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Francia. Ancora tensioni aspettando lo sciopero generale

martedì 21 marzo 2006

di Alessio De Laurentiis

Un milione di persone nelle strade, per manifestare. Sindacati e studenti insieme per dare ancora più forza al movimento e far sentire ancora di più la propria voce.
Il loro “no” è fermo contro la legge del CPE.
Inevitabili scontri di pochi esagitati alla fine della manifestazione di sabato, in Place de la Nation. La polizia che deve respingere in forze questi violenti, che non fanno parte del vero movimento sindacale, ma che si nascondo all’interno del suo corteo.

Una manifestazione e una partecipazione che non cessa di crescere.

Ieri, i cinque sindacati maggiori, i partner sociali, con i quali questo governo dovrebbe negoziare su modi e termini di messa in atto di questa legge, si sono riuniti, per cercare una strada comune e per non disperdere le forze, i propri militanti, in differenti rivoli.

Domenica oltre 450 delegati degli studenti, riuniti a Digione hanno votato nella notte, dopo diciassette ore di discussione, per un appello allo sciopero interprofessionale, indicando le giornate di martedì e di Giovedì per mettere in atto le manifestazioni, chiedendo a tutti quelli che ne hanno la possibilità di raggiungere Parigi, per manifestare uniti.

QUELLO CHE STA SUCCEDENDO

Il Primo Ministro, Dominique de Villepin, ha, nella mattinata di lunedì incontrato una ventina di dirigenti d’impresa, i quali, dalle dichiarazioni fatte, si sono detti disponibili ad un possibile abbassamento del periodo di prova ad un anno, ed all’eliminazione della possibilità di un licenziamento senza un valido ed accertato motivo.

Lo stesso Villepin ha rilasciato un’intervista al mensile “Citato”, rivista che si rivolge alla fascia di giovani che va dai 15 ai 20 anni.

Nell’intervista il primo ministro indica la necessità di dare una possibilità a questo contratto, dice di cercare il dialogo con le altre parti sociali ma esclude la possibilità di un ritiro della legge. Ieri ha ripetuto le sue convinzioni, durante una visita al Ministero dell’Educazione Nazionale, dove era previsto un incontro con 16 ragazzi.

Il ministro dell’Interno, Nicolas Sarkozy, oggi in Corsica, risponde -a chi gli chiede di impegnarsi per il ritiro di questo CPE- che la sola persona che può farlo è il Primo Ministro stesso. Intanto secondo un sondaggio pubblicato da Liberation, il 70% dei francesi crede che la manifestazione contro questa legge sia dovuta anche ad un malessere sociale profondo e duraturo. Anche i licei, sempre più attenti e partecipi in questo movimento, sono in fermento. Oggi a Lione, a Marsiglia, in Corsica, diversi licei sono stati occupati dagli studenti.
Il movimento contro il CPE prende una piega internazionale, Sharon Stone, a Parigi per la promozione del suo ultimo film si dichiara d’accordo e solidale con i giovani che manifestano nelle strade, che non riescono ad inserirsi stabilmente nel mondo del lavoro. I sindacati, riuniti oggi allo scadere dell’”Ultimatum” che avevano lanciato a Monsieur de Villepin, decidono di proclamare per il 28 marzo una giornata nazionale interprofessionale di azione. Questa soluzione riesce a tenere uniti i sindacati, che iniziavano a volere differenti forme di protesta e di azione.

I PROSSIMI APPUNTAMENTI CON LA PROTESTA

Oggi a Parigi, alle 14, sulla piazza della Sorbona, avrà luogo la manifestazione degli studenti apolitici che chiedono la riapertura delle facoltà, gli stessi studenti che hanno manifestato domenica davanti il municipio di Parigi. Un’organizzazione che comincia a farsi sentire e rivendicare il proprio diritto allo studio.

Altre manifestazioni sono previste dai comitati delle varie facoltà, per tener viva l’attenzione e prepararsi alla giornata del 28 marzo dove, ancora una volta, sfileranno uniti liceali, universitari e salariati.

Tutti insieme per chiedere il ritiro di questa contestata legge sulle Uguaglianze delle Possibilità. Comitati di sciopero di varie università hanno votato per scendere un strada domani e giovedì. Gli studenti sono in agitazione, la guerra sui numeri delle facoltà bloccate o in agitazione è sempre serrata e contraddittoria, ma il numero deve essere comunque abbastanza alto.

I due punti più contestati sono il licenziamento senza giusta causa ed il periodo di prova troppo lungo.
Ecco ancora le divergenze che è necessario far sparire e che dovranno trovare una composizione nell’incontro che i sindacati ed il governo avranno.

Vedremo nei prossimi giorni, se e come, questi accordi potranno essere raggiunti.

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