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FERMIAMO ISRAELE. SALVIAMO LA PALESTINA E ISRAELE

venerdì 7 luglio 2006

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di Luisa Morgantini

Quanto dolore e quanta sofferenza, quanta ingiustizia in Palestina e Israele; bisogna fermare Israele per la salvezza dei palestinesi e degli israeliani. Questa sera a piazza Farnese e in altre piazze d’Italia dobbiamo essere in molti a dire basta muri, basta silenzi. Intervenga la comunità internazionale e le forze dell’Onu per impedire i continui massacri della popolazione palestinese e far ritirare l’esercito israeliano dai territori
palestinesi occupati, fermare il lancio di razzi sulle città israeliane al confine con Gaza. Liberare le palestinesi e i palestinesi nelle carceri israeliane, liberare il soldato israeliano.

Aprire i negoziati affinché due popoli e due stati possano diventare una realtà e non parole vuote.

L’assedio e la penetrazione dell’esercito israeliano a Gaza, ma così come le
incursioni continue nella Cisgiordania sono la manifestazione chiara
dell¹incapacità da parte del governo israeliano di avviare negoziati e
riconoscere l’autorità palestinese, sia quella del presidente Mahmud Abbas
che quella del governo democraticamente eletto dal popolo palestinese. E’
ormai da lungo tempo che i governi israeliani sostengono la non esistenza di
un partner per la pace, lo hanno fatto con Arafat e continuano a farlo anche
con Mahmud Abbas che ha vinto le elezioni presidenziali dichiarando
esplicitamente il rifiuto della lotta militare per un’Intifada popolare non
violenta.

La speranza che si era aperta con l’elezione di Amir Peretz
sindacalista e laburista che si è presentato alle elezioni sulla piattaforma
sociale e che durante la manifestazione per l’anniversario dell’asssassinio
di Rabin a Tel Aviv ha detto nel suo intervento che «l’occupazione militare
è un’onta morale per Israele», è morta quando Amir Perez ha accettato di
essere il ministro della Difesa del governo Olmert. La quotidianità della
vita del popolo palestinese non trova parole, un popolo assediato impedito
nei movimenti rinchiusi ermeticamente a Gaza ma anche nella Cisgiordania con
muri e check point, famiglie separate dai muri, cittadini di Gerusalemme Est
espulsi dalla città. La mancanza di luce, elettricità, l’impedimento agli
ammalati di recarsi agli ospedali, la mancanza ormai di cibo, migliaia di
palestinesi fermi sotto il sole ai confini con l’Egitto impediti ad entrare
con la paura di tornare ad essere profughi.

Come i sette ragazzi che hanno partecipato agli altri mondiali rimasti a Roma con l’angoscia di vedere le loro famiglie colpite dai bombardamenti. Malgrado questa situazione difficile il presidente Mahmud Abbas e il primo ministro Ismail Annyeh
stavano conducendo negoziati per trovare un accordo sul documento presentato
dai prigionieri politici palestinesi, dai leader di Fatah di Hamas e della
Jihad islamica.

L’accordo è stato trovato, un accordo che risponde anche alle richieste dell’Unione europea di riconoscere, nel definire lo stato palestinese nei confini del ’67, lo stato di Israele, da parte della leadership di Hamas lo Stato israeliano e di cessare le azioni militari e di riconoscere gli accordi firmati dall’Olp. Nel momento in cui questo accordo storico che prevede anche la formazione di un nuovo governo di unità
nazionale, veniva raggiunto, Israele ha accentuato la propria azione
militare. La comunità internazionale è responsabile della mancata soluzione
del conflitto palestinese-israeliano. Non ha mai dato forza a quelle voci
che in Israele denunciano la politica di occupazione militare e di
colonizzazione della Cisgiordania e Gaza responsabile della violenza e che
insieme ai palestinesi sostengono che l’occupazione militare uccide tutte e
tutti.

Ripristinare il diritto e la legalità internazionale con equa
vicinanza come dice il ministro D’Alema, ma riconoscendo la differenza tra
un paese occupante e un paese occupato.

Salviamo la Palestina, salviamo Israele.

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