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Papa: combattere l’AIDS con la castità. Non una parola sul preservativo...

domenica 3 aprile 2005

Quanta gente deve morire, prima che tu faccia cadere il tuoi princìpi, sig. Papa?

"L’Aids si presenta anche come una patologia dello spirito. Per combatterla in modo responsabile, occorre accrescerne la prevenzione mediante l’educazione al rispetto del valore sacro della vita e la formazione alla pratica corretta della sessualita’". Lo ricorda il Papa nel messaggio per la Giornata Mondiale del malato, che si celebrera’ a Yaounde’, in Camerun, il prossimo 11 febbraio.

Nel testo il Papa riconosce che nel caso dell’Aids, anche se "molte sono le infezioni da contagio attraverso il sangue specialmente nel corso della gestazione, ben piu’ numerose sono quelle che avvengono per via sessuale". Ma afferma che tali infezioni "possono essere evitate soprattutto mediante una condotta responsabile e l’osservanza della virtu’ della castita’". Non una parola sul preservativo, dunque...

Ma nemmeno e’ rinnovata nel testo la sua esplicita condanna. Mentre e’ stigmatizzato con forza il commercio delle armi che oltre a vanificare le speranze di pace sottrae risorse economiche ai programmi sanitari dei paesi africani. "Nella lotta contro l’Aids - afferma il Papa - tutti devono sentirsi coinvolti. Tocca ai governanti e alle autorita’ civili fornire, sempre su quest’argomento, chiare e corrette informazioni al servizio dei cittadini, come pure dedicare risorse sufficienti all’educazione dei giovani ed alla cura della salute".

Il messaggio incoraggia gli Organismi internazionali "a promuovere, in questo campo, iniziative ispirate a saggezza e solidarieta’, mirando sempre a difendere la dignita’ umana e a tutelare il diritto inviolabile alla vita" e rivolge un "plauso convinto" alle industrie farmaceutiche che "si impegnano a tenere bassi i costi dei medicinali utili nella cura dell’Aids". Certo, ammette Wojtyla, "occorrono risorse economiche per la ricerca scientifica nel campo sanitario ed altre risorse ancora sono necessarie per rendere commerciabili i medicinali scoperti, ma di fronte a emergenze come l’Aids, la salvaguardia della vita umana deve venire prima di qualsiasi altra valutazione".

"Ho potuto costatare - scrive l’anziano Pontefice - che i miei appelli in favore delle vittime dell’Aids non sono stati vani. Ho visto con compiacimento che diversi Paesi e istituzioni hanno sostenuto, coordinando gli sforzi, concrete campagne di prevenzione e di cura dei malati" Ma tutto questo ancora non basta. Agli uomini di scienza e ai responsabili politici di tutto il mondo, il Papa chiede "con viva insistenza" che, "mossi dall’amore e dal rispetto dovuti ad ogni persona umana, non facciano economia quanto ai mezzi capaci di mettere fine a questo flagello", e agli operatori pastorali "di portare ai fratelli e alle sorelle colpiti dall’Aids tutto il conforto possibile sia materiale che morale e spirituale".

In proposito, ricorda "con ammirazione i tanti operatori sanitari, gli assistenti religiosi e i volontari che, da buoni Samaritani, spendono la vita accanto alle vittime dell’Aids e si prendono cura dei loro familiari", definendo "prezioso il servizio che prestano migliaia di istituzioni sanitarie cattoliche soccorrendo, talora in modo eroico, quanti in Africa sono colpiti da ogni sorta di infermita’, specialmente dall’Aids, dalla malaria e dalla tubercolosi". "Nella nostra epoca, segnata da una cultura imbevuta di secolarismo, si e’ talora tentati - rileva Giovanni Paolo II - di non valorizzare appieno tale ambito pastorale.

Si pensa che altri siano i campi in cui si gioca il destino dell’uomo. Invece - conclude il testo - e’ proprio nel momento della malattia che si pone con piu’ urgenza il bisogno di trovare risposte adeguate alle questioni ultime riguardanti la vita dell’uomo: le questioni sul senso del dolore, della sofferenza e della stessa morte, considerata non soltanto come un enigma con cui faticosamente confrontarsi"; infatti "non c’e’ contraddizione fra salute terrena e salute eterna, dal momento che il Signore e’ morto per la salute integrale dell’uomo e di tutti gli uomini".