Home > La ricetta miracolosa di Ichino
In questo tourbillon che la caduta del berlusconismo senza berlusconi ci sta preparando, si presentano scene a dir poco patetiche. Un Tremonti che dice che questa "flessibilità" è un male e che vi è stato un abuso da parte degli industriali, ( ma va!) , si risponde con un Ichino che non è vero , che non vi è stato nessun abuso , ma solo che i milioni di contratti catalogati come di collaborazione, in realtà rientrano come di dipendente. Ora è evidente il capovolgimento dialettico dei termini, ma che si sostanza nella stessa sostanza che dice Tremonti, non solo, ma le parti sono ribaltate. Par di ascoltare Ichino come parte governativa e Tremonti come opposizione. Ma Ichino ci ha abituato in questi anni a confonderci le idee.
Ichino coglie l’occasione, per rilanciare la sua proposta di legge( 1873 da lui presentato con altri 54 senatori nel 2009 ) che vede , secondo le sue intenzioni, l’eliminazione di questa confusione ( fra lavoro a collaborazione ( precario) e lavoro dipendente ( quasi precario) ) attraverso l’equiparazione sia formale che sostanziale. Formale , attraverso, una rilevazione presso l’INPS in cui si rilevi che quel lavoratore definito a collaborazione lavori per un solo committente e che tragga da questo i 2/3 del suo reddito venga automaticamente definito lavoratore dipendente. Ma la chicca deve ancora arrivare....Dice infatti il responsabile lavoro dello schieramento dell’opposizione "all’impresa "è consentito licenziare per motivi economici e organizzativi senza subire il controllo del giudice sul giustificato motivo( eliminazione dell’art 18 dello Statuto , pensiero fisso della Confindustria e della parte padronale) , questo le dà una immediatezza e rapidità di aggiustamento industriale e questo comporta un rilevantissimo risparmio per l’impresa stessa che oggi invece questo aggiustamento non lo può fare se non in tempi molto lunghi" ( In realtà il lavoratore viene licenziato subito e l’azienda se ne libera. E il lavoratore che deve aspettare tempi lunghi per il suo reintegro)
Di fatto quindi l’equiparazione fra lavoratori dipendenti e quelli a collaborazione si sostanzia nella loro precarietà.
Ma non basta ancora!
A compensazione di questo "vantaggio "( che persino lui non può negare) " si prevede che il costo di un trattamento complementare di disoccupazione che porti l’indennità al 90% per il primo anno, 80% per il secondo anno ed, eventualmente, 70% per il terzo anno nel caso raro in cui la cui la disoccupazione si protrae per il terzo anno, è a carico dell’impresa. E questo onere è compensato dall’esenzione del licenziamento per motivi economici organizzativi dal controllo giudiziale"
Quindi il lavoratore licenziato avrà una compensazione a scalare per tre anni nella presunzione che al massimo la disoccupazione nel nostro paese duri al massimo tre anni anzi, dice Ichino, ""il costo non sarebbe eccessivo( per le imprese) perché se la ricollocazione del lavoratore licenziato avviene entro il primo anno, come già oggi accade in più di otto casi su dieci, ( ???)
Quanto alla fattibilità, Ichino puntualizza che "naturalmente questa ricollocazione richiederà l’intervento di una buona agenzia ’outplacement’ e magari anche qualche investimento nella riqualificazione professionale mirata a degli sbocchi esistenti. Questi costi possono essere benissimo essere coperti dalla Regione e bla...bla...bla...bla....
MA secondo Ichino la legge entrerebbe in vigore da subito per quanto riguarda la facilitazione del licenziamento , l’equiparazione nel precarietà fra lavoratori, In un secondo tempo poi potrebbero rientrare tutti quei meccanismi istituzionali a difesa. Così come sempre è avvenuto nel nostro paese.
Io non traggo alcuna conclusione circa i vaneggiamenti di Ichino, il suo essere completamente al di fuori dalla realtà... oppure.... nella sua corsa all’accreditamento presso le stanze del potere. Ma che lo faccia è un suo diritto/dovere, ma che lo faccia almeno a carte scoperte e non mascherandosi dietro le bandiere di un partito che dice di mettere il Lavoro e i lavoratori al centro della propria battaglia politica.
Vi potrebbe essere un’altra ipotesi. Ma la lascio appesa così....
Messaggi
1. La ricetta miracolosa di Ichino, 24 giugno 2011, 22:05, di david
Temo che tu non abbia capito nulla di ciò che propone Ichino: egli suggerisce di estendere le protezioni a tutti coloro che traggono i 2/3 del proprio reddito da un solo datore di lavoro, e cioè di eliminare tutti i contratti capestro (lavoro a progetto, false partite Iva...).
Visto che il sistema economico italiano andrebbe in crisi e le industrie chiuderebbero se le regole del lavoro dipendente restassero quelle attuali, egli propone di monetizzare il licenziamento per il solo motivo economico (l’art. 18 resta per tutti i licenziamenti discriminatori) e di costringere le imprese ad assicurare un cospicuo sussidio di disoccupazione (di gran lungo a quello attuale, pagato dall’Inps) ai lavoratori licenziati per tre anni, salvo periodi maggiori per i disoccupati di lunga durata.
Non parla di interventi in due tempi, ma di interventi immediati sia per le nuove regole sia per il sussidio di disoccupazione.
Temo che il tuo commento poco informato, Zag, sia un modo per accreditarti negli ambienti della sinistra antagonista, che difende i lavoratori a parole ma non ha ancora trovato una soluzione reale. Lasciando le cose come stanno, con i ricchi con la pancia piena e i poveri in disgrazia
1. La ricetta miracolosa di Ichino, 24 giugno 2011, 23:14
Ichino, ormai da almeno 15 anni se non di più, fa proposte oscene.
Questa è solo l’ultima ... fu lui il principale ispiratore della Legge Treu sul precariato, di cui la cosiddetta Biagi è soltanto un aggiornamento peggiorativo ....
Il problema è che si sta nelle "compatibilità" del sistema economico neoliberista, soprattutto poi se in periodi crisi come questo, si finisce fatalmente per fare proposte oscene come quelle di Ichino ...
Che mai vorrà dire poi "egli propone di monetizzare il licenziamento per il solo motivo economico (l’art. 18 resta per tutti i licenziamenti discriminatori)" .... ?
Che c’entra l’Art.18 - che appunto regola i licenziamenti discriminatori - con quelli "per solo motivo economico" .... che avvengono in Italia ogni due per tre senza che nessuna norma li vieti minimamente ?
Se si trattasse solo di questi, ben venga la "monetizzazione" ... ma se si parla, ed Ichino lo fa - a sproposito in casi come questi - di Art.18 .... il sospetto della fregatura "tra le righe" c’è tutto ....
Visti poi i precedenti ....
K.