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La bicicletta ai tempi di Alemanno...
Publie le venerdì 6 maggio 2011 par Open-Publishing5 commenti

A Roma tra la stazione di Montemario e la zona Balduina (Monte Ciocci) si stanno realizzando 5 km di una pista ciclopedonale nientepopodimeno che con i soldi del giubileo del 2000. Un progetto che, partito nel 2001, è stato approvato dal Campidoglio nel 2007 durante la Giunta Veltroni. Si tratta adesso di una fase esecutiva con 6 milioni di euro stanziati. Una Conferenza dei Servizi si sarebbe già pronunciata dando il nulla osta. A realizzare il progetto, cambiato più volte nel corso dei 12 anni, è oggi la Giunta Alemanno attraverso la società della Rete Ferroviaria Italiana il cui direttore dei lavori è l’ing. Patrizia Poi.
Su questa opera urbanistica giovedì 5 maggio, il Municipio XIX ha tenuto un consiglio municipale aperto, come spesso accade, in una striminzita sala parrocchiale che non riusciva ad ospitare decentemente i circa 120 cittadini intervenuti.
Dall’iniziativa sono emerse dinamiche sociali di estremo interesse che meriterebbero di essere oggetto di studio e approfondimento nelle sedi universitarie. Quali contesti socio-urbani producono politiche pubbliche centrate sulla cosiddetta "sicurezza", che sviluppano spot di propaganda basati sulle paure ancestrali del diverso, degli immigrati, dei rom, di quegli invisibili adagiati negli angoli sperduti della metropoli?
La discussione sulla realizzazione di un preziosissimo e attesissimo parco ciclopedonale all’interno di un territorio martoriato dal traffico come Montemario, Pineta Sacchetti e Balduina, è stata caratterizzata dalla rivolta dei cosiddetti cittadini "frontisti" quelli, cioè, che abitano a ridosso del percorso ciclopedonale in via di realizzazione. Cittadini che vivono male questi lavori, sopra e a fianco della ferrovia FR3. Il rialzo della pavimentazione della pista e le grate sono visti come un potenziale pericolo per l’interruzione della quiete e per una temuta intrusione negli appartamenti da parte di potenziali ladri. In altri termini, hanno paura che una nuova strada ciclabile sotto i loro balconi e a ridosso dei loro giardini, diventi bivacco di disperati mentre ladri e immigrati dell’est potrebbero scavalcare le grate laterali di recinzione della pista e introdursi nelle case per rubare. Da tali paure sono scaturite proposte di modifica del progetto che hanno del tragicomico. Si è parlato di mettere dissuasori sulla rete di recinzione (??). C’è chi ha chiesto di alzare di più i muri, di alzare di più la rete di recinzione. Addirittura c’è chi si è spinto a proporre che i pali di illuminazione fossero messi al centro della pista per evitare che diventino un mezzo di arrampicamento per i ladri. L’ingegnere Patrizia Boi di RFI ha ovviamente spiegato che i pali della luce non possono essere messi al centro della pista perchè ci devono passare le biciclette.
Con il fumo negli occhi, alcuni hanno contestato il direttore dei lavori e i tecnici della ditta appaltatrice denunciando danni da presunti calcoli sbagliati nel grosso quantitativo di terra riversato sul percorso e nel livellamento troppo alto della pista, nella copertura improvvida di alcuni tombini delle fogne. Altri esagitati interventi hanno espresso paura per i furti, per gli "zingari", per l’interruzione della tranquillità a causa del passaggio di mamme con bambini che andranno verso il parco. Altri ancora hanno espresso il timore di non trovare più parcheggio per la propria automobile. Si richiedeva a gran voce, tra urla e invettive, adeguata illuminazione, videocamere, pattuglie di polizia, pochi cancelli di accesso alla pista ciclabile e ben serrati, chiusura notturna e vigilanza diurna. Addirittura qualcuno ha proposto le piante di cactus vicino la recinzione per dissuadere chi volesse scavalcarla. Insomma una pista ciclopedonale di 5 km che, ai tempi di Alemanno, invece di essere fruibile a tutti, aperta giorno e notte, rischierebbe, qualora si desse seguito agli intestini di alcuni "frontisti" una "mini striscia di Gaza", blindata, deserta, superilluminata, protetta da piante urticanti, magari con dissuasori a scarica elettrica sulla rete di recinzione e con pattuglie di vigilanza che proteggono i sonni leggeri dei residenti. Sembra un’assemblea pubblica di un cartone animato della simpatica famiglia "Simpson" ma è la cruda realtà di un consiglio aperto del Municipio XIX.
Grottesco il livello di avversità ad un’opera di riqualificazione urbana. Ma forse tale avversità è anche il frutto avvelenato di politiche securitarie del Comune e del Municipio XIX che hanno sempre cavalcato e tollerato, anche con linguaggi ottocenteschi, i pregiudizi contro barboni, immigrati e nomadi. A questa miopìa e dissennatezza politica si aggiunge l’incapacità di coprogettazione partecipata di opere pubbliche e di promozione della sensibilità civica nella salvaguardia e realizzazione di beni comuni. Purtroppo la politica dei partiti si continua a nutrire di campagne elettorali fatte sull’onda dei favori personali e dei voti di scambio. L’esatto opposto del bene comune.
Fa sorridere anche il livello della comunicazione politica del governo di centrodestra del Municipio XIX che sulla realizzazione della pista ciclabile sembra incontrare resistenze e ostilità nel proprio elettorato mentre sembra ottenere incoraggiamenti dal versante opposto.
Astuto l’intervento del consigliere comunale Guidi, delegato dal Sindaco Alemanno all’opera in questione. Ha esaltato il progetto dicendo che si rivelerà un fiore all’occhiello dell’Italia in Europa dopo quello realizzato a Parigi. Per sedare gli animi agitati e preoccupati dal cantiere, ha offerto garanzie citando, oltre la sua, la benevolenza del noto assessore comunale all’Ambiente, Marco Visconti, ex presidente del Municipio XIX. Guidi ha promesso che si adopererà a trovare nel bilancio del Campidoglio i fondi necessari per l’illuminazione (ma non sarà fotovoltaica! ndr) del parco ciclopedonale, per la chiusura ed apertura degli accessi al percorso, per la manutenzione che costerebbe circa 180 mila euro annue. Subito dopo lo stesso Guidi ha però gelato le aspettative annunciando che tra le proposte per il futuro si starebbe studiando l’eventuale affidamento della manutenzione ad un consorzio stradale composto dai 130 palazzi che si affacciano sulla pista. Il senso è: il Comune non ha i soldi e non potrà provvedere da solo alla manutenzione quindi sarete coinvolti anche voi cittadini nella compartecipazione alle spese, magari con il beneficio di incentivi comunali.
Insomma una caotica assemblea pubblica dove si sono fatti sentire soprattutto gli intestini e gli interessi spiccioli dei proprietari confinanti, dove chiaro e imponente è emerso il corto circuito tra politici e cittadinanza, e nello stesso tempo si è notata in molti residenti la mancanza di una visione ecosolidale e sostenibile dello sviluppo urbano.
A questo si aggiunge una serie di tecnici e politici che gestiscono, spendono, fanno le Conferenze dei Servizi e aprono cantieri senza aver coinvolto preventivamente e adeguatamente, attraverso il lento e faticoso lavoro di sensibilizzazione civica, tutte le parti in causa. Si possono rivendicare meriti e riconoscimenti spargendo come coriandoli le illusioni che un’opera in fase di esecuzione, con appalti assegnati e tetti di spesa bloccati, possa essere modificata da un’assemblea pubblica?
http://www.ciardullidomenico.it/ARTICOLI/alemanno_ciclabile.htm
Messaggi
1. La bicicletta ai tempi di Alemanno..., 6 maggio 2011, 08:48, di e = mc2
Pochi passi, la sera dopo le ore d’ufficio, e mi portavo a vedere lo stato dei lavori per l’allora - prima dello scoccare dell’anno 2000 - interramento della linea ferroviaria Roma/Viterbo, FM3, all’altezza della via di Torrevecchia.
Capannelli di pensionati, per lo più, ed emergeva la notizia della pista ciclabile, ricavata sul "tetto" della Ferrovia, tra la citata via e la zona della Balduina.
Poi nulla più, solo cemento ed arbacce più cancelli a non finire.
Leggo ora che ci si avvia, tra luci, ombre e paure, alla fase successiva del progetto di pista ciclabile.
luigi
2. La bicicletta ai tempi di Alemanno..., 12 maggio 2011, 18:33, di ISA COMPAGNONE
Caro Domenico Ciardulli,
ti scrivo a proposito del tuo articolo"la bicicletta ai tempi di Alemanno" di ven 6. 5.2011.
Condivido l’analisi sulle paure generate spesso dagli spot pre-elettorali della destra e sopratutto il rilievo sulla mancata comunicazione ai diretti interessati "i frontisti" della pista ciclopedonale.
Intendo da "frontista" metterti a conoscenza di alcuni elementi importanti, che mi sembrano ignorati nell’articolo, per chiarire l’intero contesto.
1) purtroppo tutti noi abitanti del tratto Gemelli-Torrevecchia siamo stati oggetto di ripetuti furti nelle abitazioni particolarmente nel periodo dei lavori per l’esecuzione delle gallerie quando l’impresa abbattuto i muri esistenti sostituendoli con bandoni di lamiera e durante questo ultimo periodo quando sono stati addossati ai muri alti cumoli di terra , lì rimasti per circa un anno senza che i lavori fossero iniziati.
Ci sono numerose denunce a polizia e carabinieri a questo proposito per cui è per lo meno improprio parlare di "potenziali ladri".
Come si vede non sono "paure ancestrali del diverso " poichè numerosi furti sono stati commessi da italiani!
Nessuno dei frontisti con cui ho parlato in diversi incontri ha mai negato l’importanza di quest’opera pubblica che sarebbero ben felici di utilizzare, beninteso senza mettere a repentaglio le proprie case e questo sinceramente non mi sembra un proposito ridicolo o di secondario interesse (almeno per noi).
2) secondo punto rilevante è che, rispetto al vecchio progetto, il nuovo porta ad un innalzamento della pista ciclo-pedonale di 2 mt in alcuni tratti per cui alcune abitazioni si troveranno al di sotto di tale livello.
In tali zone verranno rialzati i muri di confine creando un notevole disagio a chi si troverà privato della luce e dell’aria di cui ora gode. Non mi sembra neppure questo un motivo risibile (sempre se ci si metta dalla parte di chi il danno lo subisce).
La spiegazione di tale modifica al primo progetto a detta di due tecnici sul cantiere, il geom. Rossi dell’RFI e il geom. Catena della ditta appaltatrice dei lavori MACEG, è che si deve portare la pista a livello di via Agenore Zeri, uno dei vari accessi.
Non capiamo l’opportunità di questo accesso dal momento che c’è già un agevole e ampio accesso a livello della pista su via dell’Acquedotto Paolo a circa 100 mt di distanza.
Secondo l’ing Patrizia Boi invece il rialzo è dovuto a 2 fattori:
1) livellare alla stessa altezza l’intero tratto della pista ciclabile.
Ma il dislivello superato all’altezza di via A. Zeri comporta invece una pendenza maggiore su tutto il percorso che raggiunge addirittura il 5% verso la stazione metro Gemelli.
2) l’innalzamento del piano della ciclabile serve x impiantare alberi di alto fusto.
Tali alberi però non solo renderebbero più buie le abitazioni che si troveranno sotto il livello della pista ma, sopratutto le loro radici necessiterebbero di maggiore profondità, non richiesta invece da arbusti o rampicanti.
La domanda a cui nessuno ha saputo dare risposta, nè l’ing. Boi nè il deputato Guidi, che ci è parso all’oscuro di tutto durante un incontro in cantiere, è perchè è stata fatta tale modifica al progetto originario con notevole esborso di soldi danneggiando nel contempo i residenti della zona, senza peraltro migliorare la ciclabilità?
Si può ipotizzare una drammatica futura riconversione di quest’ultimo tratto della ciclabile in strada veicolare di scorrimento con acceso da via A.Zeri alla via di Pineta Sacchetti?
Speriamo proprio di no, ma aspettiamo una motivazione convincente per aver stravolto in tal modo il primo progetto che godeva dell’ unanime consenso.
Altre preoccupazioni riguardano inoltre la manutenzione e l’illuminazione dell’intero percorso affinchè come è accaduto e continua ad accadere in altre piste ciclabili della città non cada tutto nell’abbandono e nel degrado.
Come vedi gli umori fumantini di molti non sono determinati da stupide pregiudizi o ignoranza dell’importanza del progetto.
E’ facile fare ironia con frasi sprezzanti su una "mini striscia di Gaza blindata, deserta e superilluminata" invece di "essere fruibile a tutti (e chi lo nega?) giorno e notte" (sulla notte abbiamo delle riserve basti pensare a cosa diventano alcune piazze come Campo di fiori in pieno centro dopo mezzanotte.)
Trovo più opportuno informarsi bene e direttamente presso gli interessati senza riserve mentali, preconcette ostilità, giudizi trancianti e note di scherno verso chi sta subendo disagi per lavori che in prima istanza aveva salutato con gioia.
Comprendere le ragioni degli altri è sempre un ottimo esercizio di democrazia.
cordialmente. ISA
1. La bicicletta ai tempi di Alemanno..., 13 maggio 2011, 10:29
Associazione Ex Lavanderia
info@exlavanderia.it - www.exlavanderia.it
12-05-2011 Comunicato Stampa:
Una pista ciclabile per migliorare la vita!
La pista ciclabile tra M.Mario e Balduina è stata proposta nel 1997. Dopo 14 anni si sta realizzando un progetto che non piace ai cittadini che abitano nelle zone interessate.
L’Associazione Ex Lavanderia si batte per la realizzazione della pista ma comprende e sostiene alcune delle ragioni dei cittadini:
– Alzare di 2 metri il livello della pista è un’opera inutile, costosa che rende più insicure le abitazioni circostanti
– Prefigurare un faraonico “parco lineare” senza avere le risorse per fare manutenzione e sorveglianza è un modo di procedere sbagliato
Ancora una volta si stanno realizzando progetti senza alcun coinvolgimento dei cittadini e, soprattutto, di quelli che sono più esposti alle conseguenze degli errori di progettazione.
NON E’ VERO CHE I PROGETTI IN CORSO NON POSSONO ESSERE MODIFICATI.
SI TRATTA SOLO DELLA VOLONTA’ POLITICA DI FARLO !
l’opera fondamentale è la pista ciclabile che può e deve essere soprattutto al servizio di chi usa la bicicletta come mezzo alternativo all’automobile.
Chiediamo:
1) che si riduca l’impatto dell’opera ripartendo dal progetto del 1999
2) che i progetti siano trasparenti e concordati
3) che si realizzino solo le opere per cui vi è certezza di controllo e manutenzione
4) che si consideri la pista ciclabile come una parte di un progetto complessivo che salvaguardi su tutto il territorio i diritti dei disabili, dei pedoni e dei ciclisti
Il 12 e 13 giugno vota SI ai Referendum per l’Acqua Bene Comune
2. La bicicletta ai tempi di Alemanno..., 13 maggio 2012, 20:21, di Daniella Ambrosino
Cara Isa,
come "frontista" - abito in un pianoterra del tratto parallelo a via San Cipriano - ti ringrazio moltissimo per aver chiarito in modo preciso e pacato la situazione, evidenziando in particolare che l’aumentato pericolo dei furti non è una paranoia farneticante, ma purtroppo un dato di fatto, e che molte abitazioni adiacenti alla pista sono state private ingiustamente di luce e d’aria dall’innalzamento abnorme della copertura della ferrovia.
Personalmente sono amica dei ciclisti e vedo molto di buon occhio le piste ciclabili, ma i ciclisti devono capire che non possono essere realizzate danneggiando pesantemente chi abita accanto.
Mi piacerebbe poter discutere con te della situazione attuale. Perciò ti sarei grata se volessi contattarmi. Il mio indirizzo e-mail è daniella.ambrosino@gmail.com
Grazie e - spero - a presto.
3. La bicicletta ai tempi di Alemanno..., 7 ottobre 2012, 15:47
Ma quanta saccenza, ma quanta arroganza ragazzo mio, questi incivili sprovveduti un po razzisti e forse fascistelli di frontisti e che vorranno mai....scendi dalla bici torna dai problemi della gente
e cerca di dire qualcosa di sinistra.ne abbiamo le scatole piene di piccoli ed inutili intellettuali che si definiscono progressisti,poi per i loro spiccioli interessi diventano i peggiori reazionari