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Da Parigi...con un po di ritardo

mercoledì 22 marzo 2006

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di Yara

Un esperienza bella e felice. sara` l’incontro\scontro tra i tuoi vent’anni acerbi e la forza della memoria, la straordinarieta` dei francesi e i lasciti di esperienze intermittenti.

Place d’Italie, e` circa l’una di un pomeriggio un po grigio, sole timido, qualcosa di eccessivamente colorato ruba alla tirchieria del cielo la luce necessaria alla strada che ci apprestiamo a percorrere. sono bandiere, rosse, verdi, gialle. sono pezzi di stoffa legati a bastoni, che vengono mossi con allegria ed impertinenza.

Il tragitto fino al luogo dell’appuntamento con gli intermittenti e` stato pieno, confusionario, rumoroso. nel metro` parigino studenti medi inneggiano alla resistenza, che s’accompagna ad un convinto non a la precarite.

Bambini, che dai miei vent’anni paiono ancora piu` acerbi del tempo mio. bocche che ridono, che urlano. mi rendono difficile anche il solo scambio di esperienze con Natalie, precaria anche lei, intermittente da anni. Un sorriso quello che mi presenta un volto maturo, da trentenne e forse qualche anno in piu`.

Il volto e la voce di chi dopo aver occupato tetti di palazzi e case di attori europeisti, non si risparmia la felicita` di questo tempo. Lo sgomento per la grande attenzione dei media e la serenita` di vedere tante persone richiamate in strada dalla stessa voce.

E corre il metro`, ma non come dovrebbe. soste un po` piu` lunghe del solito.

lo fanno apposta, succede sempre cosi` durante le manifestazioni. accade anche che ci sia, assieme al macchinista, un poliziotto nella cabina dei comandi.
cosi` mi dice Natalie, con un sorriso, piu` amaro degli altri.

Soste, velocita` minima...alla fine arriviamo nel luogo prestabilito dagli intermittenti e lo spettacolo e` subito spudorato, senza mezzi termini. una piazza gia` piena, musicale, anche solo dei mormorii che lungo il percorso prendono aria.

Una passeggiata dal fiato incredibilmente lungo. una corsa, che sai non arrivera` mai alla fine, se non una volta rientrati alla sede che ci dava asilo.

Belle e dal sapore dell’infinito le corse di giovedi`. i respiri, resi sempre piu` faticosi da fumogeni e spray urticanti. tutto aveva il sapore della tensione, dell’affaccio all’infinito.

Non siamo partiti per caso, le nostre strade non sono mai studiate a tavolino, ma sempre scelte. la cosapevolezza a volte ci rende liberi a volte schiavi. l’azione porta in se la presa di reponsabilita`...di ogni passo che compiamo.
molti sono stati i passi di giovedi`, passi iniziati a Roma, passati per Padova, poi Bologna e poi oltre.

Oltre, fino ad una Sorbona, simbolo della cultura francese, che diviene simbolo di repressione e militarizzazione. un oltre che vorrebbero negarci, che viene confinato e controllato senza sosta da piu` di una settimana.
la Sorbona, ed e` l’apice di una giornata che tocca i punti nevralgici della lotta di tutti. non ci sono solo universitari, ci sono sindacati, liceali, banlieusard. c’e` il popolo di una Francia arrabbiata, che sconvolgendo in una pratica di piazza incotrollata, vuole il sistema in ginocchio.

Sono fuochi, sparsi per il boulevard Saint-Michel, che vedo se alzo lo sguardo, distratto per pochi attimi. torno con gli occhi a quello che vogliamo riprenderci e vedo i cordoni della gendarmeria che non demorde e continua il perpetuo lancio di fumogeni e affini. ci disperdiamo, corriamo, poi di nuovo ci fermiamo e ancora via verso la barricata che ci separa dai CRS.
momenti di rabbia, che non differsice dalla passione. momenti di verita`, che si incontra con la trasparenza della strada e la paura provata a tratti.

Grazie alla piazza, grazie alla strada, grazie ai fratelli e alle sorelle partiti, grazie ai compagni di viaggio.

Un pensiero speciale al compagno ferito rimasto a Parigi.