuto che le/i rifugiate/i siano respinte/i in mio nome IL DIRITTO D’ASILO E’ UN DIRITTO Nell’espressione “diritto d’asilo”, ogni parola è importante. Un DIRITTO offre a qualsiasi persona perseguitata per le proprie opinioni o identità, minacciata da violenza, guerra, o miseria, la possibilità di trovare ASILO in un paese diverso dal proprio. Lo scopo di questa petizione è (...)
Leggere il seguito
L’Italia ha torturato alla Diaz. Condanna europea (video e sentenza)
martedì 7 Aprile
di : via Collettivo Bellaciao
5 commenti
"Quanto compiuto dalle forze dell’ ordine italiane nell’irruzione alla Diaz il 21 luglio 2001 "deve essere qualificato come tortura". Lo ha stabilito la Corte europea dei diritti umani che ha condannato l’Italia non solo per quanto fatto ad uno dei manifestanti, ma anche perché non ha una legislazione adeguata a punire il reato di tortura." Il sintetico lancio dell’agenzia Ansa contiene solo l’essenziale, ma si tratta di un fatto politicamente enorme. (...)
Leggere il seguito
Morto Francesco Di Giacomo, voce e anima del Banco (video Full Album)
sabato 22 Febbraio
di : Collettivo Bellaciao
2 commenti
A 67 anni in un incidente stradale alle porte della capitale perde la vita un grande protagonista della scena progressive italiana Un inci­dente stra­dale alle porte di Roma ha cau­sato la morte di Fran­ce­sco Di Gia­como, voce solita dei Banco del Mutuo Soc­corso, sto­rica band romana tra le più rap­pre­sen­ta­tive del rock pro­gres­sive ita­liano. Fon­dato nel 1969, il Banco del Mutuo Soc­corso, insieme alla Pre­miata For­ne­ria Mar­coni, gli Area e a Le Orme, ha por­tato in Ita­lia le (...)
Leggere il seguito
Domani 22 febbraio, ore 16, davanti la lapide che ricorda Valerio Verbano
venerdì 21 Febbraio
di : le compagne e i compagni di Valerio
1 comment
VALERIO VERBANO 22/02/1980-22/02/2011 UCCISO DAI FASCISTI. Il nome di Valerio Verbano, trentaquattro anni dopo il suo assassinio, continua a suscitare emozione. Dire che Valerio vive nelle lotte giorno dopo giorno non è retorica, è davvero così, a Roma e non solo. La storia di Valerio continua essere un’arma in più per cambiare l’esistente, per resistere alla crisi, a partire da un’idea di antifascismo fatto di pratiche sociali e culturali, progetti di autoformazione e (...)
Leggere il seguito
Ucraina. I “martiri dell’Unione Europea”? Sono neonazisti 3 live-stream
venerdì 24 Gennaio
di : Marco Santopadre
E’ davvero singolare l’ipocrisia dell’establishment dell’Unione Europea. Se le grandi famiglie europee del centrodestra e del centrosinistra proprio in queste settimane sono in prima fila nel chiedere ai cittadini del continente di non votare per forze politiche xenofobe o di estrema destra alle prossime e imminenti elezioni europee, allo stesso tempo sono proprio formazioni ultranazionaliste, razziste e a volte apertamente ispirate al fascismo e al nazismo quelle (...)
Leggere il seguito
Hugo Chavez é morto (video live)
mercoledì 6 Marzo
di : Collettivo Bellaciao
5 commenti
Il presidente compagno venezueliano Hugo Chavez é morto dopo una lunga battaglia contro un cancro.
Leggere il seguito
Palestina è FATTO! Il primo passo è stato compiuto
venerdì 30 Novembre
di : Collettivo Bellaciao
Nonostante l’ostruzione del più forte paese imperialista. Anche se esiste un percorso abissale ancora a percorrere, questo riconoscimento timido assomiglia di già a un schiaffo... non ci risparmiamo di questo "piccolo" piacere! Mabrouk (felicitazioni), per questo primo passo!
Leggere il seguito
Cassa di Resistenza per i lavoratori colpiti dal terremoto in Emilia Romagna
giovedì 31 Maggio
di : Collettivo Bellaciao
I compagni e le compagne del PRC dell’Emilia-Romagna hanno organizzato una cassa di resistenza per dare solidarietà attiva alle/ai lavoratrici/lavoratori le cui fabbriche sono state distrutte dal terremoto, nonché alle famiglie dei lavoratori rimasti uccisi dal crollo dei capannoni. Facciamo appello ai Gruppi di Acquisto Popolare ed a tutte le strutture del Partito per attivarsi da subito per raccogliere in particolar modo fondi. I versamenti potranno essere effettuati sul conto (...)
Leggere il seguito
STORIA DEL 1° MAGGIO
martedì 1 Maggio
di : Roberto Ferrario
A Parigi il Collettivo Bellaciao si ritrova come ogni anno nella manifestazione che percorre la città. di Roberto Ferrario Il 1° Maggio nasce come momento di lotta internazionale di tutti i lavoratori, senza barriere geografiche, né tanto meno sociali, per affermare i propri diritti, per raggiungere obiettivi, per migliorare la propria condizione. "Otto ore di lavoro, otto di svago, otto per dormire" fu la parola d’ordine, coniata in Australia nel 1855, e condivisa da gran (...)
Leggere il seguito
25 aprile: la resistenza in Italia
mercoledì 25 Aprile
di : Collettivo Bellaciao
La sfilata della Liberazione a Milano (5 maggio 1945) guidata dal Comando Generale del Corpo Volontari della Libertà. Fu l’atto simbolicamente conclusivo della Resistenza italiana al nazifascismo (in effetti la lotta armata si protrasse in numerose località, specie del Nord-Est, sino ai primi giorni del maggio 1945) e delle insurrezioni popolari che, sostenute dalle formazioni militari di partigiani e patrioti, consentirono la liberazione delle grandi città del Nord Italia prima (...)
Leggere il seguito
DAX NEL CUORE E NELLA LOTTA
venerdì 16 Marzo
di : Milano
16 marzo 2012 Via Brioschi Milano dalle 20.30 letture e interventi in ricordo di Dax e corteo per il Ticinese tutti presenti..... CHI LOTTA NON MUORE MAI......
Leggere il seguito
Parigi: solidarietà con i NoTav (video con Oreste Scalzone)
giovedì 8 Marzo
di : Collectif Bellaciao
Sabato 3 marzo un raduno di una centinaia di persone in faccia al Centro Pompidou in solidarietà con il movimento notav italiano, dopo l’assemblea organizzata in questa occasione una piccola manifestazione si è organizzata fino alla piazza del Chatelet Lunedì, 6 marzo, la sede della RAI di Parigi è stata occupata simbolicamente in protesta contro il modo in cui i grandi mezzi di comunicazione italiani, tra cui la RAI, partecipano alla criminalizzazione del movimento NoTAV, senza dare (...)
Leggere il seguito
Valerio Verbano (Roma, 25 febbraio 1961 – Roma, 22 febbraio 1980) (video)
martedì 21 Febbraio
di : Collettivo Bellaciao
1 comment
MERCOLEDI’ 22 FEBBRAIO ore 16,00 in via MONTE BIANCO 114 UN FIORE PER VALERIO, presidio alla lapide sotto casa di VALERIO. ore 17,00 partenza del corteo... MAI COME QUEST’ANNO TUTTI E TUTTE...
Leggere il seguito