clicca qui per Bellaciao v.3.0 ;)

Archives Bellaciao IT - 2002 -2018 Archives : FR | EN | ES

LES OISEAUX DU CIEL

sabato 1 aprile 2006

di Enrico Campofreda

Sono guerrieri alla conquista d’Europa. Vengono dall’Africa e sono affamati di denaro per scacciare sì la miseria millenaria della loro terra depredata dal colonialismo, ma anche per trovare il riscatto personale, diventare qualcuno, essere ammirati e onorati come eroi da familiari e conoscenti quando tornano in Costa d’Avorio, Liberia, Benin.

L’occhio della francese de Latour, regista bianca e bionda, è attratto dal nero d’Africa, ne scava da tempo risvolti antropologici con una diffusa attività documentaristica. Questo film presentato alla recente Berlinale viaggia a metà fra la testimonianza diretta e la fiction ricostruendo storie d’immigrazione marginale, speranzosa, disperata ma piena d’un vitalismo assoluto.

Il mondo del presente-futuro si muove ai ritmi accelerati e intensi del desiderio di riscatto dei giovani di Abidjan, ragazzi dai fisici scattanti che le polizie d’Europa cacciano e scacciano specie se sono sans papiers, le donne bianche inseguono esaltate dalla sensualità esotica, e solo quegli europei abituati alla convivenza consolidata dalla pratica coloniale legano ai propri interessi affaristici riproponendo uno sfruttamento più velato ma sempre presente. Ne scaturisce uno spaccato di molto Occidente odierno (Francia e Gran Bretagna su tutti) multietnico e multisessuale con un’accoglienza comunque forzata per la pelle bruna dei protagonisti Shad e Otho e gli amori saffici della francese Tango e della sua amica di colore.

Finora l’immigrazione europea dei giovani centrafricani s’è basata nel cercare fortuna con ogni mezzo, così fa Shad che, sfuggito a una retata della polizia spagnola riesce passando per Londra a stabilirsi a Parigi. Qui la grande famiglia africana gli offre sponda per lanciarsi in varie attività, tutte borderline naturalmente, ma deve anche subire e fare minacce perché ovunque vige la legge del taglione. Otho è jellato: lo beccano, è costretto a tornare nel proprio Paese dove tutto è fermo, dove “a forza di stare al buio ti stanchi di vivere”. Lui ha un concetto diverso del riscatto economico che dovrà essere personale - e qui vive la frustrazione delle chances mancate - ma dovrà anche assumere tratti differenti dall’arricchimento a ogni costo ripreso dal capitalismo globalizzato.

Dopo aver vissuto indirettamente i successi, non certo frutto d’una peraltro impossibile legalità per dei clandestini, con cui Shad invia denaro a casa e prepara il matrimonio con Pélagie, la sorella di Otho, quest’ultimo si trova di fronte alla rentrée dell’amico accolto in patria come un trionfatore. Lui è il vincente, ha fatto fortuna e denaro, è un uomo che vale. Otho è considerato un paria. Ma Otho, che in casa smitizza il falso panafricanismo di cui è permeato tanto aiuto umanitario, medita su un diverso modo di far fortuna, è inoltre cosciente delle potenzialità che esistono in loco se solo si realizzassero delle infrastrutture. Le creazioni di moda del sarto del villaggio per il matrimonio di Pélagie fatte con materiali semplici sono bellissime e valgono quanto e più del milionario vestito di Paul Gautier che l’arricchito Shad ha regalato alla sposa.

Ma ci sarà un’alternativa alla globalizzazione? La regista lo auspica. Eppure le esperienze laiche di terzomondismo sono un ricordo lontano, contraddittorio, fallito trasformatosi in potere di blocchi oligarchici non certo in progresso per la popolazione. L’Africa dunque è ancora molto tradizione e arretratezza. C’è da sperare in quest’incontenibile energia dei guerrieri, col pericolo che pur dotati d’un’etica, come Otho, possano diventare mercenari del capitale com’è accaduto ai nuovi ricchi dell’est europeo. Come sta accadendo ai mandarini del neocapitalismo cinese ammantati di bandiera rossa.

Regia: Eliane de Latour
Soggetto e sceneggiatura: Eliane de Latour
Direttore della fotografia: Renaud Chassaing
Interpreti principali: Fraser James, Marie-Josée Croze, Lucien Baptiste, Tella Kpomahou, Halik Zidi, Kad Merad
Produzione: Le Films de Cinema
Origine: Fra 2005
Durata: 100’