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E’ il racconto agghiacciante che fa una donna al direttore del giornale femminile "Confidenze".

giovedì 9 giugno 2005

E’ il racconto agghiacciante che fa una donna al direttore del giornale femminile "Confidenze".

Fatelo girare, nella speranza che faccia riflettere...

[...] Io sono una donna di 31 anni, che cerca un figlio da ben quattro anni.

Alla mia prima Fivet era già, purtroppo, in vigore la legge 40: mi sono stati prelevati tre ovociti e per mia sfortuna si sono formati tre embrioni.

Sì, sfortuna, perché se fossi una donna oltre i 35 anni o con problemi ormonali, questa prospettiva sarebbe stata una manna con le restrizioni di queste legge, ma per la mia giovane età clinica e la mia buona situazione ormonale è stato l’inizio della mia tragedia, perché ora, per legge, c’è l’obbligo di impianto di tutti gli embrioni e non ho potuto chiedere di tenermi crioconservato il terzo embrione per una prossima inseminazione. Ma ora non si può più e quindi, mi sono stati inseriti tre embrioni, pensando che tutto sarebbe andato bene. [.]

Vado raggiante alla prima ecografia per vedere quante camere gestazionali ho. Il dottore sbianca e mi dice: signora ci sono ben tre camere gestazionali, lei ha una plurigemellarità. Mio marito sbianca, io non so se essere felice o piangere, mi vengono spiegate tutte le conseguenze che comporta questa gravidanza, i rischi per me e per i bambini, il mondo inizia piano piano a crollarmi sotto i piedi. Mio marito non ne vuol sapere di farmi correre certi rischi, vuole che io prenda una decisione, almeno per dare una sicurezza in più ai nostri bimbi, vuole prendere la terribile decisione di ridurre gli embrioni.

Io al momento non ne voglio sapere, ma poi, tra alti e bassi, tra una crisi
isterica e l’altra, cedo e andiamo a parlane con il ginecologo, il quale
gentilmente mi fa notare che se anche la decisione è stata sofferta, dal
punto di vista della mia cartella clinica è stata la scelta più giusta e si
offre di cercare il centro italiano più idoneo per questa tecnica. Entrambi
chiamiamo gli ospedali per fare questa richiesta, telefoniamo da nord a sud
e tutti, ma proprio tutti, i centri ci dicono che da quando è in atto la
legge 40 questa tecnica è stata vietata per chi è rimasta incinta tramite
PMA e che l’unica scelta italiana è o abortirli tutti o nessuno.

Un ginecologo siciliano mi fa presente che una sua paziente tramite giudice è
riuscita a Cagliari a far praticare questa tecnica, ma a questo punto non me
la sento più, non riesco a sopportare anche il peso di dover andare in
tribunale, rendere pubblica la mia scelta molto sofferta, una scelta che, se
fosse stata permessa la crioconservazione, non avrei dovuto affrontare. A
questo punto io e mio marito decidiamo di lasciar perdere e di affidarci
alla provvidenza, sperare di essere una di quei rari casi in cui una donna che ha più di 30 anni, riesca a portare a termine una plurigemellarità.

Tuttora mi vergogno e mi sento impotente di fronte a queste scelte che ho dovuto affrontare, mi sono sentita vittima di questa assurda legge, spogliata della mia dignità e della dignità dei miei bambini. Purtroppo questa storia non finisce qui, alla fine della 12ma settimana muore uno dei tre gemelli.

Di solito, quando capita, viene riassorbito o espulso. Con me questo non accade, lui resta lì per un mese intero e cosa fa? Inizia a imputridire: a questo punto si crea
un infezione che corrode i sacchi degli altri due fratellini. Alla 18ma
settimana si rompono le acque, corro in ospedale disperata, distrutta,
cercando dentro di me tutta la forza che devo avere per salvare questi due
bimbi, resto con le gambe all’aria e intanto prego, spero, ma loro non
riescono a richiudere i sacchi, l’acqua continua inesorabilmente a uscire e i miei bimbi pian piano si trovano sempre più schiacciati dal loro sacco
vuoto.

Alla 19ma settimana più 5 giorni, scopro il dolore del parto: inizia
un travaglio lungo quattro ore con tanto di doglie. Ma alla fine non ce
l’hanno fatta, sono nati troppo presto. Non vi dico il dolore e la rabbia,
se non mi avessero impiantato tre embrioni tutti in un colpo, questi rischi
non ci sarebbero stati, se avessi potuto fare quella terribile scelta alle
prime settimane dell’embrioriduzione, non ci sarebbe stata infezione.

Probabilmente era destino, ma almeno avrei avuto una possibilità in più che
questa legge mi ha negato. Ormai sono passati due mesi dall’aborto e credevo
di essere riuscita a superare un po’ il mio dolore, quando vengo a sapere
che, in realtà, in Italia questa legge è ancora permessa, nel senso che
l’embrioriduzione non è vietata, ma che i dottori per mal interpretazione
della legge 40 non mi hanno permesso di praticarla, togliendomi l’unica
speranza di salvarne almeno due.

Il peggio di tutta questa storia è che io mi sento sbagliata, io mi sento sporca, io mi vergogno per tutto quello che mi è accaduto, io mi sento violentata da questa legge, eppure tutti questi sentimenti di sporcizia e vergogna dovrebbero provarli coloro che mi hanno messo in una difficile scelta prima ed in una dura angoscia dopo.

Io vorrei chiedere a questi politici che si sentono superiori ai dottori nello
scegliere quanti embrioni devono essere inseriti e come e dove, senza
prestare attenzione alla cartella clinica di ogni singola paziente, dov’è la
loro coscienza: veramente riescono a dormire la notte sapendo che quello che
è accaduto a me potrà accadere a tante altre donne?

Io ora voglio solo girare pagina e andare avanti, i miei tre piccoli angeli sono in cielo, ma non auguro a nessuno di soffrire di infertilità e di dover perdere una
gravidanza in questo modo a causa di questa legge che ha ucciso i miei
bambini.]