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Il Sorriso della Rivoluzione

di : Giorgio Trucchi
sabato 17 luglio 2004 - 03h45

di Giorgio Trucchi

"Lo facevano in modo veloce. Ferivano, uccidevano e poi scappavano. Musawàs era stato appena colpito dalla Contra e Salto Grande, a 30 minuti dalla zona mineraria di Bonanza verso la Costa Atlantica, era la prossima. I guardiani della diga che riforniva la città di acqua erano Brenda, René, Maria Cristina, Ramòn, Aaròn e altri due".

Brenda parlava con il papà di un amico, Eduardo Medina, quando l’avvisarono di correre fuori. Da giorni faceva sogni orribili e aveva presentimenti su quanto sarebbe successo. Sognava di trovarsi stesa con tutti i suoi amici ed amiche sul campo di basket, dove stendevano i corpi dei martiri della Rivoluzione. Si fecero una promessa: se qualcuno fosse sopravvissuto avrebbe dovuto raccontare i fatti cominciando da tutto quello che c’era di buono nella Rivoluzione. Un vero testamento in vita.

Per festeggiare l’anniversario della fuga di Somoza un gruppo di loro era andato fino a Bonanza a comprare caramelle e cibo. il suo amico Aaròn aveva salutato la madre dicendole "magari ci vediamo ancora". I presentimenti continuavano... La sera del 25 luglio Eduardo Medina cercò di tranquillizzare Brenda, ma giunse un contadino per avvisare che la Contra stava arrivando e che era stato obbligato a dire il numero (sette) di compagni che stavano proteggendo il paese. Parte della popolazione si rifugiò nella scuola.

Brenda Rocha aveva 15 anni e indossava l’uniforme verde-olivo. Aveva partecipato alla Cruzada de Alfabetizaciòn e si era innamorata delle gesta compiute dai guerriglieri contro Somoza.

Quel giorno entrò nella casa delle milizie sandiniste da dove partiva un tunnel che portava alla trincea. Prese delle pallottole e s’incamminò. Erano le 17 e 30. Le pallottole non avvisano mai quando arrivano. Alle 17.31 cominciarono gli spari da un colle vicino. La casa e la trincea erano sul fondo di una piccola valle. La Contra gridava a René di arrendersi e lui, come Leonel Rugama, rispondeva "Que se rinda tu madre!". Dopo pochi minuti era morto.

Nella trincea c’erano Brenda, Aaròn, Maria Cristina, Làzaro, Ramòn e gli altri. Mentre le donne soccorrevano René agonizzante che chiedeva dove fossero i capigruppo, venne ferita Maria Cristina e Brenda cominciò a vedere come i suoi compagni e compagne venivano uccisi uno ad uno.

Ramòn le disse di andare all’altro estremo della trincea e quando Brenda le rispose con le lacrime agli occhi anche lui era ormai morto con un colpo in piena fronte. Il fucile di Brenda si bloccò e cominciò a gridare agli altri che non poteva più sparare e in quel momento le arrivò la prima pallottola nel braccio destro. Poi altre pallottole nel braccio e una nella gamba, mentre lei aveva ripreso a sparare all’impazzata. "Sentii un dolore acuto e pensai che era la fine. In lontananza ci fu una grande esplosione proprio dove c’era la diga. Erano morti tutti e la Contra cominciò a scendere a valle. Presero a calci il corpo di René e tutti quelli che trovavano, poi gli tagliavano la gola con un coltello".

Brenda tratteneva il respiro mentre i contra si avvicinavano al suo corpo. Un grido dal colle li avvisò che arrivavano rinforzi sandinisti. I contra scapparono. Non respirò fino a che non sentì il silenzio assoluto. Poco dopo arrivò una donna e scoprì che era ancora viva. La portarono alla scuola.

Tutti i corpi furono trovati lì vicino, meno quello di Aaròn. Il suo era un po’ più lontano, irriconoscibile. Gli avevano tolto la pelle e lo riconobbero per la divisa e i suoi oggetti personali.

"Magari ci rivediamo ancora" aveva detto a sua madre.

Brenda aveva ricevuto 14 pallottole nel braccio e una nella gamba. A seguito delle infezioni le dovettero amputare il braccio.

"Ciao Brenda, ti presento la psichiatra, vuole parlare con te." "E perché una psichiatra?" "Ti abbiamo dovuto amputare il braccio e vogliamo che ti aiuti". "Non c’é problema, posso vivere senza il mio braccio. Quello che mi fa male é ciò che é successo ai miei compagni, questo sì che fa male."

Giorni dopo le venne fatta una fotografia mentre veniva decorata. Il suo viso sorridente, senza un braccio, apparve in un poster e divenne "Il sorriso della Rivoluzione", una cosa non tanto facile per lei.

"Non potevo muovermi che la gente mi riconosceva. Era una responsabilità molto grande. Un carico doppio che mi esigeva di dare sempre di più".

La poetessa Gioconda Belli la immortalò in una poesia tratta dal suo libro "Costillas de Eva" che si chiamava "Continueremo a nascere".

Sei là/ in piedi nella piazza./ Ci siamo tutte e due/ donne/ una davanti all’altra/ sotto l’intenso sguardo di Carlos/ sotto il cielo dorato della sera/ e tocco l’eternità con le mie mani./ Mi tocco e ti tocco/ quando pronunci in tono serio il tuo giuramento/ quando giuri di essere valorosa come Brenda Rocha combattendo/ e sorridendo/ di essere degna militante della gioventù sandinista/ non so dove finisce il mio sangue e comincia il tuo...".

Lo scorso marzo Brenda é tornata a Salto Grande con suo figlio di nove anni che cominciava a chiederle che cosa le fosse successo al braccio e alla gamba dove ha un grosso buco.

"Dovevo farlo, lo avevo promesso ai miei compagni e compagne morte quel giorno".

"Credo che ne é valsa la pena. Quelli che erano giovani in quel tempo hanno oggi idee e pensieri diversi dai giovano d’oggi. Ne é valsa la pena per i valori che abbiamo acquisito in momenti come la Cruzada de Alfabetizaciòn. Avevamo educazione e sanità gratis. Eravamo pieni di allegria".

Ora Brenda é responsabile per il Centro Humboldt di seguire il caso delle perdite di benzina da parte delle stazioni di servizio della Texaco di Managua e Masaya. Il suo ufficio é un’ode all’antimperialismo ed al suo lavoro. Il suo screen saver del computer é una vignetta di un pianeta che ritrae dei marziani che alzano un cartello con scritto un messaggio che Brenda ha portato con sé tutta la vita: "Yankee, go home!"

(tratto da END)

17.07.2004
Collettivo Bellaciao



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