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Blocco della coop Minerva contro il Cpt di Gradisca

giovedì 2 febbraio 2006

di Alessandro Metz (consigliere regionale Verdi Friuli Venezia Giulia)

Voglio segnalarvi l’iniziativa di oggi contro la Cooperativa Minerva di Gorizia, la cooperativa che ha vinto l’appalto per gestire i servizi all’interno del CPT di Gradisca d’Isonzo, una gara d’appalto che solleva molti dubbi e perplessità nella procedura.

Per chiarire queste perplessità avevo fatto richiesta ufficiale al Prefetto di Gorizia per avere gli incartamenti dell’istruttoria, richiesta a cui ieri mi è stato risposto con un rifiuto in quanto in base alla legge 241/90, accesso agli atti, secondo il Ministro Pisanu non sarei persona interessata, affermazione che io contesto in quanto il CPT di Gradisca d’Isonzo e la vittoria della Cooperativa Minerva, andrà a incidere su tutto il territorio regionale, sui vari aspetti: sociale, politico e economico.

Ho avuto modo di visitare il centro Lunedì scorso assieme ad una delegazione di parlamentari; quanto abbiamo visto fa a pugni con qualsiasi tentativo di ammantare questi centri di accoglienza o anche qualsiasi minima pretesa di dignità e umanità, una struttura costruita sul modello dei carceri di massima sicurezza tedeschi, gabbie metalliche con i rostri in cima, tutto il mobilio fissato con bulloni a terra, luci nei cameroni centralizzate per impedire lo spegnimento da parte delle persone che all’interno verranno rinchiuse e cancelli metallici, tanti cancelli metallici, uno ogni dieci metri che rendono questo luogo una alienazione delle percezioni sensoriali (su http://www.globalproject.info/gal-7... potete trovare delle foto scattate all’interno molto emblematiche, anche se non esaustive di questa vergogna)

Però vale la pena ritornare sulle evidenti contraddizioni della vittoria della Minerva: la Cooperativa Minerva nasce nel 1980 e fino al 1990, quando viene presa dall’attuale Presidente Adriano Ruchini, ha solamente due operatori e una marginale presenza sul territtorio, da Ruchini in poi cresce a dismisura diventando una cooperativa con 200 operatori e uno dei primi soggetti economici del territorio, aderente all’AGCI entra a far parte ultimamente anche della Legacoop del Friuli Venezia Giulia, svolge mansioni di pulizie industriali e facchinaggio e incrementa anche il settore dell’assistenza, però non ha al proprio interno quelle figure professionali e quelle competenze che vengono richieste dalle linee guida del Ministero dell’Interno per partecipare a questo tipo di appalto.

Però la stranezza della vittoria non finisce qui, alla gara d’appalto, la Minerva fa una richiesta di 75 euro al giorno, per persona rinchiusa, contro i 35 euro massimi richiesti dagli altri soggetti partecipanti, e nonostante questo vince. Parliamo di un introito economico che dovrebbe essere di 5,5 milioni di euro circa all’anno, con un utile netto di almeno 2 milioni, il chè significa ritrovarsi un "mostro" cooperativo che può partecipare ai prossimi appalti anche a "costo zero", andando a "drogare" un mercato, quello delle cooperative, che rischia di essere snaturato per sempre. Questi i motivi della mia richiesta al Prefetto di vedere gli incartamenti, e forse questi i motivi del rifiuto che ho ricevuto...

Per quanto riguarda gli aspetti etici e morali che dovrebbero stare alla radice di una cooperativa, non mi soffermo particolarmente perchè ritengo evidenti le mostruose contraddizioni, lascio al Presidente Adriano Ruchini la responsabilità di affermare che "gestire i servizi all’interno di un CPT è un lavoro come un altro, e poi noi ci occuperemo solamente dell’assistenza, siamo contro i CPT ma è il governo che ha voluto aprirli", quindi svolgere il ruolo di aguzzino è un lavoro come un altro. Dal punto di vista sociale con oggi abbiamo una "chicca" in più, la Cooperativa Itaca che doveva subentrare alla Minerva nei compiti di assistenza all’interno del Centro Residenziale Handicappati di Gorizia, ha denunciato ieri che con oggi 1 febbraio la cooperativa Minerva ha spostato tutti gli operatori all’interno del CPT, impedendo di fatto il normale avvicendamento che è particolarmente necessario in questi casi, lasciando di fatto un "vuoto nell’assistenza" a queste persone. Un territorio che ritiene prioritario aprire un CPT a discapito dell’assistenza a persone con handicap grave e gravissimo sicuramente non è un territorio degno del termine civile.

Però c’è anche la politica, la regione Friuli Venezia Giulia, la Provincia di Gorizia e il Comune di Gradisca d’Isonzo, sono amministrazioni di centrosinistra che hanno manifestato a parole la propria contrarietà alla costruzione di questa ignobile struttura, salvo poi "materialmente" decidere di non fare ricorso alla Corte Costituzionale, la Regione, ma solamente al TAR (nonostante i gravi vizi procedurali fatti da Pisanu, che ci hanno fatto presentare un esposto a firma mia, alla Procura della Repubblica di Gorizia, per abuso edilizio...) e il Comune di Gradisca d’Isonzo di concedere l’allacciamento alla rete fognaria comunale da parte del CPT per evitare, a
detta del Sindaco, di ricevere una denuncia (com’è lontana la Val di Susa...).

Mi sembra evidente la contraddizione enorme che vive un centrosinistra che ha la paternità e maternità dei CPT (Napolitano-Turco) e il rischio concreto di doverli governare nel prossimo futuro, però sfido chiunque, per chi non li ha mai visitati guardi le foto e legga i vari report delle associazioni o i reportage giornalistici, ad affermare che si possano "umanizzare" questi campi di concentramento.

Contestualmente alla lettera fatta al Prefetto, ho scritto una lettera anche a tutti i Sindaci dell’Alto Isontino, dodici amministrazioni di centrosinistra, chiedendo di fare pressioni sulla Cooperativa Minerva per convincere il presidente a recedere da questo appalto, e nel caso di risposta negativa di recidere tutti i contratti che queste amministrazioni hanno con la Minerva, essendo venuto meno il patto di rispetto, morale e etico, che dovrebbe legare un soggetto cooperativo con il proprio territorio, spero, almeno da parte loro, di ricevere una risposta diversa nel contenuto e nel merito rispetto a quella del Prefetto di Gorizia.

Nel 1998 a Trieste un CPT è stato chiuso grazie alle mobilitazioni e a una imponente manifestazione che era riuscita a forzare l’ingresso doganale del Porto Franco Vecchio, zona vietata al pubblico, portando all’interno gli organi di informazione, che avevano documentato quali erano le condizioni in quella struttura, dopo una settimana l’allora Ministro Rosa Russo Jervolino era stata costretta a chiudere il CPT. Si può fare! E possiamo farlo ancora!

Le iniziative fatte in questi anni a Gradisca, a Bari e davanti a tutti Centri di Permanenza d’Italia hanno avuto e continuano ad avere questo obiettivo, l’iniziativa di oggi è solo un piccolo contributo per continuare in questa direzione ma molti altri serviranno, ma i movimenti contro i CPT hanno dimostrato in questi anni che fantasia e determinazione non mancano. Voglio ribadire quanto ho affermato alla conferenza stampa fatta all’uscita del CPT, dopo quanto avevamo visto nella visita con i parlamentari, contro queste strutture è meglio prendere una denuncia oggi che essere accusati di crimini contro l’umanità domani, continuo a pensarlo, e per fortuna assieme a me continuano a pensarlo migliaia di persone in tutta Italia.

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