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Lettera a Prodi

mercoledì 29 marzo 2006

Foto di Roberto Ferrario

di Donne in Nero -Italia

Lettera a Prodi

Signor Presidente,

Siamo donne impegnate in un movimento internazionale che agisce perchè la possibilità che la guerra sia messa fuori dalla storia attraverso il dialogo politico, il rispetto del diritto internazionale e il coinvolgimento dal basso di cittadine e cittadini per la costruzione di una cultura di pace nel mondo, diventi una realtà.

Rossana Rossanda alcuni giorni fa, attraverso le pagine de Il Manifesto le ha rivolto un invito molto forte a far sentire la voce dell’Unione riguardo la questione Israelo/Palestinese, ponendole con grande efficacia questioni precise in termini di responsabilità nella politica estera dell’eventuale futuro governo dell’Unione.

Ci preme farle sapere che l’indirizzo politico che L’Unione, ci auguriamo,
saprà e vorrà dare alla politica estera italiana per la risoluzione dei
tanti teatri di guerra aperti nel mondo, per il coinvolgimento in essi dei
contingenti militari italiani, per il perseguimento di condizioni di diritto
a partire dalle situazioni di maggior emergenza, coinvolge fortemente anche
noi.

Siamo particolarmente sensibili ai temi che riguardano Israele e Palestina,
perché le Donne in Nero, di cui facciamo parte, sono nate proprio in quel
contesto e con loro, noi Donne in Nero italiane, abbiamo effettuato percorsi
di politica internazionale delle donne anche in altre parti del mondo.

Per questo ci sentiamo di affermare con convinzione che Israele non può essere
rappresentata solo dal suo governo; esiste anche un’altra Israele fatta di
donne e uomini che noi conosciamo e che si oppongono, spendendosi contro
l’occupazione e per una pace giusta, a quella politica voluta da Sharon,
rappresentata concretamente dal Muro.

La costruzione del Muro, la confisca di terre, la distruzione di case e
terreni, la negazione della libertà di movimento
all’ interno dei Territori occupati dall’esercito israeliano sono azioni che
non solo contravvengono il diritto internazionale e le responsabilità del
governo di Israele come potenza occupante, ma sono causa di centinaia
di migliaia di tragedie umane.

La mancanza d’autonomia, dovuta all’occupazione israeliana, provoca
problemi economici e sociali che difficilmente potranno essere risolti se prima
non finirà l’occupazione che rende sempre più difficili le condizioni di vita delle/dei palestinesi, così come delle donne e uomini d’Israele che si oppongono a tutto questo.

Oggi più che mai "due popoli e due veri stati " ci appare l’ obiettivo
urgente da perseguire con l’impegno concreto delle diplomazie
internazionali, compresa quella italiana per la quale l’Unione si candita ad
esserne portavoce.

E’ su questo punto, due popoli e due stati, che si registra la convergenza
più alta tra la parte palestinese e quella israeliana, impegnate entrambe in
un reale processo di pace.

Tutto il MO ha bisogno che le diplomazie internazionali convergano sulla
condanna di atti unilaterali, illegali e di violazione dei diritti umani.

Per questo signor Presidente le chiediamo di impegnarsi a nome dell’Unione.

Israele e Palestina hanno bisogno di vivere in pace e in sicurezza, il mondo
intero ne ha bisogno.

Le chiediamo signor Presidente di impegnarsi per il dialogo , per condizioni di pari dignità e perchè gli aiuti internazionali ai Territori palestinesi non vengano bloccati.

Anche noi come Rossanda siamo convinte che "La pace ha tardato già troppo. I
guasti rischiano di essere irrimediabili per altri decenni, secoli. Non
possiamo tacere".

Ci ascolti signor Presidente e cortesemente risponda a noi tutte e tutti.

Messaggi

  • Cara Doriana, non entro nel merito dell’inviare una lettera a Prodi: è chiaro come la penso sui "sinistri".

    Quello che mi piacerebbe, invece, discutere è la questione
    "due popoli e due veri stati".

    Allora ti dico che pure io fino a poco tempo fa ero convinta che questa fosse una soluzione possibile, non entusiasmante, ma che poteva almeno fornire una qualche garanzia, meramente legislativa alla questione palestinese.

    Però ci sono dei fatti storici che non possiamo sottovalutare.
    Intanto cominciamo a dire che quando si chiede lo Stato, si fa una lotta sempre nazionalista in sostanza; e io ho visto tutti i popoli che hanno fatto scelte su basi nazionali fare una brutta fine: dai Kurdi, ai Baschi, agli Irlandesi.
    Per restare nello specifico di uno Stato Palestinese, incominciamo col dire che Israele non accetterà mai uno Stato autonomo, ma uno Stato dimezzato, non solo per quanto riguarda il territorio, ma anche a livello di controllo, in sostanza lo Stato Palestinese si troverebbe ad essere una specie di regione semi autonoma negletta della potenza Israele.

    Questo per quel che riguarda la questione statuale in sé.
    Ma siccome siamo comunisti e io pure comunista rivoluzionaria mi chiedo anche altre cose.
    Tanti anni di sofferenze per poi creare uno stato borghese, che sostituisca un padrone con l’altro?
    Mi sembra che già ci sono non poche questioni di potere all’interno della leadership palestinese, ci sono problemi con la polizia palestinese per i proletari palestinesi.

    Perché qui purtroppo ci si scorda sempre il problema di classe, che i proletari stanno sia in Palestina che in Israele.

    Scordandosi questo dato di fatto la situazione fra quei due popoli si è incancrenita a livelli di tale ferocia che io vedo l’unica soluzione nel fatto che tutti e due i popoli mandino a fare in culo i rispettivi Stati e creino una unità sulla loro specificità di classe.
    Il vecchio detto PROLETARI DI TUTTO IL MONDO UNITEVI ora è più che mai attuale.

    So che è un percorso difficile, perché gli scannamenti reciproci pesano, eccome, però se non si fa questo salto la situazione si perpetuerà finche farà comodo ai potenti, finché non troveranno una soluzione di comodo che soddisferà le esigenze delle rispettive borghesie capitaliste.

    Oltre tutto non bisogna nemmeno scordarsi data la prevalenza mussulmana ora come ora (non posso certro in questa breve nota fare tutta la storia del movimento palestinese) nell’ambito palestinese, ci troveremmo lì con due stati teocratici, insomma sia il proletariato palestinese che quello israeliano sarebbero sottoposti non solo al potere di uno stato borghese, ma per di più teocratico pure, il che non farebbe altro che perpetuare lo stato di cose attuali.

    ciao Doriana
    vittoria

    • Cara Vittoria ti rispondo con questa mail appena arrivata, anche se datata 8 marzo...

      GIORNATA INTERNAZIONALE DELLE DONNE 2006

      Donne palestinesi e israeliane marciano insieme

      mercoledi 8 marzo 2006 alle 15.00

      dal checkpoint di A-Ram a quello di Kalandia

      Rivendicando

      2 stati per 2 popoli

      il ritiro immediato sulle frontiere del 6 giugno 1967

      la condivisione di Gerusalemme come capitale di due stati

      la ripresa dei negoziati di pace ? non azioni unilaterali

      Come donne, noi constatiamo che l’occupazione e la sua manifestazione è
      la ragione principale del deterioramento della democrazia, della
      violazione dei diritti umani e dei diritti delle donne, e serve come
      base per la violenza e gli assassini di vittime civili innocenti, sia
      israeliane che palestinesi.

      Come militanti pacifiste femministe, crediamo che non si può separare la
      nostra lotta per mettere fine all’oppressione del popolo palestinese
      dalla lotta per diritti uguali per tutti i segmenti della società, per
      la nonviolenza e la pace.

      Trasporti da Gerusalemme: Liberty Bell Park, at 14:15
      Informazioni: 02-6245699; 02-6245201
      Trasporti da Tel Aviv: El Al check point at 13:15
      Informazioni: 052-4341840