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Contropotere, democrazia partecipativa, difesa rivoluzionaria

Publie le martedì 26 aprile 2011 par Open-Publishing


Stalin e Lenin
Stalin e Lenin



Dibattito sul libro Black Flame, su
anarchismo rivoluzionario e marxismo storico


Contropotere, democrazia
partecipativa, difesa rivoluzionaria

Lucien van der Walt

 

Questo articolo risponde alle critiche rivolte
alla grande tradizione anarchica contenute in "International Socialism", un
giornale della
International Socialist Tendency (IST). Mi soffermerò su
temi quali l’uso delle fonti, la difesa della rivoluzione e della libertà, gli
anarchici spagnoli, l’anarchismo e la democrazia, il ruolo storico del marxismo,
la rivoluzione russa.

 

Questo articolo risponde alle critiche rivolte
alla grande tradizione anarchica contenute in "International Socialism", un
giornale della International Socialist Tendency (IST). Mi soffermerò su
temi quali l’uso delle fonti, la difesa della rivoluzione e della libertà, gli
anarchici spagnoli, l’anarchismo e la democrazia, il ruolo storico del marxismo,
la rivoluzione russa.

Gli articoli critici a cui mi accingo a
rispondere sono ispirati da lodevole buona volontà; spero di fare anch’io lo
stesso. Infatti, l’articolo di Paul Blackledge vuole evitare "il non-dibattito
caricaturale".[2] Ian Birchall sottolinea che le "linee di distinzione tra
anarchismo e marxismo sono spesso indistinguibili ".[3] Leo Zeilig infine
applaude al libro scritto da me insieme a Michael Schmidt, Black Flame: the
Revolutionary Class Politics of Anarchism and Syndicalism
, come
"un’affascinante ricostruzione".[4]

E’ importante notare i punti di
convergenza. La IST afferma di essere per il socialismo dal basso costruito
attraverso la rivoluzione. Quando si invoca Marx, Lenin e Trotsky, è perché
secondo la IST la "essenza" dei loro lavori si fonda sulla "auto-emancipazione
della classe lavoratrice".[5] L’espressione "dittatura del proletariato",
insiste Leo, significa solo "difesa democratica del potere della classe
lavoratrice" tramite "organismi di auto-organizzazione, consigli, sindacati,
comuni, ecc.".[6]

Senza dubbio, gli anarchici sono per
l’auto-emancipazione della classe lavoratrice. Per Mikhail Bakunin e Pyotr
Kropotkin, la rivoluzione sociale richiede un movimento di "operai e contadini",
"le sole due classi capaci di una insurrezione così potente".[7] Il "nuovo
ordine sociale" verrebbe costruito "dal basso verso l’alto dalla "organizzazione
e dal potere delle masse lavoratrici".[8] Le classi popolari "assumerebbero da
sé il compito di ricostruire la società",[9] tramite un contropotere ed una
controcultura rivoluzionari, contro e al di fuori della classe dominante, dello
Stato, del capitale.

Anche qui ci sono reali differenze: che
richiedono una discussione tra compagni, ma che sia del tutto franca. Il primo
passo per evitare "un non-dibattito caricaturale" è misurarsi seriamente con ciò
che Leo definisce la storia "spesso oscurata" della grande tradizione anarchica.
E’ un peccato, però, che la recensione di Leo si concentri sul respingere (e
dimostrerò quanto poco risulti convincente) ciò che in Black Flame si
scrive a proposito della tradizione marxista. Lo scopo del libro Black Flame

non è quello di studiare il marxismo, ma i 150 anni di anarchismo e sindacalismo
(termine usato dall’autore come sinonimo di sindacalismo rivoluzionario, vedi
mota 4, ndt) - un movimento di massa con una teoria raffinata, di solito
caricaturata dai marxisti.

Benedict Anderson nota che la grande
tradizione anarchica è stata a lungo "l’elemento dominante nella sinistra
radicale internazionale", "il principale veicolo di opposizione globale al
capitalismo industriale, all’autocrazia, al latifondismo e
all’imperialismo".[10] Negli anni ’50 i movimenti anarchici sono spesso stati
più forti dei loro rivali marxisti. Negli anni bui, gli anni ’80, la tradizione
anarchica ha mantenuto la sua importanza nei sindacati e nelle lotte armate in
Asia, in America Latina e nell’Europa meridionale, ed una presenza sotterranea a
Cuba e nell’URSS.[11]

Oggi gli anarchici sono centrali nel
"più determinato e combattivo dei movimenti", quello che lotta contro la
globalizzazione capitalista.[12] Un incontro sindacale a Parigi nel 2007 ha
visto la partecipazione di 250 delegati da tutto il mondo, con gli africani
quale più grosso raggruppamento su base continentale.[13] C’è una diffusione
globale dei valori anarchici: organizzazione dal basso ed azione diretta al di
fuori del sistema politico ufficiale.[14]

Sono d’accordo con Paul e Leo sul fatto
che gli anarchici hanno caricaturato i marxisti, ma è vero anche il contrario -
spesso perché i marxisti fanno ricorso a fonti non attendibili ed ostili,
scartando altri contributi in quanto ritenuti "liberali", ecc. Ian prende
lodevolmente le distanze dalle bizzarre accuse di Hal Draper il quale sostiene
che Bakunin era a favore della dittatura, ecc.[15] Draper ha distorto il punto
di vista anarchico ricorrendo alla manipolazione ed alla pura invenzione.[16]
Ian invece cita le memorie dell’ex-anarchico Victor Serge.[17] il quale, però, a
sua volta, non è attendibile. Ian riporta che secondo Serge il gruppo
anarco-sindacalista Golos Truda "faceva causa comune" con i Bolscevichi;
tanto è vero che quel gruppo accusò il bolscevismo di capitalismo di stato e di
dittatura e venne represso [18] I materiali dello stesso movimento anarchico -
in particolare la sua corrente principale - offrono di meglio se indagati con
atteggiamento euristico.

Anarchismo e forza rivoluzionaria

Paul sostiene che gli anarchici negano
la necessità per le classi popolari di "organizzarsi ideologicamente,
politicamente e militarmente" allo scopo di difendere la rivoluzione; ma è
proprio così come dice Paul?[19] La recensione ad opera di Leo su Black Flame
ammette che il libro mostra come la maggior parte delle correnti anarchiche
insistevano sulla necessità di "coordinare la difesa della rivoluzione contro i
nemici interni ed esterni".[20] Alcuni sindacalisti (sempre nel senso di
sindacalisti rivoluzionario, ndt) speravano in una "rivoluzione senza
spargimenti di sangue", ma non si trattava certo della maggioranza del movimento
anarchico.[21]

Bakunin voleva che "l’esercito... il
sistema giudiziario... la polizia" fossero sostituiti da "presidi permanenti,"
coordinati tramite delegati con un "mandato sempre revocabile", voleva
"l’estensione della forza rivoluzionaria" tra "paesi insorti".[22] Questa è
"forza rivoluzionaria", usata per l’emancipazione, e non per l’oppressione,[23]
basata sul fatto che contadini ed operai "federino" i loro "battaglioni,
distretto per distretto, assicurando una difesa comune e coordinata contro i
nemici interni ed esterni".[24] Essere anti-autoritari richiede una lotta forte
contro gli oppressori; e questa non è una contraddizione, come invece affermava
Engels.[25]

La necessità di una "forza
rivoluzionaria" veniva ammessa dalla maggior parte delle figure chiave del
movimento anarchico, da Kropotkin, a Pyotr Arshinov, da Alexander Berkman a
Camillo Berneri, da Buenaventura Durruti a Emma Goldman, da Praxedis Guerriero a
Li Pei Kan ("Ba Jin"), da Liu Sifu ("Shifu") a Ricardo Flores Magón, da Errico
Malatesta a Nestor Ivanovich Makhno, da José Oiticica ad Albert Parsons, da
Domingos Passos a Rudolph Rocker, da Shin Ch’aeho a Kim Jao-jin. L’abbiamo vista
realizzarsi nelle milizie anarchiche/sindacaliste (rivoluzionarie, ndt) in Cina,
a Cuba, in Irlanda, in Corea/Manciuria, in Messico, in Spagna, in Russia, in
Ucraina e negli Stati Uniti.[26] Era la posizione ufficiale, per esempio, della
maggioranza degli anarchici dopo la Prima Internazionale del 1872, della
Associazione Internazionale dei Lavoratori (1922), della Lega Anarchica dell’Est
(1927), dell’Associazione del Popolo Coreano in Manciuria e della CNT in Spagna.

Paul dice: "Quando i movimenti sociali
sono abbastanza forti per puntare ad una reale alternativa allo status quo,
allora gli Stati scatenano la repressione ".[27] Quale anarchico direbbe che non
è così? Lasciar intendere che gli anarchici ed i sindacalisti (rivoluzionari,
ndt) ignorino lo Stato equivale ad insistere sul fatto che il marxismo ignori il
capitalismo. La maggioranza del movimento anarchico non concorda con la
posizione assunta dall’autoproclamatosi marxista John Holloway nel suo libro
Change the World Without Taking Power
(Cambiare il mondo senza prendere il
potere, ndt).[28] Paul sostiene che la CNT spagnola era entrata nel Fronte
Popolare nel 1936 perché agli anarchici mancava un piano per "coordinare
l’opposizione militare ai fascisti di Franco".[29] In verità quell’adesione, fu
una violazione alla politica della CNT e venne presa più per timore di restare
isolata e di dover condurre una lotta su due fronti. Fin dal 1870, gli anarchici
spagnoli puntavano ad "annichilire il potere dello Stato" tramite una "potenza
di fuoco superiore".[30] Già dal 1932 la CNT e la FAI avevano organizzato
insurrezioni, investito nella difesa armata e nel coordinamento di un Consiglio
Rivoluzionario Nazionale.[31] Questa posizione che venne ripresa nei congressi
della FAI e della CNT del 1936,[32] era ancora quella politicamente ufficiale
nell’agosto 1936, e venne parzialmente messa in atto dal Consiglio
dell’Aragona.[33] Nel 1937 i dissidenti Amici di Durruti la reiterarono,
lanciando un appello per un Consiglio di Difesa Nazionale e non per un Fronte
Popolare.[34]

Anarchismo, democrazia e difesa armata della
rivoluzione

In questo scenario, qual è il posto per
la democrazia partecipativa, per gli spazi di dibattito e per la libertà?
Innanzitutto, in Spagna, la FAI, la CNT e gli Amici di Durruti insistevano su un
punto, la difesa militare coordinata doveva essere subordinata agli scopi di
base della rivoluzione - autogestione, collettivizzazione ed emancipazione - ed
agli organismi di contropotere delle classi popolari. Riprendendo le
argomentazioni di Bakunin, il Consiglio di Difesa Nazionale sarebbe stato
"eletto con voto democratico" e con mandato revocabile.[35] Mettere il potere
nella mani di funzionari o di una cricca di rivoluzionari avrebbe distrutto la
rivoluzione dall’interno tanto quanto una sconfitta subita dai nemici esterni.

In secondo luogo, la rivoluzione si fa
per il comunismo libertario, e cioè per la libertà, contro il capitalismo,
contro lo Stato e contro l’oppressione. Se secondo Tony Cliff è accettabile che
la "tattica entri in contraddizione con i principi", gli anarchici invece
insistono che i mezzi devono essere coerenti con i fini, perché sono questi
ultimi a determinarne la forma.

La difesa delle rivoluzione include
necessariamente la difesa dei processi e delle strutture di partecipazione
democratica come dei diritti politici e civili. Il cuore democratico del
contropotere non può essere espiantato per "salvare" la rivoluzione: esso è al
tempo stesso sia mezzo che fine.

Il sistema di base sarebbe
l’autogoverno popolare esercitato tramite le assemblee nei posti di lavoro e nel
territorio, tramite consigli composti dal delegati con mandato imperativo e
revocabili, con i diritti fondamentali salvaguardati per sempre. Come ha scritto
Diego Abad de Santillan, gli anarchici "si oppongono con forza a coloro che
cercano di soggiogarci in nome dei loro interessi o delle loro convinzioni", ma
non "ricorrono alla forza contro coloro che non condividono il nostro punto di
vista".[37]

La legittima coercizione si applica
alle minacce esterne, comprese le classi dominanti contro-rivoluzionarie ed il
crimine interno anti-sociale; alla maggioranza interna al sistema sociale deve
essere impedito di opprimere dissidenti e minoranze; si deve impedire che le
dissidenze interne vengano sciolte con la forza. L’anarchismo sarà il programma
rivoluzionario guida perché esso verrà accettato liberamente dalle classi
popolari tramite il dibattito e la democrazia partecipativa, all’interno di
strutture di contropotere di molteplici tendenze.

Il rifiuto da parte della grande
maggioranza del movimento anarchico/sindacale verso la marxista "dittatura del
proletariato" non è mai stata basata sul rifiuto della difesa della rivoluzione.
Questo rifiuto da parte anarchica è nato dal fatto che la marxista "dittatura
del proletariato" era in realtà "dittatura sul proletariato".

"Democrazia reale", anarchismo e la Comune di
Parigi

Posto ciò, risulta strano che Paul
sostenga (facendo eco a Draper) che gli anarchici rifiutano la "possibilità
della democrazia reale".[38] Se "democrazia" significa il governo del popolo,
allora l’anarchismo è radicalmente democratico. Bakunin e Kropotkin guardavano
allo Stato come ad un sistema di potere territoriale centralizzato e gerarchico,
gestito dalla e per la classe dominante. Un posto in cui "tutte le aspirazioni
vere, le forze vive di un paese vi entrano generosamente e felicemente", solo
per essere "eliminate e seppellite".[39]

Il sistema di classe viene definito sia
dai rapporti di produzione espressi nel disuguale controllo dei mezzi di
produzione, sia dai rapporti di dominazione, espressi nel disuguale controllo
dei mezzi di coercizione che rafforzano fisicamente le decisioni e
l’amministrazione al governo della società.[40]

I mezzi di coercizione sono
centralizzati nello Stato, controllati dai gestori dello Stato: vecchia
burocrazia, magistratura, vertici militari, sindaci, parlamentari. I capitalisti
sono solo una parte della classe dominante; coloro i quali gestiscono lo Stato
fanno sempre parte della classe dominante; la classe dominante è sempre una
minoranza che domina e sfrutta; lo Stato è centralizzato proprio perché questa
minoranza possa dominare sulla maggioranza. (i marxisti hanno una definizione
diversa, ma tra gli anarchici il concetto è chiaro).

Il contropotere delle classi popolari
per gli anarchici dunque non può essere espresso attraverso lo Stato. [41]
L’antistatalismo anarchico sorge dalla acquisizione del carattere di classe
profondamente anti-popolare dello Stato. [42] Al posto dello Stato e delle
corporazioni, gli anarchici ed i sindacalisti (rivoluzionari, ndt) sostengono
che i mezzi di produzione, i mezzi coercitivi e l’amministrazione devono essere
assunti e ridefiniti da una democrazia genuinamente partecipativa. Quando "sarà
il popolo a governare", diceva Bakunin, "non ci sarà... nessun governo, nessuno
stato".[43] Wayne Price aggiunge "L’anarchismo è democrazia senza Stato".[44]

Paul cita Uri Gordon e George Woodcock,
che insistevano sul fatto che l’anarchismo fosse contro la "democrazia". Ma è
proprio così come la mette Paul? Gordon e Woodcock hanno definito la
"democrazia" come una imposizione "collettivamente vincolante" di decisioni sui
dissidenti, e l’hanno contestata.[45] Essi non si opponevano alle decisioni
collettive, ma solo ad una supposta coercizione. La loro posizione non è di
quelle che la maggior parte degli anarchici accetterebbe; né la maggior parte
degli anarchici ritiene che sia preferibile un processo decisionale basato sul
consenso; [46] Ma in ogni caso non si tratta di negare qui che la posizione di
Gordon/Woodcock abbia un intento profondamente democratico.

Non c’è niente di "difficile nel
capire" Bakunin quando lodava la Comune di Parigi del 1871 quale "realizzazione
pratica " degli ideali anarchici [47] Gli anarchici hanno svolto un ruolo
centrale nelle insurrezioni del tempo in Francia, Spagna e Italia; insieme ai
proudhoniani essi costituivano un blocco consistente all’interno del Consiglio
della Comune.[48] Il progetto di fondo della Comune era già stato anticipato da
Bakunin nel 1870 nella sua "Lettera aperta ad un francese", e dallo stesso
Proudhon, precursore dell’anarchismo rivoluzionario.[49] La sola critica
sollevata da Bakunin e Kropotkin era basata sul fatto che la Comune non si fosse
spinta abbastanza in avanti nella collettivizzazione e nell’autogestione,
lasciando troppo potere nelle mani del Consiglio.[50]

Anarchismo, sindacalismo e organizzazione
politica specifica

Paul sostiene che l’anarchismo nega la
necessità di organizzazioni politiche rivoluzionarie che possano collegare le
lotte e combattere per la rivoluzione e la chiarezza rivoluzionaria. [51] Egli
ha ragione nel dire che c’è una corrente anarchica che si dichiara contraria
all’organizzazione politica specifica. Ma sbaglia nel presentare questa corrente
anarchica come rappresentativa dell’anarchismo.

Molti anarchici e sindacalisti di
spicco hanno sostenuto la necessità dell’organizzazione politica che lavora con
organizzazioni di massa come i sindacati. Flores Magón pone l’enfasi su "una
minoranza attiva, una coraggiosa minoranza di libertari".[52] Bakunin, Flores
Magón, Kropotkin, Makhno, Oiticica e Shifu anche insistono sulle "organizzazioni
di tendenza", basate sull’unità politica e sulla disciplina collettiva (altri
preferiscono organizzazioni meno strutturate).[53]

Tra le "organizzazioni di tendenza"
troviamo l’Alleanza della Democrazia Socialista, la FAI spagnola, La Social in
Messico, in Cina la Società dei Compagni Comunisti Anarchici, la Federación
Anarquista Uruguaya
del dopoguerra, ecc. Queste organizzazioni avevano il
compito di condurre la battaglia delle idee e di promuovere l’azione autonoma,
il contropotere e la controcultura, e non quello di sostituirsi alle classi
popolari o di governarle.

Gli anarchici ed i sindacalisti
(rivoluzionari, ndt) non "si oppongono ad una lotta politica" per i diritti,
bensì spingono perché "essa debba assumere la forma dell’azione diretta" [54] I
diritti dovrebbero essere conquistati dal basso mobilitando il contropotere; la
partecipazione nello Stato risulta invece inefficace, corruttrice. Tutti
sottolineano l’importanza delle idee rivoluzionarie per un cambiamento
rivoluzionario, una "nuova filosofia sociale".[55]

C’è un fraintendimento anarchico verso la
"tradizione marxista"?

Il rigetto verso i partiti leninisti
nasce da una diversa preoccupazione: quella che questi partiti hanno poi creato
delle dittature. Paul ritiene che gli anarchici abbiano maturato "un enorme
fraintendimento verso il marxismo", e Leo sostiene che nel libro Black Flame
si fa una caricatura del "marxismo classico" quando lo si definisce riduzionista
ed autoritario.[56]

Ma Paul deve ammettere che il "nocciolo
razionale" della critica anarchica sta nel fatto "che la maggior parte delle
voci marxiste più autorevoli nel XX secolo erano sostenitori di Stati (sia di
matrice stalinista che maoista) a capo di sistemi sociali brutali" fondati sul
"capitalismo di stato burocratico"[57] Leo ammette che la critica anarchica è
valida se "si includono anche Kautsky, Stalin e Mao nel canone marxista".[58]

E’ quanto basta. Secondo "International
Socialism" e secondo gli autori della IST, Kautsky è stato a lungo "il maggiore
teorico marxista"; Stalin rappresentava il "marxismo sovietico", il Maoismo era
un tipo di "Marxismo-Leninismo", ecc.[59] Per propria ammissione della IST,
dunque, il maggiore marxismo pre-leninista era riduzionista e statalista; il
maggiore marxismo del XX secolo era "Stalinista o Maoista"; tutti i regimi
marxisti sono finiti in dittature di capitalismo di stato, compresa anche (come
affermato dall’ultimo Chris Harman) l’Unione Sovietica in quanto "dittatura
bolscevica" già nel 1921.[60]

Non so su quali basi Paul affermi
fiduciosamente che "l’essenza" del marxismo è "l’auto-emancipazione della classe
lavoratrice".[61] Si tratta di qualcosa piuttosto inusuale all’interno della
teoria e della prassi marxista, come lo stesso Ian ha dimostrato.[62]
All’interno della tradizione marxista, le minoranze libertarie come quella del
Comunismo Consiliare e dell’autonomismo costituiscono delle eccezioni, tutt’altra
cosa dal leninismo o dal "marxismo classico".

Leo sostiene che nel libro Black
Flame
si ripetono "stereotipi quotidiani veicolati dai media".[63] Glielo
concedo - se egli si riferisce ai mass media marxisti che vanno per la maggiore
come i giornali "Umsebenzi", "L’Humanité", "New Age", "People’s Democracy", "Angve
Bayan", ecc. Può trattarsi, agli occhi della IST, semplicemente di marxismo
"degradato" - ma perché gli anarchici dovrebbero accettare il giudizio della IST?
Se la maggior parte degli stessi Marxisti non lo fanno!

Noi non possiamo affermare che "il vero
significato del Cristianesimo nella storia vada ricercato nella lettura delle
versioni inalterate dei Vangeli" ed ignorare 2000 anni di storia della chiesa e
suoi derivati. Anche il marxismo allora deve essere giudicato per la sua storia
e non sulla base di citazioni scelte.[64]

La prima "dittatura del proletariato" in
Unione Sovietica

Paul insiste che nel marxismo la
"dittatura del proletariato" propone semplicemente uno "Stato dei lavoratori"
che metta fine "alle relazioni sociali fondate sullo sfruttamento".[65] Leo
aggiunge che questo "fin troppo diffamato concetto" significa soltanto "difesa
democratica del potere della classe lavoratrice".[66]

Il problema è che non è facile trovarne
un solo esempio al mondo; si tratta di pure asserzioni. Autori come Cliff
guardavano con fiducia alla prima Unione Sovietica. Per supposizione, "la
terra... venne distribuita ai contadini, le fabbriche... passate sotto la
proprietà statale... gestite sotto controllo operaio" e "le nazionalità oppresse
ottenere... l’auto-determinazione". Se "molte centinaia di migliaia" sono morti
questo "non è dovuto all’azione del governo Sovietico".[67]

Purtroppo, invece, i fatti mostrano che
il regime di Lenin e Trotsky doveva essere l’architrave per quello di Stalin. La
terra venne nazionalizzata e non "distribuita", e "l’azione del governo
sovietico" si vide nelle requisizioni di grano che portarono alla morte di
milioni di persone. I contadini insorsero ma vennero repressi col fuoco e la
spada: una vera e propria dittatura di ferro sul oltre il 90% della popolazione
russa. L’industria passò "sotto la proprietà statale", e non sotto "il controllo
operaio": Nel 1919 i dirigenti nominati dallo Stato gestivano il 10,8% delle
imprese, ma nel 1920 erano saliti all’82%.[68] Le elezioni dell’Armata Rossa
vennero abolite nel marzo 1918, i posti di comando passarono agli ex-ufficiali
zaristi ed ai commissari di partito.

Cliff ha condannato Stalin per
l’introduzione del taylorismo e del cottimo,[69] ma Lenin li aveva già
introdotti nel 1918.[70] I sindacati, dice Harman, favorivano "il controllo
operaio".[71] In realtà, questi "sindacati" erano organismi controllati dallo
Stato già nel 1919, attivi nella repressione degli scioperi.[72] A nulla vale
insistere che "gli scioperi non dovevano essere soppressi",[73] i Bolscevichi lo
facevano sistematicamente e militarizzarono l’industria. [74] La repressione
della rivolta di Kronstadt, dunque, aveva già numerosi precedenti.[75]

Harman ha sostenuto che il bolscevismo
non era il "maggiore partito" sovietico. Questo fu vero, ma solo in poche città
e per pochi mesi. Sconfitti nelle elezioni cittadine nel 1918, i bolscevichi
risposero sciogliendo i soviet, oppure con i brogli, o con le purghe, reprimendo
gli oppositori.[76] Il potere venne centralizzato nel gabinetto di governo (il
Sovnarkom) e nel Consiglio Supremo per l’Economia (Vesenkha);
venne costituita una polizia segreta ( la Cheka ) e l’Armata Rossa venne
militarizzata; infine la burocrazia del nuovo stato venne in grandissima parte
reclutata tra la vecchia burocrazia zarista. Così un partito minoritario di
600.000 iscritti si trovò nel 1920 a governare su un impero di 90 milioni di
persone. La Cheka aveva il mandato di vigilare sulla "stampa, sui sabotaggi,
sugli scioperanti", e di procedere ad esecuzioni sommarie.[77] In 5 anni vennero
compiute esecuzioni di 20 volte superiori a quelle perpetrate dalla polizia
zarista Okhrana in 50 anni; la Cheka gestiva campi di concentramento e
campi di lavoro "di tanto in tanto ripuliti con stermini di massa".[78]

Cliff ha sostenuto che questa minoranza
bolscevica al suo interno era senza dubbio democratica. Nel 1919 il partito era
gestito dai vertici, organizzato in apparatchiks; le correnti interne
vennero bandite nel 1921 ed i dissidenti incarcerati. [79] Agli inizi degli anni
’20 la GPU di Lenin gestiva già una vasta rete di informatori; percosse, torture
e stupri erano all’ordine del giorno; gli oppositori di sinistra erano oggetto
di repressione; le libere elezioni dei soviet vennero impedite. [80] Invece
della "autodeterminazione", "l’Armata Rossa installò regimi fantoccio in
Bielorussia ed in Ucraina già nel 1919, in Georgia (1921), in Armenia e
Azerbaigian (1922). L’Ucraina a guida anarchica vide i suoi soviet banditi, le
sue comuni distrutte, i suoi dirigenti uccisi - in violazione dei formali
trattati di cooperazione sottoscritti.[81]

Sganciare dal bolscevismo il socialismo dal
basso

E’ proprio perché gli anarchici ed i
sindacalisti (rivoluzionari, ndt) difendono il socialismo dal basso che essi
rifiutano il bolscevismo. Paul dice che la critica di Bakunin alla marxista
"dittatura del proletariato" - ed al suo evolversi in un regime da "caserma" di
"capitalismo di stato centralizzato"[82] - risulta essere "superficiale" e
"sciocca".[83]

Ad ogni buona ragione, tuttavia, la
teoria di Bakunin viene "vendicata dal verdetto della storia".[84] "International
Socialism" ha cercato di salvare la dittatura di Lenin e Trotsky facendo
riferimento alle difficili condizioni oggettive, alla contro-rivoluzione,
all’"imperialismo, alla "crisi economica" ecc. I "Bolscevichi non avevano altra
scelta", ha detto Harman, se non quella di governare da soli: la "classe che
essi rappresentavano si era dissolta mentre si difendeva per conquistare quel
potere". Il potere comunque apparteneva giustamente "solo a coloro che avevano
sostenuto la rivoluzione con tutto il cuore... ai bolscevichi". [85] Cliff ha
sostenuto che "la pressione del mondo capitalista" costrinse poi i governanti
dell’Unione Sovietica a rendere l’economia sempre più simile a quella
capitalista".[86]

Ma così non funziona. Leo obietta al
libro Black Flame di lasciar intendere che il marxismo classico tenda al
riduzionismo economico, ma farebbe meglio a trovare una rappresentazione
migliore di cosa fosse esattamente quella tendenza, piuttosto che questi alibi.

E’ contraddittorio proclamare che
l’ideologia bolscevica fosse essenziale per il supposto processo rivoluzionario,
ma che non ebbe nessun impatto sull’esito della rivoluzione. E’ contraddittorio
condannare tutte le esperienze anarchiche (come la Spagna ) in quanto fondate
interamente sull’ideologia e non sul contesto, e al tempo stesso salvare tutte
le esperienze marxiste (come in Russia) in quanto fondate interamente sul
contesto e non sull’ideologia.

Sebbene Leo abbracci il determinismo
della "nessuna altra scelta possibile" che egli dichiara di rigettare, egli deve
concedere che qualche scelta è ancora possibile quando si lotta contro forze
senza volto come "l’imperialismo". E se lo fa, egli non può negare la
colpevolezza dei bolscevichi nella distruzione della "difesa democratica del
potere della classe lavoratrice". E se non lo fa, egli riesce a malapena a
condannare Stalin, che dovette affrontare "le pressioni del mondo capitalista".

Le scelte dei bolscevichi portarono
direttamente alla dittatura del partito unico, persino prima dell’inizio della
Guerra Civile (maggio 1918) e ben oltre la sua fine (novembre 1920). Questo
accadde precisamente perché i bolscevichi insistettero sul fatto (come Harman ha
messo in rilievo) che solo a loro spettava il potere: tutti i lori rivali
diventarono automaticamente dei contro-rivoluzionari.[87] Messi di fronte alla
protesta popolare - dei contadini e di quell’imbarazzante proletariato tutt’altro
che "dissolto", organizzatosi nei soviet e nelle ondate si scioperi del 1918,
1919 e 1921 - il partito si aggrappò al potere a tutti i costi.

Nonostante alcuni elementi genuinamente
democratici nel pensiero di Lenin, la sua cifra reale, al di là di tutto, è
veramente semplice: il sostituzionismo.[88] Persino Stato e Rivoluzione
tace sulle contestazioni politiche all’interno dei soviet: il "partito dei
lavoratori" sarà quello che "dirigerà ed organizzerà l’intero nuovo
sistema".[89] Con buona pace di Leo, che oggi spera nella democrazia, Lenin
insisteva sul fatto che "la dittatura del proletariato non può essere esercitata
tramite un’organizzazione che abbracci l’intera classe... essa può essere
esercitata solo da una avanguardia".[90] E questo, diceva Trotsky, "significava
affermare la sua dittatura anche se quella dittatura si fosse trovata
temporaneamente a scontrarsi con le forme transitorie della democrazia
operaia".[91]

Per quanto riguarda il sistema
socialista, dovrebbe essere gestito dall’alto verso il basso: "organizzare
l’intera economia sulle linea del servizio postale... tutto sotto il controllo e
la dirigenza del proletariato armato" (cioè il partito, vedi sopra), "questo è
il nostro scopo immediato".[92] Le "masse lavoratrici" devono "essere
sparpagliate qua e là, incaricate, comandate", "i disertori" "inseriti in
battaglioni di punizione" oppure mandati in "campi di concentramento".[93] Lenin
e Trotsky si opposero senza apologia alcuna all’autogestione,[94] e
l’Opposizione di Sinistra di Trotsky era per l’industrializzazione forzata ben
prima dell’avvento di Stalin.[95] Prima che chiunque possa dire che sono solo
citazioni, faccio notare che i bolscevichi agirono precisamente secondo le linee
contenute nelle citazioni proposte; il sistema consiliare che compare in Stato e
Rivoluzione, quello sì è esistito solo sulla carta, soltanto parole in un
opuscolo incompleto.

A quale tradizione rifarsi oggi per la
resistenza?

E’ lodevole difendere la Rivoluzione
Russa contro le critiche dei liberali e dei conservatori. E’ invece un serio
errore confondere questa difesa con la difesa del sistema bolscevico che
distrusse la rivoluzione.

Se si vuole il socialismo, dobbiamo
rifarci alle sue tradizioni di democrazia partecipativa e di rivoluzione,
tradizioni soppresse dal marxismo leninista. Il che richiede che i marxisti
sinceri si confrontino seriamente - invece di dar lezioni arroganti - con la
bandiera nera dell’anarchismo e del sindacalismo, con la visione alternativa del
comunismo libertario, col processo rivoluzionario e con la democrazia radicale.

Lucien van der Walt

Traduzione a cura di FdCA-Ufficio
Relazioni Internazionali
.

 

Versione completa (in inglese):

Note:

1. Sviluppo questi argomenti sul
giornale online in

http://lucienvanderwalt.blogspot.com/2011/02/anarchism-black-flame-marxism-and-ist.html
.
grazie a Shawn Hattingh, Ian Bekker, Iain McKay e Wayne Price per il sostegno.
2. Blackledge, 2010, p132.
3. Birchall, 2010, p177.
4. Zeilig, 2009, pp221-2. uso il termine "sindacalismo" in riferimento al
sindacalismo rivoluzionario che combina le lotte quotidiane con lo scopo di
conquistare i mezzi di produzione. esso emerse dall’ala anarchica della Prima
Internazionale; si tratta di una strategia anarchica e tutte le sue forme vanno
annoverate all’interno della "grande tradizione anarchica".
5. Blackledge, 2010, p132.
6. Zeilig, 2009, pp221-222.

7. Bakunin [1870], pp185, 189, sottolineato nell’originale.
8. Bakunin, 1953, pp300, 319, 378.
9. Kropotkin [1912], p188.
10. Anderson, 2006, pp2, 54.
11. Si veda l’articolo online per le note complete.
12. Meyer, 2003, p218; Epstein, 2001.
13. "Conférences Internationale Syndicales-107,"

http://www.anarkismo.net/article/5434

14. Goaman, 2004, pp173-174.
15. Birchall, 2010, pp179-180, con riferimento a Draper, 1966, capitolo 4.
16. Keffer, 2005.
17. Birchall, 2010, p178, notabilmente di Serge, Revolution in Danger.
18. Thorpe, 1989, pp96, 98, 100, 164, 179, 197, 200.
19. Blackledge, 2010, pp136, 139, 142.
20. Zeilig, 2010, p222. Si veda van der Walt and Schmidt, 2009, ch4, 6.
21. As esempio, Chaplin [1933].

22. Bakunin [1869], pp152-154; anche Bakunin [1870], p190.
23. Bakunin [1865], p137.
24. Bakunin, [1870], p190.
25. Engels [1873], 1972. Si veda McKay, The Anarchist FAQ, section H 4.7.
26. Si veda documento online per i riferimenti, e "Declaration of the Principles
of Revolutionary Syndicalism": Thorpe, 1989, p324.
27. Blackledge, 2010, p139.
28. Holloway, 2005.
29. Blackledge, 2010, p139.

30. Maura, 1971, pp66, 68, 72, 80-83.
31. Gómez Casas, 1986, pp137, 144, 154-157.
32. Gómez Casas, 1986, pp171, 173-175; CNT [1 Maggio 1936], pp10-11.
33. Paz, 1987, p247.
34. Friends of Durruti [1938, 1978], p25.
35. Friends of Durruti [1938, 1978], p25.
36. Birchall, 2010, p175.
37. Abad de Santillan [1937], p47.
38. Blackledge, 2010, pp133-134, 136, 143-144.

39. Bakunin [1871b], p269.
40. van der Walt and Schmidt, 2009, p109.
41. Bakunin, 1990, p63.
42. Price, 2007, pp172-173.
43. Bakunin, 1953, p287.
44. Price, 2007, p172, enfasi nell’originale.
45. Gordon, 2008, pp69-70.
46. van der Walt and Schmidt, 2009, pp70-71, 240-242, 244-247, 256-257.
47. Blackledge, 2010, pp131-132, 148.

48. Avrich, 1988, pp229-239.
49. Bakunin [1870], pp184, 186-187, 189-192, 197, 204.
50. Kropotkin [1880], pp123-124.
51. Blackledge, 2010, pp136, 139, 142.
52. In Hodges, 1986, pp83-84.
53. Bakunin [1865], p138; si veda van der Walt and Schmidt, 2009, capitolo 8.
54. Rocker [1938], pp64, 74, 77.
55. Bakunin [1871a], pp249, 250-251.
56. Zeilig, 2009, pp221-2.

57. Blackledge, 2010, p133, nota 15.
58. Zeilig, 2010, p222.
59. As esempio, Blackledge, 2006; Harman, 2004; Rees, 1998; Renton, 2002, 2004;
Banaji, 2010, editor’s introduction.
60. Harman, 1987, p18.
61. Blackledge, 2010, p132.
62. Birchall, 1974.
63. Zeilig, 2010, pp221-222.
64. Castoriadis, 2001, p77.
65. Blackledge, 2010, pp146-147.

66. Zeilig, 2010, pp221-222.
67. Cliff, 2000, pp66-67.
68. Tutte le cifre (salvo indicazione al contrario) da Shukman, 1994, pp29, 166,
175, 177, 182, 184, 187.
69. Cliff [1964], pp30-34.
70. Devinatz, 2003.
71. Harman, 1987, p43.
72. Pirani, 2010a.
73. Cliff [1964], pp28, 34.
74. Per un riassunto, si veda McKay, The Anarchist FAQ, section H 6.3.

75. Kronstadt voleva nuove e trasparenti elezioni per i soviet; non ha mai
chiesto "soviet senza i bolscevichi": Avrich, 1991, p181.
76. Avrich, 1967, pp184-185; Brovkin, 1991, p159; Farber, 1990, p22; Malle,
1985, pp240, 366-367; Rabinowitch, 2007, pp248-252; Schapiro, 1977, p191.
77. Citato in Daniels, 1985, p90.
78. Shukman, 1994, pp182-3.
79. Avrich, 1984.
80. Avrich, 1967, pp234-237; Brovkin, 1998, pp20-26, 44-46, 52-53, 61-80, 90-93;
Bulletin[1923-1931]; Dubovic and Rublyov, 2009; Jansen, 1982; Pirani, 2010b.
81. Per un recente dibattito sul movimento anarchico "makhnovista", si veda
McKay, 2007, pp30-32, 39.
82. Bakunin [1872], p284; Kropotkin [1912], pp170, 186.
83. Blackledge, 2010, pp133, 146-147.

84. Compare Blackledge, 2010, p133.
85. Harman, 1987, pp19-20.
86. Cliff, 2000, pp29-30.
87. Si veda, ad esempio, Lenin [1918], p599.
88. Price, 2007, pp128-129; Tabor, 1988, pp93-104.
89. Lenin [1917], p255.
90. Lenin, [1920], p21, l’enfasi è mia.
91. Trotsky, 10th Party Congress, in Farber, 1990, p203.
92. Lenin [1917], p273; anche Lenin [1918], pp258, 269.

93. Trotsky, 9th Party Congress, in Brinton, 1970, p61; anche Trotsky [1920],
pp150-151.
94. Lenin [1918], pp258, 269; Trotsky [1920] 1921, pp150-151; si veda anche
Brinton, 1970.
95. Marot, 2006.

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Related Link: http://www.isj.org.uk/index.php4?id=729&issue=130


Ricardo Flores Magón
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Nestor Makhno
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http://www.anarkismo.net/article/19361