clicca qui per Bellaciao v.3.0 ;)

Archives Bellaciao IT - 2002 -2018 Archives : FR | EN | ES

Assalto della disperazione a Ceuta, 5 morti e un centinaio di feriti

venerdì 30 settembre 2005

di Toni Fontana

Mai come in questo caso, la tragedia era annunciata e attesa. Da piu’ di un mese i mattinali della polizia di Rabat parlano di "lunghe colonne" di miserabili in corsa contro il tempo. Vengono dalla Mauritania, dal Niger, dal Mali e dagli angoli piu remoti e disperati dell’Africa. Certamente istruiti da qualcuno che li ricatta e li deruba gli immigrati attirati dall’Eldorado europeo, premono e ormai assediano Ceuta e Melilla, le due conteste e blindate enclaves spagnole in territorio marocchino. E ormai da
alcuni giorni l’assalto è diventato una "guerra" con morti e feriti. Dopo alcune "offensive" a Melilla, l’altra notte l’assedio si è spostato a Ceuta, l’enclave piu’ occidentale e vicina alla Spagna. Centinaia di africani, 500 secondo alcuni, mille secondo altri, hanno cercato di forzare la recinzione, si è creata una terribile calca, uomini e donne con i bambini in braccio sono diventati un’unica falange della disperazione. La Guardia Civil ha
cercato di arginare l’assalto, ma almeno 80 africani sono riusciti a penetrare in terra spagnola.

Quando la ressa si è diradata si sono contati i morti, tre, tra i quali un neonato, sul versante marocchino, 2 in terra di Spagna. Medici senza frontiere ha portato i primi soccorsi. Quanto è accaduto è solo un episodio in una "guerra" nella quale ogni notte si contano i cadaveri.

Il flusso di clandestini si è diretto verso Melilla perché da alcuni mesi Spagna e Marocco hanno rafforzato i controlli e gli sbarramenti sullo stretto di Gibilterra. Anche l’altra grande via di fuga, quella tra le coste del Sahara occidentale e le isola Canarie, è stata blindata e altra notte una "patera" un fragile scialuppa, si è inabissata con 22 persone a bordo. Il rafforzamento dei controlli ha permesso di ridurre dal 55mila (2004) a 12mila (primi nove mesi del 2005) gli assalti al muro di Melilla, l’epicentro della nuova ondata.

Il governo di Madrid, che ieri ha deciso di rafforzare la presenza dell’esercito e della Guardia Civil nelle due enclaves, ha ordinato di raddoppiare l’altezza della recinzione di filo spinato che circonda Melilla, dove la destra di Aznar governa e soffia sul fuoco della protesta accusando Zapatero di non fermare l’ondata di clandestini. Lungo i 10,4 chilometri del perimetro di Melilla sono iniziati i lavori di innalzamento della rete che è stata portata da 3 a 6 metri. Ma almeno in due punti, nel posto di frontiera di Beni-Enzar e tra i fiumi Nano e Pinares de Rostrogordo, i lavori non sono finiti e la rete è ancora bassa. La regia del traffico di clandestini non ha perso tempo e "lunghe colonne" di disperati hanno raggiunto con ogni mezzo il "fronte" di Melilla.

L’altra notte sono comparse ben 270 rudimentali scale e almeno un migliaio di immigrati ha iniziato una sorta di assedio "medievale" alla città spagnola. "E stato un inferno - ha detto un ufficiale della Guardia Civil - non abbiamo avuto un secondo di tregua tutta la notte, mentre fermavano un uomo, altri tre salivano sulle scale e si catapultano oltre la recinzione". Almeno tre africani sono morti nell’assalto, decine i feriti.

Gli avvenimenti precipitano mentre i governi di Madrid e Rabat cercano di agire di comune accordo mettendo da parte i contenziosi che dividono i due paesi da 5 secoli. Proprio ieri a Siviglia e Cordoba è iniziato il vertice ispano-marocchino al quale Zapatero ha invitato anche alcuni governatori, come quello dell’Andalusia. In molte città del sud della Spagna, come Almeria, la tensione tra la popolazione locale e gli immigrati africani è altissima ed è sfociata in gravi episodi di violenza. Al tempo stesso Madrid tenta di "europeizzare" la questione dell’immigrazione. L’ambasciatore di Madrid a Rabat, Luis Planas, ha detto ieri che "sarebbe un errore attribuire solo alla Spagna e al Marocco la responsabilità di una situazione molto complessa".

A Madrid la destra, che accusa Zapatero di non voler usare la mano pesante e la repressione, pretende che il ministro degli Esteri Moratinos riferisca in Parlamento. Ceuta e Melilla appartengno alla Spagna rispettivamente dal 1580 e dal 1556; dal 1995 godono di uno statuto di indipendenza che però Rabat contesta. Nel vertice in corso si discute l’ipotesi di trasformare le due enclaves in "territori liberi" sotto controllo misto ispano-marocchino. Rabat sta cercando il dialogo con l’Europa come dimostra il fatto che da domani si terrà nella capitale il "colloquio internazionale su pluralismo e processi elettorali" cui prenderanno parte delegazioni del Medio Oriente, dell’Africa e dell’Europa L’iniziativa sarà aperta domani da Emma Bonino. Oltre 500 gli invitati.

http://www.unita.it/index.asp?SEZIO...