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Louise Michel, una vita

lunedì 10 gennaio 2005


di Claudine Rey vicepresidente degli Amici della Comune

Il 10 gennaio 1905, a quasi settantacinque anni, Louise Michel si spegne in una camera d’albergo di Marsiglia. Infaticabile, era venuta a tenere delle conferenze in questa regione del Sud. Finiva cosi’ questa vita di lotta, tutta dedicata alla Rivoluzione. Una vita iniziata nel castello di Vroncourt (Haute-Marne) il 29 maggio 1830. Figlia "illegittima" del figlio del castellano Laurent Demahis (o di suo padre Charles-Etienne, terribile segreto della famiglia Demahis) e di Marie-Anne Michel, cameriera, viene amorevolmente allevata nel castello da sua madre e da coloro che considera come i suoi nonni. Questo ambiente familiare, sensibile alle idee di Voltaire, le permette di fare degli studi che la portano a scegliere il mestiere di insegnante che tanto le piace. Non cesserà mai di adorare sua madre.

Detesta l’imperatore Napoleone III. Per non prestare giuramento all’Impero, obbligatorio nelle scuole statali, apre nel 1852 a Audeloncourt una scuola libera. Nella sua classe, come preghiera, si canta la Marsigliese. Appassionata e tutta d’un pezzo, non fa nessuna concessione. Il suo atteggiamento, le sue dichiarazioni pubbliche la obbligano a lasciare il suo incarico in Haute-Marne per trasferirsi a Parigi. Ha ventisei anni. L’istituto di Madame Vollier, persona ammirevole che condivide i suoi valori, l’accoglie in rue du Château d’Eau. Insegna ai bambini, che adora, e continua gli studi ai corsi serali di rue Hautefeuille. Vi incontra professori come Jules Favre, Eugène Pelletan e si scoprirà per tutta la sua vita quanto questi corsi le abbiano aperto lo spirito sulla botanica, le scienze, la poesia, le lettere. Victor Hugo era venuto a Vroncourt due volte. Louise oso’ scrivergli. Il poeta, sedotto dalla foga della giovane donna, risponde alle sue lettere. Inizia una preziosa corrispondenza. L’influenza é tanto grande che lei firma le sue prime poesie col nome di Enjolras, personaggio de I Miserabili.

Collabora a giornali dell’opposizione e, naturalmente, frequenta gli ambienti repubblicani e l’avanguardia socialista: Vallès, Ferré, Varlin, Eudes... Il 12 febbraio 1870, il giornalista Victor Noir é assassinato da un parente dell’imperatore. Louise, con altri repubblicani, pensa che le sue esequie siano l’occasione per rovesciare il regime, ma la manovra fallisce e Louise, che ha nascosto sotto abiti maschili un pugnale, torna a casa delusa. La manifestazione del 4 settembre 1870 instaura la Repubblica, ma il governo di difesa nazionale insediato non mantiene le sue promesse. E’ diretto dal generale Trochu, "participio passato del verbo trop choir (cadere troppo, NdT)", dira Victor Hugo. Impegnata contro la capitolazione davanti ai Prussiani, Louise Michel presiede uno dei comitati di vigilanza del 18° arrondissement.

Il 22 gennaio 1871 Louise diventa la combattente che non cesserà di essere per tutta la durata della Comune. Scende da Montmartre, armata di fucile, e partecipa ad una manifestazione dei battaglioni della guardia nazionale davanti all’Hôtel de Ville. La manifestazione, violentemente repressa, fallisce. Il 18 marzo, di primo mattino, Thiers decide di riprendere ai Parigini, di sorpresa, i loro cannoni, comprati con una sottoscrizione popolare per opporsi ai Prussiani. Ha fatto i conti senza il popolo di Parigi, e specialmente senza le donne, che vi si oppongono. C’é anche Louise Michel. La truppa simpatizza con il popolo, l’insurrezione é cominciata, il governo di Thiers fugge. Il 28 marzo, dopo le elezioni che le hanno dato il potere, la Comune é insediata fra il popolo esultante all’Hôtel de Ville.

Dal 3 aprile, i cannoni di Versailles tuonano contro Parigi. Il generale del governo di Versailles Gallifet fa affiggere una dichiarazione che proclama una "guerra senza tregua ne pietà". Per difendere Parigi, Louise Michel combatte con il sessantunesimo battaglione di Montmartre, che arriva fino a Issy-les-Moulineaux. I sibili degli obici non le fanno paura. "La battaglia la inebria", diranno i testimoni. Louise si muove in quest’inferno di fuoco. Clemenceau, che esce ogni giorno da Parigi per raccogliere i feriti, dichiara: "Quel che non posso capire è come non sia stata uccisa cento volte sotto i miei occhi". Non lesina la sua vita!

Durante la settimana di sangue combatte a Parigi sulle barricate. Il 24 maggio, Louise Michel si costituisce prigioniera per fare rilasciare sua madre, arrestata al suo posto. E’ rinchiusa in carcere a Versailles e viene giudicata dal consiglio di guerra il 16 dicembre 1871. Louise Michel non vuole difendersi. Si assume tutte le sue responsabilità in un discorso ammirevole nel quale non chiede nessuna grazia. Termina apostrofando i suoi giudici: "Ho finito! Se non siete dei vigliacchi, uccidetemi!" E’ condannata alla deportazione in una fortezza. Deportata in Nuova Caledonia sulla nave La Virginie, conforta i suoi sfortunati compagni.

Nel bagno penale continua la sua lotta. Sostiene la rivolta dei Kanak contro la colonizzazione. Fedele al suo impegno professionale, insegna a leggere ai bambini. Per tutta la sua detenzione rifiuta la grazia domandata per lei, esige l’amnistia per tutti. Ritorna con gli ultimi deportati nel 1880, acclamata dalla folla a Londra, Dieppe e Parigi. Louise continua la lotta che le frutta numerose condanne fra le quali una pesante pena di sei anni di prigione per avere partecipato ad una manifestazione di disoccupati. Convinta che ogni potere non puo’ che condurre ad una forma di oppressione, sceglie l’anarchia, che sostiene con la parola di città in città. Le sue conferenze la portano a Marsiglia, dove la sua lotta si ferma il 9 gennaio 1905. Una folla considerevole accompagna le sue spoglie al cimitero di Levallois dove riposano sua madre e il suo grande amico Théophile Ferré.

Tradotto dal francese da Karl&Rosa di Bellaciao

http://www.humanite.presse.fr/journal/2005-01-08/2005-01-08-454375