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Poveri, sempre più poveri Cresce la miseria nell’Italia di Berlusca

venerdì 7 ottobre 2005

di red

Poveri, sempre più poveri. E al sud è emergenza: l’11,7 per cento delle famiglie italiane si trova sotto la soglia della povertà, ma al sud la percentuale sale al 25 per cento. Una famiglia su quattro nel meridione d’Italia dunque è povera, e il dato (che si riferisce al 2004) rappresenta un aumento drammatico rispetto all’anno precedente, quando la percentuale era “solo” del 21,7 di famiglie povere.

La soglia di povertà al di sotto della quale una famiglia di due persone è considerata povera è nel 2004 di 919,98 euro, francamente discutibile e apparentemente sottostimata, poiché è una cifra calcolata sul livello della spesa media mensile di una sola persona.

«Se una famiglia di due persone non riesce ad arrivare alla spesa media di una sola persona allora vuol dire che è povera» spiega Linda Laura Sabbadini, direttrice per le indagini su condizioni e qualità della vita, che evidenzia l’«assoluto peggioramento nel Sud». «La stragrande maggioranza delle famiglie povere è presente qui, dove già si concentrava la povertà» spiega Sabbadini che lancia anche un altro allarme: quello dei minori «le cui condizioni sono in peggioramento». Le famiglie più colpite sono naturalmente quelle con più figli e anche in questo caso «l’incidenza della povertà è ancora più accentuata al Sud perché per le famiglie con tre o più figli minori è arrivata al 41%».

Dati che certificano, secondo il responsabile del welfare dei Ds, Livia Turco, «il grave stato dell’economia del nostro paese e l’acuto problema relativo al reddito e al potere d’ acquisto di fasce consistenti di famiglie italiane»: quindi «il fallimento del governo nella politica per la famiglia». «Lo scandalo», infatti, per la parlamentare, è la mancanza di «una legge contro la povertà, come il reddito minimo di inserimento, avviata dal centro sinistra, proposta da alcune regioni come la
Campania e la Basilicata e cancellata dal centro destra». E ora arriva anche la finanziaria, che secondo l’esponente della margherita, Rosy Bindi, rischia di dare «il colpo di grazia» allo stato sociale perché non prevede «nessuna misura di rilancio e riscatto del Mezzogiorno ma anzi nuovi
tagli alla sanità, al welfare e agli enti locali».

Ma per il governo non c’è nessun allarme.Niente di nuovo, potrebbe dire qualcuno, e invece di nuovo c’è molto, un nuovo accuratamente occultato dalle tv berlusconiane: che i poveri sono tanti e soprattutto sono in crescita. Perché anche il dato nazionale registra un aumento dal 10,8 all’11,7 confrontando 2004 e 2003. E anche se si tratta di povertà relativa, quella calcolata sulla base di una soglia convenzionale di spesa al di sotto della quale una famiglia viene definita povera, è un aumento significativo. Per capirci, visto che le percentuali non sempre riescono a spiegare, sono sette milioni e 588 mila gli italiani considerati poveri.

Un fenomeno ancor più preoccupante se si considera che esiste una fetta consistente di famiglie (7,9%) considerate «quasi povere» che «un qualsiasi cambiamento nel livello di tassazione potrebbe far precipitare sotto la soglia di povertà», sottolinea Nicoletta Pannuzi, responsabile dell’indagine sui consumi delle famiglie.

Dunque, persino l’abbottonatissima Istat, l’Istituto di statistica accusato a più riprese dalle associazioni di consumatori di nascondere le cifre vere sul carovita, deve arrendersi di fronte alla realtà dei suoi stessi dati. Un Paese povero, dunque, dove però risuona la litania ottimistica del duo Berlusconi-Tremonti.

Ma i dati raccontano anche un’altra storia, rispetto a quella che sembra un déjà-vu del sud povero, sempre più povero. Ed è la storia dei nuovi poveri: sempre di più tra i poveri d’Italia ci sono anche le coppie giovani, le famiglia con più figli, le famiglie dei lavoratori dipendenti, e soprattutto gli anziani. Nelle coppie giovani il dato della povertà quasi raddoppia, passando dal 2,8 per cento del 2003 al 5,5 per cento, nelle coppie con più figli il dato sale al 13,9 (più della media nazionale) dal 9,1% del 2003, e si impenna al 14% se c’è un minore. La percentuale di famiglie povere tra lavoratori dipendenti passa dall’8,2 al 9,3%, mentre emblematica è la situazione al centro dove l’incidenza di povertà, soprattutto tra gli over 65, è più che raddoppiata passando da 4,2% a 10%.

Se la persona di riferimento poi è una donna la percentuale di famiglie povere, che era del 5,2% nel 2003, si attesta all’8,8% e incrementi analoghi si registrano per le famiglie con almeno un anziano (Dall’8,5% alòl’11,2%). Nelle regioni settentrionali le uniche variazioni statisticamente significative riguarda la diminuzione dell’incidenza di povertà tra i lavoratori autonomi (dal 3,6% al 2%), tra le famiglie dove la persona di riferimento ha un’età tra i 55 e 64 anni (dal 4,7% al 3,2%) e tra le famiglie di anziani, soprattutto se in coppia: per le coppie di anziani si passa dal 9,4% al 7,2% così come per le famiglie con due o più

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