clicca qui per Bellaciao v.3.0 ;)

Archives Bellaciao IT - 2002 -2018 Archives : FR | EN | ES

Sans papiers: 30 settembre 2006 manifestazione nazionale a Parigi

domenica 1 ottobre 2006

di Giustiniano Rossi

Stranieri, irregolari, clandestini, delinquenti, islamici, terroristi, giovani delle banlieues e anche noi Italiani con la bandiera della pace e quella di Rifondazione : eravamo migliaia ieri, 30 settembre 2006, a Parigi, bersagli facili di un’opinione pubblica che Sarkozy cerca di mobilitare fomentando l’odio, la persecuzione e la violenza, le reazioni xenofobe e razziste.

Il governo francese, cinico ed ipocrita, tenta di giocare la carta della divisione, di mettere i senza casa contro quanti vivono in abitazioni fatiscenti, in minuscole camere di alberghi vetusti spesso devastati dagli incendi, in edifici abbandonati, le famiglie di sans papiers contro gli scapoli sans papiers, i Francesi contro i migranti.

Dopo aver attirato nelle questure a riempire moduli 30.000 « irregolari » che avevano i figli a scuola, con il miraggio che questo avrebbe loro permesso di ottenere dei documenti, il ministro degli Interni, campione del padronato francese e ormai candidato unico delle destre alla presidenza della repubblica, ne ha « regolarizzati » 6.000, mentre gli altri 24.000 sono candidati alla deportazione.

Le retate, gli arresti, i controlli di identità in base al colore della pelle, gli sfratti, la detenzione di centinaia, migliaia di persone in veri e propri lager nei recinti aeroportuali, l’inumana separazione dei bambini dai loro genitori, gli imbarchi forzati verso i paesi d’origine di una tale violenza che, non di rado, provocano la morte dei deportati, fanno ormai parte della nostra quotidianità.

A Cachan, nella banlieue a sud di Parigi, centinaia di persone, famiglie che da due anni vivevano con i loro bambini in un’ex residenza universitaria sono state sgomberate con inaudita brutalità dalla polizia e solo grazie all’intervento del sindaco della cittadina una parte di esse ha potuto trovare un rifugio ancora più precario in una palestra.

Da quaranta giorni, cinque delle persone sgomberate sono in sciopero della fame ed hanno ormai raggiunto la fase in cui sono possibili danni irreversibili alla loro salute : ciononostante, essi rifiutano il ricovero in ospedale ed esprimono la loro determinazione ad « andare fino in fondo ».

Eppure ieri, fra Denfert e l’elegante quartiere di Saint Germain, questa feccia, come l’ha definita Sarkozy, era in strada con la forza della sua gioventu’, con la ricchezza delle sue idee, con la bellezza delle sue donne con i loro abiti multicolori, dei bambini e delle bambine con le loro treccine, annodate con dolcezza infinita da mani la cui tenerezza non é stata scalfita dalla durezza della fatica.

Erano tutti visi di persone che lavorano, che producono ricchezza per evasori fiscali che ingrassano sulla loro magrezza, erano volti giovani e giovanissimi segnati da una maturazione precoce in paesi dove non c’é tempo per l’adolescenza.

Molti erano di evidente provenienza africana, originari di un continente che la Francia ha sfruttato per secoli e che continua a sfruttare grazie alla connivenza di élites locali formate nelle università francesi, ma c’erano anche tanti Cinesi, una relativa novità nel panorama degli invisibili.
La manifestazione doveva concludersi alla residenza del primo ministro, ma qualche chilometro prima un vero muro di poliziotti rendeva chiaro quali siano in questo paese i veri difensori dei principi della dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino.

Il problema dei sans papiers é comune a tutti quei paesi che come l’Italia, la Francia o la Spagna, sulla cui “frontiera” africana un anno fa morivano 14 migranti, fanno parte dell’Occidente, di quel 20% della popolazione mondiale che consuma allegramente più dell’80% delle risorse del mondo lasciando meno del 20% della ricchezza all’80% rimanente.

Il messaggio che saliva alto e forte dalle strade di Parigi é chiaro : aldilà di frontiere puramente virtuali, siamo tutti mobilitati per chiudere i 174 Centri di accoglienza, permanenza, detenzione o comunque si chiamino, presenti sul territorio dell’Unione Europea.