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UN’ALTRA CRESCITA / LA LEVA DELLA DECRESCITA

lunedì 14 febbraio 2005

di: Matt Lechien tradotto dal francese da karl&rosa

La questione non é quella di stringere la cintura, ma di uscire da questo sistema economico. In un primo tempo, lo scopo é di cessare di collaborare, involontariamente o no, all’alimentazione del capitalismo. Dopo verrà il momento di provocare la sua caduta, con calma, senza stancarsi né innervosirsi. Nasciamo tutti con un capitale di stress, bisogna saperlo controllare e sfruttarlo il meno possibile, pena la somatizzazione ed un cattivo invecchiamento. L’efficienza va di pari passo con la serenità. All’opposto, non bisogna neppure essere dei molluschi, ma semplicemente evitare di cedere sconsideratamente all’emozione, al fine di costruire un progetto razionale che funzioni a breve e a lungo termine.

Prima di proseguire, tengo a precisare che lo scopo non é di scagliare la pietra a chicchessia. Lo si voglia o no, siamo tutti impregnati del mondo mercantile, che riversa continuamente su di noi un diluvio di specchietti per le allodole e che fa di tutto perché non si possa più fare a meno dei suoi "servizi". In queste condizioni, é veramente duro evitare le gocce, tanto più che non esiste ancora un riparo per mettersi completamente all’asciutto. Al massimo qualche ombrello, la cui efficacia resta da dimostrare. Dunque non serve a niente la sterile autocritica in proposito negli ambienti militanti. Ognuno fa quel che puo’ per lottare, le gare per sapere chi partecipa meno al sistema non fanno progredire molto il dibattito, hanno più che altro la tendenza a dividerci.

E’ vero, l’altracrescita é l’arma assoluta per combattere il capitalismo. E’ persino lo strumento rivoluzionario per eccellenza. Ma attenzione, come tutto cio’ che é potente, occorre essere padroni dello strumento prima di farne uso. E soprattutto, a rischio di ripetermi, considerare bene che non é fine a sé stesso, ma solo la componente di un progetto molto più vasto, basato sulla costruzione.

Hannibal Smith non mi contraddirebbe, prima di passare all’attacco... bisogna fare un piano! La prima tappa é quella di analizzare globalmente la situazione. Consiste nell’osservare la tecnica dell’avversario per comprendere come funziona con lo scopo di scoprire il suo o i suoi punti deboli. Successivamente, si stabiliscono parecchie strategia che non si esita a sperimentare, sia sul terreno che mediante simulazioni. Dopo, e soltanto dopo, si puo’ passare all’azione.

Il capitalismo, come funziona?

A molti di voi questa domanda puo’ sembrare sempliciotta, ma quando si cerca di riflettere su un progetto che riguarda l’insieme della comunità, essendo questo progetto sociale, la priorità é che sia più comprensibile possibile. Non é un gioco in cui si cerca di avanzare più dritto possibile in modo cartesiano. Cominciare da una base che forse vi sembra evidente permette agli uni di ricentrare il quadro dell’azione ed agli altri di spiegarlo.

Nel sistema mercantile di base, si scambia beni e servizi contro il denaro che si percepisce in cambio di un lavoro che si é compiuto. Per quel che riguarda gli scambi commerciali, lo scopo é comprare il meno caro possibile per rivendere il più caro possibile. Quanto al lavoro, l’obiettivo é sostanzialmente lo stesso: guadagnare il più possibile, spesso stancandosi il meno possibile, a spese degli altri. In entrambi i casi, da qualche parte c’é sempre uno zimbello. Giustizia sociale e capitalismo non vanno d’accordo, é il meno che si possa dire.

Nel sistema mercantile contemporaneo é più o meno lo stesso, ma occorre introdurre due nuovi parametri:

1) Non c’é bisogno necessariamente di possedere fisicamente la merce per poterla vendere.
2) Il denaro produce denaro. A partire da una certa somma, il denaro ha una tale capacità di riprodursi miracolosamente, da ingrassare enormemente il suo proprietario senza che faccia il minimo sforzo fisico. Non esiste una stagione della riproduzione per i biglietti di banca. Come gli umani, copulano con successo per tutto l’anno per dare la vita a monetine che diventeranno a loro volta bigliettoni, per poco che li si reinvesta nel circuito riproduttivo monetario. E’ quello che si chiama anche: effetto moltiplicatore.

Con i soldi esistono due possibilità:
1) o ne avete pochi o punti e non arrivate mai a mettere insieme il pranzo con la cena.
2) O ne avete molti e più ne avete, più ne avrete.
Niente paura delle metafore. Si puo’ considerare che il denaro, poco importa la sua forma, é contemporaneamente il sangue, l’acqua e l’alimento dell’immonda bestia capitalista. Ammettendo che circoli in un oleodotto, basterebbe azionare una paratoia per asfissiare completamente un sistema che poggia su un imbroglio. Ecco dunque la base della leva della decrescita. Quando la si aziona con successo, si chiude il rubinetto.

E’ tanto più sicuro che questo metodo funziona dato che il rubinetto non ha bisogno di essere completamente chiuso, tutt’altro. Per sopravvivere, il capitalismo ha costantemente bisogno di ulteriore crescita, senza di che crolla come un castello di carte.

Ecco dunque, spiegate sinteticamente, le basi del capitalismo e della decrescita. Non vale la pena di perderci in dettagli e/o congiunture, non é di nessuna utilità. Aggiungere, per esempio, che il denaro puo’ anche essere virtuale o che non rende necessariamente felici non ci farà fare grandi progressi. Siamo in un documento tecnico, la filosofia é già stata oggetto di un documento precedente.

Come azionare la leva ?

Su questo punto, si farà veramente attenzione alla radicalità. Dunque si eviterà fin dall’inizio tutto cio’ che é inapplicabile. Non si smetterà di mangiare e bere, né di respirare... d’altronde non si smetterà proprio nulla, si smetterà solo di smettere. Si cercheranno piuttosto delle alternative simpatiche e dunque bene accolte.

L’idea non é di uscire dal sistema per andare verso il niente, l’idea é di uscire dal sistema capitalista per andare verso un’organizzazione umana giusta e rispettosa di ognuno. Secondo questo principio, esistono due possibilità per sgonfiare il palloncino capitalista:

1) L’economia sommersa
E’ soft, tuttavia funziona. Invece di servirsi del denaro tramite istituzioni nelle quali si moltiplica, lo si utilizza a circuito chiuso. Più esplicitamente, si compra tutto a nero, beni e servizi. Non é il massimo, ma, applicato in grande stile, é sufficiente a far vacillare la bestia.
2) Gli scambi senza denaro
L’avete capito, si tratta del baratto. Scambio un chilo di pomodori contro un chilo di porri. Scambio la riparazione del mio tetto contro il lavoro dell’idraulico...etc...
Gli esempi non mancano. Nel caso presente, si é completamente in una logica di decrescita intelligente. Non solo il denaro non circola più, ma si mantiene lo stesso livello di vita abituandosi tacitamente ad un altro mododi scambio, più giusto. Insistero’ piuttosto su questo punto.

Ora che si conosce il trucco, come si fa? Domanda alla quale mi affrettero’ a rispondere. Non si é assolutamente obbligati a cadere nella radicalità, anche se su questo punto é tutt’altro che sconsigliata. L’abbiamo visto in precedenza, non é uno scoop, il capitalismo ha bisogno assoluto di crescita. Ammettendo che una corrente ideologica abbastanza forte possa lanciare la moda del baratto in grande stile, potete essere sicuri che in capo a qualche settimana una buona quantità di questi odiosi agenti di borsa si defenestrerebbero.

Per darvi qualche cifra, immaginiamo per un istante che ogni cittadino faccia ricorso al baratto per il 10% dei suoi consumi. E’ automaticamente un 10% perduto per la crescita, solo evocando uno scenario del genere c’é da far sudare qualunque ministro delle finanze. Il numero non é importante in sé stesso. L’importante é capire la meccanica della decrescita e rispondere alle seguenti domande: come aziono la leva? Che succede dopo? Siamo a questo stadio.

Sarebbe anche possibile agire su altri fattori. Per esempio: rifiutare di esercitare mestieri del cavolo. Esiste una serie di attività professionali legate direttamente al capitalismo e che non avrebbero nessuna ragione di esistere in una società umanista. Si puo’ pensare subito agli agenti di borsa, ai militari, ai lustrascarpe, ai teleoperatori, ai pubblicitari, ai banchieri, agli uscieri... L’elenco é lunghissimo e occorre anche tener conto dei casi intermedi. Esempio: gli assicuratori. Un servizio gratuito... Scusate se non finisco la frase, ma il fatto di essere obbligato a precisare "gratuito" a proposito di un servizio indica che viviamo in un mondo egoista e manipolatore. Secondo logica, quando si rende un servizio si rende un servizio. Domandare di far pagare per un servizio sociale reso mi sembra abbastanza tirato per i capelli, per non dire altrimenti... Ma riprendiamo. Un servizio gratuito che coordina la solidarietà collettiva per aiutare ad affrontare tutti gli incidenti e le catastrofi che possono succedere nella vita, siamo assolutamente d’accordo. Ma la solidarietà privata al servizio del capitale, no grazie! Non per niente i professionisti del ramo parlano di "portafoglio assicurativo" e non di gestione dell’aiuto alle vittime.

E allora, in preda all’emozione, si puo’ essere tentati di dire: smettiamola tutti di servire il capitale! Effettivamente, teoricamente funziona cosi’. Se tutti quelli che esercitano, bene o male, una professione all’esclusivo servizio dell’imbroglio decidessero di dare le dimissioni, il sistema crollerebbe. Adesso, per quanto riguarda la pratica, occorre dar prova di un po’ di serietà. A vent’anni si puo’ tentare di credere che é possibile che si verifichi una massiccia presa di coscienza e perfino lanciarsi a testa bassa in questa direzione, ma dopo... E’ razionale credere che qualcuno che ha una famiglia da nutrire é pronto a correre il rischio di abbandonare il suo posto? Checché se ne pensi, esistono militanti umanisti in tutti gli ambienti professionali. Il problema non é là. Il problema é che sono come tutti, intrappolati dal sistema senza nessuna via d’uscita. Forti di questa constazione, si dovrà lavorarci senza creare alternative che permettano di evadere dal sistema. In altre parole, un progetto di società che esca largamente dal quadro della teoria. Quando si prende una decisione cosi’ importante come quella di cambiare vita, é che ci si é trovati davanti a qualcosa di forte che vi ha dato voglia di porvi delle domande e di rispondere. Una volta di più, si prendono più mosche con una goccia di miele che con un barile d’aceto. Cambiare?... D’accordo! Ma dobbiamo essere capaci di proporre un cambiamento verso il meglio, altrimenti la teoria non supererà questo stadio.

Conclusione

Ecco, abbiamo semplicemente appena visto in cosa consiste la leva della decrescita. La cosa che mi "diverte" di più é vedere degli "altereconomisti" spiegare la decrescita in modo indigesto, fornendo cifre per oggi e cifre per domani che restano basate sul sistema monetario. Il capitalismo duro come capitalismo soft, no grazie! Si puo’ sempre dare delle cifre per oggi, non sono quelle che mancano, le rubriche borsistiche ne sono piene. Ma per quanto riguarda il domani, la gestione basata sul denaro é inimmaginabile. Il giorno in cui tutti avranno capito come fanno i ricchi a rubare ai proveri non vi resterà che togliere i tasti euro e dollaro dalla vostra tastiera, non saranno più in tanti a voler giocare a Monopoli in scala 1:1 - soprattutto dopo aver fatto vedere al popolo tutto il sudicio che la plutocrazia mondiale ha nascosto sotto il tappeto.

Passi avanti se ne sono fatti, ma non siamo che all’inizio. Molto terreno é ancora da dissodare e soluzioni da trovare. Più progrediremo in questa ricerca, più parleremo di tecnica e/o di cose concrete. Dal prossimo capitolo passeremo direttamente alla rivoluzione pratica.
Nell’attesa, ecco due foto tratte dall’azione Surréaliste del mese di ottobre 2004 per protestare contro il monopolio nel settore dell’editoria e dei media di cui si sono impadroniti due mercanti di cannoni (Dassault e Lagardère, per non dire i nomi), Seillère e lo Stato. Bisogna vedere nell’autoadesivo qui sotto una confessione dei padroni ai lavoratori? La domanda é posta.