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FINCANTIERI: IMPEDIRE IL PIANO DI SMANTELLAMENTO DELLA CANTIERISTICA PUBBLICA

Publie le mercoledì 1 giugno 2011 par Open-Publishing
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Il piano di chiusura di 2 interi cantieri navali (Sestri Ponente e Castellammare di Stabia), di ridimensionamento di altri (Riva Trigoso ma anche Ancona), ridotti a “cantieri officine”, ossia cantieri che non costruiscono più navi ma soltanto assemblatori di alcune parti dello scafo, di altre riduzioni occupazionali in diversi cantieri, confermano l’obiettivo di voler privatizzare e dismettere la cantieristica pubblica nel nostro paese, senza alcun progetto per il futuro di un settore industriale così strategico.
Chiamano “piano industriale” e di “riorganizzazione produttiva” un piano di tagli di oltre 2.500 posti di lavoro, corrispondenti a circa il 30% dell’insieme dei dipendenti “diretti” nel gruppo Fincantieri, oltre a diverse migliaia nel sistema degli appalti e nell’indotto, e di trasferimenti (chiamata “mobilità interna”) di lavoratori da Riva Trigoso a Muggiano, oppure da Sestri Ponente a Monfalcone o Marghera, ecc.
Oltre a questo, il management aziendale vorrebbe poi certamente utilizzare una “cura” attraverso gli “ultimi ritrovati” FIAT/Marchionne: orari plurisettimanali a piacimento aziendale, 3° turno obbligatorio e non più da concordare con le RSU, sabati e domeniche lavorativi se si riterrà opportuno, pausa mensa a fine turno, ecc.
Quest’opera di smantellamento, prospettata dall’amministratore delegato Bono e avallata dal governo Berlusconi, è del tutto simile a quella già attuata con un’altra grande azienda pubblica a carattere strategico, l’Alitalia, fatta solo di tagli all’occupazione e nessun investimento. Quando altre compagnie (Lufthansa, Airfrance) investivano in innovazione, nuove rotte, nuovi vettori, Alitalia sanava i propri bilanci tagliando personale e vettori ...

La lotta a questo “piano industriale” deve essere ferma e irremovibile. Occorre quindi:
• lottare con intransigenza per la difesa di tutti i posti di lavoro, anche dei lavoratori del sistema degli appalti, e della natura pubblica di Fincantieri;
• mantenere l’integrità del gruppo Fincantieri, respingendo ogni ipotesi di “spezzatino”;
• esigere un vero piano industriale, non di chiusure e ridimensionamenti produttivi, con investimenti e risorse finanziarie adeguate.
Più in generale, sarebbe necessaria una prospettiva di produzione navalmeccanica ad ampio spettro e più diversificata, più aderente ai bisogni sociali e ambientali, e quindi anche in parte alternativa a quella attuale e al settore militare: ad esempio, occorrerebbe dare maggior impulso alle cosiddette “autostrade del mare”, con un intervento diretto del Governo per nuove commesse, e bloccare la privatizzazione della Tirrenia.

• Occorre estendere e ampliare la rete di sostegno alla lotta dei lavoratori del gruppo Fincantieri;
• E’ necessario dare continuità alle forme di lotta (scioperi, blocchi ai cancelli, occupazioni) fino all’integrale ritiro del piano di chiusure e di smantellamento della cantieristica pubblica.

COORDINAMENTO PROVINCIALE DI SINISTRA CRITICA – GENOVA
NUCLEO LAVORATORI FINCANTIERI / SINISTRA CRITICA – RIVA TRIGOSO

Messaggi

  • Il piano di chiusura di 2 interi cantieri navali (Sestri Ponente e Castellammare di Stabia), di ridimensionamento di altri (Riva Trigoso ma anche Ancona), ridotti a “cantieri officine”, ossia cantieri che non costruiscono più navi ma soltanto assemblatori di alcune parti dello scafo, di altre riduzioni occupazionali in diversi cantieri, confermano l’obiettivo di voler privatizzare e dismettere la cantieristica pubblica nel nostro paese, senza alcun progetto per il futuro di un settore industriale così strategico.
    Chiamano “piano industriale” e di “riorganizzazione produttiva” un piano di tagli di oltre 2.500 posti di lavoro, corrispondenti a circa il 30% dell’insieme dei dipendenti “diretti” nel gruppo Fincantieri, oltre a diverse migliaia nel sistema degli appalti e nell’indotto, e di trasferimenti (chiamata “mobilità interna”) di lavoratori da Riva Trigoso a Muggiano, oppure da Sestri Ponente a Monfalcone o Marghera, ecc.
    Oltre a questo, il management aziendale vorrebbe poi certamente utilizzare una “cura” attraverso gli “ultimi ritrovati” FIAT/Marchionne: orari plurisettimanali a piacimento aziendale, 3° turno obbligatorio e non più da concordare con le RSU, sabati e domeniche lavorativi se si riterrà opportuno, pausa mensa a fine turno, ecc.
    Quest’opera di smantellamento, prospettata dall’amministratore delegato Bono e avallata dal governo Berlusconi, è del tutto simile a quella già attuata con un’altra grande azienda pubblica a carattere strategico, l’Alitalia, fatta solo di tagli all’occupazione e nessun investimento. Quando altre compagnie (Lufthansa, Airfrance) investivano in innovazione, nuove rotte, nuovi vettori, Alitalia sanava i propri bilanci tagliando personale e vettori ...

    La lotta a questo “piano industriale” deve essere ferma e irremovibile. Occorre quindi:
    • lottare con intransigenza per la difesa di tutti i posti di lavoro, anche dei lavoratori del sistema degli appalti, e della natura pubblica di Fincantieri;
    • mantenere l’integrità del gruppo Fincantieri, respingendo ogni ipotesi di “spezzatino”;
    • esigere un vero piano industriale, non di chiusure e ridimensionamenti produttivi, con investimenti e risorse finanziarie adeguate.
    Più in generale, sarebbe necessaria una prospettiva di produzione navalmeccanica ad ampio spettro e più diversificata, più aderente ai bisogni sociali e ambientali, e quindi anche in parte alternativa a quella attuale e al settore militare: ad esempio, occorrerebbe dare maggior impulso alle cosiddette “autostrade del mare”, con un intervento diretto del Governo per nuove commesse, e bloccare la privatizzazione della Tirrenia.

    • Occorre estendere e ampliare la rete di sostegno alla lotta dei lavoratori del gruppo Fincantieri;
    • E’ necessario dare continuità alle forme di lotta (scioperi, blocchi ai cancelli, occupazioni) fino all’integrale ritiro del piano di chiusure e di smantellamento della cantieristica pubblica.

    COORDINAMENTO PROVINCIALE DI SINISTRA CRITICA – GENOVA
    NUCLEO LAVORATORI FINCANTIERI / SINISTRA CRITICA – RIVA TRIGOSO

    Ps:ho di nuovo copiaincollato il testo sulla fincantieri perchè esente dai motivi per i quali si è moderati: cancelleremo i messaggi a carattere diffamatorio, ingiurioso, xenofobo, sessista, le minacce, pubblicita’ politica e comerciale... e quindi ritengo trattarsi di errore tecnico.
    Soprattutto perchè la moderazione è scattata in automatico all’invio del testo.
    Se però, questa mia valutazione risultasse errata, invito la redazione di Bellaciao ad informarmene, grazie.

    Enrico Biso

  • Io posso anche capire che uno che si fa costruire la nave in Cina dove la manodopera costa una ciotola di riso e lavora dodici ore al giorno in condizioni vicine alla schiavitù e difatti lì si fanno il 40% delle navi di tutto il mondo ma non capisco perchè molti imprenditori( anche italiani) preferiscano i cantieri francesi di Saint Nazare dove la manodopera costa di più ( almeno il 30%) di quella italiana. Dobbiamo ammettere dunque che, per una politica sbagliata, non si sono fatti investimenti in tecnologia " tirando a campare" con commesse pubbliche e bassi costi di manodopera straniera impiegata a nero da subcontrattisti senza scrupoli e giovani assunti a tempo determinato, senza formazione, con 4 soldi di stipendio e nessuna garanzia. Ancora una volta la ricetta di Tremonti di inseguire la Cina per stipendi bassi e nessuna garanzia senza investire minimamente in tecnologia, formazione e cultura si è rivelata quindi fallimentare sotto tutti i punti di vista e sta producendo non solo lo sfascio di Fincantieri ma di tutta l’Italia industriale e postindustriale.
    michele