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Festival di Venezia. Bertinotti: "Il ruolo della politica: far uscire la civiltà dal degrado"

domenica 10 settembre 2006

di Boris Sollazzo

E sul festival del Cinema: "Spero che vinca il migliore e che sia italiano"

In compagnia del Presidente della Biennale Davide Croff e della moglie Lella, con il curatore Richard Burdett come anfitrione, farà il suo personale giro del mondo. In ottanta minuti. Il lungo corridoio infatti ospita foto, videoinstallazioni e filmati che raccontano le nuove megalopoli, da Tokyo a Città del Messico. Passando per Mumbai, Shangai e arrivando all’amato Sud America. Si indigna, quasi con rabbia, alla vista di una favela di Caracas contingente ad un condominio di lusso con piscine in balcone.

«Normalmente non si parla di certi temi, soprattutto in questi termini. Non è una predica, infatti, quest’esposizione ti rende direttamente partecipe. Un’immagine come questa fa capire che, se non ci sarà un risveglio politico si arriverà alla guerra civile. E’ evidente la causa della violenza endemica che colpisce certe realtà. E’ un modello tanto ingiusto e ingiustificabile che neanche la borghesia ora al potere riesce a giustificarlo. Può solo nasconderlo». Non si ferma. L’ingiustizia che vede, ripetuta in ogni parte del mondo, gli suscita continue riflessioni.

«Questo è il frutto del dominio economico provocato dalla globalizzazione capitalistica. Le condizioni di vita, l’aggregazione sociale sono variabili dipendenti, conta solo la competitività». Ma è la stessa Caracas, capitale del Venezuela governato da Chavez, primo ospite ufficiale della sua presidenza, a dargli anche speranza. Scopre, infatti, che nei quartieri più disagiati l’amministrazione ha messo biblioteche e palestre. «L’idea straordinaria di Chavez e i suoi è proprio questa. Invece di estirpare inseriscono elementi di lievito, commoventi elementi di inversione di tendenza, peraltro efficaci». Sorride compiaciuto quando scopre una Bogotà che sta portando avanti una seria politica di crescita sociale, proprio attraverso le scelte urbanistiche. E’ ammirato dalla presenza delle ciclovie, autostrade per biciclette. Nella capitale colombiana ci sono 7 milioni di ciclisti. Un mezzo costa 8 dollari. Un’auto 80.000. Peccato che i veicoli a motore rimangano sempre impantanati. Lì la politica, almeno per la viabilità, non ha scelto la strada del privilegio. «E’ questo il ruolo della politica: far uscire la civiltà dal degrado, facendo una precisa scelta negli interessi da tutelare. Quelli lesi». Conclude la visita affaticato e contento, colpito da questa Biennale che racchiude in sè l’analisi del presente, una utopia concreta (il padiglione italiano ospita infatti il progetto di giovani architetti su una nuova città tra Verona e Mantova) e una visione del passato (Le città di pietra). «Iniziative come queste non sono mai un lusso. Politica e istituzioni possono disporsi bene rispetto ai problemi dell’urbanistica solo se lo fanno con umiltà. Serve una nuova alleanza tra la politica e la cultura, la progettazione e l’intellettualità, per restituire un futuro a un mondo che rischia di non averlo. E tutto questo, riscoprendo l’idea di uguaglianza senza la quale i problemi del futuro non possono essere affrontati». Prima del dibattito serale a Caorle, alla Festa della Margherita, velocissima è la sua puntata al Lido, alla Mostra del Cinema, dove fa un’involontaria passerella nell’attracco dei divi del festival, quello dell’Excelsior. «Apprezzo questa rassegna così vitale perché la sua straordinaria direzione ha sempre dimostrato una grande apertura e interazione con mondi e culture diverse. Vengo qui per vedere “Belle toujours” di Manoel De Oliveira, regista che amo moltissimo». Si abbracciano i due proprio all’entrata. «Mi dispiace di non vedere Vicari, un amico e uno dei registi più promettenti. Sono sicuro che avrà trattato il mondo del lavoro e del disagio con la sua consueta sensibilità. Appena torno gli chiederò di mostrarmelo».

Nel Palazzo del Cinema, sede del suo congresso più difficile e intenso da segretario di Rifondazione, entra con un auspicio. «Spero che vinca il migliore e che sia italiano. Non per provincialismo, ma perché quest’arte importantissima che è il cinema riceva un incoraggiamento. Anche se quello italiano non avrebbe tanto bisogno del sostegno di una giuria, quanto di quello della politica del suo paese». Il ruolo istituzionale che riveste non gli impedisce di continuare a propugnare una idea nuova di crescita. «Perché l’umanità è di fronte a un bivio: la catastrofe o il nuovo mondo. Dobbiamo uscire da questa modernizzazione senza modernità e prendere coscienza del grande abbaglio della visione tardo positivista dell’innovazione che ha portato ingiustizia, devastazione, guerra. Veniamo da 25 anni di distrazione politica e culturale dalle questioni sociali, a favore di un pensiero unico. La Biennale, del Cinema e dell’Architettura, è la dimostrazione di una rinnovata voglia di inchiesta».

Liberazione, 9 Settembre 2006