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Provare e riprovare. La sinistra si deve unire!

Publie le lunedì 2 maggio 2011 par Open-Publishing

La guerra contro la Libia, a cui sta partecipando attivamente anche il nostro Paese, pone interrogativi importanti e suscita importanti elementi di riflessione politica. Non mi dilungo sulla guerra in sé, non perché non ne valga la pena. Dovrei dire cose già dette e scritte, in occasione di questa e delle altre guerre che sono state effettuate negli ultimi venti anni. Mi limito ad una considerazione che mette in evidenza tutta l’ipocrisia dell’Occidente. Uno degli argomenti utilizzati per convincere l’opinione pubblica dell’ineluttabilità di queste guerre verteva sulla necessità di liberarsi di un dittatore “cattivo” che, oltre a perseguitare il proprio popolo, rappresentava un pericolo per l’umanità.
Saddam per l’Iraq, Milosevic per la Serbia, i Talebani per l’Afghanistan, oggi Gheddafi per la Libia.

Peccato che con questi soggetti l’Occidente avesse fatto accordi e affari, li avesse armati e finanziati. Peccato, inoltre, che nei confronti di altri regimi, anche più orrendi, l’Occidente non abbia avuto e non abbia intenzione di effettuare nessuna guerra. La storia ci insegna che non si fanno guerre per ragioni umanitarie. Vengono dichiarate per uno scopo “nobile”, in realtà nascondono sempre motivazioni di ordine economico e politico. La guerra in Libia non sfugge a questo schema. Nonostante ciò, purtroppo, in sfregio alla Costituzione, il nostro Paese vi partecipa non solo per una forzatura del Governo, ma grazie all’appoggio del maggiore partito di “opposizione” e con il consenso attivo del Presidente della Repubblica.

Questa guerra poteva far precipitare le difficoltà di questo Governo – ormai latenti da tempo – in una vera e propria crisi. La Lega Nord ha criticato esplicitamente la decisione di Berlusconi di consentire che l’Italia partecipi ai bombardamenti. Non è questa la sede per indagarne le motivazioni (certamente il tema dell’immigrazione, ma anche una crescente sofferenza della base leghista nei confronti di Berlusconi), ma lo scontro è reale. Tuttavia le difficoltà non si trasformeranno in crisi perché “l’opposizione” aiuterà Berlusconi. Il Pd e il Terzo Polo hanno caratterizzato tutta la propria azione politica sulla vicenda libica criticando il Governo per essere stato troppo timido nei confronti di un intervento militare. Assieme al Presidente della Repubblica, si sono trasformati in provvidenziali sostenitori della decisione di Berlusconi di partecipare ai bombardamenti.

Tra le forze parlamentari di opposizione, l’unica che si è sottratta all’appoggio ai bombardamenti è l’Italia dei Valori. E’ un fatto importante. Ciò non significa che il partito di Di Pietro non presenti molte ambiguità. Al suo interno convivono posizioni molto diverse, lo si era già visto quando nella prima votazione sulla “no fly zone” dopo una iniziale presa di posizione contraria, arrivò il voto favorevole. Tuttavia è un fatto politico – se verrà confermato dal voto parlamentare – che oggi sulla guerra e ieri su Marchionne, l’Idv si sia collocata al fianco della Sinistra.

La guerra alla Libia pone riflessioni rilevanti anche alla Sinistra che oggi non è presente in Parlamento. Rimuovere i problemi sperando che non si ripresentino è sempre sbagliato; in politica è esiziale. Faccio una domanda. Supponiamo che la crisi dei mesi scorsi del governo di centro destra si fosse conclusa con lo scioglimento delle Camere e il ricorso al voto. E supponiamo che le elezioni le avesse vinte una coalizione di centrosinistra, come voterebbero oggi sui bombardamenti le forze di sinistra? Si ripeterebbe lo scenario del Governo Prodi sull’Afganisthan e sulla base di Vicenza con un voto favorevole per non fare cadere il Governo? Con la conseguente contraddizione che quando sei in maggioranza fai il contrario di quel che dici quando sei all’opposizione?

Considero grave che dal 2008 ad oggi non si sia aperta a Sinistra una riflessione seria sulle cause del fallimento della partecipazione al Governo, producendo due posizioni – di fatto – contrapposte. Vi è chi considera che in questa fase storica e con questi rapporti di forza non vi siano le condizioni per le forze di sinistra per partecipare direttamente a governi di centrosinistra. L’aver sottovalutato questo problema sarebbe stato l’errore principale compiuto nel 2006. Questa, schematicamente, la posizione della Federazione della Sinistra. Dall’altro lato Sinistra Ecologia e Libertà, con la scelta strategica di internità al centrosinistra, ha evitato di affrontare il problema. La vicenda delle primarie – di cui però si parla sempre meno – e la crescente popolarità di una leadership come quella di Vendola hanno tenuto in secondo piano questi temi. Ma prima o poi si ripresenteranno. Se non siamo stati capaci tra il 2006 e il 2008 con oltre 100 parlamentari della sinistra di alternativa di ottenere risultati, perché dovremmo farcela in futuro? Non è meglio discuterne assieme, per tempo, tra le forze che convergono su alcuni obiettivi?

Ci sono diverse cose che mi dividono da Sinistra Ecologia e Libertà. Alcune di queste erano già oggetto di scontro politico all’interno di Rifondazione. Penso alla discussione sul partito, alla centralità del lavoro, alla riflessione sul Novecento, alle tematiche internazionali. Sono differenze che rimangono. Io sono ancora convinto – e lotto per questo – che ci sia lo spazio per costruire in Italia una ampia sinistra di alternativa all’interno della quale operi in forte sinergia un Partito comunista rifondato. Ma per fare questo non serve la autoreferenzialità. Serve l’ apertura, la tensione unitaria, il rispetto delle posizioni diverse. Per farlo dobbiamo battere chiusure e settarismi che si annidano da tutte le parti. Come fare? Io vedo solo un modo: trovarsi e discutere a partire dai contenuti. Ne dico alcuni, tanto per cominciare: Costituzione, lavoro (no al modello Marchionne), no alla guerra, no al nucleare, acqua pubblica, diritti civili, stato sociale.

Su questi punti non vedo differenze rilevanti tra Sel e Fds. E’ poco? No! E’ una base programmatica attorno alla quale far convergere forze politiche e movimenti. Una piattaforma per una sinistra plurale – un quarto polo – in grado di coaugulare come consenso politico, elettorale, sociale e culturale un pezzo importante di questo Paese. Occorre provarci. Subito.

http://www.claudiograssi.org/wordpress/2011/05/provare-e-riprovare-la-sinistra-si-deve-unire/#more-2776