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6 MAGGIO: SCIOPERO GENERALE CONTRO IL GOVERNO DEGLI INCAPACI
Publie le venerdì 6 maggio 2011 par Open-Publishing1 commento
Aumenta sempre di più la distanza, ormai abissale, tra la classe politica dirigente dell’attuale illegittimo Governo dell’infamia totale e il disagio dei cittadini italiani.
Una gestione corrotta della Cosa Pubblica, mai volta all’interesse del Paese ma al tornaconto privatissimo di pochi, ordinato da un premier che non ci sta più di testa, offende e mortifica la Repubblica, perseguendo ormai da anni un unico progetto: l’assenza di qualsiasi progetto.
La nomina, di nove nuovi sottosegretari, imposta da un personaggio come Scilipoti che ha presentato il conto della svendita dei parlamentari ad uso e consumo di una maggioranza morta, la promessa del puttaniere di Stato di inserire nel Governo altri dieci nominativi perché sempre Scilipoti non è ancora soddisfatto, è l’ennesimo squallido atto di un moribondo, il presidente del Consiglio, che sa di essere alla fine, e non si rassegna.
Dovunque si presentino ministri e rappresentanti di questo regime fascista è contestazione, fischi, monetine, non possono "comiziale" perché la gente, per fortuna, non glielo permette più.
Come non è stato permesso, a Torino nel corteo del 1° maggio, alla CISL di sfilare insieme ai lavoratori: è stata cacciata e costretta ad imboccare una viuzza secondaria e sparire alla vista.
Lo stesso capita ai conniventi, pusillanimi, somministratori di brodini riscaldati del PD, che hanno fatto dell’opposizione una semplice e vergognosa contiguità del potere: PD e PDL sono ormai solo e semplicemente compagni di merende.
L’informazione è costretta al monopolio della deficienza generazionale berlusconiana: tronisti, starlette, troie, magnaccioni, Minzolini, pennivendoli di Stato asserviti al padrone, gossip e chi più ne ha ne metta; oppio puro per addormentare i troppi boccaloni italiani e nascondere la realtà dei fatti: l’Italia è allo sfascio.
La Comunità Internazionale si chiede come sia possibile che gli italiani non si ribellino e non caccino via tanto pericoloso pattume, compreso il PD; siamo ridicolizzati ed argomento di ludibrio nei quotidiani stranieri.
Persino il Presidente della Repubblica viene considerato "uno che conta come il due di picche".
Dal 14 dicembre 2010, studenti, docenti e metalmeccanici uniti nella lotta, abbiamo ripetutamente chiesto alla segretaria generale CGIL lo sciopero generale: ci sono voluti cinque mesi perché lo decidesse, una cosa vergognosa.
La Camusso si aspettava "la risposta alle domande che abbiamo posto al Governo, la vogliamo in fretta, non siamo disposti ad attendere altro tempo…"
Non le è arrivata alcuna risposta, se non gli insulti di Marchionne, Sacconi, Bonanni, Angeletti, Brunetta… e ci ha messo, per l’appunto cinque lunghi mesi per formalizzare questa giornata di sciopero.
Nel frattempo le cose sono continuate a scorrere nel modo peggiore possibile: Fincantieri che vuole applicare il modello Marchionne ai suoi dipendenti, la Bertone che ha votato con "plebiscito" il referendum ammazza Statuto dei Lavoratori, Gelmini-Tremonti annunciano 13 miliardi di nuovi tagli e riduzione dei docenti nella Scuola Pubblica, i precari sempre più disperati, la classe operaia svenduta dai sindacati gialli agli squali famelici.
Noi docenti e studenti in questi mesi siamo stati il filo conduttore di tutte le proteste che hanno smosso la stasi cancerosa di questo Paese, partendo dal nostro disagio, dalla rabbia nel vedere le nostre scuole e università distrutte, siamo stati costanti e non abbiamo mollato, lavorando all’allargamento e rafforzamento della lotta sociale: in risposta abbiamo preso manganellate, cariche della polizia, siamo stati chiamati "squadristi antidemocratici" dai signori del PD, presi in giro dal Capo dello Stato che, facendo finta di prendersi a cuore le nostre richieste, se ne è poi altamente sbattuto firmando la controriforma Gelmini.
Un altro modo usato per "tenerci buoni".
Ma noi non siamo elettori PDL, non abbocchiamo.
Continuiamo a proporre un’idea alternativa di Italia, partendo dalla Conoscenza, per cambiare basi e presupposti, insieme ai lavoratori e alle lavoratrici, alla società civile, ai movimenti per i beni comuni, per l’acqua pubblica e contro il nucleare, per i Referendum che vogliono scippare.
Lottiamo e condividiamo un’altra idea di Paese e di mondo, di rapporti tra i generi, di risoluzione dei conflitti, di libertà di informazione, di lavoro e difesa e attuazione della Costituzione italiana.
Oggi, in questa giornata di sciopero generale, siamo con i lavoratori.
Nel quadro politico nel quale versiamo lo sciopero generale è l’unica arma determinante per le sorti del Paese.
Questo governo sfasciata è partito proprio dalla conoscenza e dal lavoro per distruggere l’Italia, tagliando tutte le risorse, cercando di smantellare la scuola pubblica e l’università e distruggendo l’idea stessa di diritti e tutela per tutti.
L’accordo separato sul modello contrattuale ha aperto la strada scellerata ad una grave crisi di democrazia che parte proprio dal lavoro.
La Legge Gelmini, gli accordi separati a Pomigliano e Mirafiori, nel settore del Pubblico Impiego e, recentemente, in quello del Commercio, sono tutti passi che mirano ad istituire una società priva di diritti fondamentali: si isolano i soggetti sociali per aumentare un divario, necessario per portare avanti una politica tesa alla competitività, costruita sulle spalle dei più deboli, e non sui diritti, sulla qualità del lavoro, dell’istruzione, della ricerca, della vita dei giovani che hanno il diritto inalienabile d’essere il presente e in futuro di questo Paese.
Già il 9 aprile abbiamo ribadito che pretendiamo cambiamento.
Non accettiamo l’idea di vivere ed ereditare un Paese che si basa sull’annullamento del Contratto Nazionale, sulla cassa integrazione e la disoccupazione giovanile, sul benessere di pochi e la sofferenza di tanti, su un lavoro sottopagato senza diritti, su lavoratori costretti a rinunciare alle tutele sindacali pur di non perdere il lavoro.
Non accettiamo di vivere in un Paese che considera i giovani zavorra, che non si cura di loro, li costringe ad emigrare, li umilia in continuazione, li considera problema e non soluzione.
E’ chiaro che Gelmini-Tremonti-Governo degli Incapaci vogliono modificare dalle fondamenta l’idea di scuola ed università com’è sancita dalla Costituzione, cancellando dalla memoria l’idea dell’accesso al sapere per tutti, dividendo il Paese a partire dalla formazione, invertendo il ruolo stesso sapere, dell’innovazione, non più garanzie dell’uguaglianza, ma ostacoli ghettizzanti da Ventennio, portando il diritto allo studio ad essere succube del mercato e abbandonando l’idea di scuola, università e ricerca come guida della società per la cultura, per l’economia, per l’innovazione.
In questa fase di crisi economica e di sistema il Governo degli Incapaci non ha scelto di rilanciare il Paese puntando asola qualità, sulle prospettive per tutti, sull’innovazione e la ricerca, rimettendo in piedi il Paese con un progetto di rilancio che ci veda uniti: ha scelto la strada della divisione e dell’odio per continuare a governare.
Ci dividono tra figli di ricchi e figli di nessuno, tra studenti e pensionati, ci dividono tra i lavoratori pubblici i lavoratori metalmeccanici e ora anche tra lavoratori del commercio.
A queste divisioni doniamo rispondere unendoci ai lavoratori, ai pensionati perché lavoro e istruzione sono motore sociale collante per il Paese.
Perché è il nostro Paese, ed è una Repubblica fondata non sul precariato e la disperazione, ma sul lavoro e la dignità.
Nessun passo indietro.
Se non ora, quando?
Lucio Galluzzi
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Messaggi
1. 6 MAGGIO: SCIOPERO GENERALE CONTRO IL GOVERNO DEGLI INCAPACI, 6 maggio 2011, 07:32, di e = mc2
Non basta più lo sciopero, arma civile a spese dei Lavoratori, ma spuntata contro questo venditore di tappeti che siede al Governo, attorniato da moltissimi servitori prezzolati.
Ieri sera è emerso, chiaramente, durante la trasmissione Annozero, che il popolo si dovrà armare di forconi e mazze, tanto per cominciare; dalla Sardegna.
Di contro, anche, al Governatore della Lombardia il quale blaterava che, se è finito il pane, ci sono - disponibili - le brioches.
Monicelli docet!