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Carcere. Nel paese delle poltrone basterebbe una sedia...
Publie le sabato 23 aprile 2011 par Open-Publishingdi Ornella Favero (vita.it)
C’è una domanda che gli studenti rivolgono spesso ai detenuti, negli incontri di confronto fra scuola e carcere: che cosa vi manca di più dell’essere liberi? Le aspettative negli studenti sono sempre le stesse: ci si immagina che la perdita della libertà significhi soprattutto perdita degli affetti, impossibilità di muoversi, di svolgere un’attività, di vedere il mondo. In realtà, quelli che mancano davvero a volte sono elementi apparentemente insignificanti, che nessuna persona libera si sognerebbe mai di mettere tra le cose che rendono insopportabile la galera. Un esempio? lo racconta Francesco P., detenuto da molti anni.
"Qualche volta mi pare che la cosa che mi manca di più, da quando sto in carcere, sia una sedia, una normale sedia con lo schienale. Sedie per tutti i detenuti! Vorrei potermi prendere il lusso di fare una battaglia per avere delle sedie al posto degli sgabelli. Sono anni che studio, leggo, scrivo lettere seduto su uno sgabello di legno, che costituisce uno dei pochi arredi che passa l’amministrazione; oppure uso il letto come sedile, ed ho la schiena rotta a forza di stare in quella posizione. Mi è capitato anche di sognare di stare sprofondato in poltrona a guardare la televisione, o di scrivere seduto su una normalissima sedia. Non avrei mai pensato, prima, che la libertà potesse essere rappresentata da una sedia. Eppure quando alcuni studenti durante un incontro ci hanno chiesto di che cosa sentivamo la mancanza, mi sono ritrovato a parlare con nostalgie di sedie o di bicchieri di vetro e posate di acciaio sostituiti qui da stoviglie e coltelli di plastica che ti si spaccano quando cerchi di tagliare della carne di pessima qualità. Forse li abbiamo delusi, quegli studenti, o forse hanno capito che la libertà è preziosa perchè è fatta anche di tante sensazioni, tante emozioni, tanti piccoli piaceri ai quali non sai dare il giusto valore finchè di colpo non ne sei privato".