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MUJERES CREANDO

mercoledì 1 febbraio 2006

MUJERES CREANDO

Mujeres Creando è parte fondamentale del movimento sociale in Bolivia. Hanno scelto la diversità come base sulla quale costruire la propria identità collettiva. Sono più di 14 anni che portano avanti un dibattito in ambito internazionale sui postulati della cooperazione e l’impoverimento dei paesi del sud, con l’ottica e la prospettiva delle donne, tra gli altri molti temi. Come gruppo di donne condividono i pensieri sul femminismo in molti dei forum internazionali con ogni tipo di donne o collettivi interessate in questi dibattiti.

Annualmente si pongono come obiettivo di scambiare i propri contenuti con donne e in spazi dove si possano mettere in comune opinioni e progetti di carattere innovativo, femminista, antipatriarcale e con una trasformazione politica di analisi e critica alle azioni di demolizione che si stanno facendo per conto di agenti come banche, grandi multinazionali o le Ong che guadagnano sulle spalle della popolazione civile in Bolivia.

Queste donne si sono battezzate Creando poiché partono dalla rivendicazione del fatto creativo, del diritto individuale a esistere e avere voce propria in un contesto di ingiustizia, cioè a dire il diritto alla libera espressione. La propria azione, l’uso della parola e l’espressione corporale, utilizzando lo spray come arma - pennello e grido come essenza del discorso - alla ricerca di risultati diretti che incidano nella società.

I loro graffiti sono un attrezzo unico e essenziale per comunicare in generale con la popolazione della Bolivia. Le loro azioni nelle strade della Bolivia sono pubbliche, interventi di contenuto politico e di denuncia che fanno della strada il proprio fondamentale spazio di lavoro e di dibattito.

Loro si definiscono come agitatrici stradali e hanno numerose iniziative e progetti civili e femministi nel loro paese che desiderano porre in comune con gruppi di donne, in spazi dove si possano dibattere. Il loro lavoro ha superato le frontiere della società boliviana, in numerose partecipazioni con i movimenti sociali in Spagna, formano parte anche della collezione del MUSAC, hanno fatto laboratori e partecipato in varie mostre nel Centro d’Arte Regina Sofia, Casa America, Centro Atlantico di Arte Moderna di Gran Canaria, mostra internazionale di cinema realizzato dalle donne di Saragoza, Paraninfo della Università di Saragoza, etc.

www.mujerescreando.com

Sandra Chaher. Lic en Comunicazione e giornalista
Artemisa Comunicación- Artemisa Noticias www.artemisanoticias.com.ar

Sandra Chaher intervista Maria Galindo: MUJERES CREANDO

1. Come definisci lo stato emozionale e politico di Mujeres Creando con la vittoria di Evo Morales?

E’ stato lo stesso processo che per la società boliviana: le elezioni sono state, all’inizio, una scappatoia per la destra che ha tentato di usarle per ricompattarsi ma in questa direzione c’è stato un rifiuto dal momento che la società si stava preparando per la celebrazione di una assemblea costituente. Quello che ha fatto il MAS (Movimento al socialismo) è stato di catturare tutto lo scontento perché si costituisse in una unica opzione che potesse frenare il riciclo della destra , per lo meno a certi livelli , perché molti partiti come il Mir (movimento di sinistra rivoluzionaria), hanno iniziato con proposte progressiste e sono finiti corrotti quindi sono stati considerati molto male e altri stanno praticando l’entrismo nel MAS.
In tutti i casi, data questa situazione, il trionfo del MAS e la schiacciante realtà di
questo trionfo è una grande notizia per l’insieme della società che si riferisce alla
sconfitta delle forze dal neoliberalismo alla destra. Ma, naturalmente, questo comporta un quadro assolutamente complesso. Per questo dico che anche dentro al movimento si è ricevuto il trionfo come qualcosa di positivo.

2. La critica che fate a Morales per la sua assenza di impegno in difesa dei diritti delle donne è condivisa dalle altre organizzazioni di donne?

La nostra critica non è precisamente che non difende i diritti delle donne, visto che
siamo noi, le donne , che dalla nostra prospettiva difendiamo il nostro spazio e non ci collochiamo come clienti che sperano che Morales lo faccia. Il fatto è che la
prospettiva che il trionfo di Evo Morales sia all’inizio un elemento positivo per la
società non esclude che noi si faccia un’ analisi approfondita sul posto delle donne in questa proposta e il posto delle donne in questo momento storico. La visione sul MAS e la sua relazione con le donne potremmo sintetizzarla nei seguenti punti:
- siamo di fronte all’emergenza di una sinistra indigena misogina e conservatrice e interessa il posto delle donne da un punto di vista ornamentale, come massa simbolica, come massa elettiva, come scudo di difesa
- le donne costituiscono, in Bolivia, il supporto economico installato dall’economia
informale e nell’emigrazione e il MAS non solo non ha nessuna proposta su questi due settori, ma non li comprende e non li assume come importanti neanche per l’importanza economica che hanno. Il MAS si riempie la bocca con una lettura dei movimenti sociali e il ruolo che questi giocheranno nella governabilità e la sua lettura è maschilista, ha tenuto conto dei movimenti contadini e - a livello urbano - ai movimenti dei vicini, sindacali tradizionali e nulla più. Neanche ai movimenti di donne che lo appoggiano, come le cocaleras o la Federazione delle Donne Contadine Bartolina Sisa. Queste donne sono presenti ma non costituiscono interlocutrici perché in tutti i modi "niente si deve parlare o consultare con loro". La politica del MAS è cosa di maschi e tra loro si fa.
- L’emergenza del discorso indigenista originario è un discorso che chiede alle donne di mantenere il ruolo di conservare e preservare la cultura a partire da forme di sottomissione patriarcale. Per esempio la donna ha un valore e un luogo sociale unicamente come madre e moglie. Questo non è differente dalla visione occidentale, naturalmente, però il discorso indigenista appare come remissione di oppressioni ecc. questa è la differenza. Ci sarebbe ancora da parlare della sovranità del proprio corpo, autonomia organizzativa, ecc.

3. Vi riferite a due gruppi di donne che lo appoggiano: le contadine cocalere e le "tecnocrate di genere". Per quanto riguarda le cocalere: sono legate al femminismo o si riconoscono solo in una appartenenza di lavoro? E in quanto alle tecnocrate: sono rappresentative del movimento delle donne di Bolivia o ci sono altri gruppi come voi che dissentono sia con loro che con la politica che portano avanti?

Le donne cocalere hanno sviluppato importantissime lotte a fianco di Evo Morales,
giustamente come scudi umani, hanno una forma di appoggio emotivo che non ammette nessuna domanda, è l’appoggio a un caudillo. Non credo che si riconoscano nel femminismo.
Nel caso della tecnocrazia di genere non direi che appoggia Morales, loro rispondono ai propri interessi quali per esempio accedere al finanziamento e in questo momento sono articolate intorno alla cooperazione internazionale e all’assemblea costituente cercando di immettere nozioni liberali di partecipazione delle donne. Quello che succede è che il MAS ha fatto grandi sforzi per avere figure urbane e intellettuali dentro le proprie liste per conquistare il voto urbano e in questo senso sono entrate alcune tecnocrate con il proprio discorso e il MAS, che non costituisce un corpo ideologico, non pone in questione i presupposti liberali della tecnocrazia, anzi li adotta soprattutto perché non li considera importanti. Quasi quasi per trascuratezza o lassismo.
Direi che la visione contestataria e critica sul come e il dove sociale e politico delle
donne è stata esplicitata fino ad ora da Mujeres Creando.

4.Potresti spiegare meglio il mito culturale della complementarietà uomo-donna della cultura originaria? e dirmi se le donne indigene si riferiscono in maggioranza a questo credo?

In aymara, come anche nelle altre lingue, si parla della complementarietà chacha-warmi che è la complementarietà maschio-femmina. La si ricrea come una complementarietà orizzontale, diversa da quella esposta dalla cultura occidentale. Per esempio: quando il marito è una autorità anche sua moglie lo è. Noi riteniamo che questa complementarietà è più un mito che una relazione che si possa verificare nella pratica, noi vediamo la coppia indigena plasmata dentro i parametri patriarcali di
eterosessualità obbligatoria, di appartenenza della donna all’uomo, di subordinazione a tutti i livelli e anche di forte sottomissione alla coercizione, controllo sociale e alla violenza.. Per questo è impensabile, per es., che Evo fosse una donna, e in questo caso le sarebbe stato richiesto se era nubile o madre per esempio e non avrebbe potuto neanche accedere alla condizione di dirigente. Le donne, per essere dirigenti, debbono prima di tutto compiere i loro ruoli femminili tradizionali in modo esemplare, in questo modo possono diventare dirigenti perché risultano essere una specie di esempio per il resto delle donne.

5. Credi che esista in Bolivia e all’estero, chi crede che dalla vittoria di Morales i diritti umani delle donne avranno un nuovo sviluppo?

Non precisamente. Credo che di Morales risulta soprattutto il suo antimperialismo, la sua opposizione al neoliberismo e la domanda sulle donne mi pare non abbia nulla a che vedere né con l’uno né con l’altro essendo un tema a parte. E’ tipico: noi donne attraversiamo socialmente tutto, però questa non è una questione accettata né in Bolivia, né nei paesi latinoamericani né in Europa.

6. Come è stato, in questo senso, il processo che ha portato alla sua elezione in quanto all’appoggio che ha ricevuto dalle donne: chi lo ha appoggiato, chi no, le posizioni sono state pubbliche, c’è stato qualche dibattito sulla mancanza di responsabilità paterna e di un programma di governo che non includeva la difesa dei diritti delle donne?

La sua mancanza di responsabilità paterna è stata usata dalla destra nel contesto di una critica moralista rivendicativa della famiglia e queste cose sono rimaste lettera morta. Lo hanno appoggiato decisamente le donne cocaleras e la federazione delle donne contadine di Bolivia che sono divise in il gruppo di Evo Morales e quello di Felipe Quispe che non hanno una politica autonoma. Molte donne lavorano all’interno della campagna elettorale però sono sommerse all’interno dell’universo che le rende invisibili, e questo non è stato minimamente sottolineato.

7. Qual è la posizione delle donne indigene di fronte a questa vittoria?

Non si può generalizzare una posizione delle donne indigene. L’universo indigeno è un universo complesso e nel caso delle donne è una identità attraversata da quello che in Bolivia è la chota, la chola e la birlocha. Queste sono le tre varianti dentro
l’indigena, rispondono a forme di vestire e a estetiche differenti, rispondono a forme come donne indigene o meticce, si sono incorporate al mondo urbano, all’uso della tecnologia e alla conquista di un luogo nella economia informale, ecc. Per questo è impossibile dare una risposta a questa domanda senza cadere in canalizzazioni, generalizzazioni e falsità. L’unica cosa certa è che le donne indigene nella nostra società sono ancora molto lontane dall’avere una parola propria in nessuno scenario, tanto meno una parola organicamente costruita. Siamo e seguitiamo ad essere le mute della scena.

8. Ha ricevuto qualche critica, magari da voi, la metafora del poncho e della cravatta?

Questa è stata una frase molto usata dal candidato alla vicepresidenza Alvaro Garcia Linera che rappresenta, diciamo, la cravatta. Lui ha, in questo momento, molto prestigio sociale ed è quasi un intoccabile, in questo senso questa frasetta è stata molto ben ricevuta probabilmente dalle stesse donne in un esercizio di auto-negazione della propria esistenza e presenza. Per questo parliamo di presenza muta e servile. La frase cerca di postulare la fraternità indigena e meticcia contenendo come sottotesto la fraternità uomo-uomo. Ma questa frase sembra piacere molto a tutto il mondo!

9. Potresti ampliare la critica che fai della utilizzazione delle donne da parte della sinistra?

Mi sembra molto ricca e utile per il dibattito nel mio paese.
La critica base riguarda la forma con la quale la sinistra banalizza la presenza delle
donne. Da tutte le sinistre la lettura delle donne è come se fossero un tema e a partire da questo le si nega la propria condizione politica, la propria condizione di soggetto politico trasformatore della società e senza il quale nessuna trasformazione delle relazioni sociali è possibile.Poi viene tutto il gran capitolo sulla comprensione di politico per la sinistra, dove il personale non è politico, non ha nessun posto e tanto meno rilevanza. Da questo non parte nessuna riflessione né considerazione sul lavoro domestico, sul corpo, sul piacere e altri temi. La sinistra è tanto moralista e rivendica la famiglia patriarcale proprio come la chiesa cattolica. Da queste due critiche di fondo deriva un posto completamente non apprezzato per le donne che militano all’interno della sinistra. Sono le tipiche organizzatrici logistiche alle quali si dà di tanto in tanto una pacca sulla spalla ma che non debbono esprimersi nelle faccende serie. Il luogo del bottino sessuale che si sviluppa intorno al liberismo e al caudillismo, dove l’intercambio e il possesso della donna fanno parte del prestigio, è la forza e dei piccoli e grandi re all’interno della sinistra.
Partendo dal tema delle priorità tutto è prioritario e tutto viene prima di qualsiasi
cosa che la donna indichi. L’idea che la rivoluzione è prima, la nazionalizzazione degli idrocarburi è prima, il recupero della terra è prima e così avanti. Come se non si potessero fare le cose simultaneamente.

10. Che riscatto ci sarà con la vittoria di Morales nella prospettiva politica della Bolivia?

Si apre una nuova tappa, un nuovo processo ed è importante non permettere che questo processo sia monopolizzato dallo Stato. E’ importante il potenziamento dei movimenti sociali e gli spazi di autonomia e questo è un gran momento per tutto questo paradossalmente grazie al trionfo di Evo Morales, trionfo che senza togliergli meriti è frutto di una accumulazione politica dell’unione delle forse contestatarie della società boliviana.

11. Sono previste concrete azioni prossime in funzione di una partecipazione in questo nuovo scenario politico che si apre?

E’ chiaro che noi lotteremo per una rappresentazione diretta delle donne autonome nella costituente ci sono anche compagne che desiderano essere in quota di parità, percentuale femminile o quota biologica. bene per loro ma noi chiediamo la legge di convocazione per l’apertura all’iscrizione delle organizzazioni autonome di donne per l’esercizio di una rappresentanza diretta. E’ possibile che si tratti di una lotta perdente, una lotta che vedrà tra le prime oppositrici precisamente le tecnocrate di genere che difendono la visione liberale e le donne contadine sindacalizzate che difendono la loro condizione di "mogli di".

Traduzione di Luisa Di Gaetano

www.donneinnero.it