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Incontro dibattito con i candidati all’estero di RIFONDAZIONE : mercoledi 1 marzo ore 19.30 120 RUE LAFAYETTE 75010 PARIS

mercoledì 22 febbraio 2006

Mercoledi 1 marzo incontro dibattito con
- Gennaro Migliore responsabile esteri del PRC
- Anna Piccardi di Stoccarda candidata al Senato per il PRC
- Alberto Sipione di Basilea candidato alla Camera per il PRC
- Nora Tagliazucchi segretaria federale PRC Bruxelles
- Roberto Ferrario segreteria federale PRC Parigi
- Fernanda Marrucchelli commissione immigrazione PCF e consigliera municipale di Parigi di nazionalita italiana
19.30, 120 RUE LAFAYETTE 75010 PARIS


Per la prima volta gli italiani all’estero voteranno. Una grande occasione per tutti

di Carlo Cartocci

Sono state presentate le liste dei candidati dell’Unione per la “circoscrizione estero”. Nelle prossime elezioni politiche, infatti, voteranno anche i cittadini italiani residenti all’estero. Voteranno per corrispondenza e a loro sono riservati sei senatori e dodici deputati. Non sono pochi. Di fatto la circoscrizione estero ha un peso uguale, o addirittura superiore, ad alcune regioni italiane: Val d’Aosta, Molise, Umbria, Trentino ecc.

In caso di sostanziale parità fra i due schieramenti, i senatori e i deputati che vengono dall’estero potrebbero essere determinanti. Finora non si è parlato molto di questa novità ed è un errore, così come è stato un errore trascurare o prestare poca attenzione per tanti anni ai milioni di italiani che vivono e lavorano nei cinque continenti, ai loro problemi, alla loro sensibilità sociale e politica, al legame che mantengono con l’Italia, magari dopo una o due generazioni. Come spesso si fa con gli immigrati, anche con gli emigrati si usa la formula ambigua: sono una risorsa. Già, perché il made in Italy, i prodotti italiani alimentari, industriali e culturali reggono sul mercato mondiale in parte anche grazie al consumo che ne fanno gli emigrati.

D’altro canto degli emigrati talvolta si parla con una retorica patriottarda e spesso regionalfolcloristica, si ripetono luoghi comuni, si mitizzano le “fortune conquistate con il duro lavoro”, si nascondono le storie di vite faticose e spesso dolorose che gli emigrati potrebbero raccontarci. Poi, però, li consideriamo extracomunitari quando tornano in Italia, se ritornano in Italia, li consideriamo cittadini di serie B che devono riconquistare i propri diritti lottando contro le lungaggini e l’indifferenza della burocrazia.

Gli italiani nel mondo, invece, sono per noi una grande occasione; conoscerli e rapportarsi a loro può permetterci di compiere una esperienza necessaria e vivificante: imparare a guardare la realtà in modo meno eurocentrico, se non addirittura italocentrico. Nel mondo accadono fenomeni sociali, politici e di costume che noi ci affrettiamo a leggere e a giudicare da una sola prospettiva, quella che fa riferimento alla nostra esperienza, al nostro sistema di principi, e anche di abitudini e stereotipi. Eppure abbiamo nel mondo connazionali che vivono dall’interno quei fenomeni e quelle esperienze, uomini e donne che potrebbero aiutarci a capire e che vivono in Australia come in Canada, in Germania come in Medio Oriente o in SudAmerica.

Il SudAmerica appunto, regione geopolitica di grande vitalità, in cui si sperimentano forme di democrazia partecipata, di vaste alleanze di governo, di lotte sociali e politiche per l’indipendenza economica, per la difesa dei beni comuni, per la libertà dal neoliberismo e dalla prepotenza statunitense. Tanti cittadini di origine italiana partecipano a quel processo difficile ed esaltante: noi spesso giudichiamo da lontano, senza chiedere e senza ascoltare chi da lontano potrebbe parlarci.

Per tutte queste ragioni, credo che il nostro partito debba impegnarsi nelle elezioni all’estero. Noi non abbiamo votato a favore della legge sul voto all’estero, questa legge non ci piace, ne avremmo voluta una diversa e soprattutto una che contemplasse unitariamente sia il voto degli emigrati che il voto degli immigrati, ma ora ci presentiamo a queste elezioni, nell’Unione, in liste comuni. Siamo stati presenti al tavolo che ha designato i candidati, abbiamo partecipato alla stesura del programma dell’Unione per gli italiani nel mondo.

Lo abbiamo fatto cercando di essere noi stessi: leali e critici, unitari senza rinunciare alle nostre peculiarità. Il compromesso raggiunto vede sostanzialmente d’accordo tutte le forse del centro sinistra sul programma, ma noi non possiamo non esprimere un dissenso di fondo sul modo in cui si sono scelte le candidature. Si è agito prevalentemente con le stesse regole che si usano in Italia: molte candidature sono state decise dai partiti in proporzione al loro peso elettorale in Italia. Non è prevalso, se non raramente, il criterio di sceglier fra indicazioni provenienti dalle basi locali dei singoli paesi.

Questo, in particolare in Sud America, ha determinato lo scontento di associazioni, movimenti e gruppi di base e la composizione della lista si è caratterizzata in senso moderato. Per quanto concerne il nostro partito, abbiamo chiesto indicazioni alle federazioni estere, ai circoli, ai compagni di movimento e abbiamo sottoposto le candidature alla Segreteria, alla Direzione e al Cpn.
In Europa candidiamo la compagna Anna Piccardi di Stoccarda al Senato e il compagno Alberto Sipione di Basilea alla Camera, in America del Sud il compagno Arduino Monti di Rio de Janeiro alla Camera.

Invitiamo associazioni, gruppi, movimenti, aderenti ai partiti di sinistra e ai sindacati dell’Europa e del Sud America a concentrare il voto su questi compagni che sono espressioni di una realtà migrante che vive, lotta e sogna un diverso mondo possibile.

http://www.liberazione.it