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Sono cento racconti brevi o brevissimi che nell’insieme ricostruiscono, in un’unica vicenda, la Milano dal 1968 al 1977 di un ragazzo della nuova sinistra. Un compagno di base, non un dirigente, né un pentito. Non si parla di analisi politiche o dispute ideologiche, ma di amore, amicizie, famiglia, lotte e scontri concreti. Si legge un “clima”, un’umanità. Sono storie anche vere ma che trascendono, con la scrittura, l’autoreferenzialità. (...)
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Le lacune dell’informazione italiana sulla situazione in Libano

di : Susanne Scheidt
martedì 5 settembre 2006 - 03h10
7 commenti
JPEG - 13.9 Kb

di Susanne Scheidt

Gli italiani non sanno praticamente nulla su una "missione" in Libano che li coinvolge in prima fila e che sempre più precariamente rispetto al passato può essere presentata come "di pace"... La responsabilità di un apparato, i media, di disinformazione programmata dove operano autentiche nullità.

Guardo sempre i notiziari della RAI e di RAInews24 per sapere come le cose vengono presentate all’opinione pubblica - tenendo conto che la maggior parte della gente non legge i giornali, tanto meno guarda le TV estere e prende le sue informazioni, appunto, dalla TV locale.

Ieri e l’altro ieri i notiziari RAI erano stracolmi delle gesta delle truppe italiane, che venivano amorevolmente riprese durante gli sbarchi sulla spiaggia di Tiro. Queste immagini, intercalate dai commenti di Alessandro Politi, Direttore dell’Osservatorio Nomisma e da Gianni Rufini, docente universitario, e da qualche aggiornamento mandato dai corrispondenti RAI dal Libano che sempre ruotavano attorno agli sbarchi, erano le uniche informazioni sul Libano e sui rapporti tra Italia e Libano.

L’immagine che veniva trasmessa al pubblico italiano, era di "impegno per la pace nel mondo, gloria per l’Italia" che, si dà ad intendere, guadagnerebbe enormemente di prestigio grazie a questo contingente militare operante in Libano, al quale, ben presto s’assocerebbe la "società civile" sotto forma di numerose organizzazioni non-governative italiane.

Ma la RAI non ha fatto nessuna parola, invece, sul sit-in che dall’altro ieri mattina 100 su 128 parlamentari libanesi stanno facendo presso il Parlamento a Beirut per protestare contro il perdurante assedio israeliano alle vie marittime e allo spazio aereo del Libano, definito una continuazione della guerra ed una violazione della stessa Risoluzione 1701 in nome della quale le truppe italiane stanno già sbarcando in Libano. Certo, parlare della manifestazione di protesta dei parlamentari libanesi avrebbe potuto sollevare anche tra gli ingenui spettatori televisivi la domanda se, assedio israeliano persistendo, le nostre truppe forse stessero entrando in una situazione tuttora caratterizzata da occupazione militare...

Così, come non si è parlato della manifestazione di protesta dei parlamentari libanesi, non si è fatta parola delle decisioni dei governi tedesco e turco di sospendere l’invio di truppe per la nuova missione UNIFIL finché non siano chiare le cosiddette "regole d’ingaggio" - che determineranno l’operato di fatto di dette forze armate. Il governo italiano, occorre constatare, non si è preoccupato di queste "regole d’ingaggio", perché i partiti politici che occupano il Parlamento ed il Senato non hanno sollevato alcuna domanda al riguardo. I governi tedesco e turco, invece - e stiamo sempre parlando di governi NATO, non di quello di Hugo Chavez o di Fidel Castro -, non osano mandare un solo soldato finché queste regole non siano conosciute. Prima di allora, i parlamenti non verranno convocati per votare sulle relative risoluzioni.

Inoltre: il governo tedesco avrebbe dovuto rendere noto, entro questo fine settimana, l’esatto numero di truppe che avrebbe mandato. Invece, il governo tedesco ha comunicato di non essere in grado né di quantificare le truppe - causa mancanti "regole d’ingaggio" - né di indire una riunione del parlamento per votare la relativa risoluzione, in quanto non avrebbe ancora ricevuto una richiesta ufficiale da parte del governo libanese di inviare un contingente militare a rinforzo dell’UNIFIL. E senza questa richiesta ufficiale e formale da parte del governo libanese, il governo tedesco non si muove.

Domanda: ma il governo italiano ha ricevuto una richiesta ufficiale e formale da parte di quello libanese prima di inviare un contingente militare italiano? o la richiesta era pervenuta solo da Kofi Annan e da Alain Pellegrini? I notiziari RAI non hanno trasmesso alcuna informazione circa queste importantissime circostanze.

E non si è parlato della situazione in Turchia, dove le promesse del governo in sede NATO di fare onore al suo atlantismo con l’invio di truppe e di navi della marina militare in Libano ha mandato in tilt le relazioni con l’opposizione, ma anche quelle tra il Primo Ministro Tayyip Erdogan ed il Presidente Ahmet Necdet Sezer. Ciò che è iniziato come una protesta, capeggiata da Sezer, contro la "protezione di interessi di altre nazioni" a scapito dei propri interessi (in questo caso, per non vedere nascere un Kurdistan dal corpo dell’Iraq che si sarebbe incuneato in quello della Turchia), ha nel frattempo innescato un ampio discorso tutt’altro che gradevole per gli USA: il blocco che s’oppone all’invio di truppe in Libano sta dando voce alle insistenti preoccupazioni che l’imminente ingerenza negli affari interni del Libano, affiancata dalla presenza di truppe militari a guida NATO (la targa ONU sembra ingannare solo il pubblico italiano), potrebbe fare piombare il Libano nel caos e nella violenza creando una situazione simile a quella nella quale è stato inabissato l’Iraq, coinvolgendo non solo la Turchia, ma il Medio Oriente per intero.

La fatidica riunione del Parlamento turco è stata indetta per martedì. Per aumentare le sue prospettive di farcela e far passare la sua risoluzione, il Primo Ministro Tayyip Erdogan ha dovuto promettere che nell’eventualità che le truppe UNIFIL in Libano venissero incaricate dal Consiglio di Sicurezza ONU di disarmare Hezbollah, il contingente turco verrebbe immediatamente ritirato.

Le preoccupazioni che Erdogan si è precipitato a sminuire sembrano molto fondate se si tiene conto che contemporaneamente, anche il governo tedesco ha dovuto rimandare una discussione in parlamento, dopo che le parole del Ministro alla Difesa, Jung, avevano scatenato un putiferio nella Commissione parlamentare per le questioni della Difesa: Jung, riferendosi alla nuova forza UNIFIL da costituire in base alla Risoluzione ONU 1701, si era fatto scappare che le nuove, tuttora ignote "regole d’ingaggio" avrebbero previsto l’invio di "truppe di combattimento". Mentre il testo della risoluzione sottoposto al voto in parlamento parla di una "missione di mantenimento di pace". Le stesse preoccupazioni che incombono sull’opinione pubblica in Turchia.

Ma la RAI non intervista né esponenti turchi e né tedeschi dei rispettivi orientamenti pro e contro, né un solo parlamentare libanese che sta prendendo parte nell’attuale sit-in. In altre parole: i media italiani fanno disinformazione per mezzo di grossolane lacune

http://www.aljazira.it/index.php?op...



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> Le lacune dell’informazione italiana sulla situazione in Libano
5 settembre 2006 - 11h03 - Di e25ee41716d9cf11f41f118067113f39...

"Ormai l’informazione è tutta "embedded" e non solo quella al seguito delle missioni militari più o meno di pace o di interposizione !! Parlare di lacune è riduttivo : in realtà tutti i media sono gestiti come strumenti di disinformazione e di manipolazione della pubblica opinione !! All’interno del mondo globale dell’informazione fanno carriera ed hanno voce solo i pennivendoli proni al potere e ai disegni del potere !! I giornalisti indipendenti riescono ormai ad avere spazio solo attraverso i siti Web e quei pochi canali alternativi disponibili , prima che vengano oscurati !! Meravigliarsi per come viene trattata l’informazione sui fatti del Libano significa accostarsi al problema in maniera un pò ingenua, non rendendosi conto che tutto questo accade sistematicamente da anni e per la generalità degli avvenimenti, senza che quasi nessuno manifesti indignazione o gridi allo scandalo !!"
MaxVinella



> Le lacune dell’informazione italiana sulla situazione in Libano
5 settembre 2006 - 13h27 - Di 5fe4b44f2a9614d108d771f3799fd7e0...

SINTESI

sintesi di un amore
sintesi di un piccolo stupido abbraccio
piove sulle tue lacrime
singhiozzi di felicità
singhiozzi di tristezza
sintesi di odioso nemico
fare la guerra per pazzia
fare la guerra per ignoranza

by guido arci camalli arci guernica arci peppino impastato arci fuori orario arci bergamo arci cervo arci ceriana


> Le lacune dell’informazione italiana sulla situazione in Libano
5 settembre 2006 - 21h43 - Di 6bbcf163be62a245bdd36d62c42e3a74...

Come si fà a dimenticare le suppliche del Premier libanese Seniora al mondo e all’Europa a intervenire per far cessare il massacro d’innocenti?
Nessuno lo ascoltava.
Dopo 20 giorni di massacri,l’Europa,prima fra tutti l’Italia,si è decisa a intervenire per tentare di stabilire un cessate il fuoco.
Almeno di questo bisogna prendere atto.
Patrizia


> Le lacune dell’informazione italiana sulla situazione in Libano
6 settembre 2006 - 16h07 - Di e4ef7a224b8e196eb614da9bcfa44b15...

Indubbiamente, una enorme differenza tra gli interventi in Kossovo, in Irak ed in Afghanistan e la missione libanese c’è ed è indiscutibile.

E non mi riferisco all’egida Onu (quella c’era anche per l’Afghanistan) quanto al fatto che la missione è formalmente accettata da tutte le parti in causa, da Israele agli Hezbollah, passando per il governo libanese ( del quale Hezbollah è peraltro parte integrante) fino ad Iran e Siria che sembrerebbero, nei colloqui con Annan, accettare anche loro la cosa.

Insomma, se proprio dobbiamo cercare un precedente, quello più vicino è la missione diretta da Angioni, sempre in Libano, negli anni ottanta e che effettivamente non dovette mai sparare nè subire un solo colpo.

Certo, tutto ciò nasce soprattutto dalla oggettiva debolezza del governo e dell’esercito israeliano che, dopo un mese di guerra e dopo aver distrutto mezzo Libano, non erano riusciti, via terra, ad avanzare più di 5 chilometri con gli Hezbollah che li prendevano pesantemente alle spalle.

Tuttavia rimane una missione pericolosissima e mi sembra che ci si vada con una leggerezza e con un trionfalismo decisamente fuori luogo ....

Una volta detto questo, però, comprendo bene la difficoltà a mettere in piedi una mobilitazione di massa contro questa cosa ; la verità vera è che gran parte dei "pacifisti" la considera giusta ed anche io ho in questo caso delle difficoltà ad oppormi "senza se nè ma" .....

Soprattutto poi se si riuscisse ad allargare lo stesso metodo anche alla Cisgiordania e a Gaza.

Keoma


> Le lacune dell’informazione italiana sulla situazione in Libano
7 settembre 2006 - 13h11 - Di 0a02b195b94262369f0715cd24c976d4...

"nazione dei cittadini" e "nazione etnica", ordine
giuridico e cultura popolare - un equivalente altrettanto
funzionale. All´inizio, l´unità suggestiva di un popolo più o
meno omogeneo era stata sufficiente per integrare culturalmente
una cittadinanza definita in termini giuridici. In
questo contesto la cittadinanza democratica poté fungere
da "punto di raccordo" per responsabilità reciproche.
Oggi invece constatiamo quotidianamente come le società
pluralistiche si allontanino sempre più dal vecchio
modello dello stato-nazione con popolazione culturalmente
omogenea. Cresce continuamente la diversità tra
forme di vita culturali, gruppi etnici, confessioni religiose,
e immagini del mondo. Non esistono alternative
a questo processo se non al prezzo - normativamente
insostenibile - delle pulizie etniche.

parole di rodotà

salviamo il mondo da noi stessi e dalle guerre

by guido arci camalli arci bergamo arci fuori orario arci cervo arcio fuori orario arci guernica arci peppino impastato arci ceriana


> Le lacune dell’informazione italiana sulla situazione in Libano
8 settembre 2006 - 01h48 - Di d771bbe69e6c1189689d54d2765b9cb8...

keoma, sul fatto che nell’82 la missione italiana non ricevette e non dovette sparare un solo colpo devo smentirti: ci furono diiverse decine di feriti, nonchè numerosi militari di leva, mandati li contro la loro volontà, che pagarono, al rientro, la partecipazione ad un conflitto al quale non erano ne addestrati militarmente ne preparati psicologicamente.

detto ciò, mi piacerebbe sperare che sia davvero una missione di "interposizione", così come istintivamente me la augurerei anche per gaza....ma ancora una volta, mi pare che sia l’ennesimo favore fatto ad israele (anche per concedergli una via di fuga onorevole da una invasione che stava diventando più difficile del previsto...stavolta non c’erano gli inermi civili palestinesi ad attenderli....)

ma, peggio ancora, al di la della via di fuga, ho il serio timore che siano tutti d’accordo, con parte del governo libanese, nel voler riportare il libano al vecchio, comodo status di paese satellite, il solito fantoccio stile iraq, ancora una volta asservito agli interessi geopolitici di europa, usa ed israele

il fatto che siria ed iran abbiano dato il loro assenso alla missione, significa poco: aspetta che qualche nave siriana o iraniana venga fermata dal contingente....anche perchè il fatto che il controllo di porti ed aeroporti sia affidato anch’esso alla missione onu è novità di questi giorni...e, di fatto, si prefigura come l’ennesimo scippo di sovranità al paese.

minar


> Le lacune dell’informazione italiana sulla situazione in Libano
8 settembre 2006 - 13h37 - Di e4ef7a224b8e196eb614da9bcfa44b15...

Beh, comunque nel 1982 non ci fu un solo morto tra i militari italiani, la maggior parte dei feriti fu dovuto al passaggio su mine preesistenti dell’epoca della guerra civile e soprattutto il compito assegnato alla missione di Angioni era indiscutibile ed inattaccabile, cioè quello di proteggere i campi dei profughi palestinesi dagli attacchi dei falangisti.

E questo è quello che fu fatto, anche con notevole efficienza.

Non ricordo se furono coinvolti anche militari di leva, se anche fosse dubito che non fossero volontari e comunque oggi la leva non esiste più.

Ma al di là di queste disquisizioni storiche, mi sembrava calzante il paragone con la missione di Angioni soprattutto per dimostrare una oggettiva discontinuità e differenza con le più recenti storie di Kossovo, Afghanistan ed Irak.

Queste ultime, Onu o non Onu, non possono assolutamente essere considerate missioni di pace, quella in Libano invece si.

Che poi si tratti di una missione di pace pericolosissima, magnificata invece con leggerezza e trionfalismo dai Prodi e dai D’Alema, sono io il primo ad averlo detto.

Cosi’ come ho detto che il tutto nasce dalla oggettiva sconfitta sul campo degli israeliani.

Rimane il fatto, al di là di queste considerazioni, che la stragrande maggioranza degli italiani ( e la quasi totalità del cosiddetto "popolo di sinistra") a questa missione è largamente favorevole.

Il che non la rende "tout court" giusta nè tantomeno meno pericolosa, ma è cosa che impedisce una mobilitazione contro la stessa missione che non sia ultraminoritaria e totalmente "ideologica".

Cosa con cui è necessario fare i conti .......

Keoma





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